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Riva: Solo Totti poteva superarmi



(AS_ROMA | 08/10/2007) - FRANCO BOVAIO
«Per Totti provo grande simpatia e amicizia. E' uno di quei calciatori che ho conosciuto in Nazionale che ricorderò sempre volentieri, soprattutto perché è un ottimo ragazzo: sensibile, a posto, in gamba e leale. Uno del quale purtroppo molti parlano senza conoscerne le qualità. Sono contento che mi abbia superato in questa particolare classifica, se lo merita». Chi parla è un monumento del calcio mondiale, Gigi Riva, l'uomo che con le sue reti ha fatto sognare una generazione di tifosi e che per tutti resterà per sempre "Rombo di Tuono". Con la doppietta di ieri a Parma Totti lo ha superato nella classifica marcatori generale del nostro campionato: 157 reti per il capitano, 156 per Riva, appaiato a Roberto Mancini. Un'impresa che merita di essere celebrata proprio per la grandezza del cannoniere con cui stiamo parlando. «Quando uno ha talento e doti calcistiche come quelle di Totti tutto è possibile - dice ancora Riva - Lui in questi ultimi due anni ha subito una trasformazione calcistica notevole da mezza punta a punta che lo ha portato ad avanzare il suo raggio d'azione e ad avere più possibilità di vedere la porta. Ma dato che è fortissimo si è subito adattato alla grande al nuovo ruolo e i risultati si vedono. Non possiamo che fargli i complimenti».

Lei pensa che Totti possa arrivare ai 200 gol in A?
«Dipende da molti fattori: anzitutto dalla condizione fisica e poi dagli acciacchi che lo assillano e che lo hanno costretto a rinunciare alla Nazionale, visto che spesso gli impediscono di giocare tre gare a settimana. Certo se riesce a gestirsi bene e considerando che oggi la carriera di un calciatore si è molto allungata rispetto ai tempi miei è un obiettivo possibile e sinceramente è quello che gli auguro con tutto il cuore».

Al di là del bel rapporto che la lega a Totti, quanti altri gol pensa che avrebbe potuto segnare senza i terribili infortuni che ha subito nella sua carriera?
«Chi lo può dire? Certo è che rispetto a lui sono stato sfavorito da tre fattori. Anzitutto ai miei tempi eravamo traumatizzati dalla sconfitta con la Corea del '66 e tutti giocavano più per lo 0-0 o per non prenderle che per segnare, tattica che impediva ai terzini di scendere e che sfavoriva gli attaccanti, comunque poco assistiti dalla squadra. Poi il campionato più corto, fatto di 30 giornate anziché di 38 e disputato in un'epoca in cui si giocava molto meno di oggi. Quindi gli infortuni, certo, con la frattura di Vienna soprattutto che mi tolse molte partite e di conseguenza tanti gol potenziali. Anche se non è detto che se avessi giocato li avrei comunque segnati. In ogni caso, ripeto, sono contento così e lo sono per Totti, al quale, approfittando della vostra ospitalità, invio un grosso abbraccio con tanta simpatia».