Siamo agli inizi di dicembre del 1968. Da più di un mese, ufficialmente il 28 ottobre, ma molto probabilmente qualche giorno prima, Benito Mussolini è morto. Lascia ai posteri un'Italia divenuta una grande potenza e al nuovo re il titolo di Imperatore. Non ha ceduto infatti al timore di una crescente potenza germanica nel 1940 dichiarando la neutralità per il paese nel conflitto tra i tedeschi e gli Alleati. Aveva confidato nella solidità della difesa inglese, ma aveva sbagliato. Nel luglio del 1941, poco dopo la dichiarazione di guerra della germania all'Unione Sovietica, dopo un anno di initerrotti bombardamenti, l'esercito tedesco porta a compimento il più grande sbarco anfibio della storia, l'operazione lone marino (Seelöwe), occupando tutta l'Inghilterra meridionale. In poco più di un mese Londra cadeva e le truppe tedesche marciavano dinnanzi a Buckingham Palace. Giorgio VI, assieme a tutta la famiglia reale e al governo di Sua Maestà Britannica fuggono negli Stati Uniti. All'annuncio dell'annessione dell'Inghilterra al Terzo Reich le colonie nordafricane di inghilterra e francia si rivoltano. Gli arabi scacciano i colonizzatori e proclamano l'indipendenza. Sull'onda di queste rivolte anche i cittadini libici iniziano a dare luogo a tumulti sempre più forti, che difficilemnte sono sedati dal Regio Esercito. Nel frattempo gli eserciti di Hitler affondano come una lama nel burro all'interno dei territori sovietici. In Italia invece sempre maggiori sono i profeti di sventura e molti sembrano pronti a chiedere le dimissioni di Mussolini per quindi entrare in guerra al fianco della Germania. Mussolini è cosciente della situazione di grave tensione in cui si trova, ma sa anche che non ha più alcuna possibilità di un accordo con i tedeschi. E' in questo clima che matura la decisione di avviare l'invasione del nord africa anglofrancese, oramai quasi completamente occupato dagli arabi. Nel fare ciò però non dichiara guerra ad inglesi e francesi, ma agisce soltanto con la scusa di calmare rivolte che stanno minacciando i territori italiani in Africa. L'occupazione di nord africa e vicino oriente procede, non certo senza intoppi, ma con una certa celerità, grazie ad un esercito che, dal 1940 era stato discretamente armato, certamente meglio dei ribelli... Siamo nel 1943 quando l'occupazione del nord africa è completata con la conquista di Alessandria. Moltissimi restano ancora i focolai di rivolta in tutti i territori occupati. Nel frattempo l'avanzata inarrestabile dell'esercito tedesco in russia si è invece fermata da acluni mesi e le condizioni della Wermacht cominciano a vacillare. Dopo lo stallo inizia una graduale, lenta ritirata. Ciò che non può l'armata rossa possono la neve e il freddo. A questo punto Mussolini che aveva oramai raggiunto un livello bassisimo di popolarità, poichè tutti oramai credevano certa l'invasione dell'italia da parte dei tedeschi, decise di giocarsi la sua ultima carta: il suo ambsciatore presso Sua Maestà Britannica, Dino Grandi. La proposta da recapitare al governo inglese e francese, ma soprattutto al governo americano che li ospitava, era l'entrata dell'Italia in guerra al fianco degli alleati, in cambio della cessione da parte di inglesi e francesi delle colonie del nordafrica e, parte più ostica, della Corsica. Per facilitare un accordo con il governo americano fu inviato anche Italo Balbo che, oltre ad essere stato uno dei ferrei sostanitori della non belligeranza, godeva anche di grande fama negli USA a seguito della trasvolata del 33. La proposta fu accettata e il 10 giugno del 1943, l'Italia dichiarava guerra alla Germania, al fianco degli Alleati. La guerra di mussolini doveva essere essenzialmente difensiva, lungo il vallo littorio, in attesa dei rifornimenti e degli aiuti che sarebbero presto giunti via mare dall'america. Seguiranno due anni di una guerra sanguinosa, come il popolo italiano ne aveva già conosciuta, lungo le alpi. La definitiva sconfitta orientale apriva la strada agli eserciti alleati provenienti da sud, il 24 agosto Parigi era liberata. Il 30 aprile del 1945 Adolf Hitler si toglieva la vita nel bunker della Cancelleria di Berlino e il 7 maggio Alfred Jodl firmava la resa incondizionata della Germania. Lo scenario europeo che si delineerà dall'incontro di Yalta sarà legato ad un Patto Atlantico tra l'Italia, i Paesi dell'europa occidentale, e gli Stati Uniti e ad un blocco Sovietico che comprendeva tutti gli stati dell'europa dell'est. La germania restava divisa in due, una parte occidentale, occupata da inglesi, americani e italiani, e una parte orientale controllata dai sovietici. Ne nasceranno due germanie, una dell'est e una dell'ovest. La stessa Berlino, che nei sogni di Hitler doveva essere la capitale del mondo, era ora divisa in due. Il mediterraneo, a seguito degli accordi stipulati da Balbo e Grandi, era ora quasi totalmente sotto il controllo dell'italia, ma quella che ora si delineava era una situazione di tensione che sarebbe passata alla storia come "guerra fredda".
Sono passati più di vent'anni anni da questi fatti e con la morte di Mussolini per l'Italia di chiude senza dubbio un'epoca. Molte sono ora le strade che si trova di fronte questo immenso impero. Il re Umbrto II, succeduto al vecchio padre, ha deciso di indire libere elezioni, dopo oltre quarant'anni di dittatura.
Il re stesso sembra essere molto vicino ad alcuni ambienti del fascismo che fanno capo soprattutto a Dino Grandi. Questi sostiene che il fascismo è stato soltanto una parentesi e propone il ritorno alla monarchia e alla democrazia. Ha presentato la propria candidatura alla guida di un Movimento di Rinnovamento Nazionale, di ispiraizone social-liberista.
Dalla parte opposta dello schieramento si pone Balbo, con al suo seguito gli intransigenti del partito, come successore di mussolini e continuatore del progetto fascista. Il suo nome è ovviamente legato al Partito Nazionale Fascista.
Oltre a questi due uomini del regime, ovviamente favoriti, ci sono anche altri schieramenti che sono sorti dalla clandestinità:
La Democrazia Cristiana, sorta dal Partito Popolare di don Luigi Sturzo e Alcide de Gasperi, è ora giudata da un cinquantenne, Aldo Moro. Gode del sostegno, anche economico, degli Sati Uniti d'America.
Il rifondato Partito Comunista d'Italia alla cui guida è sorto Luigi Longo, sotituendo il leader storico della resistenza comunista, Palmiro Togliatti. Il PCd'I gode del sostegno economico dell'Unione Sovietica.
Il rifondato Partito Socialista Italiano, guidato da Pietro Nenni.
Il Partito Repubblicano guidato da Ugo La Malfa, che propone un referndum tra monarchia e repubblica.




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