da Il Riformista del 3 ottobre 2007, pag. 1
di Tommaso Labate
La signora Carmen Bonino fa il medico di base e vive a Nichelino, il comune alle por*te di Torino sul cui territorio sorge la savoiarda Palazzina di caccia di Stupinigi. La Bonino è una dei tanti esponenti della società civile, sconosciuti al grande pubblico nazionale, che ha deciso di partecipare alla grande corsa per l'assemblea costituente del Pd. Di con*seguenza, si era candidata nella lista "A sinistra per Veltroni", che in Piemonte è forte e sostiene (a livello regionale) l'eterodosso candidato alla segreteria Gianfranco Morgando. Per la precisione, era capolista nel collegio di Nichelino, in corsa per l'assemblea na*zionale. Era, appunto. Perché, come rileva Emanuele Macaluso (che nella sua rubrica a pagina 2 commenta il caso), la signora Bonino è stata esclusa da una decisione del colle*gio regionale dei garanti delle primarie. Il capo di imputazione? «Notoria la sua adesione alle idee e ai progetti politici della Rosa nel pugno». Così recitava il ricorso presentato dal sienor Leonardo Di Crescenza segretario dei Ds di Nichelino. Un ricorso poi accolto dal collegio re*gionale (presieduto da Dino Sanlorenzo, padre di Silvana, responsabile nazio*nale cultura della Quercia, per giunta candidata in Piemonte) in nome dell'ar*ticolo 7 del regolamento nazionale. Che non ammette «la candidatura di persone notoriamente appartenenti a forze poli*tiche o ad aspirazioni ideali non riconduciblii al progetto dell'Ulivo - Partito democratico».
Ma la Bonino pur potendo fregiarsi di cotanto cognome (ma non è parente di Emma), alla Rosa nel pugno non aveva mai aderito. La sua unica colpa è quella di aver seguito l'ex diessino (anch'egli prossimo al Pd) Salvatore Buglio, rieletto alla Camera con i radical-socialisti, ma senza prendere tessere. «È assurdo che non sia stato informato e che non mi sia stato permesso di presentare le mie moti*vazioni», è stato il commento infuriato di Stefano Esposito, presentatore della lista "A sinistra per Veltroni", che per giunta aveva appreso la notizia del ricorso da in*discrezioni di stampa. Motivazioni che a quel punto, e siamo a lunedì mattina, Esposito e la Bonino hanno sottoposto all'attenzione del collegio nazionale dei garan*ti. Rilevando, tra le altre cose, che: «La dottoressa Carmen Bonino è stata eletta nella li*sta dei Ds per il consiglio co*munale di Nichelino e, in oc*casione della costituzione del gruppo unitario Ds-Margherita, ha scelto di aderire al grappo misto. Non appartiene alla Rosa nel pugno, né ad alcun'altra forza politica; peraltro nel consiglio comunale di Nichelino è pre*sente il gruppo dello Sdi a cui, come si ri*conosce nella stessa decisione qui impugnata, la stessa non ha aderito». Non è tutto. Esposito ha segnalato che, nella li*sta a sostegno del candidato alla segrete*ria regionale Gianluca Susta, c'è un vero consigliere circoscrizionale della Rosa nel pugno (tale Sandro Gatto) mentre in una lista pro-Bindi c'è persino un consigliere comunale di Vinovo (tale Mario Costa) che sta all'opposizione rispetto alla giunta di centrosinistra.
E qui arriva il bello. Infat*ti, nel bel mezzo della riunione di Santi Apostoli, quella che avrebbe do*vuto esaminare il ricorso contro il ricor*so, un garante si è alzato e regolamento alla mano ha interrotto la discussione: «Fermi tutti, non è compito nostro. Trat*tandosi di un ricorso su una persona, e non su una lista, la competenza è del collegio regionale». Traduzione: la decisione anti-Bonino è inappellabile.
Partita chiusa? Nemmeno per sogno. I torinesi di "A sinistra per Veltroni", e siamo a ieri, avevano convocato una con*ferenza stampa per annunciare il ritiro della lista dalla competizione. A quel punto, Massimo Brutti, referente nazio*nale della lista, ha presentato rimostran*ze ai candidati nazionali alla segreteria, Veltroni su tutti. Sotto la Mole, al mo*mento, tutto tace. Ma, visto il silenziosis*simo caos sulla vicenda, pare che i ga*ranti regionali del Pd siano pronti a ridi*scutere il caso Bonino. Una specie di se*condo grado di giudizio sulle loro stesse decisioni. In deroga, s'intende, al famoso regolamento.




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