Di Gianluigi Premazzi (Direzione ML)
Il Rezzoni è un mio conoscente svizzero. Pochi ragionamenti, ma chiari. Quando mi ha detto che: “l’è mei la Svizzera”, mi ha quasi convinto. Il 21 ottobre andrà certamente a votare per il Parlamento Federale, ma con un pizzico di ansia in più, perché l’è preoccupaa. Ma come, Rezzoni, te se mia cuntent che l’ecunomia svizzera tira da quater ann?! Ma che economia e economia!! Il Rezzoni è preoccupato perché il modello svizzero, una storia di successi nei campi dell’istruzione, sanità, trasporti e autogoverno, correrebbe oggi seri rischi di estinzione. A Berna i consiglieri federali fanno il bello e cattivo tempo: c’è chi si sogna di liberalizzare selvaggiamente dal 1° ottobre 2007 il mercato del lavoro del settore dell’edilizia (poco importa che il Rezzoni abbia protestato in piazza con i sindacati a Zurigo giorni fa prendendosi un brutto raffreddore!) e chi risponde con un’indifferente alzata di spalle alle rimostranze di certe deputazioni politiche ticinesi che lamentano: a) il più alto tasso di disoccupazione e i più bassi stipendi/salari di tutta la Confederazione nonostante la felice congiuntura economica; b) l’ulteriore aumento (seppur più contenuto che in passato) dei premi assicurativi della Cassa Malati; c) l’afflusso sempre meno controllato di frontalieri italiani che, secondo il Rezzoni, porterebbero via il lavoro agli stessi ticinesi, anche perché meglio disposti di quest’ultimi ad accettare paghe inferiori e orari di lavoro più pesanti; d) la scarsa sorveglianza delle frontiere; e) la presenza oltremodo eccessiva di stranieri sul suolo svizzero, “statisticamente” più inclini a delinquere degli svizzeri autoctoni. Colpa degli Accordi Bilaterali sulla Libera Circolazione delle Persone tra Svizzera e Paesi UE, che i politici di Berna hanno negoziato con l’Unione Europea anni fa e che il popolo ha successivamente approvato per via referendaria. Ma almeno, “la gen a vutaa” sospira rassegnato il Rezzoni ed è difficile dargli torto. Sono innumerevoli le occasioni in cui il popolo svizzero, contrariamente a quello italiano, è chiamato ad esprimersi ed essere padrone del proprio destino. Un dato di fatto di cui il Rezzoni si dice ancora orgoglioso. Come quando, nel 1992, votò NO all’adesione alla Comunità Europea e i sostenitori del Sì “han ciapaa una bella pesciada nel cu…”. Quindici anni dopo i corrotti mandarini di Bruxelles fanno ancora paura al Rezzoni. Va bene tutto, Rezzoni, ma non toccarci i frontalieri italiani… bitte.
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