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    Predefinito Ho appena inviato questa lettera a Giuseppe d'Avanzo di Repubblica

    Salve,
    sono un lettore di Repubblica.
    La mia lettera è indirizzata a Giuseppe d'Avanzo,ma non avendo rinvenuto la sua e-mail scrivo a questo indirizzo chiedendovi,gentilmente,di inoltrargliela.

    Caro d'Avanzo,
    mi chiamo R.S. ,sono di Napoli,e sono profondamente di sinistra.
    Quale premessa le dico che trovo il suo editoriale pubblicato oggi su la Repubblica a proposito della puntata di giovedì scorso di Anno Zero,a dir poco sconcertante e vergognoso.
    Che articoli come il suo rafforzano la mia stima nei riguardi di Santoro e di quei pochi giornalisti come lui davvero liberi e indipendenti dal potere politico che ancora ci sono in Italia.
    E che l'editoriale da lei scritto mi induce a confermare la mia tesi che voi di Repubblica siete totalmente asserviti al potere di centro-sinistra e dell'attuale governo cosicchè non è dato aspettarsi da voi una reale informazione libera.
    E difatti,caro d'Avanzo il suo editoriale è solo la punta di un iceberg,che in questi mesi è stato caratterizzato da innumerevoli attacchi a Grillo per il suo mettere in discussione,con tutti i limiti e i suoi difetti,e anche le sciocchezze che a volte dice,la classe politica,per la sua critica sistemica,e soprattutto per il suo effetto destabilizzante nei confronti del governo di centro-sinistra,non contemplato dalla vostra pax giornalistica che da quando l'Unione ha vinto le elezioni fa sì che si possano dire solo certe cose e non altre,che le critiche possano arrvare sin ad un certo punto,in nome di un conformismo che è il contrario dell'informazione.
    E soprattutto avete dimostrato di non aver capito nulla del fenomeno Grillo bollandolo come qualunquistico e antipolitico,offendendo migliaia di cittadini impegnati seriamente in attività di ogni genere nate dai meetup,come se il solo modo di fare politica fosse quel vuoto pneumatico che è la politica istituzionale italiana,
    Il suo editoriale ,caro d'Avanzo avrebbe potuto essere scritto in costanza del governo Berlusconi ,da un qualsiasi editorialista del Giornale.
    E difatti molto simili sono sia i toni,che gli argomenti.
    Dov'era lei,caro d'Avanzo quando Santoro conduceva le puntate e le inchieste su Previti ,Dell'Utri,Berlusconi?
    Su processi ancora in corso?
    All'epoca lei e i giornalisti di Repubblica non facevate tante distinzioni tra indagati e condannati in via definitiva.
    All'epoca non scrivevate che i processi non si fanno in televisione.
    All'epoca non accusavate di superficialità e genericità nelle accuse Santoro e la sana controinformazione.
    All'epoca non censuravate i giudici per i loro presunti interventi inopportuni.Adesso avete scoperto il garantismo verso i potenti quando prima eravata giustizialisti.Adesso attaccate persino Travaglio che prima coccolavate
    Cos'è cambiato da allora?
    Ma è ovvio ,lapalissiano,che all'epoca c'era un governo da abbattere e chiunque si muovesse in quella direzione andava bene.Andava bene Santoro ,andava bene Luttazzi,ed anche Travaglio.
    Andavano bene i girotondini,perchè anche se le loro iniziative erano molto piu' superficiali e qualunquiste di quelle di Grillo muovevano nella direzione giusta e soprattutto il loro scopo era pungolare la classe politica di sinistra,affinchè si comportasse meglio,una volta abbattutto il mostro Berlusconi.
    Mica volevano mettere in discussione alcunchè.
    Caro d'Avanzo,le sue parole hanno inquietato,chi,come me,non è mai stato forcaiolo o giustizialista,ma apprezza Santoro perchè la sua controinformazione non va nella direzione del giustizialismo ,bensì di un concetto che in Italia suona come un'utopia,una giustizia uguale per tutti.
    Apprezza Santoro chi come me non ha mai confuso indagati e condannati in via definitiva,ma ritiene che l'opportunità vorrebbe che Cuffaro si dimettesse prima di una sua eventuale condanna tra 10 anni in Cassazione.E chi come me soprattutto ritiene che comunque è giusto che gli italiani sappiano certe cose.
    Chi come me difende l'autonomia della magistratura non solo quando c'è un governo Berlusconi che fa fuori Caselli e intimidisce tutti i magistrati scomodi,ma anche quando c'è un governo Prodi il cui ministro con motivazioni pretestuose vuole trasferisce un p.m. che costituisce una sia pur flebile speranza per una regione disastrata come la Calabria,p.m. titolare di un processo nel quale è indagato Prodi,e coinvolto indirettamente anche Mastella.
    Lo sappiamo tutti che a decidere se le motivazioni della richiesta di trasferimento o meno sono pretestuose è il Csm,lo ha ribadito anche Santoro.
    Ma se permette,nel frattempo ,forse l'opinione pubblica,e gli italiani,che scemi del tutto non sono,un'ideuzza in merito se la sono fatta.
    Ideuzza Cavallata dal patetico intervento ad Annozero del sottosegretario che costuitiva un appendice di Mastella,e dalla testimonianza della Forleo,la quale ci ha fatto sapere che quando decide su Mario Rossi non subisce ispezioni,mentre quando decide su Antonveneta vanno a farle le ispezioni pure mentre è al cesso.
    E già,quella Forleo,che lei nel suo editoriale attacca usando il leit-motiv del giornalismo berlusconiano(è un giudice ,dovrebbe tacere,è inopportuna,dovrebbe apparire imparziale oltre che esserlo).E tutto questo perchè?
    La Forleo non ha fatto riferimento ad alcun caso specifico,esprimendo il suo parere da cittadina del Sud e da magistrato.E' consentito ancora garantire entro certi limiti l'articolo 21 cost. ai giudici?O dobbiamo bruciare le interviste nelle quali Borsellino formulava accuse alla classe politica ben piu' pesanti di quelle della Forleo?
    Il riferimento a D'Alema,coinvolto nel processo del quale la Forleo è titolare,quando afferma "è ora che il Sud si liberi dei Don Rodrigo e dei suoi bravi"ce lo vede solo lei,egregio d'Avanzo.
    E' pretestuoso collegarlo alla provenienza meridionale di D'alema.
    E suona,da parte sua,come un'excusatio non petita.Si vede che ci teneva a difendere d'Alema.
    Ma non si capisce cosa c'entri una frase del genere,che è uno sfogo comune a qualsiasi cittadino meridionale onesto,circondato da una classe politica schifosa e collusa,con la serenità di giudizio della Forleo nei riguardi di D'alema.

    Non capisco come si possa accusare la Forleo in tal senso di ambiguità e dirle "parli chiaramente oppure taccia".

    L'unico che formula accuse ambigue e non troppo velate è lei caro d'Avanzo,
    lei scrive "L´anchorman sembra ignorare (o voler ignorare) quanti orrori possono accadere quando un magistrato arriva al massimo dell´indignazione e, in nome della giustizia, pretende un castigo e, se non lo ottiene, avvia un ciclo di ritorsioni. Sembra non comprendere che un potere che schiaccia un magistrato, e un magistrato che non si cura delle procedure, sono due aspetti della stessa barbarie. Altro che quisquilie, perché se al politico gli si può interdire il voto, al magistrato no. L´unica garanzia che abbiamo è che rispetti le regole perché un potere sostanzialistico e punitivo ha sempre la vocazione a espandersi oltre i limiti definiti dalle norme che lo regolano. Può contagiare il costume giudiziario. Alla fine, valorizza la mano forte e metodi che possono diventare persecutori, di giustizia preventiva.".


    Ebbene,in quello che lei scrive gentile d'Avanzo leggo ancora una volta un'accusa da editoriale berlusconiano rivolta a de Magistris che può essere riassunta così
    "Questo de Magistris per la sua sete di giustizia,di protagonismo,di indignazione,sta dimenticando le regole del diritto e le garanzie di legge".

    Orbene,caro d'Avanzo,se ha prove lo dimostri,lo documenti.
    Altrimenti sono le stesse accuse che formulavano i berluscones alla Boccassini,a Borrelli, a Colombo,e via dicendo.

    Ma soprattutto lei offende i tanti giovani rappresentanti della Calabria sana,onesta,che erano da Santoro,sostenendo in sostanza che "non capivano di cosa si trattava e quale fosse la posta in gioco".

    Non ci prenda per scemi(mi annovero tra i giovani a buon titolo,avendo 25 anni).
    Capiamo benissimo.
    E vuole sapere perchè Grillo riscuote tanto successo?Non solo e non tanto perchè si "sostituisce "ai politici,ma soprattutto perchè si sostituisce ai giornalisti,che in Italia,per troppi interessi di potere non fanno il loro dovere con la giusta correttezza.
    Mille volte meglio la sana foga di Santoro ,con ciò che essa implica,che l'autocensura di giornalisti altrettanti bravi,documentati e preparati.

    Lo ha capito ora perchè il prossimo vaffanculo sarà rivolto a voi giornalisti(ma non a Santoro)?

    Cordiali saluti.

  2. #2
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    E QUESTO E' L'EDITORIALE DI D'AVANZO


    COMMENTO
    Messaggi barbarici
    di GIUSEPPE D'AVANZO




    Michele Santoro
    Annozero, che giovedì ha affrontato il "caso De Magistris", è stato una barbarie. Parola da intendere in senso proprio. La scena messa su da Michele Santoro ha creato "condizioni di vita estranee o contrarie a un modo di organizzare l'esistenza" improntato alla civiltà, alle buone maniere, a regole e responsabilità. Se precipiti nella barbarie, nessuno può ragionevolmente sperare di farcela (per questo la civiltà è soprattutto conveniente). Gesti, parole, argomenti - in un contesto primitivo - non possono che avvilirsi in una eccitata violenza che deforma ogni ragione e anche la migliore delle intenzioni. E' quel che è accaduto nella Rai del servizio pubblico lasciando sul terreno la credibilità di tutti i partecipanti, nessuno escluso. Qui ne faremo un breve elenco, cominciando dai due grandi assenti nello studio: il Consiglio superiore della magistratura e il ministro di Giustizia, Clemente Mastella. Sono i maggiori, e più colpevoli, responsabili del "caso De Magistris".

    Si sa di che cosa si tratta ormai. Luigi De Magistris è pubblico ministero a Catanzaro. Indaga sul sistema di potere che governa l'afflusso dei finanziamenti europei in Calabria (8 miliardi e mezzo di euro tra il 2007 e il 2013). L'investigazione rivela una rosa di contatti che tocca il capo del governo e sfiora lo stesso guardasigilli; un network di amicizie complici che coinvolge qualche succube o attivissima toga. Per riflesso, il pubblico ministero è aggredito, vilipeso, sabotato dalle gerarchie togate di due regioni (Calabria e Basilicata).

    Lo stato miserevole in cui versa la magistratura calabrese - indifferente, conformista, timida e intimidita, furbissima o connivente - è una novità per l'opinione pubblica, non per il Consiglio superiore. Avrebbe dovuto intervenire per liberare gli uffici da quelle velenose incrostazioni. Non si è mosso da lustri. Non si muove oggi, imprigionato dalla magistratura associata (Anm), in uno strategico e goffo patto con il governo. In cambio di correzioni alla catastrofica riforma dell'ordinamento giudiziario voluta dal centro-destra, le toghe si sono acconciate a uno scaltro quietismo che promette di non disturbare il manovratore, quando e dove serve.

    E' una condizione che appare al ministro di Giustizia, Clemente Mastella, così favorevole da convincerlo a "infilzare" De Magistris con un'indiavolata sollecitudine e a chiedere al Consiglio - senza alcuna seria urgenza - il trasferimento del pubblico ministero per "gravi violazioni deontologiche". Quali siano ancora nessuno è in grado di dirlo davvero. Girano molte voci anche accreditate, molti "si dice", qualche "bufala", ma nessuno può dire ancora quali siano nel dettaglio le contestazioni del ministro al magistrato. In questa cornice, dovrebbe essere intelligibile per chiunque "il bene" che chiede protezione in quest'affare: l'autonomia di una funzione giudiziaria rispettosa delle regole.

    Il perché dovrebbe essere chiaro. Se una giustizia condizionata o minacciata dal potere non è giustizia (l'indipendenza è il presupposto dell'imparzialità del magistrato), non è giustizia nemmeno quando si manifestano prassi in cui prevale una logica dell'efficienza coniugata alla facile idea che per la salus rei publicae bisogna guardare al reo dietro il reato, anche a costo di sacrificare il principio di stretta legalità.

    Annozero comincia male, malissimo. Paragonare la "crisi calabrese" al "grande gioco" di Palermo negli anni Ottanta appare incongruo, sconveniente, di certo un errore di prospettiva che trascura le forze e i poteri che allora erano in conflitto, non rende onore ai "fatti" e alla memoria, alla sapienza e al sacrificio di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino (nonostante la presenza in studio del fratello Salvatore).

    La partecipazione di Clementina Forleo sorprende. E' il giudice che scrutina le indagini preliminari per le scalate del 2005 (Antonveneta, Unipol). Ha chiesto al Parlamento di poter utilizzare le intercettazioni D'Alema-Consorte ipotizzando anche una responsabilità penale del ministro degli Esteri. Dice: "E' ora che il Sud si liberi di Don Rodrigo e dei suoi bravi". Ora D'Alema viene eletto al sud, nella stessa regione - la Puglia - che ha dato i natali alla Forleo. E' a lui che si riferiva con quel "Don Rodrigo"? E, se non si riferiva a lui, non si dà spazio a un'ambiguità che scredita D'Alema, ma anche chi dovrebbe giudicarlo, la sua serenità di giudizio, la sua imparzialità (che dovrebbe anche apparire tale)?

    Dice ancora la Forleo: "Purtroppo il giudice viene lasciato solo anche da tanti suoi colleghi. Dopo aver preso scelte scomode io e altre persone ci siamo ritrovati a non avere i soliti inviti e i contatti consueti con colleghi. Anche oggi qualcuno mi ha telefonato e raccomandato: "Sii prudente". Ora la Forleo lavora negli uffici giudiziari di Milano, che a buon titolo consideriamo d'eccellenza. Il suo j'accuse lascia pensare che le toghe di Milano siano così acquiescenti all'attuale potere politico dei Ds da isolarla per le sue decisioni, addirittura da minacciarla con discrezione.

    Stanno davvero così le cose, oggi, nell'ufficio che fu di Borrelli, Colombo, Davigo, Di Pietro e che è oggi di Boccassini, Greco, Spataro e di centinaia di altri pubblici ministeri e giudici che, investiti dall'ondata di piena del berlusconismo al governo, hanno conservato il rispetto di se stessi, del proprio regolato lavoro e della Costituzione? Si fa fatica a crederlo. Per crederlo, bisognerebbe documentarlo meglio. Se non si può documentare meglio, converrebbe tacere a meno di non voler correre il rischio di diffondere, senza ragione e ragionevolezza, un ingiusto discredito su un'istituzione dello Stato e sui suoi servitori.

    Il peggio, in ogni caso, lo offre Michele Santoro. Organizza una trasmissione che rende incomprensibile la "materia del contendere". Davvero quei ragazzi raccolti da Annozero (e i telespettatori) hanno compreso quali sono le circostanze e "i principi" messi in gioco dal "caso De Magistris"? La ricostruzione, gonfia di emotività, suggestioni, commozioni, li ha come rimossi. Santoro ne propone la chiave concettuale. Dice: non ci interessano le regole, la forma che doveva rispettare De Magistris, non ci interessano i suoi errori anche probabili. Ci interessa "la sostanza", il resto sono "quisquilie".

    L'anchorman sembra ignorare (o voler ignorare) quanti orrori possono accadere quando un magistrato arriva al massimo dell'indignazione e, in nome della giustizia, pretende un castigo e, se non lo ottiene, avvia un ciclo di ritorsioni. Sembra non comprendere che un potere che schiaccia un magistrato, e un magistrato che non si cura delle procedure, sono due aspetti della stessa barbarie. Altro che quisquilie, perché se al politico gli si può interdire il voto, al magistrato no. L'unica garanzia che abbiamo è che rispetti le regole perché un potere sostanzialistico e punitivo ha sempre la vocazione a espandersi oltre i limiti definiti dalle norme che lo regolano. Può contagiare il costume giudiziario. Alla fine, valorizza la mano forte e metodi che possono diventare persecutori, di giustizia preventiva.

    Sono questi i messaggi "barbarici" che il servizio pubblico della Rai ha diffuso con Annozero senza voler considerare la vera e propria disinformazione firmata da Marco Travaglio. Ammesso che Travaglio fosse lì come giornalista e non come leader del largo movimento d'opinione che fa riferimento a Beppe Grillo, davvero si può rappresentare l'intero sistema politico italiano come governato dal massone Licio Gelli? Si può sostenere che questo governo abbia separato le carriere di pubblico ministero e giudice?

    No, perché non è vero. Si può, come se si trattasse di una notizia, sostenere che "la temporaneità degli incarichi direttivi" è un modo per liquidare i magistrati più abili e indipendenti mentre è il solo espediente che una magistratura debole e divisa ha escogitato per evitare che gerarchi in toga si installino in una stessa poltrona per un ventennio diventando parte integrante e preziosa del sistema di potere locale?

    La barbarie di Annozero dovrebbe farci chiedere che cosa deve essere l'informazione del servizio pubblico. Se è "dare le notizie" e "accrescere la conoscenza", come si potrebbe ipotizzare, l'obiettivo è stato del tutto mancato: notizie alquanto confuse, disinformazione; non c'è alcuna conoscenza, soltanto un distillato di veleni in un quadro culturale che ignora le ragioni della democrazia e le convenienze dello Stato di diritto.

    Annozero, viene da dire, è stato soltanto un passo verso il suicidio collettivo. Qualche tempo fa, Barbara Spinelli ha ricordato che, per Emile Durkheim, non si suicidano soltanto gli individui, ma anche le società e gli Stati. Accade quando le società perdono le regole; spezzano gli equilibri; slabbrano le istituzioni, lo Stato, la famiglia, il sindacato, le magistrature; vedono frantumarsi i legami sociali come se non ci fosse più alcuna possibilità di tenere insieme interessi, destini, futuro (era il fantasma che avevamo visto al governo con Berlusconi). Può essere ora il lavoro distruttivo che piace alle burocrazie dell'informazione, a cinici politici in cerca di un facile consenso, agli indifferenti amministratori della Rai, ai moltissimi che sono in cerca di una leadership capace di decidere in fretta e imperiosamente, magari dopo un "vaffanculo". A noi, non piace.

    (6 ottobre 2007)

  3. #3
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    avanzo ha detto una serie di boiate, spacciano la critica (che si sia daccordo o meno non importa, non soono daccordo con grillo ma non centra) per chissà quale piano malvagio per il futuro dell'italia. sono come berlusconi, appena li contraddici ti saltano alla gola. il nano tira fuori l'unione sovietica, questi ipotetici futuri di disgregazione sociale, rovina morale o cosa...

 

 

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