La classe politica compradora chiamerà, domenica 21 ottobre, il Popolo Sardo alle urne per il referendum atto a ratificare o bocciare la cosiddetta “legge statutaria”, che prevede un accentramento di poteri dalle mani della elite politica di via Roma alle sole mani del Governatore della Regione.
La posizione del 28 de Abrili è la seguente: astensione attiva, cosciente e militante.
Riteniamo infatti che il solo partecipare a questo teatrino recandosi a votare per il SI (a qualche accentramento nelle mani del Governatore) o per il NO (lasciando i poteri in questione nelle mani della esigua e incapace classe politica sarda) rappresenti comunque un modo di avallare l’insostenibile situazione economica e sociale che lo stato italiano e i suoi poteri dominanti fanno soffrire alla grande maggioranza delle masse popolari sarde.
Un NO infatti equivarrebbe ad avvallare l’attuale ordinamento politico e sociale, che vede già – al contrario di ciò che vanno urlando i vari Comitati per il NO, che parlano ridicolamente di autoritarismo contro democrazia neanche fossimo in piena guerra civile spagnola – il Popolo Sardo escluso dalla partecipazione politica e privo di ogni qualsivoglia potere decisionale (se non quello di “decidere”, ogni 5 anni, quale sia il meno peggio da delegare tra due blocchi di potere totalmente complementari tra loro e funzionali al protrarsi dello status quo in Sardinnya).
Un SI servirebbe, invece, a far passare questa legge accentratrice dando così un importante riconoscimento ai figliocci sardi dei vari Fassino, D’Alema, Rutelli e Veltroni, nonché al Governatore Soru, tanto agguerrito contro il governo Berlusconi quanto docile nei confronti di quello Prodi. Questa legge comunque, sia ben inteso, non è certo un pericolo per la democrazia, non perché non sia di natura profondamente antidemocratica, ma per il semplice fatto che di vera democrazia (nel suo significato più autentico di potere del popolo e partecipazione diretta di questo alle decisioni riguardanti il bene collettivo) in Sardinnya così come in tutto lo stato italiano non c’è neanche l’ombra.
In quanto organizzazione giovanile ci rivolgiamo in particolar modo alla gioventù sarda: un SI o un NO, opzioni entrambe legittimative del sistema politico, economico e sociale vigente in Sardinnya, rappresenterebbe comunque un NO al nostro futuro, al potere di decidere collettivamente ciò che è bene per noi stessi e per la nostra Terra e un SI alla precarietà, alla disoccupazione, alla cancellazione e alla folklorizzazione della nostra lingua e della nostra cultura e alla subordinazione al responsabile di tutti questi tragici fattori: lo stato italiano e l’ordinamento socioeconomico da esso impostoci.
L’unica possibilità per noi giovani sardi e per tutto il Popolo Sardo è quella di sottrarci finalmente, dopo due secoli di sfruttamento piemontese prima e italiano poi, alla “tutela” di una potenza straniera e colonialista, prendere il mano il nostro futuro e autodeterminarci in quanto Popolo e in quanto Nazione: non sarà un SI o un NO alla farsa del 21 ottobre a darci la vera Democrazia e la vera Giustizia, ma solo la conquista della nostra Libertà nazionale, solo la conquista dell’Indipendenza!
Casteddu, 3 de su Mesi ‘e Ladàmini de su 2007
28 de Abrili - Organizadura de sa Juventudi Sarda
po s’Indipendéntzia, sa Democratzia direta e su Sotzialismu