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Risultati da 1 a 9 di 9
  1. #1
    are(a)zione
    Ospite

    Predefinito Interessante articolo di Alessandro Simoni. Mendicare è costituzionalmente lecito.

    Tolleranza zero
    Mendicare è lecito. Ma non per i Rom
    Alessandro Simoni*

    La richiesta di archiviazione delle denunce presentate sulla base dell'ordinanza fiorentina contro i «lavavetri» sposta sul piano del diritto un dibattito sino ad oggi dominato dalla politica. Inutile disquisire se il procuratore di Firenze sia tecnicamente nel giusto nella sua richiesta di archiviazione, tanto più che la politica muscolare prospettata dal sindaco Domenici preannuncia una ricerca con il lanternino del comma utile a fungere da deterrente verso la rioccupazione degli incroci. Tanto vale quindi attendere il prossimo atto. E' invece utile fornire qualche dato di contesto sino ad oggi trascurato.

    Per chi non ami nascondersi dietro un dito, è evidente che l'attività dei lavavetri è nella quasi totalità dei casi una forma malamente dissimulata di mendicità.
    Ne condivide la funzione economica, e pone gli stessi, oggettivi, problemi di potenziale sfruttamento e difficile inserimento nel tessuto urbano.

    Ora, piaccia o no, la mendicità degli adulti è nel nostro ordinamento perfettamente lecita. La sanzione della mendicità «semplice» è stata dichiarata incostituzionale nel 1995.


    Cosa ancora più imbarazzante è che il reato di mendicità «invasiva», che la sentenza della corte costituzionale aveva lasciato in piedi, venne cancellato dal legislatore nel 1999, senza introdurre alcuna sanzione amministrativa.


    Scelta incauta del governo dell'epoca ? Forse, ma comprensibilmente ciò non muta la realtà del diritto.

    Il lavavetri e il mendicante possono commettere reati comuni (molestie, minacce, e così via) ? Certo.

    Ed è anche possibile che gli strumenti a disposizione per la repressione di questi reati (che spesso prevedono una querela della parte offesa) siano deboli.

    Esistevano, in paesi e epoche non remoti, norme che punivano più gravemente i reati commessi da mendicanti. Pochi, credo, ne sosterrebbero pubblicamente la reintroduzione.
    Il potere degli amministratori locali di proibire atti altrimenti leciti con ordinanze la cui violazione diventa indirettamente un reato è un'arma potenzialmente insidiosa per la libertà individuale, vista la discrezionalità insita nelle valutazioni sottostanti. Anche qui, va mantenuto un minimo di rigore. Le richieste ai semafori possono essere, come altre disavventure del quotidiano, fastidiose. Anche i lavavetri (come avvocati, professori, assessori, e così via) possono essere maleducati ed arroganti.

    E' onesto però chiedersi su quale base si valuti l'effettiva dimensione dei comportamenti aggressivi, al di là della generica intolleranza diffusa nella popolazione. «Leggende metropolitane» e altri fantasmi sono moneta corrente in queste vicende, e sarebbe interessante sentire come i lavavetri percepiscono noi automobilisti.
    L'occasionale lavaggio non richiesto può essere - anche per chi scrive - fonte di irritazione. Ma siamo sicuri che l'interesse alla tranquillità del cittadino in quella peculiare e sacra appendice che è ormai l'automobile sia un'adeguata motivazione per la messa in moto di strumenti sanzionatori così solleciti e severi? Ancora. Rispettare lo «stato di diritto» nella quotidianità politica e amministrativa impone certo di non espandere a discrezione l'area di quanto è suscettibile di sanzione penale. Ma presuppone anche che la messa in moto di qualsiasi macchina sanzionatoria sia scevra da sospetti di parzialità e doppi standard.
    La stretta sui lavavetri arriva invece quando quest'attività è a Firenze in grande prevalenza svolta da Rom. In un paese dove, nonostante le costanti smentite giudiziarie, continua a sopravvivere il radicatissimo pregiudizio dei «Rom che rubano i bambini», ogni sospetto è lecito. Anche quello che l'ordinanza sia solo l'ennesimo caso in cui tutta la potenza di un diritto lasciato ordinariamente «dormiente» viene risvegliata solo per allontanare un gruppo comunque sgradito.

    Chi volesse curiosare tra i fascicoli dei vari procedimenti penali che portarono alla dichiarazione di incostituzionalità del reato di mendicità scoprirebbe che in tutti i casi, nessuno escluso, quella norma penale altrimenti disapplicata era stata azionata contro Rom.


    E così via, in un'infinita serie di simili vicende, italiane e non. Per la sua campagna di legalità il comune di Firenze potrebbe in fondo trovare tra i Rom qualche valido consulente, visto che di «tolleranza zero», a loro spese, hanno esperienza da qualche secolo.
    *Avvocato e professore di sistemi giuridici comparati, Università di Firenze

    http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano...007/art32.html

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  2. #2
    are(a)zione
    Ospite

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    Questo passaggio mi sembra molto, ma molto interessante



    "Per la sua campagna di legalità il comune di Firenze potrebbe in fondo trovare tra i Rom qualche valido consulente, visto che di «tolleranza zero», a loro spese, hanno esperienza da qualche secolo."



  3. #3
    uruguayo
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    Mi sembra una frase polemica e buonista, ovviamente puoi bollarmi come razzista o magari come nazista, ma i numeri (quelli dei Rom denunciati per un qualche reato in rapporto ai Rom totali) non cambiano: c'è una delinquenza talmente diffusa tra di loro che è molto difficile credere che sia colpa del degrado sociale. Far passare i Rom come poveri perseguitati poteva avere senso sessant'anni fa, oggi dire queste cose tira solamente acqua al mulino dei partiti di ispirazione fascista, che hanno buon gioco nell'associare la sinistra con la tolleranza nei confronti dei criminali, degli immigrati clandestini e degli sbandati che vivono di espedienti in generale.

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da teo scarpellini Visualizza Messaggio
    Mi sembra una frase polemica e buonista, ovviamente puoi bollarmi come razzista o magari come nazista, ma i numeri (quelli dei Rom denunciati per un qualche reato in rapporto ai Rom totali) non cambiano: c'è una delinquenza talmente diffusa tra di loro che è molto difficile credere che sia colpa del degrado sociale. Far passare i Rom come poveri perseguitati poteva avere senso sessant'anni fa, oggi dire queste cose tira solamente acqua al mulino dei partiti di ispirazione fascista, che hanno buon gioco nell'associare la sinistra con la tolleranza nei confronti dei criminali, degli immigrati clandestini e degli sbandati che vivono di espedienti in generale.
    mi stupisco che in questo post manchi del tutto quel minimo di analisi che dovrebbe caratterizzare chi scrive in questo sottoforum...
    direi che sarebbe importante considerare primariamente le condizioni sociali di queste persone, il fatto che vengano COSTRETTE ad abitare in roulotte dentro campi privi di qualsiasi infrastruttura invece che permettere loro, come a qualsiasi altro essere umano, immigrato o meno, di scegliere la propria abitazione, il fatto che questo impedisce o limita fortemente quel minimo di radicamento territoriale che è il primo modo per far scemare comportamenti antisociali e criminali...

    Fatto tutto ciò sarebbe il caso di rifare queste statistiche e vedere un po' meglio come stanno le cose.

    Vedere la sinistra come la "protettrice dei criminali" vuol dire fare confusione

  5. #5
    uruguayo
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    Citazione Originariamente Scritto da wiseman Visualizza Messaggio
    ...il fatto che vengano COSTRETTE ad abitare in roulotte dentro campi privi di qualsiasi infrastruttura... Vedere la sinistra come la "protettrice dei criminali" vuol dire fare confusione
    Non vedo la sinistra come protettrice dei criminali, altrimenti non mi sarei sprecato a commentare! Ma non condivido per niente il presupposto della tua analisi.

    http://www.interno.it/mininterno/exp...territorio.pdf

  6. #6
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    Caro Scarpellini,

    la frase era effettivamente polemica, buonista non lo so. Come tutte le chiusure di pezzi dedicati a giornali, vuole concentrare l'attenzione su un problema specifico. Credo però che gli argomenti esposti in breve nell'articolo almeno qualche dubbio lo dovrebbero sollevare circa possibili "doppi standard" quando si parla di diritto applicato ai Rom. Ti garantisco che potrei fare molti esempi. Circa la criminalità rom, mi verrebbe da dire che l'ordinamento dovrebbe essere cieco rispetto alla statistiche criminali per gruppi etnici o di altro tipo, visto che le responsabilità sono sempre personali. Ma anche lasciando perdere quest'argomento, stiamo attenti a non inventarcele - in buona fede - le statistiche; ti posso garantire che dati sulla percentuale di rom che delinquono rispetto al totale dei rom semplicemente non esistono, per il semplice fatto che il numero dei rom è già un dato difficilissimo da calcolare, e che è un mondo estremamente variegato. Anche solo intendersi su chi sia rom non è semplice, salvo assumere che sia un marginale propenso al delitto, e "deromizzarlo" quando non corrisponde alla nostra idea. Il discorso ci porterebbe lontano: unico consiglio, stare attenti prima di tirare conclusioni. Se ci interessa capire, è un ginepraio.

  7. #7
    uruguayo
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    Alessandro Simoni? Nel caso ringrazio per l'interessamento. Usare due pesi e due misure non è mai una buona idea, e non sarò io a metterlo in discussione. Notare che le cosiddette "minoranze senza territorio" sono composte da cittadini apolidi, serbi, bosniaci, rumeni e italiani e dire che questa varietà rende difficile formulare delle politiche su considerazioni statistiche è un'altra cosa che non metto certo in discussione. Detto questo rimane un problema di degrado sociale su cui bisogna intervenire: sia per solidarietà, sia perché non si può lasciare l'iniziativa a chi strumentalizza legittime aspirazioni di sicurezza per promuovere politiche razziste ed autoritarie.
    Possiamo partire dal presupposto che gli zingari siano costretti dal degrado a non avere una casa o un lavoro fisso. Ma è un presupposto sbagliato, che non tiene conto di una cultura vecchia di settecento anni: sono proprio loro i primi a trovare difficili da accettare le nostre idee di stabilità. Lo dimostra la tenacia con cui, nonostante siano stati oggetto di ogni tipo di pressione, gli zingari hanno rifiutato di abitare nelle case popolari e di lavorare nelle fabbriche di stato in Cecoslovacchia e Romania negli anni del socialismo reale. Finito quel sistema politico gli zingari hanno ripreso le loro abitudini e disertano quei progetti che vorrebberlo integrarli rendendoli autosufficienti. Ad esempio in Slovacchia vivono emarginati in baracche di legno con il tetto di lamiera, quando c'è un programma che mette a loro disposizione delle case purché si impegnino a ristrutturarle.
    La soluzione non è costringerli a fare qualcosa che la loro cultura rifiuta, ma piuttosto dare loro un'occupazione che permetta di risolvere i loro immediati problemi economici, prevenendo una criminalità che -questa sì- non è affatto nella loro cultura, come vorrebbero far credere i soliti sceriffi della domenica (e razzisti il resto della settimana).

    Due note: al crollo del socialismo nell'Europa orientale la disoccupazione ha colpito per primi proprio gli zingari. Quando dico che hanno ripreso le loro abitudini non intendo lo starsene con le mani in mano, ma bensì quella di uscire dallo schema occidentale della "fissa dimora". E' vero che ci sono Rom sedentari, che non considerano la casa una gabbia: è chiaro che a loro non va negata una casa, ma nemmeno imposta. La condizione fondamentale per combattere il degrado, "l'ozio padre dei vizi" rimane però il lavoro, l'autosufficienza.

  8. #8
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    Predefinito Tanti rom

    Caro Scarpellini,

    l'interessamento è sincero, perché vedere che qualcuno legge i propri articoli non può che gratificare. Visto poi che le osservazioni erano nei toni della discussione pacata, non ho resistito alla tentazione di iscrivermi al sito...
    Sempre su questi benedetti rom: di massima (nel senso che, contestualizzata, la resistenza di certi rom ad accettare soluzioni abitative loro proposte può apparire meno astrusa di quanto sembri a prima vista) i fatti che citi sono veri. Tuttavia si possono trovare altri esempi di comunità rom perfettamente a loro agio nel tessuto urbano. A Mitrovica in Kosovo quelle incendiate non erano tende o roulotte, ma case in muratura. Vicino a Skopje in Macedonia un sobborgo, che è praticamente una cittadina autonoma, Shuto Orizari, è abitato solo da rom, che hanno addirittura emittenti radio e tv. Sono questi meno rom ( e ti parlo di comunità numerose e rappresentative, non curiosità etnografiche) degli altri ?
    Il nocciolo, come lo percepisco io, del problema politico è che una cultura rom unitaria probabilmente non esiste, e quanto forse potrebbe rappresentarlo è costituito da cose sconosciute ai non specialisti (categorie di "purezza" e "contaminazione") e difficilmente utilizzabili per la formulazione di politiche ad hoc. Vi possono essere - certo - problemi culturali, ma sono specifici a gruppi specifici. Alcuni gruppi rom rumeni pongono certi tipi di problemi, alcuni gruppi rom kosovari ne pongono altri. In questi termini il discorso è serio, ma ammetterai che non sono questi i canoni del dibattito politico.
    Quello che è empiricamente verificabile è invece un potentissino pregiudizio contro i rom ( o meglio verso l'immagine di essi diffusa nella cultura popolare) che rende difficilissimo formulare qualunque politica nazionale o locale. Qui mi limito a un aneddoto: anni fa, in piena crisi del Kosovo, ero consigliere comunale DS in un comune della provincia di Firenze e stilai una proposta di ordine del giorno per l'accoglimento di una, dicasi una, famiglia di rom. Un ordine del giorno così debordante di cautele e distinguo che poteva scriverlo anche Fini. Ti posso garantire che se avessi proposto una gara di salto nel cerchio di fuoco per elefanti nella sala comunale le reazioni sarebbero state più pacate...
    L'ordine del giorno ovviamente morì già nella riunione del gruppo.

  9. #9
    uruguayo
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    Predefinito

    Il pregiudizio nei confronti degli zingari non viene solo dalla delinquenza e penso sia uno dei più forti e diffusi. Una prima causa è la separazione fisica che gli zingari cercano dagli altri, cosa che facilita il compito a chi vuole colpirli come comunità. Una seconda è il loro rifiuto di ogni gerarchia, che non gli ha certo accattivato le simpatie di chi comanda. Infine non le loro diversità culturali (insofferenza a casa e lavoro, costume esotico, nomadismo) ma il loro rifiuto di integrarsi è una fonte di ostilità: si sono integrati Unni e Longobardi, che pure erano venuti da conquistatori; ma non loro: non sarà nobile come motivo, ma la paura del diverso non è mai morta, il loro rifiuto delle gerarchie può sembrare irriverenza, la loro separazione come una sfida. E' evidente che ce n'è abbastanza perché i nostri laboriosi e sottomessi antenati ci tramandassero la diffidenza; alimentata anche da quella furbizia e sveltezza che sono tipiche di chi si sente in terra ostile.

 

 

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