OMNIA SUNT COMMUNIA
di Gigi Richetto
UNA VALLE IN LOTTA PER LA DIGNITA’ DI TUTTIDNA VALSUSA
UNA NECESSARIA PREMESSA STORICA
Un secolo prima di Cristo i Romani dovettero venire a patti con le popolazioni alpine di re Cozio per poter transitare verso la Gallia. Ne è testimonianza a Susa l’arco di Augusto (8 a.C.). Nel 773 d.C. alle Chiuse, il punto più stretto della Valle di Susa, che apre la strada verso Torino, i Franchi di Carlo Magno sconfissero i Longobardi di re Desiderio. A quell’epoca la nostra gente era, nell’icastica definizione dell’Adelchi manzoniano, un volgo disperso che nome non ha…Quando però Barbarossa, nel XII sec., reduce da un ennesimo tentativo di piegare i Comuni del Nord Italia, se ne tornava in patria portandosi appresso come ostaggi alcuni sudditi ribelli lombardi, venne assalito dai nostri Valligiani, che volevano liberarli; per poco non ci lasciò la pelle…Per ritorsione, nel 1174, bruciò Susa. Di qui il motto che campeggia sullo stemma della città: In flammis probatus amor, perché davvero l’amore per la nostra terra fu provato più volte nelle sventure, assedi, scorrerie, occupazioni…Quando nel 1747, sulle pendici dell’Assietta i nostri montanari fermarono in una battaglia memorabile le soverchianti forze degli invasori francesi, a ragione si guadagnarono l’epiteto di bogianen, cioè di coloro che non si muovono dalla posizione, che resistono fino al sacrificio della vita se necessario. E questo ancora venne confermato dalla Resistenza, che vide le nostre formazioni partigiane protagoniste della liberazione di Torino, dopo essere state vittoriose sulle montagne a Balmafol e alle Grange Sevine. Non per caso forse, a coordinare l’organizzazione della difesa degli impianti industriali a Torino e in Piemonte, venne chiamato dal comitato militare piemontese del CLN l’ing.Sergio Bellone di San Giorio, da poco uscito dalle galere fasciste, condannato con il ferroviere di Bussoleno Pietro Ravetto a 14 anni dal tribunale speciale, figlio di quel Virgilio Bellone, iniziatore del movimento operaio in Valle di Susa e collaboratore di Gramsci nella fondazione del partito comunista. E forse non a caso il primo sindaco comunista d’Italia, dopo il congresso di Livorno, fu a Bussoleno il ferroviere Gai Giovanni Isidoro. La tradizione combattiva dei ferrovieri si era del resto già manifestata nel 1905, in età giolittiana, nel corso della nazionalizzazione delle ferrovie, quando Bussoleno, solidale con gli scioperi dei ferrovieri, era stata fatta occupare militarmente. Quando nel biennio rosso gli operai occuperanno le fabbriche torinesi, anche la Bauchiero di Condove scenderà in lotta e i suoi lavoratori, con i reparti delle guardie rosse, metteranno la corrente elettrica nelle recinzioni dello stabilimento, per tenere lontane le guardie regie… Proprio a Condove, negli anni ’60 un semplice operaio della Moncenisio (già Bauchiero), amico e collaboratore di Capitini, Achille Croce, convincerà il Consiglio di Fabbrica, e poi tutta l’assemblea dei lavoratori, per la prima volta nel mondo, a votare una mozione contro la produzione di armi e quindi a riconvertire la produzione a soli strumenti di pace…A metà degli anni ’60 i lavoratori dei Cotonifici Valle di Susa (CVS), da sei mesi senza salario, attueranno la marcia del silenzio, che confluirà su Torino, dopo oltre 30 km a piedi, per segnalare l’insostenibilità della chiusura di tre stabilimenti del gruppo di Felice Riva (il bancarottiere, presidente del Milan, che sarebbe poi fuggito in Libano), che comportava ben duemila licenziamenti.Quella lotta anticiperà di qualche anno l’autunno caldo. Ne abbiamo memoria scritta sul primo numero dei Quaderni Rossi di Panzieri. Poi di nuovo all’inizio degli anni ’70 la Valle scenderà in lotta, bloccando strade e ferrovie, per fermare gli ultimi licenziamenti ai cotonifici e alla Magnadyne…Il resto è storia di questi giorni e si chiama lotta del popolo NO TAV…Perché qui non è in gioco solo il lavoro ma la vita stessa della comunità tutta.
UNA SOLA LOTTA, TANTE ANIME A CONFRONTO I MOTIVI DELLA RIBELLIONE, LA RICCHEZZA DELLA DIVERSITA’
Perché una tranquilla comunità piemontese di bogianen, cioè di gente che in fondo non ama molto esporsi e muoversi, si ribella, sceglie di prendersi le strade, i prati, i sentieri di montagna, di passare sere e sere in assemblea, di invadere le sale dei Consigli Comunali, di riempire pullman e treni? Alla base di tutto c’è l’ultima provocazione tentata contro la Valle, c’è il progetto TAV, lanciato dal governo trasversale degli affari, che parte da Amato e arriva a Berlusconi. Con questo progetto, che si inserisce nella logica delle grandi opere, attuata dalla spartitoctrazia allegra di chi ci governa, la Valle verrebbe sottoposta alla cantierizzazione continua per almeno venti anni, e alla riduzione definitiva a deserto. Centinaia di famiglie, lungo il previsto tracciato, dovrebbero essere rilocalizzate, cioè deportate, sradicate dalle loro case, dai loro affetti, dalle loro radici. Tutta la Valle dovrebbe subire, oltre alla devastazione ambientale, il rischio salute, per la presenza comprovata di amianto nella zona da Condove al Musinè (monte alle porte di Torino) e di uranio sotto il massiccio d’Ambin (la famigerata galleria di Venaus). Senza contare lo spreco di risorse pubbliche per finanziare un progetto senza futuro, considerando le previsioni di traffico in calo secondo le statistiche verificate dal 2000 e senza contare che l’attuale linea ferroviaria storica, di cui chiediamo semplicemente l’ottimizzazione, contestualmente ad un riequilibrio complessivo del traffico su tutto l’arco alpino, è oggi sfruttata al solo 38% e quindi è ben lungi dall’essere satura.A confermare la validità delle nostre controproposte e le preoccupazioni della nostra gente ci sono esempi già realizzati, che ci fanno vedere come potrebbe essere il nostro futuro: la desertificazione del Mugello intorno a Firenze e il fallimento economico del tunnel sotto la Manica! Nel movimento contro il TAV (treno ad alta velocità) o TAC (ad alta capacità), confluiscono almeno quattro radici ideali, che sostengono e alimentano la lotta:1. c’è l’eredità preziosa del GVAN (Gruppo Valsusino di Azione Nonviolenta), che qui in Valle ebbe a Condove come seminatori Achille Croce, operaio autodidatta di grande cultura e spiritualità, e don Giuseppe Viglongo, tipografo e poi sacerdote, fondatore del mensile Dialogo in Valle, che già trent’anni fa documentava e contrastava la devastazione dell’ambiente e l’attacco alla dignità delle persone sui luoghi di lavoro e nei paesi;2. c’è la tradizione mai spenta delle lotte ai cotonifici e l’esperienza della democrazia dei consigli di fabbrica, dell’alleanza operai-studenti, che ebbe in Valle manifestazione concreta, dal peso politico assai significativo, nella formazione tutta originale del Collettivo operai-studenti (poi confluito in Lotta Continua),3. c’è la novità vivace del filone libertario interpretato dai centri sociali di Spinta dal bass e di Askatasuna, che sono stati decisivi nel rinnovare forme di confronto e pratiche di lotta;4. c’è un filone carsico di testimoni della pastorale del lavoro e del dialogo ecumenico, che si nutre della lezione di vita di gente umile e tenace, i preti della montagna, come furono don Bruno Dolino e don Renzo Girodo; oggi quell’esperienza ha contaminato anche la pianura e molti sacerdoti hanno incominciato con i loro laici un percorso pieno di impegno, sfidando l’ipocrisia pilatesca dei vescovi Badini Confalonieri e Poletto, schierati con Pininfarina più che col Vangelo…Tutte queste anime si rapportano naturalmente ai problemi concreti da risolvere, si confrontano per organizzare al meglio le scadenze di lotta, le emergenze continue, senza prevaricare mai. Qui sta il segreto della nostra forza, di un movimento che sa interloquire alla pari con le istituzioni, ad ogni livello. C’è la capacità di ascoltare dei nostri amministratori, che sono punto di riferimento per il movimento e che sanno trovare di volta in volta le modalità più opportune per parlare ad una voce sola, anche sotto la pressione degli eventi e dei cittadini che sono al loro fianco, anche quando si tratta di prendersi le botte dalle truppe di Pisanu, come nella notte dell’infamia del 6 dicembre a Venaus. E sa, questa nuova leva di amministratori coraggiosi, che non si deve stare alla finestra quando è il momento di far vedere che la gente ha i coglioni e vuole riprendersi Venaus, come è accaduto appunto, in trentamila, l’8 dicembre 2005. Quella era per la Valle una data sacra, perché quello stesso giorno, 62 anni fa, sulla montagna di San Giorio i primi nuclei partigiani giuravano di combattere fino alla vittoria per cacciare i nazifascisti.E questi sindaci, dopo quella liberazione di Venaus, sanno che a Roma si va e si sta con onore. E così, invitati dal governo alla trattativa, dopo che anche Pisanu aveva capito che la questione TAV non era un problema di ordine pubblico, non hanno firmato alcuna resa. Perché sapevano e sanno di essere espressione di quella straordinaria mobilitazione dello sciopero generale di valle del 16 novembre 2005, che aveva portato in marcia, da Bussoleno a Susa, ottantamila persone! Ma lo spirito e la volontà di questa Valle è anche offerto dall’autonomia e maturità di questo movimento, che ha imposto il corteo di Torino del 17 dicembre 2005, che si è trasformato nella manifestazione nazionale di solidarietà dei sindaci francesi, che hanno sfilato con noi da Porta Susa alla Pellerina, dove si sono esibiti e schierati con noi Dario Fo e Beppe Grillo. Ma ancor più assume rilievo internazionale la spontanea mobilitazione di oltre sessanta pullman e auto su Chambèry del 7 gennaio 2006, per dare un segnale politico forte e far partire dal basso la costruzione dell’Europa dei popoli contro l’Europa delle mafie. Riconferma poi, ove ce ne fosse ancora bisogno, la portata antagonista nazionale la straordinaria mobilitazione congiunta dei trentamila, il 22 gennaio 2006, a Susa e Messina, NO TAV – NO PONTE, che ha riunito l’Italia davvero dei valori e non solo della protesta.
UNA LOTTA GIOIOSA E CREATIVA
Il dato più entusiasmante di questa lotta si trova nella gioiosa fratellanza degli incontri, che si riconvocano a catena,per germinazione spontanea, irrefrenabile, per le più svariate scadenze, siano esse momenti di assemblea, ballo, canto, banchetto, corteo, festa, meditazione e anche…preghiera. Le nostre manifestazioni hanno poco del tradizionale corteo sindacale; somigliano spesso al carnevale di Rio o alle passeggiate musicali di paese. Si suona musica occitana e rock, si alterna bella ciao all’inno di Mameli, alla Marsigliese, all’Internazionale, a Muntagne del me Piemunt, a Piemontesina…Chi viene da fuori stenta a comprendere questa straordinaria, composita e magmatica unità, sempre effervescente, che non lascia spazio ad alcun prevedibile calcolo. E prima ne è disorientato e dopo un po’ che ci frequenta ne è conquistato. E molto disorientati rimasero infatti quei poliziotti e questurini che, inviati a Borgone il 20 giugno 2005 – e poi nei giorni successivi a Bruzolo e Venaus, con analoghi risultati - per appoggiare e garantire l’inizio dei sondaggi sui siti che avrebbero dovuto preludere all’inizio dei lavori delle grandi opere, si trovarono di fronte giovani e anziani, di ogni provenienza geografica e politica, che intonarono contro l’ostentazione dei manganelli, la Salve Regina e poi Bella ciao!Clamorosa e improvvida fu poi la sortita del fazioso giornalista del TG3 regionale Gianfranco Bianco, incappato incautamente nella gente del presidio; senza i buoni uffici del presidente della Comunità Montana Antonio Ferrentino difficilmente sarebbe ritornato a casa completo di vestito, nonostante i nostri rinnovati propositi nonviolenti…L’estate 2005 ha visto la popolazione della Valle resistere attorno ai presidi di Borgone, Bruzolo e Venaus. Sono stati questi luoghi vere e proprie case della democrazia; prima solo tendopoli, poi case tipo bungalow, poi rifugi di montagna dove si condivideva il pane, l’informazione, il vino, i canti con la chitarra, attorno al fuoco.Quando è arrivato l’autunno il governo ha provato a forzare la mano, mandando le sue truppe sulla montagna del Rocciamelone, al Seghino, sopra Mompantero. Il 31 ottobre 2005 è stata la prova decisiva, e al ponte del Seghino non sono passati. Per tutto il giorno sono stati fronteggiati e contenuti dalla ferma, pacifica e determinata forza dei cittadini e degli amministratori. Hanno provato inutilmente le cariche. Solo con la notte, quando, dopo un patto concordato, tutta la popolazione era tornata a casa, hanno fatto affluire nuove forze e hanno raggiunto i siti dove avrebbero orchestrato la ricerca-truffa del presunto amianto, installando le trivelle in località dove erano sicuri, da studi precedenti, di non trovarlo! Questa beffa ha suscitato i giorni successivi l’immediata spontanea mobilitazione della valle, che si è ripresa, senza ordine alcuno, strade e ferrovie.Non contenti di questa risposta popolare Lunardi e Pisanu hanno pensato bene di militarizzare tutta la montagna sopra Susa e Mompantero e improvvisamente si è anche rinvenuto uno strano pacco-bomba nei pressi di Gravere. La provocazione era evidente e immediatamente tutta la Valle, memore di altre provocazioni terroristiche, è scattata con intelligente prontezza: in un paio di giorni ha organizzato, in difesa della democrazia e della Costituzione, senza alcun volantinaggio, la straordinaria fiaccolata del 5 novembre a Susa, aperta da partigiani e studenti.Non c’è stato bisogno di alcuna direttiva di partito. Ognuno è venuto, con l’intera famiglia, con i vicini di casa, convocato dalla propria coscienza. Ognuno sapeva che doveva essere lì quella sera e da nessuna altra parte. E così è stato per le altre settimane successive, in un crescendo continuo di iniziative di piazza o di studio. Sì, perché nel fuoco della lotta siamo anche riusciti a organizzare un po’ di convegni, partecipati come non mai: il 29 novembre a Venaus su un diverso modello di sviluppo; il 10 dicembre alla Camera del Lavoro di Torino sui trasporti; il 12-13-14 dicembre a Bardonecchia, Susa, Bussoleno e Condove sulla democrazia e sulla Costituzione…Mai come in questo periodo la nostra gente ha capito quanto sia intrecciata la battaglia per la difesa dell’ambiente e della salute e un nuovo modo di vivere la democrazia, quanto sia fondamentale la difesa e la realizzazione della Costituzione. E mai come in questo periodo, sentendosi addosso gli occhi dell’Italia e dell’Europa (ci giungono attestati di solidarietà da Parigi come da Atene), il popolo NO TAV ha percepito la necessità di non farsi chiudere in una riserva. La lotta della nostra comunità valsusina è una lotta radicale, espansiva come metodo e come contenuti. Per questo può vincere.
Bussoleno, 30 gennaio 2006
Comunitarismo
ARDITI NON GENDARMI




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