Risultati da 1 a 5 di 5
  1. #1
    Libertario
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    Predefinito Scenari libertari - Concentrazioni

    A volte mi fermo a pensare a come andrebbero le cose se la nostra società fosse realmente libera, e lo faccio con riferimento alle realtà che mi sono più vicine.
    Ebbene, frequento l'ultimo anno della laurea specialistica in "trade marketing e strategie commerciali" presso l'università di Parma. Qualche giorno fa si parlava di premi di referenziamento.
    I premi di referenziamento sono somme pagate dalle imprese industriali per entrare negli assortimenti commerciali con i loro nuovi prodotti. Ci è stato spiegato che le imprese industriali hanno tutto l'interesse a mantenere alti questi listing fees, perché in questo modo creano barriere all'ingresso negli assortimenti alle imprese industriali più piccole.
    Il risultato è che prodotti magari meritevoli non arrivano sugli scaffali della distribuzione, e che le imprese di minore dimensione fanno molta difficoltà a crescere. Risultato di ciò è una tendenza verso la concentrazione del settore industriale.
    Faccio notare come questo fenomeno si verifichi nonostante la presenza di una autorità espressamente deputata a eliminare tali "distorsioni" del mercato (antitrust).
    Una domanda che potremmo porci è: ma se la situazione evolve naturalmente verso quell'esito, perchè parliamo di una distorsione?
    Sarebbe interessante vedere poi se in un mercato assolutamente libero (quindi senza autorità a vigilare su fenomeni di concentrazione) esisterebbe un meccanismo naturale di bilanciamento di queste situazioni.
    Come la vedete?

  2. #2
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    Li dove ho inalzato mura solide a difesa dell'agressore Socialista. Li dove la strada ha il mio nome. Li dove ho costruito una torre bene armata in difesa della Libertà. Li dove sono Sovrano e i messi dello Stato non sono i benvenuti.
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    A volte mi fermo a pensare a come andrebbero le cose se la nostra società fosse realmente libera, e lo faccio con riferimento alle realtà che mi sono più vicine.
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    Ebbene, frequento l'ultimo anno della laurea specialistica in "trade marketing e strategie commerciali" presso l'università di Parma. Qualche giorno fa si parlava di premi di referenziamento.
    I premi di referenziamento sono somme pagate dalle imprese industriali per entrare negli assortimenti commerciali con i loro nuovi prodotti. Ci è stato spiegato che le imprese industriali hanno tutto l'interesse a mantenere alti questi listing fees, perché in questo modo creano barriere all'ingresso negli assortimenti alle imprese industriali più piccole.
    Il risultato è che prodotti magari meritevoli non arrivano sugli scaffali della distribuzione, e che le imprese di minore dimensione fanno molta difficoltà a crescere. Risultato di ciò è una tendenza verso la concentrazione del settore industriale.
    Faccio notare come questo fenomeno si verifichi nonostante la presenza di una autorità espressamente deputata a eliminare tali "distorsioni" del mercato (antitrust).
    Una domanda che potremmo porci è: ma se la situazione evolve naturalmente verso quell'esito, perchè parliamo di una distorsione?
    Sarebbe interessante vedere poi se in un mercato assolutamente libero (quindi senza autorità a vigilare su fenomeni di concentrazione) esisterebbe un meccanismo naturale di bilanciamento di queste situazioni.
    Come la vedete?


    Credo che fior di economisti abbiano dimostrato che una società realmente libera crea una situazione di equilibrio, ma con alti e bassi che possono essere anche veramente critici. A mio parere le somme pagate per entrare in market privati non sono distorsioni. Anzi. Sono il meglio del libero mercato. Starà alle imprese più piccole e dinamiche trovare la soluzione per affondare Golia con una piccola fionda.




    Non credo che però il tasso di richezza dovuto allo scambio più o meno libero sia l'indice della felicità. L'indice della felicità è dato dalla libertà di usare a piacimento il libero scambio.

    Prendi Keynes. Al costo di far crescere costantemente l'economia senza crisi di sorta consiglia che lo Stato debba intervenire anche limitando la libertà di libero scambio o addiritura forzandola se è il caso!!!!!

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da sintagm Visualizza Messaggio
    I premi di referenziamento sono somme pagate dalle imprese industriali per entrare negli assortimenti commerciali con i loro nuovi prodotti.
    Non ho ben capito se questi premi di referenziamento costituiscano una norma di legge o una pretesa spontanea dei distributori. In ogni caso la distorsione del mercato proviene dalla norma di legge che concede solo ai distributori autorizzati l'esclusiva sulla distribuzione dei prodotti: un'impresa non può vendere direttamente al pubblico i propri prodotti (all'ingrosso) ma può farlo solo attraverso i distributori autorizzati, che hanno quindi un potere di aumentare i prezzi e di pretendere "premi di referenziamento" di molto superiore rispetto a quello che avrebbero in un libero mercato.
    Questo ovviamente va a discapito dei consumatori e delle imprese, specie se medio-piccole.

  4. #4
    Libertario
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    No, i premi di referenziamento non sono obbligatori per legge.
    La loro esistenza è giustificata dal fatto che:
    a) Il distributore sostiene dei costi quando inserisce un nuovo prodotto (in realtà quasi sempre ad un lancio corrispondono diverse varianti del nuovo prodotto) nel proprio assortimento. Si pensi ad esempio all'inserimento dei rispettivi codici EAN nel sistema informatico, o alla rimappatura del magazzino necessaria per accogliere i nuovi prodotti.
    b) La quota maggiore delle entry fees è proporzionale al rischio associato al referenziamento di un nuovo prodotto. Essendo costante lo spazio a scaffale e a magazzino, aggiungere un prodotto significa toglierne un altro o limitarne i facings. Pertanto si corre il rischio di togliere un prodotto che vendeva con un prodotto che forse venderà e forse no.
    Quindi almeno qui lo stato non c'entra!
    Il fatto è che proprio il libero mercato in questo caso rema in favore di una concetrazione nel settore industriale, privando piccole realtà della possibilità di emergere. Per questo mi chiedevo come interpretare il problema di questa presunta distorsione alla luce delle teorie libertarian.

  5. #5
    Contro ogni fede
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    Citazione Originariamente Scritto da sintagm Visualizza Messaggio
    No, i premi di referenziamento non sono obbligatori per legge.
    La loro esistenza è giustificata dal fatto che:
    a) Il distributore sostiene dei costi quando inserisce un nuovo prodotto (in realtà quasi sempre ad un lancio corrispondono diverse varianti del nuovo prodotto) nel proprio assortimento. Si pensi ad esempio all'inserimento dei rispettivi codici EAN nel sistema informatico, o alla rimappatura del magazzino necessaria per accogliere i nuovi prodotti.
    b) La quota maggiore delle entry fees è proporzionale al rischio associato al referenziamento di un nuovo prodotto. Essendo costante lo spazio a scaffale e a magazzino, aggiungere un prodotto significa toglierne un altro o limitarne i facings. Pertanto si corre il rischio di togliere un prodotto che vendeva con un prodotto che forse venderà e forse no.
    Quindi almeno qui lo stato non c'entra!
    Il fatto è che proprio il libero mercato in questo caso rema in favore di una concetrazione nel settore industriale, privando piccole realtà della possibilità di emergere. Per questo mi chiedevo come interpretare il problema di questa presunta distorsione alla luce delle teorie libertarian.
    Se le imprese potessero vendere all'ingrosso a tutti non avrebbero tutta questa necessità di pagare per far mettere i propri prodotti tra gli scaffali di un dettagliante.
    E' la vendita al dettaglio ad essere imposta per legge: nel libero mercato chiunque potrebbe comprare all'ingrosso ed a un'impresa medio-piccola non importerebbe affatto pagare i commercianti, i quali del resto perderebbero la gran parte dei propri introiti.
    Gli affari delle imprese medio-piccole andrebbero molto meglio, i prezzi sarebbero almeno dimezzati e sicuramente avremmo qualche commerciantie in meno: ma non tocca a noi preoccuparci di mantenere posti di lavoro parassitari.
    Perciò penso proprio che premi di referenziamento e concentrazioni non hanno nulla a che vedere con il libero mercato, in quanto sono riconducibili agli ostacoli che lo stato impone alla libera concorrenza.

 

 

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