Alcune domande laiche per Walter
• da L'Unità del 5 ottobre 2007, pag. 26
di Marco Cappato
Come ci si dovrebbe comporta*re, secondo il candidato alla guida del Partito democratico Walter Veltroni, in casi come quelli di Piergiorgio Welby e Giovanni Nu*voli? Questa la domanda semplice e chiara rivolta qualche giorno fa, dalle pagine di La Repubblica, dal Professor Ignazio Marino, chirurgo cattolico vo*luto dai Ds come candidato capolista alle ultime elezioni e portabandiera della proposta di regolamentare il «te*stamento biologico». In altre parole: quando una persona arriva a conside*rare le terapie offerte nella fase termi*nale della malattia come una vera e propria tortura, dobbiamo rispettare la sua volontà di interrompere senza soffrire le cure che lo mantengono in vita?
A questa domanda, il Presidente della Commissione Sanità del Senato ne ag*giunge una sulle convivenze di fatto. Molte altre ne vengono in mente: sul*l'alternativa tra buttare nella spazzatu*ra gli embrioni sovranumerari o usar*li per la ricerca; tra permettere o vieta*re l'analisi genetica pre-impianto a coppie portatrici di malattie geneti*che; tra offrire a un tossicodipenden*te un'assistenza medico-sociale in un contesto di legalizzazione, oppure lasciare che se ne occupi la criminalità dello spaccio di strada, delle overdosi e dell'Aids.
Limitiamoci alla prima questione po*sta dal Presidente Marino, perché il suo riferimento a due casi che sono entrati nel vissuto della gente, nella coscienza collettiva del Paese, non la*scia spazio a disquisizioni retoriche sulla «sana laicità» contrapposta al «laicismo», sulla centralità della ragione «illuminata dalla fede» o sul fanta*sma dell'eugenetica, agitato per spa*ventare e non far comprendere. La do*manda di Marino non può essere elu*sa nel dibattito su cosa sarà il Partito democratico, perché da un anno e mezzo il partito trasversale di ispira*zione clericale - o della «sana laicità» -ha bloccato ogni riforma legislativa sui temi cosiddetti etici, a partire da quel testamento biologico, sul quale Marino ha tessuto una paziente ope*ra di moderazione e mediazione, con il coinvolgimento pieno di massime personalità anche del mondo religio*so.
Negli stessi giorni della domanda di Marino a Veltroni, è arrivato un tenta*tivo di risposta agli elettori potenziali del Partito democratico da parte di fi*losofi di diverso orientamento, come Claudia Mancina, Roberta de Monticelli, Sebastiano Maffettone e Salvato*re Veca. Nel merito si riconosce il «di*ritto di avere o rifiutare cure», e la ne*cessità di «una appropriata legislazio*ne sulle direttive anticipate», ma nel*la premessa si fingono di ignorare gli ostacoli e gli attori che finora hanno impedito tali riforme. Il loro testo par*la, infatti, della necessità di «uscire dalla logica della contrapposizione tra laici e cattolici», e della necessità di un «nuovo metodo di discussione, contrapposto a quello delle laceranti vittorie numeriche sulle posizioni dif*ferenti», auspicando invece «soluzio*ni condivise».
Per valutare quanto tale auspicio sia fuorviante, dobbiamo tornare alle do*mande del Presidente Marino. Nel ca*so di Welby e di Nuvoli, e prima anco*ra in quello di Luca Coscioni la contrapposizione è stata tra una persona che voleva assumersi la responsabilità di decidere sul proprio corpo, sulla propria sofferenza, e altre persone e organizzazioni che pretendevano e pretendono di decidere per lui. Quan*do lo scontro è così netto, chi invoca «scelte condivise» ha l'onere si spiega*re chi debbano essere le parti di tale accordo.
Perché se parliamo dei vertici della Chiesa, non si può far finta di non ve*dere come il rifiuto di qualsiasi com*promesso sia il tratto distintivo dell'at*tuale strategia politica vaticana. E nemmeno si può, rivolgendosi al Par*tito democratico, ignorare la condivi*sione massiccia tra gli elettori per la lotta di Piergiorgio Welby, al quale il Vaticano ha poi negato i funerali reli*giosi come misura di esemplare con*danna delle sue parole e opere di mili*tante radicale che pronunciò la paro*la tabù: eutanasia. Non si può, infine, ignorare che il sondaggio secondo cui un anestesista rianimatore su due praticherebbe l'eutanasia se la legge lo consentisse, nove su dieci sono per il testamento biologico e sette su die*ci respingono le raccomandazioni del Vaticano di non interrompere mai l'alimentazione, l'idratazione e la ventilazione artificiale.
La risposta di Veltroni non è ancora arrivata, né a Marino né agli elettori. Se dovesse tardare ancora, sarebbe un danno serio. Non per quelli del «tan*to peggio tanto meglio», che da de*stra e da sinistra hanno come unica at*tività la pubblica denuncia dell'impo*tenza altrui, per meglio nascondere la propria. Sarebbe un danno per la poli*tica tutta, intesa come luogo della ri*cerca di soluzioni a problemi molto concreti, che non possono e non de*vono più essere elusi.
NOTE
Segretario e Co-Presidente dell'Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica




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