Risultati da 1 a 3 di 3
  1. #1
    alfredoibba
    Ospite

    Predefinito al popolo non far sapere... tecniche di controllo delle opinioni

    Al popolo non far sapere...
    Tecniche di controllo delle opinioni
    I mezzi di cui dispone il cittadino comune per sapere cosa accade nel mondo in cui vive, che sono i giornali, i telegiornali, i documentari, i libri (questi poco usati) e ultimamente internet, sono diretti dal potere politico ed economico per controllare e guidare i cittadini verso comportamenti e logiche utili al sostentamento del potere costituito; solo internet permette un discreto livello di indipendenza e autonomia.
    Quasi tutti i giornali acquistabili in edicola, quotidiani o settimanali, di informazione su politica, economia, cultura, cronaca, sono finanziati o posseduti da capitalisti impegnati già in attività diverse dal giornalismo, se poi sono organi di un partito politico per legge ricevono finanziamenti pubblici, addirittura se fanno debito questo viene ripagato dallo Stato, sono la stragrande maggioranza ad essere legati a partiti politici che a loro volta sono strumenti del capitale e dei centri di potere transnazionali.
    I telegiornali ovviamente se sono in reti private devono seguire le direttive dei proprietari, se sono in reti pubbliche devono seguire le direttive dei partiti che bivaccano nell’arco parlamentare.
    Il risultato finale è la costruzione di un pubblico disinformato, confuso, specialmente chi non si interessa molto di attualità. La disinformazione sto notando, negli ultimi mesi si è intensificata, col pericolo di fare ignorante persino chi cerca di essere più informato del resto dei suoi concittadini.
    Il primo esempio che mi salta in mente è il televideo, prima l’abituale utile fonte di notizie scritte di ora in ora disponibile sulle reti TV, comprendente sezioni per il mondo, la politica, la cronaca, l’economia, pure speciali, che permetteva di sapere molte cose della realtà internazionale e nazionale che non vengono dette sui telegiornali, quei particolari che insignificanti non lo sono per capire cosa ci accade attorno. Ma, qui in Sardegna, non so nelle altre regioni, l’anno scorso ci hanno imposto il passaggio dalla televisione analogica a quella digitale: il digitale si è rilevato un flop completo costatoci soldi e impegno casalingo a installarlo perché sono stati introdotti tanti canali che non si vedono, canali che di nuovo non hanno un bel niente, perché sono spariti vecchi canali, perché è scomodo da usare, perché infine il televideo ne è uscito tremendamente ridimensionato, con una scarsità di notizie allucinante; addirittura il televideo Mediaset è stato ridotto ad un “6 ultimissime notizie” e basta, nient’ altro!
    Sicuramente il rimpicciolimento di questa elementare fonte di notizie non è casuale: tenere all’oscuro chi non ha internet a casa.
    Ora prendiamo i settimanali come Espresso e Panorama per vedere come si stanno pian piano deteriorando: un quarto delle più di 200 pagine tutto pubblicità di gioielli, vestiti, profumi, auto, offerte Tim o Wind e altre amenità; vediamo il resto delle pagine: un po’ di politica interna sui progetti di trasformismo e sui soliti programmi dei partiti borghesi, interviste a Prodi, Veltroni, Santacchè, Casini, Berlusconi, Bertinotti, Rutelli, Storace, Cicchito, Gasparri etc., che stanno a dire le solite fesserie trite e ritrite, ipotesi sulla formazione di “Grandi Centri”, di “Poli delle Libertà”, di Nuove Destre, di “Cose Rosse”, tutto per far credere che la politica di regime ancora ha degli ideali, che esistono in seno al demo-parlamentarismo dei veri conflitti ideologici, e adesso vediamo dove casca l’asino: se un giornale (quotidiano o settimanale) è di centrodestra, si parlerà di tutte le malefatte delle Coop Rosse, di Prodi, delle contraddizioni del centrosinistra che sta in piedi solo per le poltrone e si presenteranno Casini, Berlusconi, i Circoli delle libertà, la Lega Nord come dei santi o comunque per dei benefattori incompresi vittime della magistratura rossa, se si prende un giornale di centrosinistra leggeremo sulle sparate di qualche vivace leghista, di tutte le malefatte di Berlusconi, critiche alla telecrazia di Mediaset, l’elenco delle leggi salva Previti, indagini sulle connivenze mafiose dell’UDC in Sicilia, analisi sugli affari sporchi di AN, però quasi niente delle magagne di Prodi, delle leggi salva-corrotti varate anche dal centrosinistra, giusto qualche critica ma assai blanda ai DS, nella forma di consigli a “far meglio”.
    Il risultato di questo, insieme alla spettacolarizzazione su telegiornali e documentari tipo Ballarò, Porta a Porta, dei litigi tra i politici, è creare ad hoc delle divisioni tra i cittadini parteggianti per l’una o l’altra parte, vedenti nella parte avversa il male assoluto e nella parte votata il bene o al limite il male minore, ci si contrappone su destra e sinistra come se volessero ancora voler dire qualcosa di concreto, per il nulla praticamente, e la casta politica, le massonerie, industriali e banchieri, ci ridono sopra.
    Sempre nei settimanali, metà carta è dedicata a cose di cui nulla può importare al cittadino comune, perché li sono inaccessibili: vacanze trendy riservate ai giovani manager rampanti, strambi locali esclusivi ultra-costosi, gli abiti strani che vediamo alle sfilate di moda in TV ma che noi non indossiamo, consigli su come accalappiare l’uomo ricco, gadget tecnologici da ostentare in ristoranti esclusivi di cui si parla sempre tanto, consigli su dove andare in vacanza all’estero o su dove investire in borsa, calendari nudi di qualche fanciulla, incomprensibili gallerie d’ arte e libri che già pochi borghesi leggeranno, tutte cose che NULLA hanno a che fare con la vita della pensionata che fa la spesa, dell’operaio della Fiat, del manovale che tiene famiglia, del giovane disoccupato sulle strade, dell’universitaria che ancora non ha lavoro; tuttavia, la narrazione dei lussi esclusivi del ceto ricco ha la funzione di inculcare nella gente, anche l’ultimo disoccupato senza terza media, il modello borghese di vita, per far arricchire il capitale e renderlo protetto in quanto espressione di un mondo in cui tutti credono, per cui attaccare capitalismo e finanza sarebbe un sacrilegio nella nuova religione del dio profitto; fanno si che l’operaio che sciopera aspiri a diventare un giorno imprenditore avido e spaccone propenso a fare manganellare i suoi ex colleghi di lavoro, che la studentessa di liceo aspiri ad essere velina, che l’insegnante di lettere desideri i figli laureati in ingegneria o economia, che il contadino si vergogni di esser tale.
    Oh, almeno 3-4 articoli interessanti sui problemi quotidiani, sulla geopolitica internazionale, su lobbies farmaceutiche etc. si troveranno sempre in un settimanale, questo perché tali articoli servono ad attirare il pubblico che vuole sapere e quindi ad incrementare le vendite; purtroppo anche parte di questi articoli interessanti e utili adempie alla funzione di confondere e depistare, concentrare l’attenzione su un problema per nasconderne un altro o su un sintomo per nascondere la malattia: così si parla degli imbrogli del mercato borsista per non parlare dello sfruttamento sui luoghi di lavoro, della criminalità extracomunitaria per tacere su chi dall’alto muove il fenomeno dell’immigrazione, del parassitismo dei sindacati per dimenticarsi dei tanti padroni capitalisti bastardi che oltretutto usano gli stessi sindacati parassiti per agevolare la loro opera di precarizzazione del mondo del lavoro etc. Inoltre ci si fa l’idea che la coalizione di riferimento abbia a cuore certe sensibilità e il gioco di confusione è completato!
    Andiamo ai telegiornali nazionali: primi 10 minuti litigi e progetti dei politici, dopo cronaca nera, qualcosa sulla politica estera ovviamente diffamando popoli e stati oppositori al mondialismo, un po’ di cosa sui costumi distintivi dell’occidente plutocratico tipo shopping, cenoni di Capodanno, vacanze, regali natalizi, statistiche su quanto facciamo l’amore al mese, e infine su sfilate di alta moda, su stramberie e vicende sessuali e sentimentali di VIP e di nobili inglesi. Poco si parla della vita di tutti i giorni, del problema della casa, del lavoro precario, della povertà. Su questi temi qualcosa in più la troviamo sui quotidiani locali, che devono per definizione raccontare quello che accade sul posto. Generalmente permane una scarsa informazione su leggi di interesse vitale, è una vergogna come raramente sia stata spiegata bene la legge sui fondi pensione o sul TFR, usando giri di parole, linguaggi tecnici, che hanno alimentato una gran confusione in testa. Da notare come la cronaca nera è la grande arma di distrazione di massa. Avete presente come determinati casi dai connotati originali vengono ossessivamente proposti sui notiziari, sui documentari salotto dei Vespa, Pivetti, Mentana, in tutti i particolari da quelli più scabrosi a quelli scientifici, con tutte le supposizioni fanta-criminose? Da truci vicende reali si prende spunto per costruire dei telefilm dove indagini e vicende personali vengono pilotate sfruttando sofferenze reali. L’apripista è stato l’omicidio insoluto del piccolo Samuele Lorenzi nel paesino aostano di Cogne, in pieno governo del centrodestra: il caso veniva proposto ossessivamente con le lacrime della mamma e le fantasticherie di psichiatri e criminologi autentici giullari di palazzo in occasione di processi ai danni di esponenti di spicco del centrodestra e nei momenti in cui quel governo sanciva leggi fatte apposta per risolvere i problemi giudiziari di quelle persone, tutto per distrarre. Quest'anno, la storia di Cogne terminò il suo compito, la signora Franzoni fu condannata definitivamente perché serviva un colpevole per chiudere bene la storia ma non essendoci prove certe fu esclusa dalla prigione.
    Con il centrosinistra al governo dal 2006, in questi mesi in cui tale governo dava vita all’esproprio dei contributi pensionistici per operazioni finanziarie, all’innalzamento dell’età pensionabile, ecco nuove storie: una ragazza italiana uccisa in stazione a Roma in una rissa con una prostituta romena per un colpo di ombrello fatale, e a settembre nel paese di Garlasco, l’assassinio a coltellate di una ragazza di buona famiglia apparentemente senza “macchie”, ed ecco i particolari, tutte le ipotesi possibili immaginarie sbandierate ai 4 venti, le opinioni dei cittadini di Garlasco, ignoti “fidanzati immaginari”, l’arresto e la scarcerazione del fidanzato, cavia di continue analisi psichiatriche televisive da strapazzo.
    Descritto tutto questo marasma, voglio dire che ciò non deve indurre a chiudere con giornali e TV, bisogna leggere, vedendo gli articoli utili e imparare a districarsi. L’ideale sarebbe un informazione slegata da interessi occulti, indipendente dal potere politico e da interessi privati, libera dalla presenza di massoni, che ottemperi ai bisogni dei cittadini. Ciò si può meglio conseguire se i cittadini controllano direttamente questa informazione, guidandola secondo le loro esigenze, quindi un informazione né in mano a privati né allo stato, ma …. Socializzata!
    Alfredo Ibba
    30 settembre 2007

    www.avanguardia.tv

  2. #2
    Dio e Po***o
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    Al popolo non far sapere...
    Tecniche di controllo delle opinioni
    I mezzi di cui dispone il cittadino comune per sapere cosa accade nel mondo in cui vive, che sono i giornali, i telegiornali, i documentari, i libri (questi poco usati) e ultimamente internet, sono diretti dal potere politico ed economico per controllare e guidare i cittadini verso comportamenti e logiche utili al sostentamento del potere costituito; solo internet permette un discreto livello di indipendenza e autonomia.
    Quasi tutti i giornali acquistabili in edicola, quotidiani o settimanali, di informazione su politica, economia, cultura, cronaca, sono finanziati o posseduti da capitalisti impegnati già in attività diverse dal giornalismo, se poi sono organi di un partito politico per legge ricevono finanziamenti pubblici, addirittura se fanno debito questo viene ripagato dallo Stato, sono la stragrande maggioranza ad essere legati a partiti politici che a loro volta sono strumenti del capitale e dei centri di potere transnazionali.
    I telegiornali ovviamente se sono in reti private devono seguire le direttive dei proprietari, se sono in reti pubbliche devono seguire le direttive dei partiti che bivaccano nell’arco parlamentare.
    Il risultato finale è la costruzione di un pubblico disinformato, confuso, specialmente chi non si interessa molto di attualità. La disinformazione sto notando, negli ultimi mesi si è intensificata, col pericolo di fare ignorante persino chi cerca di essere più informato del resto dei suoi concittadini.
    Il primo esempio che mi salta in mente è il televideo, prima l’abituale utile fonte di notizie scritte di ora in ora disponibile sulle reti TV, comprendente sezioni per il mondo, la politica, la cronaca, l’economia, pure speciali, che permetteva di sapere molte cose della realtà internazionale e nazionale che non vengono dette sui telegiornali, quei particolari che insignificanti non lo sono per capire cosa ci accade attorno. Ma, qui in Sardegna, non so nelle altre regioni, l’anno scorso ci hanno imposto il passaggio dalla televisione analogica a quella digitale: il digitale si è rilevato un flop completo costatoci soldi e impegno casalingo a installarlo perché sono stati introdotti tanti canali che non si vedono, canali che di nuovo non hanno un bel niente, perché sono spariti vecchi canali, perché è scomodo da usare, perché infine il televideo ne è uscito tremendamente ridimensionato, con una scarsità di notizie allucinante; addirittura il televideo Mediaset è stato ridotto ad un “6 ultimissime notizie” e basta, nient’ altro!
    Sicuramente il rimpicciolimento di questa elementare fonte di notizie non è casuale: tenere all’oscuro chi non ha internet a casa.
    Ora prendiamo i settimanali come Espresso e Panorama per vedere come si stanno pian piano deteriorando: un quarto delle più di 200 pagine tutto pubblicità di gioielli, vestiti, profumi, auto, offerte Tim o Wind e altre amenità; vediamo il resto delle pagine: un po’ di politica interna sui progetti di trasformismo e sui soliti programmi dei partiti borghesi, interviste a Prodi, Veltroni, Santacchè, Casini, Berlusconi, Bertinotti, Rutelli, Storace, Cicchito, Gasparri etc., che stanno a dire le solite fesserie trite e ritrite, ipotesi sulla formazione di “Grandi Centri”, di “Poli delle Libertà”, di Nuove Destre, di “Cose Rosse”, tutto per far credere che la politica di regime ancora ha degli ideali, che esistono in seno al demo-parlamentarismo dei veri conflitti ideologici, e adesso vediamo dove casca l’asino: se un giornale (quotidiano o settimanale) è di centrodestra, si parlerà di tutte le malefatte delle Coop Rosse, di Prodi, delle contraddizioni del centrosinistra che sta in piedi solo per le poltrone e si presenteranno Casini, Berlusconi, i Circoli delle libertà, la Lega Nord come dei santi o comunque per dei benefattori incompresi vittime della magistratura rossa, se si prende un giornale di centrosinistra leggeremo sulle sparate di qualche vivace leghista, di tutte le malefatte di Berlusconi, critiche alla telecrazia di Mediaset, l’elenco delle leggi salva Previti, indagini sulle connivenze mafiose dell’UDC in Sicilia, analisi sugli affari sporchi di AN, però quasi niente delle magagne di Prodi, delle leggi salva-corrotti varate anche dal centrosinistra, giusto qualche critica ma assai blanda ai DS, nella forma di consigli a “far meglio”.
    Il risultato di questo, insieme alla spettacolarizzazione su telegiornali e documentari tipo Ballarò, Porta a Porta, dei litigi tra i politici, è creare ad hoc delle divisioni tra i cittadini parteggianti per l’una o l’altra parte, vedenti nella parte avversa il male assoluto e nella parte votata il bene o al limite il male minore, ci si contrappone su destra e sinistra come se volessero ancora voler dire qualcosa di concreto, per il nulla praticamente, e la casta politica, le massonerie, industriali e banchieri, ci ridono sopra.
    Sempre nei settimanali, metà carta è dedicata a cose di cui nulla può importare al cittadino comune, perché li sono inaccessibili: vacanze trendy riservate ai giovani manager rampanti, strambi locali esclusivi ultra-costosi, gli abiti strani che vediamo alle sfilate di moda in TV ma che noi non indossiamo, consigli su come accalappiare l’uomo ricco, gadget tecnologici da ostentare in ristoranti esclusivi di cui si parla sempre tanto, consigli su dove andare in vacanza all’estero o su dove investire in borsa, calendari nudi di qualche fanciulla, incomprensibili gallerie d’ arte e libri che già pochi borghesi leggeranno, tutte cose che NULLA hanno a che fare con la vita della pensionata che fa la spesa, dell’operaio della Fiat, del manovale che tiene famiglia, del giovane disoccupato sulle strade, dell’universitaria che ancora non ha lavoro; tuttavia, la narrazione dei lussi esclusivi del ceto ricco ha la funzione di inculcare nella gente, anche l’ultimo disoccupato senza terza media, il modello borghese di vita, per far arricchire il capitale e renderlo protetto in quanto espressione di un mondo in cui tutti credono, per cui attaccare capitalismo e finanza sarebbe un sacrilegio nella nuova religione del dio profitto; fanno si che l’operaio che sciopera aspiri a diventare un giorno imprenditore avido e spaccone propenso a fare manganellare i suoi ex colleghi di lavoro, che la studentessa di liceo aspiri ad essere velina, che l’insegnante di lettere desideri i figli laureati in ingegneria o economia, che il contadino si vergogni di esser tale.
    Oh, almeno 3-4 articoli interessanti sui problemi quotidiani, sulla geopolitica internazionale, su lobbies farmaceutiche etc. si troveranno sempre in un settimanale, questo perché tali articoli servono ad attirare il pubblico che vuole sapere e quindi ad incrementare le vendite; purtroppo anche parte di questi articoli interessanti e utili adempie alla funzione di confondere e depistare, concentrare l’attenzione su un problema per nasconderne un altro o su un sintomo per nascondere la malattia: così si parla degli imbrogli del mercato borsista per non parlare dello sfruttamento sui luoghi di lavoro, della criminalità extracomunitaria per tacere su chi dall’alto muove il fenomeno dell’immigrazione, del parassitismo dei sindacati per dimenticarsi dei tanti padroni capitalisti bastardi che oltretutto usano gli stessi sindacati parassiti per agevolare la loro opera di precarizzazione del mondo del lavoro etc. Inoltre ci si fa l’idea che la coalizione di riferimento abbia a cuore certe sensibilità e il gioco di confusione è completato!
    Andiamo ai telegiornali nazionali: primi 10 minuti litigi e progetti dei politici, dopo cronaca nera, qualcosa sulla politica estera ovviamente diffamando popoli e stati oppositori al mondialismo, un po’ di cosa sui costumi distintivi dell’occidente plutocratico tipo shopping, cenoni di Capodanno, vacanze, regali natalizi, statistiche su quanto facciamo l’amore al mese, e infine su sfilate di alta moda, su stramberie e vicende sessuali e sentimentali di VIP e di nobili inglesi. Poco si parla della vita di tutti i giorni, del problema della casa, del lavoro precario, della povertà. Su questi temi qualcosa in più la troviamo sui quotidiani locali, che devono per definizione raccontare quello che accade sul posto. Generalmente permane una scarsa informazione su leggi di interesse vitale, è una vergogna come raramente sia stata spiegata bene la legge sui fondi pensione o sul TFR, usando giri di parole, linguaggi tecnici, che hanno alimentato una gran confusione in testa. Da notare come la cronaca nera è la grande arma di distrazione di massa. Avete presente come determinati casi dai connotati originali vengono ossessivamente proposti sui notiziari, sui documentari salotto dei Vespa, Pivetti, Mentana, in tutti i particolari da quelli più scabrosi a quelli scientifici, con tutte le supposizioni fanta-criminose? Da truci vicende reali si prende spunto per costruire dei telefilm dove indagini e vicende personali vengono pilotate sfruttando sofferenze reali. L’apripista è stato l’omicidio insoluto del piccolo Samuele Lorenzi nel paesino aostano di Cogne, in pieno governo del centrodestra: il caso veniva proposto ossessivamente con le lacrime della mamma e le fantasticherie di psichiatri e criminologi autentici giullari di palazzo in occasione di processi ai danni di esponenti di spicco del centrodestra e nei momenti in cui quel governo sanciva leggi fatte apposta per risolvere i problemi giudiziari di quelle persone, tutto per distrarre. Quest'anno, la storia di Cogne terminò il suo compito, la signora Franzoni fu condannata definitivamente perché serviva un colpevole per chiudere bene la storia ma non essendoci prove certe fu esclusa dalla prigione.
    Con il centrosinistra al governo dal 2006, in questi mesi in cui tale governo dava vita all’esproprio dei contributi pensionistici per operazioni finanziarie, all’innalzamento dell’età pensionabile, ecco nuove storie: una ragazza italiana uccisa in stazione a Roma in una rissa con una prostituta romena per un colpo di ombrello fatale, e a settembre nel paese di Garlasco, l’assassinio a coltellate di una ragazza di buona famiglia apparentemente senza “macchie”, ed ecco i particolari, tutte le ipotesi possibili immaginarie sbandierate ai 4 venti, le opinioni dei cittadini di Garlasco, ignoti “fidanzati immaginari”, l’arresto e la scarcerazione del fidanzato, cavia di continue analisi psichiatriche televisive da strapazzo.
    Descritto tutto questo marasma, voglio dire che ciò non deve indurre a chiudere con giornali e TV, bisogna leggere, vedendo gli articoli utili e imparare a districarsi. L’ideale sarebbe un informazione slegata da interessi occulti, indipendente dal potere politico e da interessi privati, libera dalla presenza di massoni, che ottemperi ai bisogni dei cittadini. Ciò si può meglio conseguire se i cittadini controllano direttamente questa informazione, guidandola secondo le loro esigenze, quindi un informazione né in mano a privati né allo stato, ma …. Socializzata!
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