La Chiesa scende in campo. Stavolta non in senso figurato ma sul rettangolo verde. Il Csi, il centro sportivo della Cei, ha costituito una cordata di imprenditori cattolici per gestire l'Ancona, la società ora al comando della serie C1 e coinvolta nel ciclone Calciopoli. Insomma anche se le imprese dei biancorossi sono lontane (finale di Coppa Italia contro la Sampdoria) e ultima apparizione nel calcio che conta quattro anni fa, il futuro appare roseo. All'insegna dell'etica come spiega in una intervista ad Affari il presidente della Csi Edio Costantini.
Presidente Costantini, stavolta la Chiesa scende in campo davvero. Non solo in senso figurato.
"La serie C è stata una combinazione: noi non abbiamo cercato l'Ancona poi con amici comuni ci sono stati alcuni incontri. Da parte dei loro dirigenti c'è stata la disponibilità ad avviare questo laboratorio. Ma con dei paletti...".
Quali sono i temi che sono finiti nel vostro mirino?
"Intanto la gestione finanziaria. Cercando un equilibrio tra i costi e i ricavi con obiettivi sostenibili. Una sorta di investimento, ma con oculatezza".
E questo è il primo punto. Dal punto di vista dei comportamenti?
"Una grande attenzione all'umanizzazione della gestione tecnica della squadra. Vogliamo superare un valore esclusivamente economico. La squadra non è solo un capitale economico ma umano. E che comprende anche la tifoseria che deve avere una cultura sportiva".
Che cosa prevede poi il vostro codice etico?
"Anche la regolarizzazione del settore giovanile. Ma che si concilii ad esempio l'attività sportiva e quella scolastica dei ragazzi avviati alla prima squadra. E in caso di marachelle - di fronte a fatti concreti - sono pronte le ore di volontariato...".
L'entusiasmo non manca.
"Questa avventura è un tentativo di rigenerare, di immettere nuova energia nel calcio quasi intoccabile, un castello dorato visto da fuori ma dalle brutture all'interno (almeno come abbiamo visto negli ultimi anni). Il nostro tentativo sarebbe stato inutile in serie A o B ma la serie C è propedeutica. Speriamo sia un esempio contagioso... un processo virtuoso".
Eppure alcuni presidenti di club professionistici hanno parlato di etica nel mondo del calcio...
"Hanno provato a parlare di etica ma poi alla fine abbiamo visto gli avvisi di garanzia con un mercato che stritola sempre di più".
Il calcio si può ancora salvare?
"Quando i club professionistici hanno cambiato rotta diventando delle Spa sono cambiati anche gli usi e ci costumi del mercato. Dando grande attenzione solo al risultato".
E le conseguenze sono state business e investimenti. A spese dei ragazzi...
" Nel risultato a tutti i costi si è verificata questa sorta di 'usa e getta': l'atleta vale fino a quando può dare qualcosa. Poi diventa una merce di scarto. E così molti giovani spinti magari dai genitori che credono di avere dei campioncini in casa vengono buttati al macero, generando una profonda illusione".
E qui interviene la vostra iniziativa.
"Abbiamo una esperienza di ormai più di 60 anni di storia. L'associazionismo sportivo cattolico da sempre si è interessato allo sport come strumento educativo. Fa parte del Dna della mission educativa del Csi. Soprattutto nel Giubileo del 2000 Giovanni Paolo II rilanciò con forza l' aspetto di mutualità tra lo sport di vertice e quello di base. Che sembra queasi una lotta di Davide contro Golia".
Ad Ancona quali sono state le prime reazioni?
"Un grande entusiasmo. Vista anche l'esperienza della Clericus Cup, l'attività sportiva per i seminaristi che abbiamo organizzato per riportare lo sport nelle parrocchie, negli oratori. Un aspetto venuto meno negli ultimi anni".
Il calciatore deve essere ancora il punto di riferimento per tanti ragazzi?
"L'atleta deve essere un punto di riferimento ma i ragazzi sono illusi con cattivi stili di vita".
Esiste un modello fra i calciatori?
"Penso a chi è venuto fuori da esperienze difficili. Tommasi, Di Francesco, hanno avuto una sorta di equilibrio. Senza dimenticare anche altri esempi meno noti".
Il segretario di Stato Tarcisio Bertone aveva ipotizzato una squadra di serie A del Vaticano contro le big. Siamo sulla strada buona?
"Credo che sia ancora un po' un sogno perché ci vuole una organizzazione evoluta. E' logico che come modello sarebbe ideale. Ma che sia profondamente anche reale".
Mi passi la battuta: la prossima campagna acquisti sarà in oratorio?
"Ci teniamo a rinvigorire questo rapporto tra grandi club e oratorio. Tanti sono i campioni del passato che ci sono cresciuti. Ora il campione nasce sostanzialmente in provetta... con un modello diverso. Ripeto: desideriamo riportare lo sport negli spazi educativi riscoprendo il senso del sacrificio, del rispetto delle regole".
http://canali.libero.it/affaritalian...0310.html?pg=2


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