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  1. #1
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    Predefinito La questione nazionale sarda

    a partire dal 12 luglio l'informazione degli arresti contro a manca pro s'indipendentzia sono state diramate massicciamente anche su questo forum di rifondazione. la stessa direzione di rc nelle persone di migliore, leoni e l'area ernesto sono state personalmente avvisate. nonché giornalisti di liberazione.
    alcuni hanno recepito positivamente, come il deputato caruso, paolo pisu (sardigna), licheri (ormai ex rc). comunque tutte le informazioni le trovate sui seguenti siti:

    www.manca-indipendentiza.org
    www.comitato11luglio.net
    www.sardignaruja.altervista.org

    l'indipendentismo sardo non è forse radicato come quello basco, ma è un movimento in grande crescita, soprattutto la sua compagine marxista-leninista

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  2. #2
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    I numeri di questi gruppi sono ridicoli sia elettoralmente che numericamente, la solidarietà per i compagni arrestati è un'altra cosa, faccio notare che rifondazione era presente alle manifestazioni di solidarietà e ha preso i contatti con i parlamentari che sono andati a parlare con i militanti di a manca...

  3. #3
    meglio soru
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    Citazione Originariamente Scritto da Rikycccp Visualizza Messaggio
    I numeri di questi gruppi sono ridicoli sia elettoralmente che numericamente, la solidarietà per i compagni arrestati è un'altra cosa, faccio notare che rifondazione era presente alle manifestazioni di solidarietà e ha preso i contatti con i parlamentari che sono andati a parlare con i militanti di a manca...
    i numeri sono ridicoli?
    sommando i dati delle ultime elezioni sarde il mondo indipendentista si aggira intorno al 4% (irs + sni), senza contare l'area indipendentista del psd'az e i potenziali elettori di a manca che però non si era ancora presentata...
    è ridicolo?

  4. #4
    Progressista
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    alle elezioni del 2006 l'IRS ha raccolto circa 10 mila voti che misurati in percentuale rispetto all'elettorato sardo equivalgono all'1,1%.
    SNI alla camera e al senato ottiene rispettivamente 11 mila voti (1%) e 8.400 voti (0,9%).
    il PS d'az si è presentato con la lega...

  5. #5
    meglio soru
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    Citazione Originariamente Scritto da Rikycccp Visualizza Messaggio
    alle elezioni del 2006 l'IRS ha raccolto circa 10 mila voti che misurati in percentuale rispetto all'elettorato sardo equivalgono all'1,1%.
    SNI alla camera e al senato ottiene rispettivamente 11 mila voti (1%) e 8.400 voti (0,9%).
    il PS d'az si è presentato con la lega...
    quelle erano elezioni politiche italiane...

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da senhor soares Visualizza Messaggio
    quelle erano elezioni politiche italiane...
    le ultime elezioni qua in Sardegna sono state le politiche, dai dati che ho fornito non sono andate molto bene per la galassia separatista...

  7. #7
    meglio soru
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    Citazione Originariamente Scritto da Rikycccp Visualizza Messaggio
    le ultime elezioni qua in Sardegna sono state le politiche, dai dati che ho fornito non sono andate molto bene per la galassia separatista...
    ribadisco, si trattava di politiche italiane. e soprattutto c'era il "caso berlusconi" da risolvere (ovvero lo si voleva giutamente "cacciare"). molti, pur di non rivederselo per altri 5 anni hanno preferito "turarsi il naso"... atteggiamento discutibile (ne va della coerenza) ma comprensibile.

    alle regionali del 2004 invece sommando i voti di irs, sni e psd'az si arriva al 5,7%.
    fonte http://www.repubblica.it/speciale/20.../sardegna.html

    è pur vero che si deve "scremare" la parte non prettamente indipendentista del psd'az, ma la sostanza non cambia di moltissimo.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da senhor soares Visualizza Messaggio
    ribadisco, si trattava di politiche italiane. e soprattutto c'era il "caso berlusconi" da risolvere (ovvero lo si voleva giutamente "cacciare"). molti, pur di non rivederselo per altri 5 anni hanno preferito "turarsi il naso"... atteggiamento discutibile (ne va della coerenza) ma comprensibile.

    alle regionali del 2004 invece sommando i voti di irs, sni e psd'az si arriva al 5,7%.
    fonte http://www.repubblica.it/speciale/20.../sardegna.html

    è pur vero che si deve "scremare" la parte non prettamente indipendentista del psd'az, ma la sostanza non cambia di moltissimo.
    3 partiti insieme che non arrivano manco al 6% per me non sono un risultato poi così buono, anche perchè a questi 3 devi aggiungere anche gli altri movimentini come A manca, movimentu patrioticu sardu ecc.

    Il PSd'az prima arrivava anche al 20% da solo...

  9. #9
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    Predefinito mia opinione

    ammettiamo che quello che dici sia vero. anche se poi dovresti considerare che il PSd'AZ dopo la svolta indipendentsta dell'82 è arrivato a prendere il 16 % dei voti e che Sardigna Natzione una decina di anni fa circa l'8%.

    ma a parte questo un comunista ha il dovere di produrre analisi politica sulla validità di un progetto politico rivoluzionario e non limitarsi al giudizio borghese sui risultati elettorali. i risultati elettorali contano, ma sono uno tra i fattori!
    finora non ho mai sentito una analisi seria da parte di un compagno unionista sulla difesa dogmatica dell'integrità statuale dell'italia anche nella prospettiva di un cambiamento sociale. che la borghesia italiana e sarda si oppongano a ciò mi sembra scontato, ma da parte dei compagni questo non lo capisco. perché un processo di trasformazione sociale dovrebbe avverarsi entro i confini statuali tracciati da Cavour? perché la liberazione delle classi oppresse non può accompagnarsi alla liberazione delle nazionalità oppresse? qual'è il dogma secondo cui in sardegna non si deve conoscere la lingua sarda, la storia sarda, in sardegna non si deve esercitare sovranità politica? come giustificate tutto questo da un punto di vista marxista-leninista?
    avete letto invano i "principi del leninismo" di Stalin, il "diritto deio popoli all'autodeterminazione" di Lenin, le analisi di Marx sulla questione irlandese, i "dannati della terra" di Fanon, la "rivolta dell'oggetto" di Piras e le dichiarazioni di Dimitrov al IV congresso della terza internazionale? tralasciando praticamente l'intera opera di Mao sulla questione?
    un comunista ha il dovere di porsi alla testa dei movimenti di liberazione nazionale quando questi hanno un contenuto palesemente anticolonialista e anti imperialista. e questo a prescindere dalla loro portata elettorale-borghese.
    poi fate quello che volete. a me sinceramente fa ridere che la stragrande maggioranza del movimento comunista italiano che versa in una crisi di progettualità e analisi gravissima si permetta di dare lezioni a noi comunisti sardi che un progetto bello chiaro lo abbiamo e lo portiamo avanti con coerenza.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da sardignaruja Visualizza Messaggio
    ammettiamo che quello che dici sia vero. anche se poi dovresti considerare che il PSd'AZ dopo la svolta indipendentsta dell'82 è arrivato a prendere il 16 % dei voti e che Sardigna Natzione una decina di anni fa circa l'8%.

    ma a parte questo un comunista ha il dovere di produrre analisi politica sulla validità di un progetto politico rivoluzionario e non limitarsi al giudizio borghese sui risultati elettorali. i risultati elettorali contano, ma sono uno tra i fattori!
    finora non ho mai sentito una analisi seria da parte di un compagno unionista sulla difesa dogmatica dell'integrità statuale dell'italia anche nella prospettiva di un cambiamento sociale. che la borghesia italiana e sarda si oppongano a ciò mi sembra scontato, ma da parte dei compagni questo non lo capisco. perché un processo di trasformazione sociale dovrebbe avverarsi entro i confini statuali tracciati da Cavour? perché la liberazione delle classi oppresse non può accompagnarsi alla liberazione delle nazionalità oppresse? qual'è il dogma secondo cui in sardegna non si deve conoscere la lingua sarda, la storia sarda, in sardegna non si deve esercitare sovranità politica? come giustificate tutto questo da un punto di vista marxista-leninista?
    avete letto invano i "principi del leninismo" di Stalin, il "diritto deio popoli all'autodeterminazione" di Lenin, le analisi di Marx sulla questione irlandese, i "dannati della terra" di Fanon, la "rivolta dell'oggetto" di Piras e le dichiarazioni di Dimitrov al IV congresso della terza internazionale? tralasciando praticamente l'intera opera di Mao sulla questione?
    un comunista ha il dovere di porsi alla testa dei movimenti di liberazione nazionale quando questi hanno un contenuto palesemente anticolonialista e anti imperialista. e questo a prescindere dalla loro portata elettorale-borghese.
    poi fate quello che volete. a me sinceramente fa ridere che la stragrande maggioranza del movimento comunista italiano che versa in una crisi di progettualità e analisi gravissima si permetta di dare lezioni a noi comunisti sardi che un progetto bello chiaro lo abbiamo e lo portiamo avanti con coerenza.

    I risultati odierni sono scarsi e su questo non ci piove.

    La mia personale posizione in merito alla questione sarda parte da una riflessione storica, in primis partendo da Gramsci che in un manoscritto del 1926, pubblicato nel 1930 (Alcuni temi della quistione meridionale) scrive:

    Nel 1919 si formò l’associazione della “Giovane Sardegna”, esordio e premessa di quel che sarà più tardi il Partito sardo d’azione. La “Giovane Sardegna” si proponeva di unire tutti i sardi dell’isola e del continente in un blocco regionale capace di esercitare un’utile pressione sul governo per ottenere che fossero mantenute le promesse fatte durante la guerra ai soldati; l’organizzatore della “Giovane Sardegna” nel continente era un tale professor Pietro Nurra, socialista, che molto probabilmente oggi fa parte del gruppo di “giovani” che nel Quarto stato scopre ogni settimana qualche nuovo orizzonte da esplorare. Vi aderivano con l’entusiasmo che crea ogni nuova probabilità di pescar croci, commende e medaglini, avvocati, professori, funzionari. L’assemblea costituente, convocata a Torino per i sardi abitanti nel Piemonte, riuscì imponente per il numero degli intervenuti. Era in maggioranza povera gente, popolani senza qualifica distinguibile, manovali d’officina, piccoli pensionati, ex carabinieri, ex guardie carcerarie, ex soldati di finanza che esercitavano piccoli negozi svariatissimi; tutti erano entusiasmati dall’idea di ritrovarsi tra compaesani, di sentire discorsi sulla loro terra alla quale continuavano ad essere legati da innumerevoli fili di parentele, di amicizie, di ricordi, di sofferenze, di speranze: la speranza di ritornare al loro paese, ma ad un paese più prospero e ricco, che offrisse le condizioni di vivere, sia pure modestamente.

    I comunisti sardi, in numero preciso di otto, si recarono alla riunione, presentarono alla presidenza una loro mozione, domandarono di fare una controrelazione. Dopo il discorso infiammato e retorico del relatore ufficiale, adorno di tutte le veneri e gli amorini dell’oratoria regionalistica, dopo che gli intervenuti avevano pianto ai ricordi dei dolori passati e del sangue versato in guerra dai reggimenti sardi, e si erano entusiasmati fino al delirio all’idea del blocco compatto di tutti i figli generosi della Sardegna, era molto difficile “piazzare” la controrelazione; le previsioni più ottimistiche erano se non il linciaggio, per lo meno una passeggiata fino in questura dopo essere stati salvati dalle conseguenze del “nobile sdegno della folla”. La controrelazione, se suscitò una enorme stupefazione, fu però ascoltata con attenzione, e una volta rotto l’incanto, rapidamente, se pur metodicamente, si giunse alla conclusione rivoluzionaria. Il dilemma: siete voi, poveri diavoli di sardi, per un blocco coi signori di Sardegna che vi hanno rovinato e sono i sorveglianti locali dello sfruttamento capitalistico, o siete per un blocco con gli operai rivoluzionari del continente, che vogliono abbattere tutti gli sfruttamenti ed emancipare tutti gli oppressi? - questo dilemma fu fatto penetrare nei cervelli dei presenti. Il voto per divisione fu un formidabile successo: da una parte un gruppetto di signori sgargianti, di funzionari in tuba, di professionisti lividi dalla rabbia e dalla paura con una quarantina di poliziotti per contorno di consenso, e dall’altra tutta la moltitudine dei poveri diavoli e delle donnette vestite da festa intorno alla piccolissima cellula comunista. Un’ora dopo, alla Camera del lavoro era costituito il Circolo educativo socialista sardo con 256 inscritti; la costituzione della “Giovane Sardegna” fu rinviata sine die e non ebbe mai luogo.

    Fu questa la base politica dell’azione condotta fra i soldati della brigata Sassari, brigata a composizione quasi totalmente regionale. La brigata Sassari aveva partecipato alla repressione del moto insurrezionale di Torino dell’agosto 1917; si era sicuri che essa non avrebbe mai fraternizzato con gli operai per i ricordi di odio che ogni repressione lascia nella folla anche contro gli strumenti materiali della repressione e nei reggimenti per il ricordo dei soldati caduti sotto i colpi degli insorti. La brigata fu accolta da una folla di signori e signore che offrivano ai soldati fiori, sigari, frutta. Lo stato d’animo dei soldati è caratterizzato da questo racconto di un operaio conciatore di Sassari, addetto ai primi sondaggi di propaganda: “Mi sono avvicinato a un bivacco di piazza X (i soldati sardi nei primi giorni bivaccarono nelle piazze come in una città conquistata) e ho parlato con un giovane contadino che mi aveva accolto cordialmente perché di Sassari come lui. “Cosa siete venuti a fare a Torino?”. “Siamo venuti a sparare contro i signori che fanno sciopero”. “Ma non sono i signori quelli che fanno sciopero, sono gli operai e sono poveri”. “Qui sono tutti signori: hanno il colletto e la cravatta: guadagnano 30 lire al giorno. I poveri io li conosco e so come sono vestiti, a Sassari, sì, ci sono molti poveri; tutti “gli zappatori” siamo poveri e guadagniamo 1,50 al giorno”. “Ma anche io sono operaio e sono povero”. “Tu sei povero perché sei sardo”. “Ma se io faccio sciopero con gli altri sparerai contro di me?”. Il soldato rifletté un poco poi mettendomi una mano sulla spalla: “Senti, quando fai sciopero con gli altri, resta a casa!”.

    Era questo lo spirito della stragrande maggioranza della brigata che contava solo un piccolo numero di operai minatori del bacino di Iglesias. Eppure, dopo pochi mesi, alla vigilia dello sciopero generale del 20-21 luglio, la brigata fu allontanata da Torino, i soldati anziani furono congedati e la formazione divisa in tre: un terzo fu mandato ad Aosta, un terzo a Trieste, un terzo a Roma. La brigata fu fatta partire di notte, all’improvviso; nessuna folla elegante li applaudiva alla stazione; i loro canti se erano anch’essi guerrieri, non avevano più lo stesso contenuto di quelli cantati all’arrivo.
    Nonostante il tempo passato la riflessione fatta da Gramsci ha ancora un immenso valore e grande attualità.

    giungo ora alle mie considerazioni personali:

    Uno dei leit-motiv degli indipendentisti è la considerazione che l'indipendenza della Sardegna aprirebbe le porte alla rivoluzione socialista (ovviamente degli indipendentisti comunisti, in seguito mi riferirò a loro in particolare), anzi indipendenza e socialismo andrebbero a braccetto. Ovviamente questa è una semplificazione, fra tutti i paesi che hanno ottenuto l' indipendenza nel secolo scorso solo un numero ristretto ha intrapreso la via della rivoluzione socialista. Accanto a questa visione idealistica l'indipendentismo persegue un idea settaria, avventurista ed estremista, se da un lato è per l' alleanza con la “borghesia nazionale sarda”, che si ritiene essere in contraddizione con la borghesia italiana e la borghesia compradora sarda, dall' altro non tiene minimamente conto delle vere forze sociali e dei loro rapporti, non basa la sua politica su una visione classista, ma intende radunare attorno a se quelli che la pensano in questo modo, costruire un esercito di guerrieri nuragici pronti all' insurrezione; la strategia quindi della forza d'urto disponibile al momento (certamente utile nella tattica a breve termine, ma futile e fallimentare a lungo termine), non della vera forza politica.
    A supporto di ciò non si parla mai di operai, contadini, di borghesi, di piccolo-borghesi ecc. ma di popolo sardo (spesso si parla anche di popolo lavoratore sardo, come se tutti i sardi fossero proletari, cosa che richiama alla nazione proletaria di pascoliana memoria), di patrioti, di rivoluzionari da una parte e di italianisti, unionisti e traditori della patria dall' altra. Aa contraddizione non è fra le classi, ma fra le nazioni e fra le idee individuali delle persone. Chiaramente queste idee sono in antitesi con quelle degli uomini a cui si dice d'ispirarsi, come Mao Zedong e Ho Chi Minh.





    cito un comunicato del 28 de abrili:


    “- la necessità di una forte e radicata lotta studentesca che, scuola per scuola, città per città, paese per paese, si ponga e sia in grado di raggiungere a medio termine il fondamentale obiettivo dell’inserimento della lingua, della storia e della cultura sarda nei programmi didattici; la nostra è la generazione che attuerà una autentica rivoluzione culturale natzionale sarda o avrà la responsabilità storica e morale della definitiva perdita della pressoché totalità del nostro patrimonio culturale e linguistico.



    La salvaguardia del patrimonio culturale è certamente un obbiettivo importante, ma molto spesso si sente parlare di risardizzazione, termine molto simile all'italianizzazione forzata delle minoranze slave operata dal fascismo; la lingua e la cultura devono essere un valore aggiunto per i sardi, invece la cosa viene presentata come una scelta fra sardo e italiano, presentati come alternative incompatibili!


    Quindi non la bandiera ma il sangue! Non la fabbrica ma il nuraghe. Questo avvicina a mio parere alcune frange dell'indipendentismo a quei gruppuscoli e movimentini para-fascisti, comunitaristi ed etnisti. Inoltre molto spesso questi gruppi indipendentisti issano come bandiere personaggi storici come Eleonora d'Arborea, di cui va riconosciuto certamente il carattere rinnovatore e progressista, ma nel Trecento! Come se un gruppo anticlericale si appellasse ai ghibellini perché nemici del papa... O addirittura ad Ampsicora, e qui non più secoli ci separano da lui ma un paio di millenni... spesso è anche citato il rivoluzionario giacobino che combatteva contro l' oppressione feudale savoiarda: Giommaria Angioy, Ignorando che se Angioy fosse vissuto qualche decennio in più la bandiera che avrebbe innalzato sarebbe stata la stessa che ora a detta loro li opprime.

    C'è perfino una specie di linguaggio in codice che consiste nello scrivere comunicati in italiano intervallati da parole in pseudo-sardo come: natzione, indipendentzia, rivolutzioni ecc.

    Ho scritto all' inizio che uno dei leit-motiv dell'indipendentismo è la superstizione che indipendenza=rivoluzione socialista, ma non solo, per molti vi è un retroterra sciovinista molto pericoso, l' Italia fa schifo e gli Italiani pure; sono inferiori, terroni, mafiosi, pizza, spaghetti e mandolino, quindi il socialismo non potrà mai vincere in Italia. Legano tutti i problemi della Sardegna al fatto di far parte dello stato italiano, non c'è che dire un'analisi davvero marxista.
    Vorrei inoltre sapere che fine faranno tutti i sardi che non parlano una parola di sardo (purtroppo non sono pochi, specie a cagliari e nelle altre città), che fare inoltre della cultura italiana che nel bene e nel male fa parte della nostra storia da 150 anni?


    Ben diversa era la posizione del PCI, quella si coerentemente marxista!
    E' il PCI infatti l'erede delle lotte antifeudali del popolo sardo, nel dopo guerra s'inaugurerà la stagione del "nuovo sardismo", in modo da creare un'incontro organico fra masse e intellettuali, fedeli alla concezione leninista dell'alleanza con i contadini.

    Nessuno mette in dubbio le analisi leniniste e gramsciane sullo sfruttamento capitalista sulle masse del mezzogiorno e delle isole, men che mai il partito comunista, conscio però che solo lo stato poteva risolvere i problemi di arretratezza del nostro popolo.
    Al congresso del PCI del 1945 fu lo stesso Togliatti a criticare l'iniziale diffidenza della dirigenza sarda del partito verso una linea autonomista; l'occupazione delle terre attuata nel dopoguerra partirà proprio dalla Sardegna organizzata da dirigenti comunisti di primo piano come Velio Spano e Renzo Laconi, quest'ultimo membro della costituente e autore dell'articolo 3.

    L'autonomismo, quello vero è un patrimonio di ogni progressista sardo, non il separatismo settario e parolaio.

 

 
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