
Originariamente Scritto da
lupoDL
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Veltroni ha ottenuto attraverso le liste che lo sostenevano il 75,95% delle preferenze. Finora è stato scrutinato il 63,7% delle schede pari a circa 2 milioni 18.000 votanti, secondo quanto riferito nel pomeriggio dai coordinatori del Pd.
Il ministro della Famiglia Rosy Bindi ha ottenuto il 13,92% delle preferenze, mentre il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta il 9,94%.
Secondo i risultati parziali, la lista più votata è stata "Democratici con Veltroni", con il 48,42% di voti, seguita dalla lista "A sinistra con Veltroni" (8,52%) e da "Con Veltroni, ambiente, innovazione, lavoro" (7,44%). Le altre liste a sostegno del sindaco di Roma hanno ottenuto l'11,57% dei voti.
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Adesso, concediamoci alcune considerazioni brutalissime e di politica spicciola, che mi piacciono meno e sono meno nobili, ma servono a ragionare sugli assetti futuri del partito.
Prima considerazione: ampio consenso sulla lista principale, quella mista DS-DL. Questo è un dato importante, perché probabilmente esprimerà la corrente principale del futuro PD. Architrave di questa lista, a detta di molti esegeti, sarebbe il patto fra D'Alema e Marini, ma al suo interno hanno trovato spazio diversi "veltroniani" doc.
Seconda considerazione: buona affermazione locale delle liste "diessine", laddove si sono presentate. Ovvero, se "A sinistra" prende il 9% dei voti totali, e "Con Veltroni" il 7%, localmente le loro percentuali vanno oltre. Si può dire, senza pretesa di generalizzazione spinta, che quasi ovunque, salvo rari casi, c'è stata una fetta d'elettorato (circa 1/5) che ha privilegiato una lista prevalentemente diessina. Resta da verificare quanto di questo consenso residuo si tramuta in seggi espressi. Infatti il giochino del maggioritario e dei resti privilegia le liste più grandi. Io prevedo che gli eletti in "Con Veltroni" riconfluiranno in aggregazioni più ampie (es.listone). Invece la lista "A Sinistra" esprimerà il vecchio correntone dei DS, più o meno, con una percentuale ampiamente più ridotta.
Terza considerazione: Bindi e Letta, assieme, fanno circa un quarto dei voti del partito. La mia previsione è che Letta, fallito il colpaccio, si metta a brigare con qualcuno del listone. Ha un ottimo rapporto con D'Alema, e Marini ha affermato che vuole recuperarlo. Adesso, cmq, arriva all'assemblea con una bella dote di uomini da giocarsi. Bindi è l'anima ulivista-prodiana. Rimarrà l'anello di congiunzione fra il PD e l'attuale governo, ma proabbilmente farà l'opposizione a Veltroni nella definizione dei nuovi scenari politici.