Lo scienziato di origini italiane Mario Capecchi, nato a Verona nel 1937 ma residente da anni negli Stati Uniti, è stato insignito del premio Nobel 2007 per la Medicina. Con lui premiati per alcune scoperte sulle cellule staminali anche lo statunitense Oliver Smithies e il britannico Martin J. Evans. Capecchi, 70 anni due giorni fa, ha sempre studiato e lavorato negli Usa, dove si è laureato in biofisica all'università di Harvard.


I tre sono stati premiati per una serie di "scoperte pionieristiche riguardanti il sistema embrionale delle cellule staminali e la ricombinazione del Dna nei mammiferi". Questo ha portato ad una tecnologia nota comunemente come manipolazione dei geni nei topi.

Capecchi era considerato dalla comunità scientifica internazionale un candidato naturale all'assegnazione del Nobel. Emigrato con la famiglia da Verona negli Stati Uniti quando aveva appena 7 anni, ha ottenuto i più importanti riconoscimenti scientifici. Il 12 maggio scorso l'Università di Bologna lo aveva insignito della Laurea honoris causa in Biotecnologie mediche. La sua tesi di dottorato ad Hrvard in biologia molecolare, supervisionata dal premio Nobel James D. Watson, verteva sull'analisi dei meccanismi di iniziazione e di terminazione della sintesi proteica.

Capecchi è diventato famoso per il suo lavoro pionieristico sullo sviluppo del 'gene targeting' nelle cellule staminali di embrioni murini (ES cells). Questa tecnologia è utilizzata oggi dai ricercatori di tutto il mondo per "costruire" topi con mutazioni inserite in un qualsiasi gene. La potenza di questa tecnologia è tale che il ricercatore può scegliere sia quale gene mutare sia come farlo. In pratica il ricercatore può scegliere come e quali sequenze di Dna del genoma di topo vuole cambiare e ciò permette di valutare in dettaglio la funzione di ogni gene durante lo sviluppo embrionale o nelle fasi successive. Poiché tutti i fenomeni biologici sono mediati da geni, il 'gene targeting' sta avendo una ricaduta importante su praticamente tutti gli aspetti della biologia dei mammiferi, inclusi gli studi sul cancro, sull'embriogenesi, sull'immunologia, sulla neurobiologia e in pratica su tutte le malattie umane. Questa tecnologia ha molte applicazioni per la medicina clinica. Infatti attraverso di essa si può costruire qualsiasi modello di malattia genetica umana in animali da laboratorio, studiarne l'evoluzione e verificare l'efficacia di potenziali terapie contro la stessa.

In un prossimo futuro, poiché si può scegliere quale gene modificare e come, nuovi approcci alla terapia genica basati sul 'gene targeting' potranno essere usati per correggere un gene endogeno difettoso nel tessuto umano appropriato. Queste nuove strategie di terapia genica mirate saranno percio' dirette alla causa prima della malattia piuttosto che ai sintomi.

Capecchi: "Un onore straordinario"
'E' un onore straordinario''. Questo il primo commento del premio Nobel per la medicina 2007 Mario Capecchi, affidato ad un comunicato dell'università dello Utah. "E' un onore straordinario per la nostra università, per il dipartimento di Genetica, e, in particolare, per tutti i membri del mio laboratorio, passati e presenti, che hanno collaborato a questo lavoro", scrive Capecchi, che ha avuto parole di stima anche per i colleghi. "E' un onore grandissimo - prosegue - condividere questo premio con Oliver Smithies e Martin Evans. Siamo stati molto fortunati nell'avere una lunga amicizia".

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