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Sabotaggio
GIOVANE-EUROPA : LA NASCITA DELLA NOSTRA ORGANIZZAZIONE TRANSNAZIONALE
Non entra nel merito di questo studio fare la storia di Jeune-Europe, questa organizzazione europea transna-zionale animata, dal 1960 al 1969, da Jean Thiriart e che fu presente in undici paesi europei. Tra cui il Belgio e l'Italia dove ebbe un certo peso politico. Per la mera storia di questa organizzazione, il lettore potrà fare riferimento alla tesi puhblicata nel 1978 dall'Università di Parigi ed intitolata Jean Thiriart et le national-communautarisme europeen (1).
Qui ci occuperemo dei rapporti che sono esistiti tra Jeune-Europe e l'estrema sinistra maoista, rapporti che segnata-mente hanno portato alla presenza di vecchi quadri dell' organizzazione nei ranghi delle Brigate Rosse, ed al livello più alto. Nel momento in cui, in seguito alla ripresa della guerriglia antiamericana in Europa, la stampa parla spesso, sovente a torto, di "convergenza degli estremi", ci sembra importante dare un'altra visione del fenomeno ed altri orientamenti e spiegazioni.
Il nostro lavoro si situa su due piani hen differenti. Da una parte risponde alle necessità di uno studio storico rigoroso ed oggettivo. Dove viene dato importanza alle fonti. Dall'altra si tratta di un lavoro "impegnato", scrit-to da un militante rivoluzionario europeo. Noi non cre-diamo all'atto gratuito in un mondo dove tutto è po-litico. E la ragione delle conclusioni politiche date a questo lavoro. A diverse riprese facciamo per la prima volta delle rivelazioni il cui carattere sensazionale non sfuggirà al lettore più attento. Ogni volta queste saran-no supportate da documenti.
Jeune-Europe, un'organizzazione rivoluzionaria transnazionale
La grande stampa di regime si caratterizza con il più piatto conformismo. Una delle manifestazioni più stupide di ciò è la marcata volontà di dare ad ogni corrente politica un'etichetta che la situi in uno scacchiere convenzionale che va dall'estrema destra all'estrema sinistra. E quando un movimento rivoluzionario si situa fuori dal sistema, niente vale più. Vengono allora le pseudo-spiegazioni sulla "con-vergenza degli estremi" ed altre fantasticherie provenienti dalla non-politica, dal sogno o semplicemente dalla disones-tà. Jeune-Europe non è sfuggita a questo fenomeno e si vede catalogata da trent'anni come di "estrema destra", anzi "neofascista" a dispetto della realtà e dell'obbiettività.
Ma se si studia questa organizzazione europea attraverso la sua reale storia, le sue pubblicazioni e i numerosi docu-menti, la realtà è un'altra: ci troviarno davanti ad un movi-mento rivoluzionario originale e inclassifieabile, che si situa risolutamente fuori dai conformismi di destra e di sinistra. "Organizzazione per la formazione di un quadro politico" (2), partito rivoluzionario d'avanguardia, Jeune-Europe ricorda, per i suoi metodi e il suo progetto politico, il partito Bolsce-vico del 19l9: "Una rivoluzione esige la congiunzione di diversi fattori: powedere un'ideologia globale (e non solamente un piccolo programma elettorale); essere un gruppo determinato, organizzato, omogeneo, disci-plinato, cioè essere un partito di lotta; infine trovare un momento di crisi... L'ideologia l'abbiamo, il gruppo strutturato lo stiamo preparando, il momento di crisi lo aspettiamo al varco" (3).
Vecchio militante stalinista nell'anteguerra (4), Thiriart ha strutturato il suo movimento seguendo i principi dell'ortodos-sia organizzativa leninista e la gerarchizzazione di questa viene direttamente dal "centralismo democratico". A diverse riprese Thiriart ha riconosciuto l'influenza esercitata su di lui in questo campo da Lenin (5).
Rivoluzionario coerente, Thiriart non escluse alcuna via per fare la rivoluzione europea. E influenzato dagli esempi concreti dei rivoluzionari extra-europei o del Terzo Mondo, vide nella lotta armata una possibilità non trascurabile. Segnatamente scrisse: "Un rivoluzionario europeo deve dunque da ora considerare come un'ipotesi di lavoro un'eventuale lotta armata insurrezionale contro l'occu-pante americano... Colui a cui questa ipotesi fa paura non è un rivoluzionario. Non è nemmeno un nazional-ista europeo. Quando si vuole il fine si vogliono i mezzi. Quando si vuole l'Europa si vogliono tutti i mezzi per farla. Bisogna fin da ora inserire nella lista delle possibilità un'azione di stile Vietnam in Europa..." (6).
La formazione fisica e paramilitare gioca dunque un ruolo considerevole nei corsi delle Scuole quadri dell'organizza-zione dove si preparano i militanti alla creazione dei futuri partigiani e guerriglieri antiamericani. Le direttive di Jeune Europe in questo campo sono peraltro molto precise: "Nell'ipotesi di un conflitto, noi saremo impegnati in azioni paramilitari e militari..." (7).
Jeune-Europe non è peraltro alla sua prima esperienza d'azione diretta clandestina. Dal 1960 al 1962, l'organizza-zione offre l'appoggio delle sue reti belghe, francesi, spagnole, italiane e tedesche, all'OAS francese di cui costi-tuisce le principali strutture della "Mission III", incaricata dell'azione sul territorio metropolitono. Come riconosceran-no tutti gli osservatori, Jeune-Europe si mostrerà molto efficace (8).
Diversi suoi militanti, tra cui lo stesso Jean Thiriart, in questa occasione conosceranno la prigione. Si trattava allora di un'alleanza tattica destinata a procurare, in caso di vittoria dell'OAS, un polmone esterno, un "trampolino fran-cese" all'organizzazione in vista di un'azione rivoluziona-ria in Europa. Ideologicamente, un fossato separava le posi-zioni atlantiste e pro-americane dei colonnelli d'Algeri e le opzioni rivoluzionarie anti-americane di Thiriart.
Sul piano ideologico, gli Stati Uniti sono designati come il nemico principale. Dal 1960, Thiriart afferma chiaramente il suo anti-americanismo che non farà che crescere nel corso degli anni. Lo slogan "US go home" farà la sua appari-zione sulle colonne di Nation Belgique, settimanale in lingua francese dell'organizzazione, dal 1962 (9). A partire dal l965, gli USA diventano peraltro il solo avversario, come sottolinea pertinentemente Etienne Ver-hoeyen in uno studio per altri versi molto discutibile: "Si ha anche l'impressione che, nell'ideologia di Jeune Euro-pe, l'anti-americanismo ha rimpiazzato poco a poco l'anticomunismo" (10). Il progressivo e prevedibile slitta-mento, dal 1961, di Thiriart verso il "nazional-comunis-mo", di cui parleremo più avanti, non vi è evidentemente estraneo.
A Jeune-Europe non ci si faceva alcuna illusione sulle capacità dell'occupante americano. Così, Thiriart cercherà instancabilmente degli alleati tattici nella sua lotta di libera-zione nazional-europea. Ed è in questo campo più che in ogni altro che risalta il carattere indiscutibilmente rivolu-zionario dell'organizzazione.
Il sostegno di Jeune Europe alle lotte anti-imperialiste
Dal 1962, Jeune-Europe, in seguito al fallimento dell'OAS, sa di non poter più contare su un appoggio in Europa. Dovette allora cercarsi degli alleati nel Terzo Mondo, dove si moltiplicavano le lotte anti-imperialiste. Thiriart proclama sinceramente la necessità di una "lotta quadricontinen-tale" contro l'imperialismo americano. Intende con ciò ris-pondere alla creazione a L'Avana, nel gennaio 1966, di un'organizzazione permanente, Organizzazione Triconti-nentale di Solidarietà dei Popoli, destinata ad unificare e a coordinare i movimenti anti-imperialisti. Vi ritorneremo. Le sue posizioni trovarono, incontestabilmente, una larga e favorevole eco. I giornali in lingua francese, La Nation Européenne, ed italiana, La Nazione Europea, dell'organizzazione sosterranno senza riserve la lotta del popolo vietnamita per la sua unità di fronte ali'aggressione americana in Indocina. Qualche titolo significativo: "Vietnam: les tortionnaires", "L'enfer du Vietnam" (11), "Da-Nàng: un Dien-Bien-Phu U.S.?" (12). Tran Hoai Nam, capo della missione del FNL (Vietcong) ad Algeri, firmerà un lungo articolo su La Nation Européenne intitolato "La paix americaine: la paix des cimetieres" (13).
Fin dal suo inizio, Jeune-Europe porterà il suo sostegno incondizionato alla lotta d'indipendenza della Nazione latino-americana. In risposta, il generale argentino Juan Peron, leader storico dell'anti-americanismo in America Latina, durante il suo esilio a Madrid, darà in due riprese il suo appoggio all'organizzazione (14). Segnatamente, Peron dichiarerà: "Leggo regolarmente La Nation Européenne e condivido interamente le sue idee. Non solo in ciò che concerne l'Europa, ma il mondo" (15).
E in questo quadro che si situa il sostegno dato da Jeune-Europe alla rivoluzione cubana. La copertina di La Nation Européenne del novembre 1967 (nr. 22) titola: "Castro, la Rivoluzione continua !" e lo stesso numero contiene un lungo articolo intitolato "Guerriglia", dove si dà un appoggio incondizionato alle guerriglie latino-americane e a Cuba. Un vibrante omaggio è reso alla figura di Che Guevara. Da parte sua, l'agenzia di stampa ufficiale cubana Prensa Latina, ha pubblicato l'articolo "L'exemple de Cuba" apparso su La Nation Européenne (nr. 22, novembre 1967).
Più inatteso ancora, da parte di persone qualificate come "fasciste", è l'intervento del leader nero americano, Stocke-ley Carmichael, capo delle Black Panthers, realizzato ad Algeri e pubblicato nel nr. 21 di La Nation Européenne (ottobre 1967), con il titolo "We want black power !". Ma è incontestabilmente nella lotta contro il sionismo e l'appoggio dato alle lotte del popolo palestinese e della Nazione araba che Jeune-Europe darà tutta la misura del suo impegno rivoluzionario ed anti-imperialista. Ricor-diamo per altro il sostegno ufficiale ricevuto nel mondo arabo, per non limitarci all'appoggio dato alla causa antisionista.
Personalità arabe come Nather EI-Omari, ambasciatore irakeno a Parigi (16), o Selim El-Yafi, ministro plenipotenzia-rio, incaricato d'affari a Bruxelles della Repubblica siriana (17), pubblicheranno degli articoli su La Nation Européenne. Così come il segretario esecutivo del Fronte di Liberaziane Nazionale di Algeri (18). Cherif Belkacem, coordinatore del segretariato esecutivo del FLN, il comandante Si Larbi, capo delle relazioni esterne dello stesso, e Djam-ll Bendimred, responsabile del dipartimento "orientamento e informaziorie" del FLN e direttore del periodico Revolution Africaine, organo centrale del FLN, accorderanno interviste esclusive a La Nation Européenne (nr. 21, ottobre 1967).
Jeune-Europe figurerà tra i primi sostenitori della Resisten-za palestinese ancora in embrione, in un'epoca in cui il sostegno alla causa palestinese non era ancora di moda. Le copertine di La Nation Européenne sono anche qui esplicative: "Palestina: una guerra non terminata" (19), "Gli ignobili metodi gestapisti d'Israele" (20), "Palestina, guerra di liberazione" (21). La Nation Europénnne pubblicherà un'in-tervista esclusiva con Ahmed Choukeiri, primo presidente dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) dove segnatamente dichiarava: "... diamo la nostra bene-dizione al vostro movimento La Nation Européenne. E un movimento progressista. Auspichiamo di tutto cuore che riesca a diffondersi in tutta Europa" (22). E se il progetto di lotta militare comune tra l'OLP e Jeune Europe non potrà vedere la luce, dei militanti dell'organizza-zione combatteranno individualmente nella Palestina occu-pata, come Roger Coudroy, il primo europeo caduto con le armi in mano nei ranghi di Fatah. Coloro che si sorprenderanno per questo appoggio ai mo-vimenti rivoluzionari non hanno compreso il senso dato chiaramente da Thiriart alla lotta di liberazione nazional-europea.
Lo slittamento di Thiriart verso il "nazional-comunismo"
Se nei primi anni del movimento, Thiriart deve contare su un'ala destrorsa (essenzialmente franco-belga) che alimen-ta un anticomunismo virulento, nondimeno dal 1960 affer-ma delle posizioni che sono in linea diretta con quelle che difende oggi: "Creazione d'una Grande Europa da Dublino a Vladivostok", "Nazional-comunismo" e coo-perazione tra l'URSS e l'Europa occidentale (23). Nel 1962, Thiriart scriveva: "Secondo me vi è più probabilità di vedere formarsi in 2S anni i seguenti blocchi: le due Americhe (tornerò altrove sull'augurio di vedere l'Ame-rica Latina salvata dugli yankee), il blocco asiatico Cina - India e il blocco Europa-Africa-URSS. Cosa che ci permette di parlare non più di "da Brest a Bucarest" ma da Brest a Vladivostok. La geopolitica disegna già questo avvenire..." (24).
Dopo l'eliminazione definitiva dell'ala destrorsa dell'organiz-zazione (2S), Thiriart orienta Jeune-Europe in una direzione in cui dominano due orientamenti: da una parte un radicale anti-americanismo, dall'altro un progressivo spostamento verso posizioni "nazional-comuniste". Thiriart teorizza il Comunitarismo come un superamento del comunismo e non come un suo avversario. Nel 1965, definiva il comuni-tarismo come "un socialismo nazional-europeo" e preci-sava che "in mezzo secolo il comunismo giungerà, malgra-do o di buon grado, al comunitarismo" (26). Qui la storia gli darà ragione poichè i correttivi economici introdotti oggi in Ungheria o in Romania piegano l'economia comunista nel senso del comunitarismo (da tenere presente che questo saggio è stato scritto prima degli avvenimenti degli ultimi anni, NdT). Bisogna anche notare le forti analogie tra il comunitarismo definito da Thiriart e la NEP (27) introdotta da Lenin in URSS, dopo il periodo detto "del comunismo di guerra". Nel 1984, Thiriart preciserà chiaramente che il comunitarismo è un "comunismo europeo de-marxistizzato" (28).
Questa evoluzione ideologica nei fatti si tradurrà in due modi ben distinti. Da una parte una visione sempre più pro-sovietica (29) che porterà nel 1981 alla creazione da parte di Thiriart della Scuola dottrinale "euro-sovietica". Dall'altra, un avvicinamento dell' organizzazione ai regimi dell'Europa dell'Est che evolvono nel senso del "nazional-comunismo": essenzialmente la Yugoslavia di Tito e la Romania di Nicolae Ceaucescu. ln un articolo intitolato "Scacchiere mondiale e nazional-comunismo" (30), Thiriart afferma che "il concetto rivolu-zionario sarà negli anni a venire la creazione di un'Europa socialista di stile rivoluzionario, la nostra Europa comunitarista e in questa costruzione i quadri e i militanti comunisti dell'Europa dell'Est hanno da giocare un ruolo immenso".
Nell'estate del 1966, Thiriart viaggia in Romania (31) e Yugoslavia, moltiplicando i contatti ufficiali. La pubblicazione da parte di La Nation Européenne di diversi articoli forniti dall'Agenzia di stampa governativa romena Ager (32) o dai giornalisti yugoslavi Dragutin Solajic (33) e B. Rumesic (34), testimoniano questi contatti. All'inizio dell'agosto 1966, la rivista diplomatica ufficiale del governo yugoslavo Medunarodna Politika pubblica in lingua serbo-croata un lungo articolo di Thiriart dal titolo "Europa od Bresta do Bukuresta" (35). E' il segno visibile dell'interes-se incontrato al più alto livello dalle tesi europeiste di Jeune-Europe. Nello stesso periodo, diversi dirigenti europei di Jeune Europe andranno nell'Europa dell'Est. Così Jean-Claude Pabst, dei quadri europei dell'organizzazione, andrà in Germania Orientale. Al suo ritorno pubblica su La Nafion Européenne un articolo elogiativo intitolato "Senza Piano Marshall, il vero miracolo tedesco". E Claudio Mutti, dirigen-te della rete italiana, che il "nazi-maoismo" renderà celebre, viaggerà in Bulgaria, Romania e Yugoslavia (37). Raccon-terà la sua visita nel primo di questi paesi in un reportage intitolato "Autostop in Bulgaria" (38). Ma il risultato più spettacolare di questi contetti al più alto livello, sarà l'incontro tra Jean Thiriart e Chou Enlai, organiz-zato dai servizi di Ceaucescu in occasione di una visita del primo ministro cinese a Bucarest, nell'estate 1966.
L’incontro Thiriart - Zhou Enlai a Bucarest
L'incontro tra Chou En-lai e Jean Thiriart dell'estate 1966 a Bucarest, è poco conosciuto. Thiriart stesso è stato fino ad oggi poco loquace su questo argomento. Da noi interrogato (39), ha voluto, con qualche reticenza, alzare un angolo di velo su questo colloquio. Gli cediamo la parola:
"Nella sua fase iniziale, il mio incontro con Chou En-lai non fu che uno scambio di aneddoti e ricordi. Chou En-lai si interessò ai miei studi sulla scrittura cinese (40) ed io al suo soggiorno in Francia che per lui rappresentava un gradevole ricordo giovanile. La conversazione si orientò poi sul tema degli eserciti popolari - tema caro tanto a lui quanto a me. Le cose si guastorono quando progressivamente si arrivò al concreto. Dovetti subire allora un vero e proprio corso di catechismo marxista-leninista. Chou stese poi l'inventario dei gravi errori psicologici commessi dall'Unione Sovietica. E la lezione si spostò sulle nozioni di "alleanza gerarchica" e "alleanza uguali-taria". Per distendere l'ambiente, affrontai il tema dei disordini che avevo organizzato a Vienna nel 1961, durante l'incontro Krusciov-Kennedy (41). Ma il tenta-tivo di fargli accettare il concetto della lotta globale quadricontinentale di tutte le forze anti-americane nel mondo, quali che siano i loro orientamenti ideologici, falli. Attirai a tal scopo la sua attenzione sul fatto che era anche l'opinione del generale Peron, un amico di lunga data. Si inalbero’ un pò quando gli feci notare che in Argentina Peron - sul piano psicologico - era una forza incommensurabilmente più forte che il comunismo".
"Lo sono un uomo pragmatico. Gli domandai dunque dei mezzi - del denaro per sviluppare la nostra stampa ed un santuario per la nostra organizzazione - per la preparazione e la strutturazione di un apparato poli-tico-militare rivoluzionario europeo. Mi rinviò ai suoi servizi. Il solo risultato fu, alla fine dell'incontro, un eccellente pranzo, consumato in un clima molto dis-teso. Ricomparvero allora gli ufficiali rumeni, che non avevano assistito agli incontri politici. In seguito, non riuscii ad ottenere nulla dai servizi cinesi, la cui incomprensione dell'Europa era totale sia sul piano psicologico che su quello politico". Da notare che Patrice Chairoff, i cui contatti con diversi servizi segreti (tra cui quello israeliano) sono stati svelati in diverse occasioni e il cui libro carico d'odio, Dossier Neo-nazisme, ha beneficiato di diverse indiscrezioni, conferma questo aspetto delle cose: "Il PCE (Parti Communautaire Européen, formato nell'ottobre 1965 da Jeune-Europe) ed i suoi devoti militanti, offrivano una logistica apprezzata dai servizi speciali cinesi rappresentati a Bruxelles da Wang-Yu-Chang e che s'interessavano molto agli organismi della NATO e del SHAPE basati in territorio belga, ma la perso-nalità molto particolare di Thiriart fece cessare bruscamente querta collaborazione. Malgrado un incontro del capo del PCE con Chou En-lai in Romania nella primavera del 1966, qualche mese più tardi si ebbe la rottura..." (42). Affronteremo più avanti il reale seguito di questo incontro.
La collaborazione tra Jeune Europe e i maoisti
Gli sviluppi dell'incontro tra Thiriart e Zou Enlai a Bucarest saranno spettacolari. I cinesi impietriti nel dogmatismo del loro catechismo marxista-leninista, cercavano dei vassalli ideologici e non degli alleati tattici. Come fece notare allora un Thiriart disincantato:
"I dirigenti di Pechino si trovano attualmente in un notevole isolamento. Si sono maldestramente giocati la Yugoslavia ingiuriando grossolanamente e ingiustamente Tito, si sono isolati dal mondo a causa dei loro eccessi. Questi eccessi che sono si utili alla preparazione psicologica alla lotta ali'interno dello Cina, non sono esportabili. In Europa l'eser-cito anti-americano sarà il nazional-comunitarismo. Bisogna che a Pechino si realizzi che il nazionalismo grand-europeo sarà la sola leva di un'azione anti-americana di portata storica. Gli eccessi, il puritanesimo marxista, sono e saran-no senza presa sulle masse europee... Mao non se ne è ancora reso conto, ed è qui che risiede il suo attuale errore politico-strategico" (43). D'altra parte, per i Cinesi, l'Europa è un terreno d'azione secondario dove gli interessa solo un'agitazione che serva alla loro propaganda e diretta contro le super-potenze. A questo proposito, è rivelatore un articolo di Lin-Piao, allora grande rivale di Mao, pubblicato su Pekin-Information (7 agosto 1967): "Se si prende il mondo nel suo insieme, l'America del Nord e l'Europa occidentale possono essere considerate Ie sue città e l'Asia, l'Africa e l'America Latina, ne sarebbero le campagne. Il movimento rivoluzionario del proletariato dei paesi capitalisti dell'America del Nord e dell'Europa occiden-tale, ha provvisoriamente, per ragioni diverse, segnato il passo; il movimento rivoluzionario dei popoli d'Asia, d'Africa e d'America Latina si è sviluppato vigorosamente. E, in un certo senso, la rivoluzione mondiale conosce oggi una situazione che vede le città circondate dalle campagne. Alla fin fine, è dalla lotta rivoluzionaria dei popoli dell'Asia, dell'Africa e dell’America Latina, dove vive la schiacciante maggioranza della popolazione mondiale, che dipende la causa rivotuzionaria mondiale".
Di fronte ad una Cina fissata sulla tricontinentale, la lotta quadricontinentale proposta da Thiriart conta poco. I profitti diretti di questo incontro sono dunque quasi com-pletamente nulli. Ma, per contro, su un altro piano, psico-logico, saranno importanti. Jeune-Europe riesce ad uscire dal suo isolamento, dal ghetto politico dove la confinava l'infamante accusa di "fascismo" diffusa dalle polizie di regime e dai servizi d'azione psicologica americani. Zou Enlai offriva una cau-zione "progressista" all'organizzazione che vedrà così aprir-si numerose porte, segnatamente all'estrema sinistra. E a partire da qui che La Nation Européenne diventa un'impor-tante tribuna anti-americana dove si esprimeranno numero-se forze rivoluzionarie. Per le organizzazioni maoiste, Jeune-Europe cessa d'appa-rire come un avversario, più o mena fascisteggiante, per divenire un possibile alleato. Così, il leader del Parti Com-muniste Suisse di tendenza filo-cinese, Gérard Buillard, non esiterà a concedere un'intervista a La Nation Européenne (44).
Ma è in Italia che si produrranno le conseguenze più im-portanti. In questo paese dove nessun "cadavere" separa le due parti (non è il caso, e lo vedremo, del Belgio) si attuerà uno spettacolare avvicinamento. il più sovente "alla base", tra Jeune-Europe ed i gruppi maoisti. Il passaggio di diversi quadri e militanti di Giovane-Europa nei ranghi maoisti in occasione delle lotte studentesche del 1967-68, aveva peraltro preparato il terreno. Maoisti e nazional-europei condurranno di concerto nume-rose azioni comuni su dei temi anti-imperialisti. Lo testimo-nia, per esempio, un volantino intitolato "ll Fronte del Terzo Mondo passa per il fiume Ussuri" e firmato congiuntamente dalla Federazione provinciale d'Imperia di Giovane-Europa e dal Comitato d'Imperia del Partito Comu-nista d'Italia (marxista-leninista) ! La convergenza dei temi tra le due parti vi appare chiaramente: ostilità all'imperialis-mo e alle due superpotenze, lotta di concerto con la Cina ed il Terzo Mondo, rifiuto dell'occupazione americana in Europa, antisionismo e anti-israelismo, socialismo. Se si eccettua il "romanticismo" cinese e terzo mondista, assistia-mo qui all'adozione da parte dei maoisti dei temi fonda-mentali di Jeune-Europe. Questo documento (45) illumina di nuova luce l'ulteriore evoluzione di numerosi quadri di Giovane-Europa che, dopo la scomparsa dell'organizzazione, "passeranno" all'estrema sinistra maoista. Infatti, non dovevano veramente sentirsi spaesati ! Bisogna anche parlare dell'importante posto tenuto nella lotta studentesca dal Movimento Studentesco Europeo. Quest'organizzazione studentesca universitaria fu creata su iniziativa di Giovane-Europa in vista d'orientare i gruppi autonomi studenteschi in un senso favorevole all'organizza-zione.
Dal concetto di "Brigate Europee" alla prassi delle Brigate Rosse
Abbiamo visto che la lotta armata nel quadro di un'insur-rezione anti-americana in Europa è un'ipotesi seriamente prevista da Thiriart. Quindi cercò i mezzi per dotare Jeune-Europe di un apparato politico-militare e per trovare un terreno dove addestrarlo e formarlo. E in quest'ottica che interviene il progetto di creazione delle Brigate Europee, partendo dall'organizzazione e inquadrate da essa.
In ragione del dogmatismo cinese, rapidamente Thiriart non si fece più illusioni su un aiuto proveniente da Pechino. Gli era dunque necessario trovare altri alleati: saranno i paesi arabi progressisti in lotta contro l'imperialismo israelo-sionista e il suo inseparabile alleato americano. Le condizioni sono favorevoli: un nascente movimento di resistenza palestinese allo stato embrionale; dei paesi arabi umiliati da Israele e desiderosi di rivincita (questo sentimen-to non farà che accentuarsi dopo l'aggressione sionista del giugno 1967); una mancanza di quadri di alto livello e di alta tecnologia; dei governi rivoluzionari, nazionalisti ma non marxisti. Esiste dunque incontestabilmente un terreno. Rimane da occuparlo. Sarà l'occasione per Thiriart di svilup-pare il concetto delle Brigate Europee: "ll carattere inelut-tabite di un prossimo scontro militare tra Israele e gli Arabi - tutto il determinismo storico vi conduce – dovrebbe portare ad incoraggiare la creazione di Brigate Internazionali reclutate qui, in Europa, e destinate a formare delle divisioni di tipo altamente meccanizzato, altamente specializzate, da utilizzare per la rottura (lo sfondamento, NdT). L'ho detto prima: la guerra di liberazione della Palestina ci interessa al più alto livello perchè è una guerra anti-americana. I nazionalisti pan-europei devono formare dei quadri, provarli, (...). Una partecipazione rnilitare all'azione di liberazione della Palestina costituirebbe allo stesso tempo per gli Arabi un aiuto materiale e morale e per noi l'occasione per la costituzione di una formazione armata d'intervento che potrà servire poi, dopo la campagna di Palestina, su altri teatri" (46).
Si tratta dunque di creare una forza politico-militare europea, sviluppata seguendo il modello delle Brigate Internazionali costituite dal Komintern duranti la guerra civile spagnola (1936-39). Queste Brigate Europee, inquadrate dai militanti di Jeune-Europe, avrebbero svolto il ruolo di "cubani d'Europa", animanti ovunque la lotta anti-americana.
"Nel quadro di un'azione planetaria contro le usurpa-zioni dell'imperialismo degli Stati Uniti, cioè nel quadro di un'azione quadricontinentale contro Washington, bisogna contemplare una presenza militare europea che per il momento, nella stessa Europa, è prematura. Ma questa presenza militare può e deve affermarsi su altri teatri d'operazioni, in America del Sud, nel Vicino Oriente" (47).
Thiriart espone chiaramente i vantaggi che si aspetta da questa operazione politico-militare: "Per noi patrioti europei il vantaggio sarebbe di formare sul terreno i quadri del futuro Esercito Popolare di Liberazione dell'Europa. Ci sono necessarie delle guerre di addes-tramento per operare la decantazione indispensabile alla messa in opera di un quadro militare interamente nuovo. Bisogna potersi far la mano in Bolivia o in Colombia, prima di fare lo stesso in Europa. Questo sarà in qualche sorta lo stile "garibaldino" - uno dei molteplici aspetti della liberazione europea. Dal mo-mento in cui sarà possibile operare sul terreno euro-peo, noi avremo così i quadri addestrati per un'azione militare insurrezionale e liberatrice" (48).
L'obbiettivo di Thiriart è evidente: sfociare rapidamente in un'azione militare anti-americana, qui, in Europa: "La formazione di queste Brigate deve farsi in uno stile e in strutture fin dall'inizio formalmente europee. Non può essere questione di mischiare i nostri elementi con altri, ma di prestarli per campagne precise. In effetti lo scopo finale di tutte queste operazioni sarà di sfociare nel teatro europeo con uno strumento politico-militare debitamente strutturato, inquadrato, gerarchizzato ed educato" (49). Definito il concetto di Brigate Europee, restava da trovare il "polmone" dove svilupparle. "Dove addestrare queste Briga-te? Ma nei paesi che sono réalmente determinati a distruggere l'imperialismo americano" (50). Vedremo di seguito per quali ragioni queste Brigate non vedranno la luce.
Ma il concetto stesso di brigate conoscerà una posterità inattesa, dopo il passaggio di certi quadri di Jeune-Europe all'estrema sinistra maoista. Edulcorato, ridotto ad una visione strettamente italiana e privato di ogni prospettiva europea, questo concetto ispirerà quello delle Brigate Rosse italiane, cosa che non ha niente di sorprendente quando si conosce la personalità dei loro fondatori. Peraltro Thiriart ricorderà questa posterità: "Alcuni degli ex di Jeune-Europe in Italia, dopo il mio ritiro, si sono uniti con la frazione comunista cinese. Ciò ha portato ad un terrorismo rimarchevole dal punto di vista tecnico, ma senza avvenire, per mancanza di un pensiero politico coerente" (51).
La missione politica di Thiriart in Medio Oriente
All'inizio del 1968, Thiriart tenta degli importanti passi presso paesi arabi progressisti, principalmente l'Algeria, al fine di concretizzare il suo progetto delle Brigate Europee. In quel tempo scrisse: "Si può, si deve esaminare un'azione parallela e desiderare la formazione militare, in Algeria, fin da ora, di una sorta di Reichwehr rivoluzionaria europea. Gli attuali governi del Belgio, Paesi Bassi, Inghilterra, Germania, Italia essendo a diversi gradi i satelliti, i valletti di Washington, dobbiamo, noi nazionalisti, noi rivoluzionari europei, andare a formare in Africa i quadri di una futura forza politico-militare che, dopo aver servito nel Mediterraneo e nel Vicino Oriente, potrà battersi un giorno in Europa per farla finita con i kollabos di Washington"(52). Nell'autunno 1967, il braccio destro di Thiriart, Gérard Bordes, direttore di La Nation Européenne, va in Algeria per sondare il terreno. E ricevuto da alte personalità algerine, quali Cherif Belkacem (coordinatore del Segretariato Esecu-tivo del FLN), Mohamed Bel-Hadj Tayebi (responsabile delle relazioni estere del Segretariato Esecutivo), tutti e due membri del Consiglio della Rivoluzione, e Djemil Ben Dimred (direttore dell'organo centrale del FLN, Révolution Africaine) (53).
I risultati di questo viaggio furono incoraggionti: Cherif Belkacem dichiarò a Gérard Bordes: "Conosciamo le prese di posizione del vostro movimento, segnatamente in ciò che concerne la crisi dei,Medio Oriente... noi lo consideriamo come un alleato" (54). I contatti proseguiranno, essenzialmente tramite l'interme-diazione del corrispondente accreditato di La Nation Européenne, Gilles Munier (54 bis). Nell'aprile 1968, Bordes torna nuovamente ad Algeri dove consegna un memorandum al governo algerino. In questo, Thiriart e Bordes propongono in particolare: "Contributo europeo alla formazione di specialisti in vista della lotta contro Israele, la "preparazione tecnica della futu-ra azione diretta contro gli Americani in Europa", la "creazione di un servizio d'informazioni anti-america-no e anti-sionista in vista dell'utilizzazione simultanea nei paesi arabi ed in Europa"" (55). Spaventati da questo progetto rivoluzionario, i dirigenti algerini non vi diedero seguito ed i contatti s'interruppero.
Thiriart, che è già in contatto con ufficiali siriani ed irakeni, volge allora la sua attenzione verso i paesi arabi che fanno direttamente fronte ad Israele. Nell'autunno 1968, intra-prende un'importante missione politica nel Vicino Oriente della quale fa il resoconto La Nation Européenne del novembre dello stesso anno (56). In Egitto è ricevuto dal presidente Nasser ed assiste come accreditato ai lavori d'apertura del Congresso dell'Unione Socialista Araba, il partito di governo egiziano. E anche ricevuto da diversi ufficiali tra i quali i ministri Hafez Ghanem e Ahmed El Morshidy (57). E ufficialmente invitato dol governo irakeno ed incontra diversi ministri e direttori generali. Questa missione politica ha una grande risonanza nella starnpa araba. Thiriart concede interviste a tre giornali irakeni, un'intervista unica a tutta la stampa e alla radio-televisione libanese (58).
La Nation Européenne (59) espone gli obbiettivi di questo importante viaggio: "La grande preoccupazione di Jean Thiriart è il coordinamento dell'informazione politica araba in Europa e la lotta contro le gigantesche lob-bies della stampa filo-sionista in Europa... Il nostro consigliere politico stima che il primo sforzo che gli arabi devono fare consiste nell'organizzare la loro informazione in Europa. Che in seguito è auspicabile l'organizzazione di formazioni militari di volontari europei per aiutare e partecipare alla lotta di resistenza palestinese". I risultati pratici di questo viaggio, come spiegherà Thiriart stesso, saranno estremamente illusori: "Ho incontrato la gente dell'OLP a Bagdad, di un'OLP del tutto elemen-tare, rudimentale, quasi embrionale. Ho incontrato i ministri irakeni nell'intento d'organizzare nei paesi arabi una forza militare europea moderna. Il veto sovietico è stato istantaneo... Ho incontrato Nasser che mi ha subito deluso molto. Era un uomo di teatro. Sarei tentato di dire un uomo di parole più che d'azioni" (60). Così le Brigate Europee non videro mai il giorno.
Il dopo Jeune-Europe
Il fallimento di questo viaggio avrà delle conseguenze definitive per Jeune-Europe: il ritiro dalla vita politica di Thiriart (dopo 15 anni) e lo rapida scomparsa dell'organizza-zione. A questo proposito Thiriart scriverà: "Sono tornato dal Cairo verso Roma, di notte, in un grande Boeing della Japan Air Lines, con la decisione di archiviare questo dossier. Mi sono allora ritirato dalla politica attiva. Per tredici anni mi sono ritirato da ogni attività politica. Ho assunto la presidenza europea di una società scientifica e ho viaggiato molto..." (61). La Nation Européenne pubblica it suo ultimo numero nel febbraio 1969. Le differenti reti dell'organizzazione si sciol-gono rapidamente, l'italiana sparirà per ultima nel giugno 1970 (La Nazione Europea pubblica il suo ultimo numero quello stesso mese). Un ultimo tentativo di riformare l'orga-nizzazione senza Thiriart, fallisce nella primavera del 1969 (62). Jeune-Europe appartiene ormai alla storia. E l'assenza di mezzi finanziari sufficienti - Jeune-Europe è una voragine senza fondo - che motiva il ritiro di Thiriart, che si rifiutava di condurre una lotta politica di basso livello, senza mezzi. Per i quadri di Jeune-Europe è la dispersione. Molti di loro rientreranno semplicemente nel sistema, abbandonando la politica. Certi - soprattutto belgi e francesi - raggiungeranno l'estrema destra dove apporteranno un certo spirito "euro-peo".
Un pugno di militanti tenteranno di ricreare un'organizzazio-ne europea, principalmente attraverso le diverse frazioni di Lutte du Peuple. Infine, e unicamente in Italia (63). dei quadri e dei militanti di Jeune-Europe passeranno all'estrema sinistra maoista (do-ve ritroveranno dei vecchi compagni che avevano fatto lo stesso itinerario nel 1967-68) e da là alle Brigate Rosse. E della loro evoluzione che ci vogliamo occupare.
( Luc MICHEL)
(1) Yannick Sauveur, Thiriart et le national-communautaris-me européen, tesi pubblicata dall'Università di Parigi nel 1978, sotto la direzione del professor Gerbet, terza edizione (in 4 volumi e 600 pagine), Editions Machiavel, Charleroi, 1985.
(2) E' cosi che si presenta l'organizzazione stessa nell'intes-tazione dei suoi giornali e dei suoi documenti. (3) Jean Thiriart, "Vers une paralyse du regime" in Jeune-Europe, nr. 212, 11 giugno 1968, p. 2.
(4) Nel 1975, dichiarava in un'intervista accordata alla rivista universitaria Cahiers du CDPU, nr. 12: "Ho cominciato, come sapete, molto giovane il mio 'percorso', la mia 'cerca del Graal politico' nel Partito Comunista. Era il tempo di Stalin".
(5) Cfr. la postfazione di Marcel Ponthier, intitolata "Influences" in La Grunde Nation, l'Europe communautaire de Brest a Bucarest, Bruxelles, ottobre 1965.
(6) Jean Thiriart, "L'Europe nous devrons la faire nous-meme", in Jeune-Europe nr. 214, 9 luglio 1965, p. 6.
(7) Communication, nr. 385, 26 settembre 1966. Si tratta del bollettino francofono interno di Jeune-Europe.
(8) Cosi, Patrice Chairoff, poco sospetto di simpatie, scriverà nel suo Dossier neo-nazisme (ed. Ramsay, 1977) : "Jeune-Europe... non risparmierà il suo sostegno all'OAS e numerosi suoi militanti conosceranno, in quest'occasione, la prigione. Una menzione importante, caratteristica dell'effica-cia del movimento fascista belga: se l'inconsistenza di diversi membri dell' OAS condusse all'arresto di diversi militanti di Jeune Europe, il contrario non si verificà mai".
(9) Nation Belgique, nr. 109, 21 settembre 1962.
(10) E. Verhoeyen, "L'extreme-droite en Belgique", Courrier Hebdomadaire du Crisp, nr. (642-643, 26 aprile 1974).
(11) In La Nation Européenne, nr. 21, ottobre 1967.
(12) In La Nation Européenne, nr. 24, febhraio 1968.
(13) "La paix americaine: la paix des cimetieres", in La Nation Européenne, Ibid., pg.12.
(14) Cfr. Ia lettera del generale Peron pubblicata nel setti-manale Nation Belgique, nr. 97 del 25 maggio 1962. E l'intervista di Peron in La Nation Européenne, nr. 30, febbraio 1969.
(15) La Nation Européenne, Ibid., p. 20/22.
(16) Articolo "Les Arabes et l'Occident", in La Nation Européenne, nr. 28, giugno l968, p. 14/l6.
(17) Articoli "Palestine, nouveau Vietnam" in La Nation Européenne, nr. 17, maggio 1967 e "La menace israelienne au Moyen-Orient" in La Nation Earopéenne, nr. 13 e 14, gennaio e febbraio 1967.
(18) Articolo intitolato "Israel: pillon de l'imperialisme" in La Nation Européenne, nr. 21, ottobre 1967, p. 18.
(19) La Nation Européenne, nr, 21, ottobre 1967.
(20) La Nation Européenne, nr. ~0, febbraio 1969.
(21) La Nation Européenne, nr. 2, novembre 1968.
(22) La Nation Européemie, nr. 23, dicembre 1967, p. 6/9.
(23) Il lettore farà riferimento allo studio di José Cuadrado Costa, "L'Union Sovietique dans la pensee de Jean Thiriart", pubblicato nell'edizione in quattro volumi della tesi di Y. Sauveur, Jean Thiriart et le national-communautaris-me européen, op. cit.
(24) Sotto lo pseudonimo di "Tisch", "L'Europe et l'URSS, un Rapallo européen: pourqoi pas ?" in Nation Belgique – Jeune-Europe, nr. 85, 2 marzo 1962.
(25) L'anno 1964 vedrà l'esclusione del gruppo franco-belga animato da Lecerf, Nancy e Jacquart (Thiriart parlerà di "liquidazione dell'estrema destra razzista") ed il ritiro del dottor Teichman, animatore della "corrente anti-comunista" dell'organizzazione.
(26) Jean Thiriart, La Grande Nation, l'Europe unitaire de Brest a Bucarest, op. cit., p. 60.
(27) Lo NEP - Nuova Politica Economica - faceva coabitare delle forme miste d'economia ed in particolare rendeva alla gestione privata l'economia di distrihuzione.
(28) Jean Thiriart,106 questions sur l'Europe. Entretien avec le journaliste espagnol Mugarza, ed. Machiavel, Charleroi, 1985.
(29) L'Union Sovietique dans la pensée de Jean Thiriart, op. cit.
(30) In la Nation Européenne, nr. 11 , 15 novembre 1966, p. 12.
(31) Nel giugno 1966. In seguito a questo viaggio, La Nation Européenne pubblicherà un lungo reportage di - Thiriart intitolato "Roumanie l966" ( nr. 11, 12 e 13).
(32) Articoli "L'industrialisation de la Roumanie" in La Nation Européenne nr. 11, novembre 1966 e "Science et art en Roumanie" in La Nation Européenne, nr. 12, dicembre 1966.
(33) Articolo "Les Balkans et les courants européens" in La Nation Européenne, nr. 12.
(34) Articoli "Le nouveau rôle de la Mediterranée dans la stratégie americaine" in La Nation Européenne, nr. 11 e "Les motifs et les effets de la revolution culturelle" in La Nation Européenne nr. 13.
(35) Rivista Medunarodna Politika, Belgrado, nr. 392-393, agosto 1966.
(36) La Nation Européenne, nr. 18, luglio 1967, p.l2 e 13.
(37) Cfr. La Nation Européenne, nr. 22, novembre 1967, p. 22.
(38) Cfr. La Nation Européenne, ibid.
(39) Intervista di Jean Thiriart con Luc Michel, gennaio 1985.
(40) Thiriart prima della guerra è stato per tre anni studente di scrittura cinese. Cfr. 106 questions sur l'Europe..., op. cit.
(41) Una vigorosa azione dei militanti di Jeune Europe contro l'Ordine di Yalta, simbolizzato dall'incontro Krusciov-Kennedy a Vienna, giugno 1961, aveva segnato quest'in-contro di numerosi incidenti. A questo proposito cfr. Nation Belgique, nr. 46 (2 giugno 1961) e La Dernière Heure, Bruxelles, 4 e 5 giugno 1961. (42) Dossier neo-nazisme, op. cit., p. 445.
(43) Jean Thiriart, "L'erreur stratégique de Mao" in La Nation Européenne, nr. 10, ottobre 1966.
(44) "Les déceptions d'un chef communiste", in La Nation Européenne, nr. 13, gennaio 1967, p. 8
(45) Documento che figura nell'archivio personale di Jean Thiriart. (Fonds d'Archives Jean Thiriart du PCN)
(46) Jean Thiriart, "Les Arabes et l'Europe", in La Nation Européenne, nr. 29, novembre 1968, p. 10/13.
(47) Jean Thiriart, "USA: le declin d'une hegemonie", in La Nation Européenne, nr. 18, luglio 1967, p. 4/8. (48) (49) (50) Ibid.
(51) Jean Thiriart, 106 questions sur l'Europe..., op. cit, domanda 91.
(52) Jean Thiriart, "USA: un empire de marchants" in La Nation Européenne, nr. 21, ottobre 1967, p. 4/7,
(53) Cfr. La Nation Européenne, nr. 2], ottobre 1967, p. 26/30.
(54) Ibid., p. 29.
(55) "Memorandum a l'intention du gouvernement de la Republique algerienne", Paris, 12 aprile 1968, documento firmato da Bordes e Thiriart, archivio personale di Jean Thiriart.
(56) La Nation Européenne, nr. 29, novembre 1968, pp. 2, 14, 15, 24.
(57) (58) (59) Ibid.
(60) Jean Thiriart,106 questions sur l'Europe..., op. cit., domanda 91.
(61) Ibid.
(62) Cfr. le diverse lettere tra Bordes e Bruschi, archivio personale di Gérard Bordes (Fonds d'Archives Jeune-Europe du PCN).
(63) Con un'eccezione, quella di Jean-Claude Garot, diret-tore del giornale di sinistra Pour, ed ex di Jeune-Europe.
L'Hebdo communautariste du PCN