Una gita in Belgio di questi tempi sarebbe estremamente istruttiva. Non tanto per la sublime cioccolata di Pierre Marcolini, o per le prove tecniche di secessione in corso, che s’ascrivono sfortunatamente alla categoria “molto rumore per nulla”. Ciò che varrebbe la pena di studiare a Bruxelles è una proposta di riforma estremamente innovativa, la cui paternità è da attribuirsi a Boudewijn Bouckaert, celebre giurista (liberale) dell’Università di Ghent, ed uomo politico di spicco.

Qualora due cittadini – questo è l’argomento – risolvano una controversia attraverso lo strumento dell’arbitrato piuttosto che ricorrendo alla giurisdizione statale, essi sgravano i tribunali (ingolfati da un carico di lavoro abnorme, perché tutto il mondo è paese) rinunciando ad usufruire d’un servizio che spetterebbe loro, e ciò dovrebbe essere riconosciuto tramite la concessione di benefici fiscali – ad esempio, la deduzione dall’imponibile dei costi sostenuti.

L’idea è davvero semplice, ma gravida d’implicazioni. Innanzitutto, è facilmente prevedibile che l’attività stessa dei tribunali trarrebbe dei vantaggi dalla riduzione del carico pendente, a beneficio anche di quei cittadini che non fruirebbero direttamente del provvedimento.
Secondariamente, si rivoluzionerebbe la morfologia dell’obbligazione fiscale, che verrebbe ricondotta ad una certa corrispondenza con i servizi di cui il contribuente gode: in altre parole suggerendo una convergenza tra il concetto d’imposta e quello di prezzo.

In terzo luogo – quel che è più importante – si autorizzerebbe la (pur parziale) abdicazione dello stato rispetto a quella che viene considerata la sua più ovvia prerogativa: l’amministrazione della giustizia. In realtà, la superiorità dell’iniziativa privata sul monopolio pubblico persino in questo settore può essere sostenuta da diverse prospettive: quella giusfilosofica, sulla base del recupero del criterio del consenso; quella storica, gettando luce – ad esempio – sulla tradizione gloriosa della lex mercatoria; quella economica, perché gl’incentivi della proprietà privata e della concorrenza trovano applicazione qualunque sia il bene in discorso.
Incredibile dictu, dalla capitale europea del dirigismo burocratico ci giunge questa volta un’autentica lezione di mercato.

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