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  1. #1
    piemonteis downunder
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    Predefinito Turin 1864: prima strage di stato

    Dopo anni d'oblio ricordati i martiri della prima strage di Stato, Torino, 1864.
    Sabato a Torino le associazioni piemontesiste hanno "occupato" simbolicamente piazza S. Carlo


    F. Vielmini, «Tribuna Novarese», 24 settembre 2007.

    I torinesi impegnati nello struscio e shopping del sabato pomeriggio in
    centro sono stati distratti da uno spettacolo più che inusuale: drapò
    crociati al vento, arie musicali tradizionali delle valli subalpine e, fatto
    ormai quasi rivoluzionario ai nostri giorni, scritti e discorsi in lingua
    piemontese, i quali hanno dominato per qualche ora il cuore e salotto dell'ex-città sabauda.

    Protagonista, un nucleo, piccolo ma estremamente energico, di militanti
    decisi a rompere l'oblio che circonda i tragici eventi di cui la città è
    stata testimone 143 anni or sono. Allora, il neonato Stato italiano decideva
    di ripagare i piemontesi dei sacrifici e del sangue versato nell'avventura
    del Risorgimento privando Torino dello status di capitale. Di fronte a ciò,
    una chiara rottura fra la monarchia che ormai guardava a Roma e i suoi
    sudditi subalpini, questi reagirono con manifestazioni di protesta. Fu
    subito evidente che il declassamento sarebbe stato la premessa per la
    marginalizzazione e la decadenza con cui il Piemonte tutto, disgregato dai
    suoi legami tradizionali col resto dell'Europa per "far l'Italia", si trova
    ancora oggi a dover fare i conti. La protesta, benché del tutto pacifica e
    ordinata, come proprio al carattere piemontese,
    fu soffocata nel sangue, i cittadini di Turin, uomini e donne d'ogni età e
    condizione, massacrati come ribelli benché del tutto inermi. Al termine
    delle giornate del 21 e 22 settembre si contarono sessanta morti e
    centotrenta feriti, caduti in una repressione indiscriminata con scariche di
    fucileria e assalti alla baionetta senza alcuna preventiva intimazione.
    Autori della strage, soldati fatti affluire dalle nuove terre conquistate
    dai Savoia, ciò che contribuì ad aggravare il trauma e a scavare un solco
    profondo fra Torino ed il resto d'Italia.
    L'oblio di questi morti, introvabili nella maggior parte dei libri di storia
    italiani, è di per sé emblematico. La storiografia ufficiale di Roma ha
    censurato questo massacro, la prima strage di Stato, di uno Stato che in
    tutta la sua storia di guerre, aggressioni e servilismo, con le sue
    scomposte velleità, ha portato ben più sofferenze e disgrazie ai suoi
    cittadini di qualsiasi preteso progresso abbia potuto ascrivere alla sua
    esistenza. Non va dimenticato che i morti di piazza San Carlo sono
    contemporanei delle migliaia di contadini meridionali massacrati come
    briganti nel corso della colonizzazione sabauda del meridione di quegli
    stessi anni. Morti uniti dall'essere tutte vittime dell'inganno
    risorgimentale che quest'anno si è voluto ancora una volta ostentare con il
    centenario dell'avventuriero in camicia rossa.

    Le associazioni piemontesiste scese sabato in Piazza San Carlo vogliono
    rompere il muro del silenzio attorno a questa scomoda verità storica.
    Secondo Gianni Rosso, principale organizzatore della manifestazione tramite
    la sua associazione "Sol ëd ij Alp", è stata una giornata importante quale
    primo passo nella crescita della consapevolezza dell'importanza di questa
    data presso gli attivisti piemontesi e tutti coloro a cui sta a cuore il
    futuro della propria terra. Il senso della reazione del neonato Stato alle
    pacifiche proteste cittadine di 143 anni fa non può essere equivocato:
    "piantatela di essere piemontesi!" venne detto ai cittadini. La celebrazione
    deve ora divenire a fianco di quella della battaglia dell'Assietta un
    momento centrale di rivendicazione di un'identità che non vuol morire. Il
    tutto sintetizzato da Roberto Gremmo - autore del solo libro interamente
    dedicata all'eccidio dal 1864 ad oggi ("La prima strage di Stato") -
    protagonista di un'arringa che ha costituito il momento più intenso della
    manifestazione. "Siamo dei vinti ma non dei morti, ci siamo ancora con l'orgoglio
    del fatto che il destino delle nostre terre non è ancora perduto."

    Sullo sfondo dei vari interventi la manifestazione è stata accompagnata
    dalle note delle "Masche parpaje" (tr. it., Streghe farfalle), gruppo
    femminile biellese la cui musica rielabora al suono di strumenti
    tradizionali quali la piva (cornamusa) i canti del Piemonte profondo.

  2. #2
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    Onore ai manifestanti che hanno reso chiara la distinzione fra i Piemontesi e la nefasta casata Savoia...

  3. #3
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    A l'era ora...

  4. #4
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    Bravi. Sperèmm che qualcuno proponga e attui la commemorazione dell'altra strage di sctatu da parte di bava beccaris a Milano..

  5. #5
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    La commemorazione della prima strage di stato a Torino ha colto di sorpresa le istituzioni. Nessuno immaginava che dei Piemontesi potessero commemorare l’eccidio perpetuato oltre 140 anni or sono.


    Questa manifestazione non poteva assolutamente essere organizzata dai partiti, in quanto è contro roma. Ossia il primo rifiuto ufficiale della popolazione di perdere la capitale che veniva spostata temporaneamente aFirenze.
    I partiti sono creature di roma, e non è logico che si ribellino contro il padrone.

    Mentre un gruppo celebrava questo ricordo, per le vie del centro di Torino molti gazebo facevano parte di una manifestazione per celebrare la data del 20 settembre ricorrenza della presa di roma.

    Da non sottovalutare, nell’articolo del giornalista l’accostamento dei martiri piemontesi con i patrioti meridionali che venivano uccisi al Sud dalla truppa di volontari slavi, assoldati dalla massoneria inglese, che massacravano le popolazioni in quanto i soldati Piemontesi di rifiutavano di compiere delle esecuzioni di massa.

    Non dimenticheremo.

 

 

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