ora che succederà?
Welfare, primi risultati: vince il No nelle grandi fabbriche
Tra le polemiche, chiudono i seggi per il referendum sull’accordo di governo e sindacati del 23 luglio. Qualche primo risultato è già emerso, in particolare dalle grandi fabbriche dove le urne avevano già chiuso i battenti martedì sera. E confermano le previsioni. All’Iveco di Torino passa il No con circa il 67% dei voti. A Mirafiori – dove hanno votato circa 9 mila tute blu e oltre mille impiegati – i dati relativi al reparto meccaniche bocciano l’accordo con una percentuale dell’80%. Avrebbe vinto il No anche alla Zanussi di Pordenone, dove lavorano duemila persone. Paradossalmente passa l’accordo nella sede nazionale dei sindacati metalmeccanici di Cgil, Cisl e Uil (Fiom-Fim-Uilm). Le schede – tra cui ci sono quelle dei segretari Gianni Rinaldini, Giorgio Caprioli e Tonino Ragazzi – danno il Sì al protocollo sul welfare al 60%.
Buona l’affluenza: il 70% dei lavoratori ha espresso la sua preferenza. Una momento di alta democrazia che ha fatto dire al presidente del Consiglio Romano Prodi che si tratta di un messaggio «che devo ascoltare con attenzione». Una prova di partecipazione che non può essere infangata «per una comparsata in televisione», ha aggiunto Carlo Podda della Cgil riferendosi alla denuncia dell’europarlamentare del Pdci Marco Rizzo che ha denunciato presunti brogli nel salotto di Bruno Vespa.
Ma un'altra polemica ha caratterizzato l'ultima giornata di voto. I sindacati non hanno gradito le dichiarazioni del responsabile Lavoro del Prc, Maurizio Zipponi, che, sulla base delle informazioni raccolte nei 20 punti d’ascolto aperti dal Prc nelle fabbriche, aveva preannunicato la vittoria del No.
Tasti dolenti, si sa, le pensioni e il lavoro flessibile, quelle che la sinistra vuole riportare sul tavolo della discussione perché «se l’accordo non cambia – hanno ribadito più volte il ministro della Solidarietà Sociale Paolo Ferrero e il segretario di rifondazione franco Giordano – non lo votiamo».
Le indiscrezioni fanno privilegiare comunque la via parlamentare per le modifiche. Già mercoledì alle 15 la Camera interrogherà in un question time il ministro Ferrero sui suoi orientamenti in merito al protocollo sul welfare, che verrà portato venerdì in Consiglio dei Ministri. Ad oggi, difficilmente il ministro Ferrero voterà contro l’accordo per evitare terremoti nel governo. L’ipotesi più accreditata è quella di un’astensione, in attesa non solo delle modifiche parlamentari, ma anche di un segnale di apertura da parte del premier Prodi alle richieste della sinistra radicale e alla percentuale di no che uscirà dal referendum. Chiaramente le modifiche aprirebbero nuovo tavolo di discussione, un tavolo a cui la Confindustria, ha già fatto sapere, si siederebbe di cattivo umore. «Il Protocollo così come è io non lo voto - ha ribadito Ferrero - se c'è una traduzione in legge che tenga conto del programma dell'Unione sui temi della precarietà e delle pensioni per i lavori usuranti, si può fare un passo avanti. Se c'è la ciccia - dice insomma Ferrero - se si incide su questi due problemi, sarò ben felice di votare a favore. Il mio voto è legato al grado di lotta alla precarietà. Lo vedremo in Consiglio dei Ministri. Noi siamo interessati a far andare avanti questo Governo - ha concluso - ma vogliamo combattere la precarietà, e quindi tutto dipende da quanto si riesce ad andare in questa direzione».
La patata bollente, infine, passerebbe al Senato, dove l’ipotesi di un provvedimento blindato dalla fiducia sembra crescere giorno dopo giorno. L’aria, comunque, al momento è distesa. Ferrero si dice convinto che «alla fine si troverà la quadra», Mussi assicura che «con l'impegno del governo a modificare il protocollo in Parlamento, venerdì sono pronto a votare sì», e Pecoraro Scanio chiede semplici «miglioramenti senza stravolgimenti».




Rispondi Citando
