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Risultati da 1 a 10 di 28
  1. #1
    semprevivabbozzi!!!
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    patagna
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    Predefinito la polverosa ricetta di abbozzi contro la casta politica:: abolire i prefetti!!!

    eh eh eh
    ,,,,dopo cinque anni di governo,,,,tempo perso ad ingrassarsi alla mangiatoia di roma ,,,,con un sottosegretario agli interni che sembra una balena tanto che mangia,,,,,la lecca zudde riscopre improvvisamente un suo vecchio cavallo di battaglia,,,,,dimenticato da secoli di pappatorie::

    l''abolizione del prefetto!!!

    oggi lanciano questa proposta comea alternativa allo stop alle ruberie dei politici,,,,
    che meschini e vigliacchi!!
    per anni se ne sono fregati e ora si ricordano dei prefetti per distrarre i militonti dalle loro magagne,,,,


    cari mafiosetti bellerioti,,,,questo e l''unico emiliano che conosco ((anche se sembra un beduino),,,

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  2. #2
    semprevivabbozzi!!!
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    "Il Gazzettino"
    Treviso - Ieri il sindaco Gobbo e il prosindaco Gentilini hanno ricevuto la visita del Prefetto Natale Labia, prossimo a lasciare l'incarico per pensionamento. Come riferisce una nota, l'incontro è stato improntato alla massima cordialità e alla riciproca stima. Gli amministratori hanno voluto rivolgere all'ospite il ringraziamento loro e della cittadinanza per la fattiva collaborazione intercorsa in questi anni.


    ,,,,vi devo anche ricordare la presentazione del candidato lecchista alla provincia di vares,,,,alla presenza di prefetto e questore in pompa magna,,,,???

  3. #3
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    ci dev'essere un errore... non è una proposta da lega

  4. #4
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    L’eliminazione delle prefetture è un passo avanti nel recidere un cordone ombelicale da roma. Tuttavia con la civiltà del computer i prefetti, indispensabili al centralismo quando le distanze erano percorsi dai cavalli, oggi non sono di alcuna utilità, neanche per il potere centrale.

    Ben venga l’abolizione del prefetto, ma questo non risolve alcun problema di bilancio.

    Mentre è una altra cosa l’abolizione delle province.
    Ma questo la lega non può volerlo in quanto, come ogni buon partito romano, ha la necessità di collocare, in posti remunerati dai cittadini, una via intermedia di politici necessari per mantenere in funzione la struttura partitica.

    Nessun partito romano, e pertanto anche la lega, proporrà mai l’abolizione delle province.

    Questo potrà solamente avvenire quando tra alcuni anni, verso il termine del prossimo futuro governo della destra, vista l’impossibilità della partitocrazia di risolvere il problema del debito pubblico, l’Europa inventerà una specie di commissariamento nascosto e i provvedimenti verranno presi dal governo italiano (forse unitario) uno dopo l’altro.

    Piccolo avvertimento all’Europa.
    Sempre che la popolazione del sud lo permetta.


    Pensierino.
    I prefetti vanno tolti perché sono un organo di governo che non raccatta soldi per conto della partitocrazia. Pertanto per i partiti, in questi momenti di alta razzia, i prefetti non hanno una utilità tangibile e conseguentemente sono perfettamente inutili anche sotto questo aspetto.

  5. #5
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    abolendo i prefetti si salvano le province e relative poltrone!
    Il problema non è Berlusconi , il problema sono gli italiani!

    DISSIDENTE POLITICO IN REGIME DA OPERETTA!
    OH CINCILLA' ... OH CINCILLA'!

  6. #6
    Juv
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    Ottima proposta, l'avevo sentita ieri a Porta a Porta: bravo Maroni

  7. #7
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    Si, ottima "proposta", mandiamoli al governo cosi' la metteranno sicuramente in pratica come nei 5 anni precedenti... E di gia' che ci siamo perche' non fare anche una bella raccolta firme?


    ....prosindaco Gentilini hanno ricevuto la visita del Prefetto Natale Labia....Come riferisce una nota, l'incontro è stato improntato alla massima cordialità e alla reciproca stima.....
    He he, il buon vecchio Genty non si tira mai indietro se gli capita l'occasione di leccare Labia....

  8. #8
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    Bisogna fare alcune considerazioni:

    la richiesta di abolizione del prefetto è sacrosanta e doverosa, anzi: non può esistere sistema federale laddove esiste ancora questa figura. E' anni che lo vado dicendo: bisogna cancellare l'amministrazione periferica dello Stato, primo passo perchè un'eventuale riforma federalista possa avere credibilità.

    Per quanto riguarda le province. Che oggi siano inutili è fuor di dubbio. Che siano anti-storiche al contrario delle Regioni no, anzi: la storia padana indica nell'espansione di un centro verso il suo contado il nucleo portante dell'identità policentrica di questo popolo. Leggere Cattaneo per credere.

    Le Regioni sono, nella migliore delle ipotesi, proiezioni etno-linguistiche, astrazioni intellettuali che possono avere riferimenti storici ma non radici tanto profonde quanto le c.d. province.

    Poi è vero: sono state introdotte dal Regno d'Italia secondo logiche tutt'altro che identitarie, ma ciò non ha impedito che la società civile si organizzasse spontaneamente ricalcando questa suddivisione amministrativa.

    A favore della dimensione provinciale testimoniano i comportamenti concreti della gente.

    Per cui, se è vero che una tra Regione e Provincia è di troppo, non dare così per scontato che sia la seconda. Tantopiù che un limite all'autonomia e al buongoverno è rappresentato dai piccoli comuni e dai loro particolarismi talvolta pelosi che non rispecchiano più in alcun modo la struttura sociale e la domanda di servizi.

    Siamo sicuri che se operassimo una doppia devoluzione, dal basso verso l'alto e dall'alto verso il basso, non ne trarremmo beneficio?

  9. #9
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    Luigi Einaudi. Via il prefetto! 1944.

    Proprio una idea nuova ed originale quella del cerebroleso.

    (Ovviamente sono d'accordissimo ad eliminare l'istituzione prefettizia -quella sì vera casta!- ma ritengo che da parte della LN sia davvero un insulto alla serietà ed alla coerenza tirar fuori l'argomento adesso, dopo aver governato per 5 anni.)

  10. #10
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Citazione Originariamente Scritto da YSBYSB Visualizza Messaggio
    Luigi Einaudi. Via il prefetto! 1944.

    Proprio una idea nuova ed originale quella del cerebroleso.

    (Ovviamente sono d'accordissimo ad eliminare l'istituzione prefettizia -quella sì vera casta!- ma ritengo che da parte della LN sia davvero un insulto alla serietà ed alla coerenza tirar fuori l'argomento adesso, dopo aver governato per 5 anni.)
    Luigi Einaudi, 1944: Federalismo? Via il Prefetto!

    Proporre, in Italia ed in qualche altro paese di Europa, di abolire il " prefetto " sembra stravaganza degna di manicomio. Istituzione veneranda, venuta a noi dalla notte dei tempi, il prefetto è quasi sinonimo di governo e, lui scomparso, sembra non esistere più nulla. Chi comanda e chi esegue fuor dalla capitale? Come opera l'amministrazione pubblica? In verità, il prefetto è una lue che fu inoculata nel corpo politico italiano da Napoleone. [...] Nella furia di strappare i privilegi, la rivoluzione francese distrusse, continuando l'opera iniziata dai Borboni, le libertà locali; e Napoleone, dittatore all'interno, amante dell'ordine, sospettoso, come tutti i tiranni, di ogni forza indipendente, spirituale o temporale, perfezionò l'opera. I governi restaurati trovarono comodo di non restaurare, se non di nome, gli antichi corpi limitatori e conservarono il prefetto napoleonico. L'Italia nuova, preoccupata di rinsaldare le membra disiecta degli antichi ex-stati in un corpo unico, immaginò che il federalismo fosse il nemico ed estese il sistema prefettizio anche a quelle parti d'ltalia, come le province ex-austriache, nelle quali la lue erasi infiltrata con manifestazioni attenuate. Si credette di instaurare libertà e democrazia e si foggiò lo strumento della dittatura.

    Democrazia e prefetto repugnano profondamente l'una all'altro. Né in ltalia, né in Francia, né in Spagna, né in Prussia si ebbe mai e non si avrà mai democrazia, finché esisterà il tipo di governo accentrato, del quale é simbolo il prefetto. Coloro i quali parlano di democrazia e di costituente e di volontà popolare e di autodecisione e non si accorgono del prefetto, non sanno quel che si dicono. Elezioni, libertà di scelta dei rappresentanti, camere, parlamenti, costituenti, ministri responsabili sono una lugubre farsa nei paesi a governo accentrato del tipo napoleonico. Gli uomini di stato anglo-sassoni, i quali invitano i popoli europei a scegliersi la forma di governo da essi preferita, trasportano inconsciamente parole e pensieri propri dei loro paesi a paesi nei quali le medesime parole hanno un significato del tutto diverso. Forse i soli europei del continente, i quali sentendo quelle parole le intendono nel loro significato vero sono, insieme con gli scandinavi, gli svizzeri; e questi non hanno nulla da imparare, perché quelle parole sentono profondamente da sette secoli. Essi sanno che la democrazia comincia dal comune, che è cosa dei cittadini, i quali non solo eleggono i loro consiglieri e sindaci o presidenti o borgomastri, ma da sé, senza intervento e tutela e comando di gente posta fuori del comune od a questo sovrapposta, se lo amministrano, se lo mandano in malora o lo fanno prosperare. L'auto-governo continua nel cantone, il quale e un vero stato, il quale da sé si fa le sue leggi, se le vota nel suo parlamento e le applica per mezzo dei propri consiglieri di stato, senza uopo di ottenere approvazioni da Berna; e Berna, ossia il governo federale, a sua volta, per le cose di sua competenza, ha un parlamento per deliberare le leggi sue proprie ed un consiglio federale per applicarle ed amministrarle. E tutti questi consessi ed i 25 cantoni e mezzi cantoni e la confederazione hanno così numerosissimi legislatori e centinaia di ministri, grossi e piccoli, tutti eletti, ognuno dei quali attende alle cose proprie, senza vedersi mai tra i piedi il prefetto, ossia la longa manus del ministro o governo più grosso, il quale insegni od ordini il modo di sbrigare le faccende proprie dei ministri più piccoli. Così pure si usa governare in Inghilterra, con altre formule di parrocchie, borghi, città, contee, regni e principati; così si fa negli Stati Uniti, nelle federazioni canadese, sudafricana, australiana e nella Nuova Zelanda. Nei paesi dove la democrazia non è una vana parola, la gente sbriga da sé le proprie faccende locali (che negli Stati Uniti si dicono anche statali), senza attendere il la od il permesso dal governo centrale. Così si forma una classe politica numerosa, scelta per via di vagli ripetuti. Non è certo che il vaglio funzioni sempre a perfezione; ma prima di arrivare ad essere consigliere federale o nazionale in Svizzera, o di essere senatore o rappresentante nel congresso nord americano, bisogna essersi fatto conoscere per cariche coperte nei cantoni o negli stati; ed essersi guadagnato una qualche fama di esperto ed onesto amministratore. La classe politica non si forma da sé né è creata dal fiat di una elezione generale. Ma si costituisce lentamente dal basso; per scelta fatta da gente che conosce personalmente le persone alle quali delega la amministrazione delle cose locali piccole; e via via quelle delle cose nazionali od inter-statali più
    grosse.

    La classe politica non si forma tuttavia se l'eletto ad amministrare le cose municipali o provinciali o regionali non e pienamente responsabile per l'opera propria. Se qualcuno ha il potere di dare a lui ordini o di annullare il suo operato, l'eletto non è responsabile e non impara ad amministrare. Impara ad ubbidire, intrigare, a raccomandare, a cercare appoggi. Dove non esiste il governo di se stessi e delle cose proprie, in che consiste la democrazia? Finché esisterà in ltaIia il prefetto, la deliberazione e l'attuazione non spetteranno al consiglio municipale ed al sindaco, al consiglio provinciale ed al presidente; ma sempre e soltanto al governo centrale, a Roma; o, per parlar più concretamente, al ministro deIl'interno. Costui è il vero padrone della vita ammistrativa e politica dell'intero stato. Attraverso i suoi organi distaccati, le prefetture, il governo centrale approva o non approva i bilanci comunali e provinciali, ordina l'iscrizione di spese di cui i cittadini farebbero a meno, cancella altre spese, ritarda l'approvazione ed intralcia il funzionamento dei corpi locali. Chi governa localmente di fatto non è nè il sindaco nè il consiglio comunale o provinciale; ma il segretario municipale o provinciale. Non a caso egli è stato oramai attruppato tra i funzionari statali. Parve un sopruso della dittatura ed era la logica necessaria deduzione del sistema centralistico. Chi, se non un funzionario statale, può interpretare ed eseguire le leggi, i regolamenti, le circolari, i moduli i quali quotidianamente, attraverso le prefetture, arrivano a fasci da Roma per ordinare il modo di governare ogni più piccola faccenda locale? Se talun cittadino si informa del modo di sbrigare una pratica dipendente da una legge nuova, la risposta è: non sono ancora arrivate le istruzioni, non è ancora compilato il regolamento; lo si aspetta di giorno in giorno. A nessuno viene in mente del ministero, l' idea semplice che l'eletto locale ha il diritto e il dovere di interpretare lui la legge, salvo a rispondere dinnanzi agli elettori della interpretazione data? Che cosa fu e che cosa tornerà ad essere l'eletto del popolo in uno stato burocratico accentrato? Non un legislatore, non un amministratore; ma un tale, il cui ufficio principale è essere bene introdotto nei capoluoghi di provincia presso prefetti, consiglieri e segretari di prefettura, provveditori agli studi, intendenti di finanza, ed a Roma, presso i ministri, sotto-segretari di stato e, meglio e più, perché di fatto più potenti, presso direttori generali, capidivisione, segretari, vicesegretari ed uscieri dei ministeri. Il malvezzo di non muovere la " pratica " senza una spinta, una raccomandazione non è recente nè ha origine dal fascismo. E' antico ed è proprio del sistema.

    [...] Perciò il delenda Carthago della democrazia liberale è : Via il prefetto! [...]

 

 
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