User Tag List

Pagina 1 di 2 12 UltimaUltima
Risultati da 1 a 10 di 16
  1. #1
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    36,452
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Verso la Costituente Liberal-democratica Europea

    Milano, Circolo della Stampa - Corso Venezia 16
    26-28 ottobre 2007

    Partito Liberal-Democratico Europeo - La Voce Repubblicana

    Verso la Costituente Liberal-democratica Europea
    Valori liberali: quelli veri e quelli falsi

    tratto da http://www.pri.it

    •   Alt 

      TP Advertising

      advertising

       

  2. #2
    Silente
    Data Registrazione
    28 Jul 2005
    Località
    Oesterreichisch Schuler
    Messaggi
    3,072
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    sul sito il programma non cè ancora

    ora trovo un modo per pubblicarlo

  3. #3
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    36,452
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Dunque ... vediamo gli orari ...

    Le registrazioni alle ore 14,30 del 26 ottobre - Alle ore 15,15 intervento di Roberto Formigoni - Ore 15,30 Riccardo Gallo - Presiede Franco De Benedetti
    Intervengono: Daniele Capezzone, Natale D'amico, Stefano De Luca, Benedetto Della Vedova, Sergio Dompe', Guidalberto Guidi, Fiorella Kostoris, Piero Ostellino, Nicola Rossi, Massimo Teodori.

    Sabato 27 ottobre (ore 9,30) 4 sessione "parallele" coordinate da: Alessandro De Nicola, Emanuela Poli, Nicola Maccanico
    Le singole sessione sono coordinate da: Lorenzo Infantino, Enrico Colombatto, Cinzia Caporale, Tommaso Frosini,.

    Domenica 28 (ore 9,30) Sessione Generale
    Introduce Carlo Visco Gilardi
    Presiede Franco De Angelis

    Nelle 4 sessione parallele previsti interventi di una quarantina di partecipanti ... e di una dozzina circa di giornalisti ... gia' firme della Voce Repubblicana.

    Vasto e' il programma ... ed appena in nostro possesso ... lo pubblicheremo.

  4. #4
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    36,452
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Verso la Costituente Liberal-Democratica Europea
    Valori liberali: quelli veri e quelli falsi

    Milano, Circolo della Stampa, 26-27-28 ottobre 2007

    Venerdi 26

    • Ore 14,30 - Registrazioni
    • Ore 15,15 - Saluto del Presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni
    • Ore 15,30 - Obiettivi di un manifesto Liberale - Riccardo Gallo - Universita' di Roma "La Sapienza"
    • Ore 16,00 - Dibattito introduttivo - Presiede Franco De Benedetti, Opinionista - intervengono: Daniele Capezzone, Presidente Commissione Attivita' Produttive Camera Deputati - Natale D'Amico, Senatore - Stefano De Luca, Segretario Pli - Benedetto Della Vedova, Deputato - Sergio Dompe', Presidente Farmindustria - Guidalberto Guidi, Presidente Anie - Fiorella Kostoris, Universita' di Roma "La Sapienza" - Piero Ostellino, Editorialista "Corriere della Sera" - Nicola Rossi, Deputato - Massimo Teodori, Universita' di Perugia.


    Sabato 27

    4 Sessioni parallele - Coordinamento generale delle sessioni: Alessandro De Nicola, Presidente Adam Smith Society - Emanuela Poli, Adam Smith Society - Nicola Maccanico, Adam Smith Society.

    1a Sessione

    Ore 9,30 - 16,00 - Ordinamento Internazionale ed Europeo - Coordina Lorenzo Infantino, Universita' Luiss "Guido Carli" - Intervengono: Daniele Bellasio, Vicedirettore "Il Foglio" - Raimondo Cubeddu, Universita' di Pisa - Luigi Vittorio Ferraris, Ambasciatore - Jas Gawronski, Parlamentare europeo - Carlo Lottieri, Universita' di Siena - Gerardo Mombelli, Presidente Aicp - Claudio Morpurgo, Partner Studio Brian & Cave - Giuseppe Sacco, Universita' Luiss "Guido Carli" - Italico Santoro, "La Voce Repubblicana" - Stefano Silvestri, Presidente Istituto Affari Internazionali.

    2a Sessione

    Ore 9,30 - 16,00 - Globalizzazione, Stato e Mercato - Coordina Enrico Colombatto, Universita' di Torino - Intervengono: Michele Bagella, Universita' di Roma "Tor Vergata" - Claudio De Albertis, Presidente Assimpredil - Alberto Pera, Partner Studio Gianni, Origoni, Grippo & Partners - Angelo Maria Petroni, Universita' di Bologna - Gianfranco Polillo, Esperto di Finanza Pubblica - Beniamino Quintieri, Universita' di Roma "Tor Vergata" - Massimo Torchiana, Direttore Generale Polaris Italia Sgr - Bruno Trezza, Universita' di Roma "La Sapienza" - Gustavo Visentini, Universita' Luiss "Guido Carli".

    3a Sessione

    Ore 9,30 - 16,00 - Bioetica e Ricerca, Ambiente ed Energia - Coordina Cinzia Caporale, Universita' di Siena - Intervengono: Lilia Alberghina, Universita' di Milano "Bicocca" - Franco Battaglia, Universita' di Modena - Luciano Caglioti, Universita' di Roma "La Sapienza" - Gianluca Gianaroli, Elect President Eshre - Roberto Gradnik, Presidente Assobiotech - Michele La Placa, Universita' di Bologna - Giovanni Pizzo, Esperto di Politiche Ambientali - Renato Ricci, Presidente Associazione Galileo 2001 - Carlo Ventura, Universita' di Bologna.

    4a Sessione

    Ore 15,00 - 18,00 - Revisione Costituzionale e Riforma della Giustizia - Coordina Tommaso Frosini, Universita' di Sassari - Intervengono: Tommaso Alibrandi, Gia' Consigliere di Stato - Giuseppe Calderisi, Riformatori Liberali - Fabio Cintoli, Universita' "San Pio V" - Luigi Compagna, Universita' Luiss "Guido Carli" - Antonio Del Pennino, Senatore - Oreste Dominioni, Presidente Unione Camere Penali - Fabio Roia, Magistrato Componente Csm - Giorgio Rebuffa, Universita' di Genova - Ettore Rotelli, Universita' di Bologna - Silvio Traversa, Consigliere di Stato.

    Nelle 4 sessioni parallele interverranno anche i seguenti giornalisti gia' firme della Voce Repubblicana: Maurizio Ambrogi, Rai - Roberto Arditi, RaiUno Porta a Porta - Aldo Carboni, Vicedirettore Il Sole 24 Ore - Massimo Colaiacomo, Ansa - Stefano Folli, Editorialista Il Sole 24 Ore - Oscar Giannino, Direttore Libero Mercato - Edgardo Gulotta, La 7 - Ugo Magri, La Stampa - Maurizio Marchesi, Direttore Il Velino - Marcella Rossi, Gr RadioRai - Stefano Tomassini, RaiTre Ballaro' - Giuliano Torlontano, Tg5 - Andrea Valentini, Rai.
    • Ore 18,00 - 20,00 - Riunione di Coordinamento - Elaborazione del Manifesto.
    • Ore 19,00 - Conclusione della seconda giornata.


    Domenica 28
    • Ore 9,30 - Sessione Generale - Introduce Carlo Visco Gilardi, Presidente E-Focus - Presiede Franco De Angelis, Consigliere Comunale di Milano - Sintesi dei Coordinatori del Sabato.
    • Ore 11,00 - Presentazione del Manifesto Liberale - Riccardo Gallo, Universita' di Roma "La Sapienza".
    • Ore 11,30 - Stefano Folli intervista Marco Follini, Presidente dell'Italia di Mezzo.
    • Ore 12,00 - Interviene Silvio Berlusconi, Presidente di Forza Italia.
    • Ore 12,30 - Interviene Francesco Nucara, Direttore de La Voce Repubblicana.
    • Ore 13,00 - Conclude Annemie Neyts-Uyttebroeck, Presidente dell'Eldr.


    Segreteria Organizzativa: Roma, Tel. 06-6833757, Fax 06-6893002 - Milano, 02-744689, Fax 02-71040109 - email costituenteliberaldemocratica@yahoo.it

    tratto da La Voce Repubblicana n. 185 del 9 otobre 2007

  5. #5
    Silente
    Data Registrazione
    28 Jul 2005
    Località
    Oesterreichisch Schuler
    Messaggi
    3,072
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    oh madona il manifesto liberale

    no me sparo

  6. #6
    Silente
    Data Registrazione
    28 Jul 2005
    Località
    Oesterreichisch Schuler
    Messaggi
    3,072
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    mi spiegate il significato politico di questa costituente?

  7. #7
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    36,452
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    I compiti dei Liberaldemocratici - Intervento al recente convegno di Milano
    Identità, autonomia, necessità di organizzarsi

    Intervento al convegno milanese "Verso la Costituente Liberaldemocratica Europea", 26-27-28 ottobre 2007.

    di Massimo Teodori

    Il problema dei membri della famiglia liberale oggi – intendendo con questo termine l'intero arco dei liberali, liberaldemocratici e, più in generale, dei democratici-laici come i repubblicani – non è di sottolineare le differenze che li dividono al loro interno in politica economica e sociale, ma al contrario di accentuare le grandi differenze che li separano dai non-liberali: statalisti, corporativisti, consociativisti, clericali, ecc. Per quanto grandi siano le distanze che dividono i liberisti dai keynesiani, i moderati dai progressisti, i moderati laici dagli accaniti anticlericali, esse sono sempre assai minori dalle distanze che li separano dai non liberali.

    Nel dopoguerra la famiglia liberal-democratica ha contato sempre e solo – anche se poco – quando si è affidata alle proprie forze. Nella prima repubblica ha contato un po', quanto ad efficacia politica, e non per testimonianza ideale, allorché operavano i partiti cosiddetti "minori" – Pli, Pri e Psdi – condizionando prima il centrismo di De Gasperi e poi il centrosinistra con il Psi. I radicali, poi, negli anni Sessanta e Settanta fino a metà anni Ottanta hanno aggiunto l'efficacia della leva esterna dei referendum e dei movimenti extraparlamentari che sostenevano l'azione istituzionale fino a quando Pannella non si è avvoltolato sul suo ego ipertrofico.

    In realtà, nei quarant'anni della Repubblica i democratici laici hanno contato ancora meno del loro peso elettorale (complessivamente oscillante tra il quarto e il quinto dell'elettorato comprendente anche il Psi da quando è divenuto autonomo dal Pci) a causa della loro frammentazione nella società e nelle istituzioni. Gli azionisti prima, Saragat, La Malfa e Malagodi poi, sono stati più interessati alla loro specifica identità che alla formazione di una grande forza liberaldemocratica europea contrapposta a democristiani e comunisti. Bettino Craxi l'ha tentata ma è andato a finire come tutti sanno. Pannella ha sprecato il credito che aveva acquisito nel paese inseguendo fumisterie e narcisismi.

    E' vero che nella seconda Repubblica il bipolarismo con l'alternativa è stato una grande conquista politico-istituzionale che ha completato in qualche modo la democrazia italiana dopo gli anni del sistema bloccato proprio per mancanza di alternativa. Ma, contrariamente a quel che molti di noi speravano con la fine dell'unità politica dei cattolici nella Dc, l'efficacia in pratica della politica liberaldemocratica è spaventosamente diminuita sia quando ha governato il centrodestra che quando ha guidato il paese il centrosinistra.

    L'uno è divenuto un coacervo clerico-moderato-corporativo e l'altro un distillato dei peggiori vizi democristiani di sinistra e comunisti. E le presenze individuali dei liberali in entrambe le coalizioni, per quanto rispettabilissime, non hanno dato alcun risultato in termini di politica liberale. Potevamo che sperare che così non fosse, ma non possiamo nascondere che questo è il vero bilancio della stagione del bipolarismo della Seconda Repubblica.

    Il nostro problema oggi si può ridurre - schematicamente – a tre concetti: identità, autonomia, autorganizzazione.

    L'identità significa che i nostri partiti, gruppi e personalità devono attestarsi su pochi e qualificanti punti da tenere ben fermi, sia in politica istituzionale che in politica economica e sociale e nell'area delle libertà e dei diritti civili.

    L'autonomia riguarda l'obiettivo da perseguire: prima di qualsiasi alleanza, intesa e patto in qualsiasi direzione, è indispensabile costituirsi in soggetto politico autonomo ben riconoscibile, pragmatico, non velleitario, fermo non solo sui propri valori ideali - che sono quel che sono – ma anche sui propri obiettivi politici.

    Autorganizzazione significa che occorre dare braccia e gambe capaci di agire e camminare in autonomia nella lotta politica e non solo nella battaglia delle idee. Questo non significa splendido isolamento e integralismo ma soltanto che le intese, i patti e le alleanze si fanno dopo e non prima che si sia verificata la possibilità di camminare da soli.

    So bene che la questione delle leggi elettorali è l'imbuto attraverso cui deve passare un soggetto politico autonomo. Ma questo aspetto, per quanto essenziale e condizionante, va affrontato dopo che si è verificato se e come deve vivere un autonomo soggetto liberaldemocratico identitario. Altrimenti non saremo altro che dei postulanti presi a calci nel sedere.

    Il dramma dell'Italia è sempre stato la mancanza di una forza liberale modernizzatrice europea per cui siamo stati sempre in balia di comunisti e post-comunisti, democristiani e post-democristiani, di fascisti e post-fascisti. Ciò è dipeso anche dall'indole dei leader della famiglia liberaldemocratica, attenti più alle proprie pulsioni esistenzial-individualistiche che non all'interesse generale del paese per efficacia politica.

    Anche oggi sono personalmente scettico che si riesca a fare qualcosa. Se tuttavia vi è un certo numero di forze, di gruppi e di persone, per quanto minoritarie, che vogliono fare questa scommessa senza la riserva mentale di andare a bussare individualmente alla porta di questo o di quello, il gioco vale la candela. Come ho fatto per cinquant'anni della mia vita politica, sempre impegnato nell'avventura dell'unità laico-democratica per l'affermazione dei valori liberali, dichiaro che non posso non essere della partita.

    tratto da http://www.pri.it/Convegno%20Milano/TeodoriMilano.htm

  8. #8
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    36,452
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Valori liberali per l'Italia degli anni Duemila
    Il Manifesto della Convention milanese. Inizia un percorso significativo per rilanciare culture e politiche trascurate in questi ultimi anni.


    La modernità cammina verso la libertà. Bisogna avere fiducia nelle persone e nella capacità degli individui di esprimersi, produrre, conoscere, collaborare e crescere. Viviamo in un mondo caratterizzato dalla diffusione di opportunità e di conoscenze.



    La globalizzazione riduce i margini di manovra degli Stati nazionali; amplia, d'altro canto, gli spazi per le iniziative individuali e la cooperazione volontaria. Politiche corrette possono consentire all'Italia di inserirsi in questo circolo virtuoso, liberando le enormi energie, risorse e intelligenze del nostro paese.

    Scopo fondamentale di una concezione liberale della società è quello di restituire tempo e possibilità di scelta agli individui.

    L'ordinamento liberale è garante della libertà e parimenti attento alle esigenze di sicurezza e di integrazione delle minoranze nei valori occidentali.

    La concezione liberale del mondo non ha perso affatto la sua attualità, anzi è quanto mai capace di dare risposte alle sfide della modernità e del cambiamento.

    Ordinamento internazionale ed Europa

    1. La costruzione di un'identità nazionale ed europea deve partire dal riconoscimento dell'individualità. Realismo e ideali, democrazie e diritti fondamentali (in primo luogo i diritti di libertà) sono inseparabili e indispensabili per una politica estera finalizzata alla pace, che non escluda a priori l'eventuale ricorso all'uso della forza.

    2. Una politica della costruzione europea deve essere perseguita con paziente determinazione, con atti concreti e coerenti, in funzione anche degli interessi nazionali e degli obiettivi comuni dell'Europa. Le maggiori ricchezze del nostro continente sono i valori di pluralismo, diversità, concorrenza, libera circolazione di persone, beni, servizi e capitali. Solo una valorizzazione di tali ricchezze potrà portare a un federalismo competitivo tra gli Stati europei, per nulla in contrasto con il principio di sussidiarietà, e far superare lo Stato nazionale, finora unico supporto e habitat della democrazia liberale.

    3. I rapporti transatlantici rimangono essenziali non soltanto per una politica estera europea, ma anche per la lotta al terrorismo internazionale, per i problemi strategici e per il contenimento della proliferazione nucleare militare, anche in vista della edificazione di un mercato Nord-Atlantico.

    4. Il pieno sostegno alla democrazia israeliana rappresenta il perno di una politica che abbia come obiettivo la stabilizzazione e la pace nel Medio Oriente.


    Revisione costituzionale e riforma della giustizia

    5. Gli Italiani degli anni Duemila chiedono che le istituzioni del Paese funzionino meglio, che i governi forniscano con prontezza risposte sul futuro loro e dei loro figli. È allora necessario riformare il bicameralismo perfetto, differenziando le funzioni tra i due rami del Parlamento e, anche per ridurre la lunghezza e l'ingorgo dei procedimenti legislativi, è necessario attribuire a una delle due Camere la funzione di raccordo fra Stato e Regioni. Occorre una profonda rivisitazione del Titolo V della Costituzione, con l'abolizione di quella legislazione concorrente che non ha evitato i conflitti di attribuzione fra Stato e Regioni e che negli ultimi anni ha causato una maggiore incertezza del diritto.

    6. Al fine di valorizzare il principio liberale della separazione dei poteri occorre separare l'elezione del capo dell'esecutivo da quella degli organi del potere legislativo.

    7. È necessario giungere ad una composizione del Consiglio Superiore della Magistratura sul modello della Corte Costituzionale, affidando al Capo dello Stato, coerentemente con il ruolo di garanzia che gli compete nel nostro ordinamento, l'elezione di un terzo dei suoi componenti. Occorre inoltre adottare meccanismi che riducano la funzione politica delle correnti all'interno della magistratura, esaltando l'autonomia dei singoli magistrati. Infine, occorre stabilire il divieto di rientro nell'ordine giudiziario di quei magistrati che abbiano esercitato mandati politici elettivi. Tali misure rispondono alla logica di uno stato liberale che deve garantire la separazione fra politica e magistratura.


    Globalizzazione, Stato e mercati

    8. La globalizzazione non è ostile a nulla, è neutrale, è il più potente motore dello sviluppo economico. Essa ha enormemente contibuito a far sì che paesi prima prigionieri del sottosviluppo, come Cina e India, abbiano imboccato una strada di potente crescita economica. La retroguardia no global non percepisce che il problema, semmai, riguarda come ci si possa adoperare affinché tutti abbiano l'opportunità di integrarsi e come si possano stemperare gli squilibri. Inoltre, è essenziale evitare che i governi non approfittino dell'apertura dei mercati per assumere in prima persona un ruolo di giocatori – imprenditori, banchieri o investitori – ma lascino tale ruolo a individui, imprese e forze di mercato.

    9. Aprire i mercati, tutti i mercati, alla concorrenza è un passaggio essenziale per restituire competitività alla nostra economia, svecchiare la classe dirigente, sfoltire rendite di posizione ed incrostazioni che creano privilegi e poteri non responsabilizzati. Non bisogna confondere liberalizzazioni con consumerismo, cioè con la concessione dirigistica di favori ai consumatori o presunte "parti deboli" nei confronti delle imprese. È la concorrenza il miglior piacere che si può fare ai consumatori, non un dirigismo animato da buone intenzioni. Essenziale perciò è introdurre la concorrenza nei servizi pubblici - in tutti, a cominciare da quelli locali, dai trasporti all'elettricità, alla gestione delle prigioni - nelle professioni e nei servizi sociali. La competizione dispiega i suoi benèfici effetti anche nella sanità, nella vigilanza e nell'istruzione. Sono proprio la monopolizzazione e la burocratizzazione dell'educazione che creano una bassa remunerazione del capitale umano in Italia e che impediscono l'attrazione di cervelli dall'estero.

    10. L'alienazione delle imprese pubbliche, se effettuata nel contesto di un'apertura dei mercati, porta notevoli benefici: riduce lo stock di debito pubblico; riduce l'influenza della politica nelle decisioni imprenditoriali; l'assunzione di personale viene fatta seguendo logiche non più territoriali o elettorali, ma di efficienza; gli investimenti favoriscono aspettative di rendimento, non elettorali; la scelta dei manager segue logiche di capacità, non di fedeltà partitica; il pericolo di corruzione diminuisce; cade il conflitto di interessi tra stato-imprenditore e stato-regolatore e in molti casi finanziatore; cadono le condizioni di concorrenza sleale nei confronti delle altre imprese.

    11. La pressione tributaria in Italia è un peso insopportabile. La difficoltà in alcune aree del Paese a mantenere condizioni minime di legalità e la diffusione dell'evasione fiscale opprimono gli individui e i settori più produttivi, onesti e innovativi. Si tratta di ricondurre a neutralità il sistema, abbattere il peso dello Stato, fare in modo che gli investimenti siano effettuati non dove il legislatore li rende più convenienti con esenzioni, deduzioni, riduzioni mirate di aliquote, ma dove essi abbiano senso economico. La riduzione della pressione fiscale deve essere comunque accompagnata da un'altrettanto drastica riduzione della spesa pubblica. L'invadenza dello Stato fa sì che, anche nella parte di attività economica lasciata nelle mani degli individui, essi si trovino con una capacità di spendere limitata dall'offerta coercitiva da parte dello Stato di educazione, sanità e pensioni. Allo Stato restano comunque compiti di regolazione e di supplenza nei campi in cui l'orizzonte temporale non coincide con quello dell'investimento privato.

    12. I mercati finanziari generano ricchezza e allocano efficientemente le risorse. Essi devono rimanere liberi e aperti nell'osservanza di regole di trasparenza che amplino l'informazione a disposizione dei risparmiatori mettendoli in condizione di esercitare scelte consapevoli. La regolamentazione e la protezione del settore bancario e finanziario generano collusione e opacità a danno dei risparmiatori stessi.


    Bioetica e ricerca, ambiente e energia

    13. La società liberale non indica la via delle virtù ma provvede a garantire le libertà e i diritti evitando che i comportamenti degli individui producano danni certi a terzi. Negli ambiti della bioetica, occorre che le norme siano limitate nella loro estensione e pervasività rifiutando la giuridificazione come risposta elettiva ai problemi bioetici emergenti. La ricerca di princìpi e valori comuni in ambito bioetico va perseguita con decisione attraverso un approccio di "consenso per intersezione" che comunque salvaguardi pienamente gli stili di vita e le opzioni morali le cui conseguenze ricadono prevalentemente sugli stessi individui che prendono le decisioni. La cooperazione tra le persone, un'autonomia individuale che sia intesa non come mero solipsismo ma declinata anche nella sua dimensione relazionale, la tutela dei fragili e dei meno fortunati, l'equità e non l'egalitarismo nelle politiche pubbliche sono princìpi e valori unificanti in una visione liberale della bioetica. La scienza è bene in sé, fonte di benessere individuale e collettivo, nonché strumento di miglioramento delle condizioni sociali e di tutela dell'ambiente.

    14. L'ambientalismo non è e non deve essere uno strumento di lotta politica pretestuosa, soprattutto quando la tutela dell'ambiente assurge a fine e non a mezzo per il benessere dell'uomo. Un'etica ambientale di moderato antropocentrismo, che si fondi su una profonda e forte responsabilità verso gli altri e verso le generazioni future, contraddistingue un approccio liberale al rapporto uomo-natura. L'ambiente per un liberale è un bene disponibile, da modificare, e con cui interagire: l'antropizzazione non coincide con la deturpazione del territorio, né lo sfruttamento delle risorse assume il carattere di danno e di depauperamento. L'ingegneria genetica e le biotecnologie sono un'opportunità da governare e non un disvalore. Altrettanto radicati nell'umanesimo liberale sono i doveri di tutela nei confronti degli animali in quanto esseri senzienti, questo pur nel pieno riconoscimento della superiorità ontologica dell'uomo.

    15. Il settore dell'energia è spesso oggetto di disinformazione frutto di analfabetismo scientifico se non del deliberato tentativo politico di sfruttare a beneficio di una parte aspetti di pubblica credulità o di superstizione. In particolare, l'enfasi per le cosiddette energie alternative andrebbe decisamente ridimensionata quanto alla loro potenzialità, efficacia ed efficienza. Viceversa occorre, con altrettanta decisione e con tempestività, ripristinare politiche di sviluppo dell'energia nucleare, sia in termini di ricerca che applicativi attraverso la costruzione di nuove centrali. E ciò ai fini non solo di adeguare l'offerta di energia a costi competitivi, ma anche di migliorare l'impatto ambientale. La disponibilità in tal senso delle amministrazioni locali va misurata nel concreto e vanno fornite ai cittadini informazioni circa il risparmio reale che l'energia nucleare comporterebbe riguardo al costo della vita e dei beni di consumo.

    16. L'industria deve attivare una domanda di innovazione rivolta alle istituzioni di ricerca e diventare soggetto che contribuisce alla costruzione di valori nelle nuove scienze. Un nuovo contesto di certezza del diritto nell'ambito delle scienze della vita e dei settori scientifici più innovativi deve essere garantito, evitando che eventuali cambi di maggioranza mettano ogni volta a rischio gli investimenti nella ricerca a causa di radicali mutamenti normativi.

    17. La realizzazione di profitti e i biobrevetti – da modulare in modo da adattarli ai moderni scenari – sono garanzia e beneficio per tutti gli attori di uno scambio economico. Demonizzare il profitto in questi settori significa ritardare il progresso per tutta la collettività. Occorre separare la discussione sulle forme brevettuali da quella su cosa possa essere o non essere oggetto di brevettazione secondo una prospettiva etica. La regolazione e le normative devono restare sempre coerenti con le evidenze scientifiche. L'iper-regolazione costituisce invece una intollerabile barriera all'ingresso di nuovi competitori.

    18. Meritocrazia, competizione, strumenti di valutazione oggettiva (come ad esempio la peer review), migliore congruenza tra obiettivi scientifici e architetture accademiche, attrazione di capitali privati da parte delle università e degli enti di ricerca (almeno il 50% delle risorse dovrebbe provenire dal privato), coordinamento e riduzione della burocrazia devono connotare le attività di ricerca, il reclutamento dei ricercatori e la verifica della qualità della produzione scientifica.

    19. Lo strumento politico del Principio di Precauzione si è rivelato arbitrario, penalizzante e obsoleto anche nella prospettiva della globalizzazione. Occorre prevederne la dismissione in favore di un solido e affidabile approccio di valutazione e gestione dei rischi. L'etica dei risultati e l'esplicitazione dei conflitti di interesse (e non l'eliminazione dei medesimi) sono fondamenti dell'attività di ricerca.

    tratto da http://www.nuvolarossa.org/modules/n...p?storyid=4417

  9. #9
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    36,452
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Università e ricerca nel secolo XXI/Intervento al recente convegno di Milano
    Se il debito pubblico relega l'Italia ai margini

    Relazione presentata al convegno milanese "Verso la Costituente Liberaldemocratica Europea", 27 ottobre 2007.

    di Lilia Alberghina

    Il segno della modernità è dato dallo sviluppo delle tecnologie che, nate dalla scienza, hanno contribuito a liberare l'umanità dalla fame, dalle malattie, dagli insulti dell'ambiente, avvicinando sempre più i popoli, sia attraverso mezzi di trasporto via via più efficienti, sia attraverso mezzi di comunicazione capaci oggi di connettere l'intero pianeta.

    Il ruolo della ricerca scientifica, in una società liberaldemocratica del XXI secolo, si articola su due piani: quello dell'aumento delle conoscenze che porta ad estendere le libertà degli individui e quello del sostegno allo sviluppo di una nuova economia a più alto valore aggiunto, e sostenibile, capace cioè di trovare nuove soluzioni per gli antichi problemi (l'energia, la salute, l'alimentazione), che la crescita demografica ed il degrado ambientale ripropongono in forme nuove, ma che il grande sviluppo delle scienze sperimentali rende oggi affrontabili, non solo singolarmente, ma nella loro complessità.

    È per questi motivi che la politica della ricerca scientifica e dell'innovazione tecnologica è assai rilevante nei paesi più dinamici in Europa, in America, in Asia, ed in tutti il ruolo del pubblico (Stati e governi locali) risulta centrale, strategico e propulsivo.

    Un rapporto curato qualche anno fa dalla Commissione Europea (l'Agenda Saphir) ha ampiamente analizzato il ruolo della ricerca scientifica per la crescita ed ha indicato le politiche di governance da implementare.

    Una delle conclusioni del rapporto riguarda l'entità delle risorse, da dedicare, in modo ottimale a questo settore. Viene proposto il 3% del PIL per l'istruzione universitaria e il 3% per la ricerca e sviluppo (sia pubblica che privata), valori già raggiunti in UE da alcuni paesi scandinavi.

    Aliquote così consistenti del PIL sono attualmente irraggiungibili per l'Italia, oberata da un debito pubblico altissimo, da una spesa pubblica fuori controllo e generalmente inefficiente, e da una crescita modesta, e infatti attualmente ci si attesta su circa 1% + 1%.

    Dato che tutta una serie di indicatori portano a ritenere che il sistema della ricerca pubblica e privata italiana lavori con bassa efficienza, pur se con aree di eccellenza sparse sul territorio a macchia di leopardo, una corretta politica della ricerca e della formazione universitaria, alla ricerca strettamente connessa, deve prima di tutto tendere a ripulire dalle sacche di inefficienza più scandalose ed a creare condizioni di competitività e di premio al merito.

    Si pone così il tema della qualificazione della spesa, che deve incentrarsi su meritocrazia e competitività, attraverso meccanismi virtuosi capaci di promuovere la mobilità dell'eccellenza scientifica per singoli ricercatori, istituzioni di ricerca e settori disciplinari.

    Non avendo il tempo per una analisi dettagliata, indico per punti quali dovrebbero essere, a mio parere, sia gli interventi per una prima fase di riqualificazione tanto per l'università che per gli enti di ricerca pubblici, sia quelli per una seconda fase di promozione tendente a connettere meglio l'area pubblica con quella privata ed a sostenere l'innovazione tecnologica.

    Utilizzerò come sistema paradigmatico quello del Regno Unito, che è andato incontro dagli anni della Thatcher ad oggi ad una profonda riorganizzazione che ha portato la Gran Bretagna ad una posizione di leadership nella nuova economia.

    Università

    - Abolizione del valore legale del titolo di studio, lasciando agli Atenei una maggiore libertà di organizzazione didattica, oggi mortificata da una pioggia di controlli ministeriali puntigliosi, che però non riescono a garantire qualità

    - Creazione di un consistente programma di borse di studio e di prestiti di onore agli studenti, che quindi divengono liberi di rivolgersi all'Università più gradita e non necessariamente a quella sottocasa

    - Possibilità per le università, nella loro autonomia, di alzare gradualmente le tasse e di inserire il numero programmato

    - Assegnazione del finanziamento pubblico alle Università in modo congruo rispetto ai risultati di una valutazione tempestiva della didattica e della ricerca da parte di un'agenzia di valutazione delle Università, che faccia tesoro dell'esperienza e dei criteri elaborati e validati in Gran Bretagna

    - Promozione, attraverso la leva fiscale, delle commesse di ricerca alle Università da parte delle industrie

    - Stato giuridico dei docenti: tre livelli (ricercatore, associato, ordinario); con pianta organica, nazionale e di ateneo, piramidale; reclutamento per concorso di idoneità nazionale (per associato e ordinario) e locale (per ricercatore)

    - La precarizzazione, oggi presente nella fasi iniziali della carriera universitaria per cui si raggiunge l'agognato livello di ricercatore a 35-40 anni, ha forti ripercussioni anche sulla capacità dei giovani di mettere su famiglia. La situazione peggiorerebbe di molto se anche il livello di ricercatore risultasse precario, come vuole tra alcuni anni la riforma del centro destra che però aveva correttamente colto l'esigenza di inserire nella carriera universitaria elementi di meritocrazia non legata solo ai concorsi iniziali. Invece bisognerebbe da un lato incentivare, a tutti i livelli di carriera, il merito scientifico e didattico, come anche penalizzare le inadempienze fino a contemplare la possibilità, concreta, di messa in mobilità e/o prepensionamento per i casi di accertate gravi inefficienze.

    - L'insieme delle norme predette tenderebbe a creare competizione fra Università per l'acquisizione delle risorse finanziarie sia dal pubblico sia dal privato ed indurrebbe ciascuna università a migliorare la propria qualificazione in didattica e ricerca.

    Agenzia per il finanziamento della ricerca

    Il motore fondamentale per la riqualificazione della ricerca pubblica e privata deve essere dato, come accade in molti paesi, da una unica Agenzia per il finanziamento della ricerca (una Granting Agency, equivalente a

    Segue a pag. 4

    continua - Research Councils UK o NIH/NSF in USA), che unifichi tutte le linee di finanziamento presenti a livello dei diversi ministeri (MUR, MAP, Salute, Agricoltura, Beni Culturali, ecc.), che si articoli per macrosettori ed in diversi programmi (come in UK) e che riporti direttamente alla Presidenza del Consiglio. Ovviamente è fondamentale garantire professionalità e imparzialità, con un ben disegnato sistema di "Check and balance".

    Questa Agenzia dovrebbe:

    - Gestire il budget per la ricerca promuovendo programmi di contratti di ricerca pluriennali e rendendo sempre più qualificata la spesa attraverso valutazioni professionali (ex ante, in itinere ed ex post) e conservando memoria storica delle performance dei ricercatori per le successive valutazioni

    - Progettare l'utilizzo dell'incremento di risorse da dedicare al settore, in modo da adeguare rapidamente il sistema Italia ai migliori esempi europei

    - Elaborare strategie di sviluppo della ricerca italiana in modo non dirigistico rispetto ai modi con cui raggiungere gli obiettivi strategici

    - Rivedere le ripartizioni dei finanziamenti tra grandi aree disciplinari, correggendo le eventuali condizioni di privilegio dettate da ragioni storiche, e convogliando le risorse finanziarie secondo le attuali esigenze della scienza e del paese

    - Rendere meno provinciale il sistema Italia finanziando in modo cospicuo la partecipazione di ricercatori italiani a progetti transnazionali europei a geometria variabile (es. la rete ERA-NET), che stanno diventando rilevanti anche per promuovere i nuovi settori interdisciplinari che si stanno affermando come necessari per affrontare le complesse tematiche della scienza moderna.

    Inoltre è questa la leva più potente per introdurre nel mondo della ricerca italiana anche una forte capacità di collaborazione, sia nazionale sia transnazionale, superando la atomizzazione dei ricercatori che è una delle cause non marginali del degrado della qualità e della capacità innovativa della nostra ricerca

    - Riferire annualmente alla Presidenza del Consiglio ed al Parlamento sul recupero di efficienza del sistema della ricerca italiana e sui successi di innovazione tecnologica maturati.

    Enti pubblici di ricerca (CNR, ASI, ENEA, ISS, INFN, INFM, IRCSS, ecc., ecc.)

    La riqualificazione della spesa pubblica è generalmente molto difficile in quanto i parametri della valutazione delle performance sono spesso discutibili in un paese che ha fatto del diritto al posto di lavoro nel pubblico (ed allo stipendio) un tabù intoccabile. Nel caso però della ricerca i prodotti sono ben definiti e visibili: pubblicazioni e brevetti. È quindi possibile procedere ad una ristrutturazione che allontani dal posto di lavoro ricercatori che non ricercano e non trovano, ad esempio coloro che per 2 anni consecutivi abbiano una produttività nulla in termini quantitativi e/o qualitativi.

    Una stima (ovviamente approssimativa) quantifica intorno al 20% il recupero di risorse finanziarie sul budget degli enti pubblici di ricerca, che potrebbe ricavarsi oggi da una seria ristrutturazione del settore. Questa non trascurabile disponibilità finanziaria dovrebbe essere subito reinvestita nel sostenere assunzioni di giovani e per finanziare con maggiori risorse progetti prioritari di ricerca.

    Infine Promozione della ricerca industriale e dell'innovazione tecnologica

    Una delle caratteristiche più negativa del sistema Italia è la bassa percentuale, sul totale delle risorse dedicate alla ricerca, che proviene dai privati (industrie, società finanziarie, charities, ecc.).

    Per promuovere gli investimenti da parte di questo settore occorrono interventi:

    - Sul piano fiscale (detassazione degli utili investiti in ricerca; deducibilità dei contratti di ricerca con enti pubblici; soprattutto detassazione del capital gain ricavato da investimenti high-tech, per favorire gli investimenti da venture capital)

    - Sul piano infrastrutturale e normativo: facilitare le interazioni industria/enti di ricerca e soprattutto la creazione di piccole imprese innovative anche attraverso finanziamenti pubblici riservati a PMI high-tech sotto forma di contributi a fondo perduto, come accade in USA ed in UK.

    Ricordo a questo proposito che è stato appena approvato dal governo britannico un programma strategico per 1 Miliardo di sterline (circa 1,5 Miliardi di euro) su 3 anni per sviluppare l'innovazione tecnologica che nasce dalla ricerca, a seguito del rapporto sulla politica della scienza "Race to the top" di Lord Sainsbury. Sono questi gli ordini di grandezza degli investimenti necessari per cercare di inserirsi con qualche successo nella competizione tra paesi dell'UE. È patetico pensare che qualcuno nel governo ritenga che tutto si giochi sul numero di seggi al parlamento europeo.

    In conclusione

    Il sistema della ricerca scientifica e dell'innovazione tecnologica necessita nel nostro paese di una significativa riorganizzazione che premi il merito ed introduca forti elementi di competitività, ma anche di collaborazione. Il non averlo fatto in modo più incisivo e completo negli anni scorsi con un governo di centro destra è stata una grande occasione perduta, considerando anche il fatto che un processo di riqualificazione e potenziamento del sistema università/ricerca richiede una decina di anni prima di dare risultati apprezzabili anche sul piano dell'innovazione tecnologica, se si fa riferimento ai tempi dell'esperienza britannica. Ad ogni modo bisogna riconoscere che l'azione del ministro Moratti è stata complessivamente molto, molto più positiva di quanto non sia quella del suo successore.

    Su questo tema, così decisivo per il futuro della nostra società, occorre trovare il consenso di tutte le forze riformiste. La componente liberal-democratica dovrebbe farsi carico innanzi tutto di elaborare un articolato piano di azione che agisca contemporaneamente su alcuni, ma cruciali, snodi del sistema università/ricerca/innovazione, perché è ben chiaro che interventi parziali non solo sono inutili, ma possono essere anche controproducenti.

    Inoltre occorre iniziare subito a dialogare con giovani, sindacati, opinione pubblica ed altre forze politiche riformiste in modo da cogliere loro istanze positive su questa opera di profonda modernizzazione e nello stesso tempo convincere i dubbiosi che questa è una battaglia per un paese più efficiente e quindi più giusto, come Giavazzi e Ichino hanno iniziato a dire, coraggiosamente, da qualche tempo.

    Nel far questo i liberaldemocratici italiani si riscatteranno dalla afasia da cui sono stati colpiti negli anni scorsi, e lavoreranno, insieme ai loro colleghi europei, per un'Europa più prospera, capace di meglio valorizzare i suoi giovani più meritevoli e di dare a tutti i suoi cittadini una migliore qualità di vita.

    tratto da http://www.pri.it/Convegno%20Milano/...hinaMilano.htm

  10. #10
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    36,452
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Vent'anni di ritardo
    Senza il nucleare persa un'occasione per lo sviluppo

    A vent'anni di distanza l'Italia paga ancora le conseguenze del voto referendario del novembre 1987, con il quale è stata messa una pietra tombale sulle centrali nucleari in Italia. E questo malgrado che, proprio il nucleare, grazie all'Enea, fosse la punta di eccellenza del nostro comparto di ricerca scientifica. E l'Italia era all'avanguardia, grazie anche a personalità che non dimenticheremo mai come Felice Ippolito.



    La sinistra movimentista e ambientalista, il Pci suo benevolo tutor e una Dc presa dalla gestione ordinaria dell'attività di governo - e dunque incapace di fare battaglie in difesa della modernità del Paese * sostennero che dell'energia nucleare si potesse fare a meno. Disgraziatamente la campagna che denunciava la rischiosità degli impianti trovò nella tragedia di Chernobyl un argomento vincente. Il fatto poi che Chernobyl si trovasse nella vecchia Urss, dove gli standard di sicurezza erano infinitamente più scadenti rispetto a quelli europei, non fu nemmeno preso in considerazione. Eppure in Europa non si erano mai riscontrati incidenti di rilievo nelle centinaia di centrali disseminate sul territorio, anche a pochi chilometri dal confine italiano, come nella Savoia francese. Né allora, né oggi. Ma la tesi antinuclearista che prevalse in un referendum piuttosto truffaldino nella formulazione dei quesiti, consentì di sbaraccare e azzerare tutto il patrimonio che avevamo in questa materia. "Una decisione emotiva ed irragionevole", la definisce proprio oggi Michel Rocard, che all'epoca era il premier socialista francese. E fu un colpo durissimo. Nel Paese fummo in pochi ad opporci, il solo fronte liberaldemocratico, Partito repubblicano italiano in testa.

    Risultato della sbornia antinuclearista è stato il rifugio forzato nelle fonti energetiche classiche, peraltro le più inquinanti, con il carbone e il petrolio su tutte. Basta vedere i prezzi del barile del petrolio di oggi per capire che bell'affare abbiamo fatto! Per non parlare della dipendenza elettrica nei confronti della Francia che incide notevolmente sulla bilancia dei pagamenti. E di quella dai paesi mediorientali per il petrolio e dalla Russia per le forniture di gas, con tutti i pesanti condizionamenti che ne derivano per la nostra politica estera. Ora è positivo che una parte del mondo politico ci stia ripensando. In particolare il leader dell'Udc Pierferdinando Casini si sta muovendo con molta determinazione in questo senso. Ma più in generale è venuto il momento che laicamente le forze dell'opposizione come quelle delle maggioranza, consapevoli della gravità del problema anche per il ritardo accumulato in tanti anni, si preparino a sostenere una battaglia per il ritorno al nucleare sicuro e pulito.

    Per far questo occorre che il ventennale dello sciagurato referendum divenga l'occasione per un rilancio dell'energia nucleare in Italia, con l'approvazione di un piano che preveda nuove opere, nuovi investimenti. Non possiamo invece fare come crede il presidente del Consiglio Romano Prodi che, nella campagna elettorale del 2006, affermò: "Nucleare? Il Paese non è pronto. Riparliamone tra vent'anni". Fra altri vent'anni tra caro-benzina, inquinamento crescente, effetto serra, saranno drammatiche le condizioni in cui si troverà l'Italia. E magari il problema non concernerà più Prodi; ma le future generazioni sicuramente. Alle quali è nostro preciso dovere garantire un futuro migliore di quello che una scelta tanto disgraziata rischia di assicurare.

    Roma, 8 novembre 2007

    tratto da http://www.nuvolarossa.org/modules/n...p?storyid=4444

 

 
Pagina 1 di 2 12 UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Grande CONVEGNO a MILANO 26-27-28: La Costituente Liberal-Democratica Europea
    Di JohnPollock nel forum Liberalismo e Libertarismo
    Risposte: 31
    Ultimo Messaggio: 14-11-07, 18:35
  2. Verso la Costituente Liberal-democratica Europea
    Di nuvolarossa nel forum Liberalismo e Libertarismo
    Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 10-10-07, 22:35
  3. Nasce Unione Liberal Democratica
    Di Camelot nel forum Parlamento di Pol
    Risposte: 142
    Ultimo Messaggio: 22-01-04, 10:06
  4. Nasce l'Unione Liberal Democratica
    Di Camelot nel forum Repubblicani
    Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 06-01-04, 22:44

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226