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    L'italia OCCUPANTE ABUSIVO del Lombardo-Veneto ???

    L’ Italia è occupante abusivo del Lombardo-Veneto

    02 Agosto 2007 in Politica, Diritti Umani, Venetie, Autogoverno Popolo Veneto

    Circa 2 anni fa ho letto il libro “La Cessione del Veneto” scritto da Genova Thaon di Revel alla fine del 1800.
    Revel era il commissario plenipotenziario del Regno d’Italia sotto il governo di Re Vittorio Emanuele II di Savoia che gestì la “cessione” del “Regno Lombardo-Veneto” nel 1866. La cessione vedeva l’Impero Asburgico cedere il territorio a Napoleone, e quest’ultimo lo cedeva poi ai Savoia.
    Era però scritto nei trattati che le popolazioni avrebbero dovuto accettare il passaggio con un plebiscito libero per accettare l’annessione del Lombardo Veneto al “Regno d’Italia sotto il governo monarchico costituzionale del Re Vittorio Emanuele II e dei suoi successori”.
    Il referendum, secondo alcuni autori come Beggiato e Borsetto, fu truccato, ossia le popolazioni non furono libere di esprimersi ma annesse con il condizionamento forzato di un voto fasullo. Si è portato a dimostrazione di questo, sia articoli di giornale del tempo, ma Borsetto ha recentemente dimostrato con le prove dall’archivio di Stato che in alcuni collegi vi furono più voti che votanti.
    In molti collegi non si fece nemmeno il conteggio dei voti e si dichiarò l’annessione all’Italia !
    Però, dimostrare che questo o quel fatto rendessero le elezioni sospette, non implica negare legalità e legittimità a quel plebiscito tutto intero.
    L’approccio di questi autori ha il pregio di confermare che furono effettivamente dei “Plebisciti Burletta” come li definì già diversi anni fa l’ex fascista e giornalista Montanelli.
    Ma dal mio punto di vista, un punto di vista orientato alla legalità, manca nei loro lavori l’esibizione di quella che io chiamo la “pistola fumante”, ossia l’esibizione di un fatto o di una prova che dimostri la illegalità senza alcun dubbio del plebiscito di annessione nel suo insieme.
    La fornisco ora, dicendo però che questi elementi sono già in una causa di tribunale aperta a Venezia che avrà udienza nel novembre 2007. E’ materiale di mia produzione intellettuale, e gradirei essere riconosciuto come autore.
    Stiamo parlando di un territorio molto vasto, che comprende oggi circa 10 milioni di persone, e nel trattato di cessione di Vienna del 3 ottobre 1866, l’articolo IV dice che “La frontiera del territorio ceduto è determinato dai confini amministrativi attuali del Regno Lombardo-Veneto” dove però “veneto” è aggettivo tradotto dall’originale “Venetien” , ossia di tutte le Venezie, da Bergamo a Udine come effettivamente saranno i luoghi del plebiscito, con la sorella Mantova.
    In pratica, la nullità di quel plebiscito vale per tutta la Venetia nell’ italia geografica, terre che oggi sono variamente chiamate Lombardia (per Bergamo, Brescia e Cremona) Trentino (per Rovereto), Friuli (per Udine ) e Veneto (per la regione veneta con Pordenone, Grado ecc). Essendo i confini di allora e di oggi definiti dalla amministrazione Asburgica cedente, erano parte del territorio lombardo-veneto anche le importanti città di Milano, Pavia ecc, mentre per quella veneta lo erano anche Trieste e probabilmente Gorizia.
    Cominciamo con il notare che però Milano e Pavia e altre città non votarono mai al plebiscito, venendo semplicemente annesse pur avendo diritto di voto come previsto dal trattato. E qui torniamo al commissario italiano Thaon di Revel, che nel suo proprio memoriale “la cessione del veneto” rise di gusto di aver annesso Milano e altre terre senza nemmeno un plebiscito !
    Ma non è nemmeno il fatto che questo o quella città non votarono, o che questo o quel collegio fu truccato, che può costituire la “pistola fumante” di cui parlavo, ossia la dimostrazione della ASSOLUTA ILLEGALITA’ del plebiscito del 1866.
    Il plebiscito del 1866 è nullo indipendentemente dal risultato e dallo svolgimento perché chi organizzò il plebiscito NON ERA LEGITTIMATO A FARLO, in quanto non era rappresentante del popolo veneto.
    La cessione del lombardo-veneto doveva svolgersi prima fra gli Asburgo ai Francesi, questi ai veneti, i veneti dovevano decidere ed eventualmente unirsi all’Italia.
    Invece il Commissario plenipotenziario del Re d’Italia, Genova Thaon di Revel, aveva ricevuto il territorio da 3 personaggi (Luigi Michiel, Edoardo De Betta e Achille Emi-Kelder) i quali non erano stati nominati da alcuno a rappresentare il popolo veneto. Questi signori, dopo aver ricevuto nelle loro mani la sovranità veneta dai Francesi, o meglio dal Commissario plenipotenziario di Napoleone, subito dopo, nell’arco di pochi minuti , “cedettero” il territorio ai Savoia.
    La cessione dai Francesi ai Notabili Luigi Michiel, Edoardo De Betta e Achille Emi-Kelder era nulla perché essi non erano rappresentati demandati del popolo veneto, non erano stati eletti a ciò. E dunque, Thaon di Revel, ossia i Savoia, ricevettero poi il lombardo veneto da chi NON NE AVEVA LA RAPPRESENTANZA LEGALE.
    In pratica, e come se i Savoia avessero comperato una casa da chi non ne era il proprietario, per di più in corso di fallimento del proprietario precedente. Ed in effetti una somma di denaro era stata stabilita per risarcimento agli Asburgo.
    Ma i francesi sbagliarono destinatari non consegnando ai veneti il territorio ma a dei burattini del Governo Italiano.
    In pratica, la cessione è NULLA, è l’Italia di oggi è senza titolo nel possesso del Lombardo-Veneto. Per altro, come ho già dimostrato in questo blog, la Repubblica Italiana NON DERIVA DAL REGNO D’ITALIA per nullità del referendum del 1947, e quindi il plebiscito del 1866 e comunque insignificante.
    Perciò, dato che nel diritto internazionale non esiste usucapione, anche se sono trascorsi ben 140 anni e avvenute diverse guerre, il Governo Italiano è, resta e resterà per sempre un governo ABUSIVO, un fasullo proprietario che finge di essere tale. E’ un affittuario che non paga l’affitto, anzi, usa il locali per fini di sfruttamento economici senza nemmeno pagare le tasse.
    Questo è ovviamente una negazione del diritto di autogoverno dei popoli che possiamo datare al tempo della rivoluzione americana.
    Questo fatto non cambierà mai nemmeno se passasse la nuova costituzione europea che impone gli stati tal quali sono oggi.
    Ma allora, chi dovevano essere i rappresentanti del popolo veneto del 1866 che avrebbero dovuto ricevere il “lombardo veneto “ dai francesi per poi eventualmente “consegnare” il territorio ai Savoia? Semplice erano quelli eletti poco tempo addietro nelle elezioni svolte, ed essi non erano Luigi Michiel, Edoardo De Betta e Achille Emi-Kelder, ma erano tutt’altre persone di cui Thaon di Revel sapeva l’esistenza avendone avuta una discussione durante la nomina dei notabili rappresentanti. Eventualmente solo loro eletti dal popolo veneto sarebbero stati legittimati a ricevere il territorio da Le Boeuf rappresentante di Napoleone per cederlo a Thaon di Revel, fermo restando che per altro Le Boeuf lo aveva ricevuto dagli Austriaci essi stessi occupanti abusivi dal 1848 con la rinata Repubblica di S.Marco.
    Insomma, ecco la pistola fumante, per quanto detto, i prestanome fantoccio Michiel, De Betta e Emi-Kelder che ricevettero il territorio lo ricevettero perché nominati dal commissario italiano, e non perché legittimi rappresentanti del popolo veneto, ed infatti immediatamente essi cedettero il territorio senza attendere l’esito del dovuto plebiscito, e quindi senza che ciò fosse in nessuna maniera legittimo per i trattati dato che il popolo veneto non aveva ancora espresso la propria volontà all’annessione.
    Non ha alcuna importanza se il plebiscito venne svolto bene e legalmente o sotto le baionette in questo o quel posto.
    Il plebiscito era previsto e atteso, e non era solo una formalità di facciata come alcuni voglio far credere fosse normale. Questo è dimostrato dal fatto che pochi giorni dopo la cessione il commissario francese si lamentò anche con il Commissario Italiano perché il plebiscito si svolgeva già in presenza delle truppe Italiane, e che la cosa non fosse regolare lo comprova la sua corrispondenza con l’Imperatore Napoleone .
    Ma in quel momento nel diritto internazionale Napoleone non aveva più il possesso del territorio essendo in teoria già avvenuto la consegna del territorio ai veneti, e il fatto che il diritto alla libera consultazione del Popolo Veneto venisse negato dai Savoia non era un fatto diverso da quando oggi le elezioni vengono truccate e gli altri stati tacciono per convenienza, e perciò Napoleone disse al suo commissario di lasciar correre .
    La cessione del Lombardo-Veneto è una cessione nulla di un finto proprietario (i finti rappresentanti del popolo veneto) che cede un bene senza averne titolo. Per tanto tutti gli atti conseguenti compiuti dai nuovi acquirenti, ossia il Governo d’Italia, non hanno valore riguardo le Venetie perché atti fatti da occupante abusivo senza titolo, e fra questi atti nulli è compreso il plebiscito del 1866. Anche se sappiamo che era incompleto (per mancato voto di Milano e Pavia) , e come dimostrato dal recente studio del Prof. Borsetto anche truccato, e fortemente condizionato come dimostrato da Beggiato.
    Essendo mancata al popolo veneto la possibilità di organizzare da sé in maniera libera il plebiscito del 1866, il risultato di esso è nullo/inesistente e non legittima alcuno (tranne il popolo veneto stesso!) a governare il territorio lombardo-veneto perché, la consultazione non fu libera come previsto dal trattato fra gli Asburgo, Napoleone e il Regno d’Italia, ma invece organizzato da OCCUPANTE ABUSIVO.
    L’atto di Citazione in Tribunale è disponibile qui
    A novembre il giudice, comunque deciderà, farà perdere la legittimità al Governo Italiano, a maggior ragione se negherà questa evidenza giuridica


    APERTA DISCUSSIONE......

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  2. #2
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    C'è poco da discutere, in teoria il lombardo-veneto ha diritto all'indipendenza, ma quale tribunale può valutare e imporre all'italia il rispetto delle regole? Un tribunale italiano? SI dovrebbe ricorrere all'ONU ? Uno stato abusivo con un governo abusivo è una dittatura, e se nessuno interviene per lo Yemen come possiamo aspettarci che intervenga qualcuno per liberare le due regioni schiave di un paese tirannico e illegale?

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    Citazione Originariamente Scritto da Gianluca J Visualizza Messaggio

    ma quale tribunale può valutare
    e imporre all'italia il rispetto
    delle regole?


    il tribunale c'é,
    solo che si metterà all'opera,
    solo nel caso in cui si
    verificassero situazioni tali
    da consigliare i "padri risorgimentali",
    a eliminare la nazione-frankestein
    uscita dalle "guerre di indipendenza"............


  4. #4
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    Popolo Veneto Libero....consiglieri Veneti Dimostrate Di Essere Leoni !!!!

    Citazione Originariamente Scritto da Gianluca J Visualizza Messaggio
    C'è poco da discutere, in teoria il lombardo-veneto ha diritto all'indipendenza, ma quale tribunale può valutare e imporre all'italia il rispetto delle regole? Un tribunale italiano? SI dovrebbe ricorrere all'ONU ? Uno stato abusivo con un governo abusivo è una dittatura, e se nessuno interviene per lo Yemen come possiamo aspettarci che intervenga qualcuno per liberare le due regioni schiave di un paese tirannico e illegale?
    Leggendo con molta attenzione l'atto di Citazione...(.L'udienza è prevista
    il 09.11.2007)...è molto interessante l'esposizione degli avvenimenti storici
    citati e documentati speriamo che il Consiglio Regionale del VENETO...
    sia in grado di discutere e portare avanti questa battaglia di Libertà....
    sia fiero di non dimenticare mai un torto subito....nel 1866
    sia forte di spezzare questo incantesimo di Legatura, di uno stato che ha
    preso possesso di un territorio fertile e produttivo Violando le regole
    ancestrali della Democrazia.....
    DIMOSTRATE CONSIGLIERI REGIONALI DEL VENETO che avete gli attributi
    di Libertà per il popolo VENETO - VENETIAN

  5. #5
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    Veneto Libero, Lombardia Libera...Anessione del 1866...Illegalità della Repubblica it

    Citazione Originariamente Scritto da Gianluca J Visualizza Messaggio
    C'è poco da discutere, in teoria il lombardo-veneto ha diritto all'indipendenza, ma quale tribunale può valutare e imporre all'italia il rispetto delle regole? Un tribunale italiano? SI dovrebbe ricorrere all'ONU ? Uno stato abusivo con un governo abusivo è una dittatura, e se nessuno interviene per lo Yemen come possiamo aspettarci che intervenga qualcuno per liberare le due regioni schiave di un paese tirannico e illegale?

    28 Settembre 2007 in Personale dal sito www.palmarini.net
    Su Rai 2 , ad Anno Zero, sono andati in onda 2 minuti, in favore della lingua veneta. C’ero anche io , ma di un mio lungo intervento nella Festa dei Veneti sono state tagliate le parti più importanti, quelle in cui parlavo della illegalità della Repubblica Italiana, del mio libro che lo dimostra, e della invalidità della annessione del 1866.
    Si è visto il manifesto LIFE per l’autogoverno del popolo veneto. E’ grazie alla Life che le telecamere sono venute a quella festa.
    Guardando tutta la puntata di AnnoZero non resta che un generico “mal di pancia” del nord. Tutta la trasmissione è a favore della Lega, che viene dipinta come l’unica rappresentante di questo fenomeno, con lunghi interventi di Leghisti.
    Ma la lega nulla c’entra con quanto sta succedendo, nè con l’Autogoverno. Anzi, in questo momento la Lega agisce da conservatore del sistema Romano, ed infatti in Veneto sta per iniziare una nuova rottura interna .
    Però, anche da Roma, si è cominciato a sussurrare che l’indipendenza del popolo veneto si avvicina, e la questione della Padania svanisce all’orizzonte sostituita da quella veneta.
    Il tempo farà giustizia dei censori e dei collaborazionisti.

  6. #6
    risma
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    Scusate, l'ultimo periodo mi sembra tronco, anche perché non è stato chiuso con il punto; sbaglio o manca qualcosa?

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Gianluca J Visualizza Messaggio
    C'è poco da discutere, in teoria il lombardo-veneto ha diritto all'indipendenza, ma quale tribunale può valutare e imporre all'italia il rispetto delle regole? Un tribunale italiano? SI dovrebbe ricorrere all'ONU ? Uno stato abusivo con un governo abusivo è una dittatura, e se nessuno interviene per lo Yemen come possiamo aspettarci che intervenga qualcuno per liberare le due regioni schiave di un paese tirannico e illegale?


    Ci sono sempre i 3 milioni di bergamaschi pronti a morire . Quando vi stancherete di dire stronzate ?

  8. #8
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    Predefinito VENETO LIBERO....Interpellanza nel Consglio regionale Veneto

    [quote=gfieramosca;6437264]Ci sono sempre i 3 milioni di bergamaschi pronti a morire . Quando vi stanchere


    CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO
    OTTAVA LEGISLATURA


    INTERPELLANZA N. 35

    21 - 22 OTTOBRE 1866, ANNESSIONE DEL VENETO ALL'ITALIA. FU VERA FESTA?
    "CHI CONTROLLA IL PASSATO CONTROLLA IL FUTURO,
    CHI CONTROLLA IL PRESENTE CONTROLLA IL PASSATO."
    (G. ORWELL)

    presentata il 18 ottobre 2006 dai Consiglieri Ciambetti, Bizzotto, Gianpaolo Bottacin, Caner, Conte, Da Re, Finozzi, Manzato, Stival, Tosi e Zamboni



    Premesso che:
    il plebiscito che sancì l'annessione del Veneto all'Italia (21-22 ottobre 1866) viene liquidato dai nostri libri di storia in poche battute visto che la storiografia ufficiale sostiene che "tutto si svolse con mirabile ordine e fra universali manifestazioni di gioia"(1).
    E i risultati sembrano sottolineare tutto questo. Nell'esito della Corte d'Appello di Venezia leggiamo infatti che su una popolazione di 2.486.789; i voti contrari furono 70 e le schede nulle 72.
    I voti favorevoli sono pari al 99,99 per cento: una percentuale che fa nascere più di qualche sospetto, sia per il ricordo positivo che gli austriaci hanno lasciato nella nostra regione, sia perché simili percentuali non sono state ottenute neanche dai regimi di Stalin o di Pinochet.
    Il popolo veneto nell'ultima settimana prima del voto fu letteralmente sballottato da un potente all'altro; pur con i mezzi di informazione dall'intuibile livello ed un apparato burocratico-organizzativo alquanto traballante, appena pochi giorni dopo lo squallido mercanteggiamento il voto fornì un simile risultato.
    E la lettura di "Malo 1866" di S. Eupani non può che inquietarci ancor di più: l'autore scrive infatti: "Le autorità comunali avevano preparato e distribuito dei biglietti col si e col no di colore diverso; inoltre, ogni elettore, presentandosi ai componenti del seggio, pronunciava il proprio nome e consegnava il biglietto al presidente che lo depositava nell'urna".
    In barba alla segretezza del voto e ai controlli internazionali che dovrebbero funzionare in simili frangenti! Del resto, che i brogli elettorali fossero prassi diffusa ce lo conferma perfino il buon Garibaldi sostenendo che "la corruzione dei pubblicisti, nei plebisciti, nei collegi elettorali, nella Camera, nei Ministeri, nei Tribunali fu alzata a sistema di governo"(2).
    Illuminante è il seguente dialogo tratto da "Le elezioni comunali in villa"(13) nelle quali il Pittarini descrive i fatti tragicomici che caratterizzarono le elezioni post 1866:

    l ° contadino: Ciò, chi ghetu metesto ti sulle 'schede?
    2° contadino: Mi gniente, me la ga consegnà el cursor scrite e tutto.
    1 ° contadino: E anca mi isteso, manco fadiga.
    2° contadino: Manco secade.

    È doveroso sottolineare che il Pittarini fu membro del Comitato Liberale Vicentino e che fu arrestato dalle autorità austriache nel 1859: non siamo dunque di fronte ad un austriacante, bensì a un liberale veneto che si accorgeva d'avere semplicemente cambiato padrone e di aver cambiato in peggio.
    Inquietanti sono poi le analogie con il plebiscito che si svolse nel Regno delle Due Sicilie il 21 ottobre 1860; stesse schede prestampate, stessi risultati (e soprattutto in Sicilia), stessi subdoli "avvertimenti" preelettorali(3).
    Va peraltro ricordato che il plebiscito fu una enorme farsa, una messa in scena realizzata dagli italiani perché nei fatti il “Veneto” (termine inizialmente coniato dagli Austriaci per indicare il Regno “Lombardo-Veneto” e rimasto monco dopo la perdita dei territori oltre Mincio) era già stato ceduto, infatti la Gazzetta di Venezia del 20 ottobre notifica: “Questa mattina (il 19) in una camera dell’albergo Europa si è fatta la cessione del Veneto”. L’Austria, che aveva sconfitto il Regno d’Italia a Custozza (24 giugno 1866) e a Lissa (20 luglio 1866), fu costretta, nelle condizioni di pace, con la Prussia a cedere il Veneto al Regno d’Italia, alleato di quest’ultima. Così l’Austria per mortificare l’Italia consegnò alla Francia il Veneto e chiese a quest’ultima di interpellare le popolazioni con regolare plebiscito prima di consegnarlo al Piemonte.
    Dopo queste rivelazioni sull'estrema correttezza elettorale del nuovo regno italico, vale forse la pena di fare un piccolo passo indietro.
    È infatti tutto da dimostrare che il popolo veneto (che aveva dimostrato sventolando la bandiera nazionale con il Leone di S. Marco tutto il proprio valore ed ardimento sia nel 1809-10 sia nel 1848) fosse così ansioso di essere "liberato" dai Savoia. Non si riesce altrimenti a capire che necessità ci fosse di far precedere il plebiscito da "una vera campagna-stampa intimidatoria dei fogli cittadini"(4).
    Si scriveva ad esempio: "ricordino essi (i Parroci e i Cooperatori dei ns. villaggi) che ove in alcuna parrocchia questo voto non fosse sì aperto, sì pieno quale lo esige l'onore delle Venezie e dell'Italia, sarebbe assai difficile non fame mallevadrice la suddetta influenza clericale, e contenere l'offeso sentimento nazionale dal prendere contro i preti di quelle parrocchie qualche pubblica e dolorosa soddisfazione..."(5).
    Questa politica intimidatoria tuttavia non ebbe grossi effetti sulla partecipazione popolare: "A Valdagno, ad esempio nonostante il plebiscito venisse decantato non come semplice formalità e cerimonia, ma una festa, una gara, solo circa il 30 per cento sulla complessiva popolazione del Comune si recò a votare, mentre un buon 70 per cento, per chissà quale motivo, preferì continuare a occuparsi dei fatti propri, indifferente all'avvenimento. Analogamente in tutti i distretti..."(6).
    Lo stesso D. Mack Smith scrive "Garibaldi (ancora lui!) si infuriò perché i veneti non si erano sollevati per conto proprio, neppure nelle campagne dove sarebbe stato facile farlo".
    La stessa "Arena di Verona" giornale da sempre nazional-tricolore fu costretta a denunciare il 9 gennaio 1868: "Fra le mille ragioni per cui noi aborrivamo l'austriaco regime, ci infastidiva sommamente la complicazione e il profluvio delle leggi e dei regolamenti, l'eccessivo numero di impiegati e specialmente di guardie e di gendarmi, di poliziotti e di spie. Chi di noi avrebbe mai atteso che il governo italiano avesse tre volte tanto di regolamenti, tre volte tanto di personale di pubblica sicurezza, di carabinieri, ecc....?".
    I liberatori "tagliani" arrivarono al punto di proibire le tradizionali processioni religiose in quanto "assembramento pericoloso per l'ordine pubblico"!(7), imposero la coscrizione obbligatoria, aumentarono vertiginosamente le tasse e introdussero quella famigerata sul macinato portando il Veneto ad uno stato di miseria e di disperazione come mai nella sua storia.
    Ai veneti non restò che emigrare: un vero e proprio esodo biblico si abbatté nelle nostre campagne.
    E la rabbia dei veneti viene mirabilmente descritta in un passo de "I va in Merica" una poesia di Berto Barbarani: "Porca Italia" i bastiema "andemo via!".
    E l'ira della nostra gente, che tante volte viene accompagnata da una buona dose di ironia, fu espressa in tutta una serie di filastrocche, alcune delle quali ancora oggi molto popolari. Partiamo da questo riassunto politico-alimentare:
    "Co San Marco governava
    se disnava e se senava;
    coi francesi bona zente
    se disnava solamente
    co la casa de Lorena
    no se disna e non se sena
    poi arrivarono gli italiani....
    e col regno de Sardegna
    chi lo ha in tel cul
    se lo tegna!"(8).

    Per non parlar di quel
    "Viva Savoia!
    chè i n'à portà 'na fame roja"(9)

    o di quanto scrive Dino Durante nel "Strologo 88":
    "Eco na strofeta che nell’800 cantava i veneti i quali, evidentemente, no gera tuti amanti dell'Italia:
    - Co le teste dei taliani
    zogaremo le borele (bocce)
    e Vittorio Manuele metaremo par balin".

    Alberto Benedetti nel suo "Montagne e montagnari tra Verona e Kufstein" scrive testualmente:
    "quassù erano così infervorati della liberazione e dell'Italia unita che cantavano spesso:
    - Vegnerà Vitorio Manuele
    se patirà nà stissa de coele
    'l vegnarà con mostaci e barbeta
    se patirà na fame maledetta"

    e più avanti
    “Se dura il furor dei monumenti
    un monumento avrà Quintino Sella
    che con un tratto di saggezza rara
    la polenta ci ha resa assai più cara".

    Sempre a Verona, un battagliero giornale satirico dell'epoca, "L'asino", commentava così l'unità:
    "Noi l'abbiam fatta! l'abbiam fatta noi!
    - dicono in coro gli italiani eroi
    l'avete fatta, è vero, ma per Dio,
    puzza che leva il fiato! dico io"(10).

    E tutto questo tenendo conto che come giustamente scrive Federico Bozzini nel suo "L'Arciprete e il cavaliere": "C'è stato dopo il 1866 un concorso generale a truccare e a italianizzare ex post tutti i brandelli di storia dell'opposizione veneta al dominio austriaco".
    Altrettanto interessante quanto scrive nel 1903 lo storico Luigi Sutto di Rovigo, incaricato dal costituendo Museo del Risorgimento "Carlo Alberto", di ricostruire dati ed episodi del Plebiscito. L'insuccesso del suo impegno durato qualche anno fu quasi totale. Il decreto sulle norme del Plebiscito prevedeva che i pretori trasmettessero alla Corte d'Appello i verbali dei. risultati Comune per Comune del referendum. Il nostro ebbe apprezzamenti e consigli anche in sede ministeriale, ma non ebbe mai in visione i fascicoli. E annota sconsolato che né pretura né Municipi li hanno! Sutto scrive: "Nelle mie ricerche e investigazioni... ho potuto conoscere solamente i voti dei singoli Comuni del Friuli, nessun giornale del Veneto fece altrettanto, nemmeno la Gazzetta di Venezia, che neppure pubblicò i voti dei Comuni appartenenti alla provincia di Venezia. Ho voluto scrivere tutto ciò perché sarebbe interessante conoscere i voti del Plebiscito dati dal 1866 da ciascun Comune del Veneto. Però da biasimare la nostra ignoranza e la nostra noncuranza: è deplorevole che i Comuni non conoscano i voti che essi hanno dato per la loro unione alla Patria, voti che in pari tempo indicano la fine della dominazione straniera."(11).
    Un altro episodio che la dice lunga sul patriottismo tricolore dei veneti accade a Bolzano Vicentino nel corso del Consiglio comunale del 19 maggio 1875.
    Il Sindaco Giacomo Giaretta faceva presente dell'opportunità di acquistare una fascia tricolore per portarla nelle pubbliche manifestazioni. Messa ai voti la proposta, si trovò con nove contrari e un sol favorevole!(12).
    E allora non può non venirci in mente quanto Mario Zocaro, pseudonimo di Pietro Zenari, per lunghi anni parroco a Caldi ero (VR), fa dire al contadino Zelipo in una commedia: "Coss'ela sta Italia, sta patria, compare coss'è ste cose che ghemo da amare?".
    Tutto ciò premesso, nell'avvicinarsi del centoquarantesimo anniversario del plebiscito e nel mentre diversi popoli europei si stanno battendo, spesso con risultati positivi, per liberare la loro storia da pagine non sufficientemente chiare e tutto questo non per una forma di revanscismo ma per quanto mai legittima riappropriazione della propria storia, i sottoscritti Consiglieri regionali del Gruppo Lega Nord - Liga Veneta
    interpellano la Giunta regionale

    per sapere se ritiene opportuno:
    1) nominare una commissione di storici al fine di arrivare ad una ricostruzione precisa e puntuale di una pagina così fondamentale della nostra storia veneta;
    2) individuare una data idonea per commemorare l’esodo biblico a cui furono costretti i Veneti dopo l’annessione con una “Giornata della Grande Emigrazione” o “Giornata della Fratellanza Veneta nel mondo”;
    3) attivare attraverso gli opportuni canali gli strumenti per celebrare adeguatamente la “Giornata della Grande Emigrazione” e per divulgare adeguatamente nelle scuole dell’obbligo regionali l’informazione sui fatti accaduti.








    Note:
    (1) A. Saitta - Storia illustrata 06/1966 - Mondadori
    (2) Gazzettino 5 dicembre1982
    (3) A. Porro "Fu vero plebiscito?" in Etnie n. 9/1985
    (4) E. Franzina - Vicenza storie di una città - Neri Pozza 80
    (5) Navarotto - Ottocento vicentino - Padova 1937
    (6) A. Kozlovic - Immagini del risorgimento vicentino Pasqualotto 1982
    (7) La difesa del popolo 10 maggio 1981
    (8) A. Moret "L'ultimo cantastorie" - Vittorio Veneto 1978
    (9) A. Balladoro "Nuovi motti dialogati veronesi" in Archivio per le tradizioni popolari VoI. Xvm, 1899
    (10) L'Arena 5 settembre 1988
    (11) Il Gazzettino 18 novembre 1992
    (12) Bellabarba-Mometto "Dalla Convicinia al Comune di Bolzano Vic.no nei Secoli XV-XIX"
    (13) Domenico Pittarini “Le elezioni comunali in villa”.

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  9. #9
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    Predefinito Mi pare ci siano alcuni errori di storia

    Premetto che concordo nella sostanza sulla nullità del plebiscito. Fu semplicemente un atto politico che con la volontà dei veneti non c'entrava niente.
    Ma invito l'autore del thread a non compiere errori di storia (se sbaglio io faccio ammenda). Il Regno Lombardo-Veneto nel 1866 era di fatto, tranne Mantova, ridotto già al solo Veneto. La Lombardia era stata ceduta nel 1859 a Napoleone III e da questi alla "Sardegna" dei Savoia. Nell'articolo si parla di Bergamo, Brescia,...già passate all'Italia nel '59 con trattato riconosciuto dall'Austria. Nell'articolo si parla di Rovereto, Istria, "forse Gorizia"...calmiamoci. Tutte le terre già venete (cioè dell'antica repubblica) non incluse nel Lombardo-Veneto (Istria, ma era solo la zona costiera da Capodistria a Pola e un po' d'interno, e Dalmazia) erano incluse in maniera pura e semplice all'Impero d'Austria (ma non al Bund tedesco) sin dal Congresso di Vienna e tali rimasero sino alla I guerra mondiale. Rovereto, Gorizia, Trieste, poi, erano nel Trentino e nella Venezia Giulia (il Kuenstenland austriaco) ed erano non solo austriache ma incluse anche nella Confederazione Germanica (sciolta dai Prussiani proprio in quegli anni) e rimasero in mano austriaca fino alla I guerra mondiale.
    Quindi il Lombardo-Veneto del 1866 corrispondeva all'attuale Veneto, più Mantova, più il Friuli propriamente detto (Pordenone più Udine tranne Tarvisio). Peraltro l'attuale Veneto più Friuli in senso stretto erano dette (dagli italiani) Venezia Euganea e tali rimasero fino al secondo dopoguerra, quando il Friuli fu accorpato con la Venezia Giulia e il resto prese il nome di Veneto.
    Ma l'errore più grave è quello legalistico.
    Cioè di considerare nulla l'annessione nel 2007 perché nulla nel 1866. Mi dispiace non è così. Nel diritto internazionale il fatto prima o poi diventa diritto, altrimenti nessuna forma statuale sarebbe legittima e sarebbe un assurdo paradosso. Il passaggio dalla Francia fu una finzione giuridica perché l'Austria non voleva concedere il Veneto a un paese sconfitto, che aveva occupato il paese solo per l'abbandono degli austriaci conseguente alla sconfitta che questi avevano subito dai Prussiani.
    Fu una finzione e una farsa.
    Ma l'illegittimità della italianità del Veneto non può posare su questo, ma solo sulla volontà dei Veneti di non essere Italiani, dei veneti del 2007!
    Il resto sono fantasie, come dire che la Repubblica cartaginese è stata illegittimamente soppressa da Roma e quindi è ancora legittima.

  10. #10
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    Predefinito A proposito di illegittimità...

    Anche il Regno Lombardo-Veneto era illegittimo lo sapete?
    Infatti esso era il Regno Italico (che brutto nome) alleato di Napoleone (quello governato da Eugenio Beauharnais) e quindi sconfitto che si vide mutilato nel 1815 dal Congresso di Vienna: Novara e Vercelli al Piemonte, le Marche e la Romagna al Papa, Modena e Reggio al Duca d'Este, il Trentino con Bolzano all'Austria. Ciò che restava manteneva una formale indipendenza, la lingua ufficiale italiana, accettava come re l'imperatore d'Austria (unione personale) e cambiava nome in Regno Lombardo-Veneto, ma mantenne intatta amministrazione unità monetaria (lira) etc.
    Fu un atto legittimo questo cambio di nome? Mah! direi che non era previsto dalla Costituzione del Regno d'Italia di Napoleone I e quindi non lo era...
    A proposito, anche il regno d'Italia di Napoleone era illegittimo in Veneto.
    Chi glielo aveva dato il Veneto?
    L'Austria con un trattato.
    Ma l'Austria che diritti aveva sul Veneto?
    Nessuno, solo una situazione di fatto che durava dal 1796 quando Napoleone l'aveva barattato.
    Quindi l'unica forma di governo legittima è quella della Serenissima...
    Forse sì, ma ho qualche dubbio.
    Il "doge" non era che il dux bizantino che a un certo punto non fu più nominato da Bisanzio ma eletto dai maggiorenti della laguna (Marin Faliero). Fu un atto legittimo? Credo di no!
    Quindi la Serenissima era una provincia ribelle dell'Impero Romano?
    Mah, a pensarci bene anche il dominio romano sul Veneto era poggiato sul mero diritto di conquista....
    Ma finiamola...

 

 
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