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Discussione: Sahaj Marg?

  1. #1
    against the modern world
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    Predefinito Sahaj Marg?

    Namaste. Di recente mi è capitato di conoscere un ragazzo che in India è stato iniziato all'interno di una scuola di raja yoga chiamata Sahaj Marg. Da come me ne parlava lui sembra una scuola piuttosto seria. Ho dato un'occhiata al loro sito online, e probabilmente mi farò spiegare meglio di che cosa si tratta dal tipo; volevo però intanto chiedere se qualcuno di voi per caso ha notizie o opinioni in merito... Grazie!

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  2. #2
    Dasanudas Das
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    Non ne so nulla... ma ha a che vedere con il Sahaja marga? O Via dell'imitazione?

  3. #3
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    Purtroppo al tipo che la segue non ho ancora parlato, cmq ho trovato Sahaj Marg descritta come 'via naturale'. Penso sia una scuola di raja yoga piuttosto ortodossa, che enfatizza soprattutto il controllo mentale.

    Questo il sito ufficiale: http://www.sahajmarg.org/

  4. #4
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    chaos, controllo mentale suona male. (auto)controllo delle modificazioni della propria mente è meglio (non vorrei che qualche genio leggesse e cominciasse a scrivere in giro che i gruppi hindù praticano il controllo della mente [degli altri])

  5. #5
    against the modern world
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    Citazione Originariamente Scritto da stuart mill Visualizza Messaggio
    chaos, controllo mentale suona male. (auto)controllo delle modificazioni della propria mente è meglio (non vorrei che qualche genio leggesse e cominciasse a scrivere in giro che i gruppi hindù praticano il controllo della mente [degli altri])
    Haha fantastico! Non c'avevo pensato, ma ora che me lo fai notare...

  6. #6
    against the modern world
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    Dunque: mi sto sempre più interessando a questa scuola (Sahaj Marg), e mi è stata data la possibilità di ricevere un 'precettore'. Penso che darò un'occhiata a questo sistema, e vedrò se fa per me. Intanto riporto sotto delle informazioni che ho trovato in rete...

  7. #7
    against the modern world
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    Dal sito: http://www.srcm.org/language/italian/it_ltvsm.html

    L
    A TRADIZIONE VIVENTE DEL SAHAJ MARG




    (Traduzione del testo di Clark Powell, articolo pubblicato sulla rivista americana "YOGA INTERNATIONAL", gennaio/febbraio 1995. Per gentile concessione dell'autore e della SRCM).

    Il sistema di Raja Yoga chiamato "Sahaj Marg" è abbastanza sconosciuto in Occidente, persino tra i cultori dello Yoga. Ciò è dovuto in gran parte al fatto che il Sahaj Marg è una pratica tramandata oralmente, in tono sommesso e senza clamore. Le opere dei Maestri Sahaj Marg succedutisi nel tempo, pubblicate sotto gli auspici della
    Shri Ram Chandra Mission (SRCM), sono difficili da trovare. Oltre le persone che già praticano questo sistema, pochi sono a conoscenza che i centri della SRCM, fondata cinquant'anni fa in India, si trovano ormai in ventiquattro paesi tra Europa, Russia compresa, America, Asia, Oceania e Africa.

    Che cos'è il Sahaj Marg? Non è facile rispondere a questa domanda, così come non si può rispondere a domande come: "Cos'è lo Zen?" o "Cos'è il Sufismo?" Il Sahaj Marg (che può essere tradotto come "Via Naturale" o "Via Semplice") non ha una dimensione, resiste a ogni tentativo di definizione; vista l'impossibilità di descriverlo, possiamo dire che il suo habitat è l'Infinito. Quindi, ci si può accontentare di classificarlo e confrontarlo, esponendone i fondamenti storici. Queste sono comunque esteriorità che poco hanno a che fare con l'essenza del Sahaj Marg e, dato che la sadhana (pratica) non è solo materia di studio, non può essere compresa se non attraverso una effettiva sperimentazione.

    Nonostante il metodo possa sembrare una novità, coloro che hanno dimestichezza con le grandi tradizioni religiose troveranno nel Sahaj Marg un naturale proseguimento in quel cammino di continuo affinamento e adattamento che la pratica yoga ha sempre sottolineato. Il Sahaj Marg è un metodo pratico impostato per permettere l'esperienza diretta della realizzazione, qui e ora, nel bel mezzo delle nostre vite quotidiane. Questo è sempre stato l'aspetto più importante di tutte le tradizioni spirituali, come Vivekananda ha detto: "La religione consiste nella realizzazione. Noi tutti sappiamo che nulla ci soddisfa fino a che non ci rendiamo conto della Verità scoprendola in noi stessi. Per quanto possiamo ragionare,discutere, ascoltare, solo una cosa ci soddisferà: la nostra personale realizzazione, e questa esperienza è possibile per ognuno di noi, basta solo provare".


    DOVE FINISCE LA RELIGIONE

    Tutte le religioni iniziarono con l'esperienza di Dio realizzata da singoli individui: Cristo, Buddha o Maometto per esempio. Quando i fondatori morirono, i seguaci codificarono i loro insegnamenti e, se questi si dimostravano profondi, veri e abbastanza utili da resistere alla prova del tempo, alla fine, comunque, si cristallizzavano in una religione. Ma l'esperienza originale del fondatore rimane il fondamento di ogni religione e, fin quando i seguaci possono condividere tale esperienza, la religione rimane valida e innovativa, altrimenti degenera in una serie di rituali meccanici o in mummificate regole morali e aspettative sociali.

    Non dovremmo denigrare la religione, in quanto le religioni sono sistemi che regolano la società nonché scuole di preparazione per la spiritualità. Tuttavia, il mio Maestro Chariji è dell'opinione che, per quanto sia meraviglioso nascere in una religione, è una tragedia morirvi. Dobbiamo trascendere la mera credenza e il conformismo, e sperimentare noi stessi la verità delle scritture. Chariji mi ha detto che Cristo, per mantenere viva la sua esperienza e tramandare la fiaccola della luce, avrebbe dovuto trasmetterla a qualcuno, a un essere umano che sarebbe stato il veicolo temporale dell'essenza del Maestro fino a che, a sua volta, l'avesse passata al più adatto dei suoi discepoli, e così via attraverso i secoli. Che poi Cristo abbia effettivamente trasmesso la sua esperienza a Pietro noi non lo sappiamo, ma la Chiesa Cattolica ha almeno riconosciuto la necessità di un Maestro vivente e la realtà di tale trasmissione nella dottrina della successione apostolica con il ruolo del Papa come vicario di Cristo.

    Anche il Sahaj Marg afferma la necessità di un Maestro vivente per assistere il maggior numero di persone nel loro viaggio verso la propria dimora. Un vero Maestro, perciò, viene per servire il genere umano, non per governare, dato che, come diceva al mio Maestro il suo Maestro: "E` Dio il vero Guru, il vero Maestro, e noi traiamo luce solamente da Lui. Ma dal momento che è estremamente difficile per una persona di ordinarie capacità trarre ispirazione direttamente da Dio, cerchiamo l'aiuto di un nostro simile che sia stato in grado di stabilire il collegamento con l'Onnipotente". Nel Sahaj Marg il termine "Maestro" si riferisce a colui che è stato in grado di effettuare questo collegamento e ha la capacità di creare Maestri come Lui. Pertanto, i Maestri del Sahaj Marg sono individui distinti in termini fisici, di personalità, di gusti e di temperamento, ma nella loro più essenziale natura sono la stessa persona.


    TRADIZIONE E TRASFORMAZIONE

    Il Sahaj Marg viene normalmente presentato come un affinamento del Raja Yoga. In ultima analisi deve essere compreso come un distillato dello Yoga: Jnana, Karma e anche Bhakti. Così come schematizzato nella Bhagavad Gita, questi quattro yoga fondamentali (ci sono dozzine di altri tipi di yoga in India e in Occidente) sono adatti per diverse esigenze. Bhakti Yoga, lo yoga dell'amore e della devozione, è adatto per coloro che possiedono un forte temperamento emotivo e devozionale; Jnana Yoga, la via dell'intelligenza discriminante, si dice sia la via per gli intellettuali e filosofi; Karma Yoga è per coloro che sono inclini all'attività e al servizio; il Raja Yoga (detto il "re" degli yoga dato che coinvolge la mente, la parte regale del nostro corpo) utilizza un approccio basato sulla sperimentazione attraverso la quale lo yogi realizza direttamente l'unità con l'Assoluto.

    Un errore comune della mentalità aristotelica occidentale è di separare questi aspetti dello Yoga in quattro sistemi rigidi ed esclusivi. In effetti le cose non stanno così, dato che a certi livelli questi quattro sentieri si intersecano e si fondono: Jnana o conoscenza spinta all'estremo diventa Bhakti o amore, che nella sua pienezza è saggezza; Karma Yoga nella sua forma più alta non è altro che l'espressione esteriore di Jnana e Bhakti. La pratica sincera del Raja Yoga si dissolve molto rapidamente nelle altre tre e solo un folle oserebbe tentare questa pratica senza una guida qualificata. Così, le tecniche del Raja Yoga rapidamente si perdono nella più grande verità che è l'amore per il Maestro, una fusione in lui che è espressa dalla grande definizione dei bhakta, l'Onnicomprensivo - Tat Tvam Asi - ("Quello sei Tu"). Sono anche spinti ugualmente attraverso la discriminante saggezza della negazione espressa dai jnana yogi come 'Neti, Neti' ("Non questo, né quello").

    Questi quattro Yoga arrivano ad un punto in cui tutte le vie finiscono e si fondono e che possiamo chiamare come ci piace: il Regno di Dio, la Fonte, il Centro, oppure l'Assoluto Impersonale, tanto a questo punto i termini non hanno più alcuna importanza. Ecco perché Vivekananda raccomandava agli yogi di essere come gli uccelli: con un'ala Bhakti Yoga, con l'altra Jnana Yoga e Raja Yoga come la coda che guida. Possiamo estendere questa metafora e immaginare la manifestazione del volo come Karma Yoga. Il Sahaj Marg ci ricorda che lo Yoga, e in particolare il Raja Yoga, non è mai una pratica stereotipata, fissata nei punti essenziali di un lontano passato e codificata nel secondo secolo d.C. da Patanjali nei suoi Yoga Sutra. Persino i più alti concetti e i più stimati metodi devono evolversi, dato che anche la gente cambia. Metodi che erano validi per una società agricola e patriarcale, non possono più essere validi nel vasto e vario mondo della fine del ventesimo secolo. Il Dio vivente non è come un letto di Procuste che obbliga tutti ad adattarsi ai suoi metodi fossilizzati o a morire facendo vari tentativi. Una delle ragioni per cui il Divino continua a discendere nella forma del Maestro è per fornire a noi comuni mortali un approccio che sia il più naturale per il nostro tempo, vivificando la grande tradizione e onorandone lo spirito metodologico. Dopo tutto, lo scopo di qualsiasi metodo è di riportare gli uomini e le donne alla sorgente dalla quale sono venuti. Altrimenti un metodo non ha valore. Infatti, come insegnò Buddha, il metodo può essere tralasciato una volta che il fine sia raggiunto, così come la barca viene abbandonata una volta che il fiume sia stato attraversato. Coloro che hanno dimestichezza con il Raja Yoga conosceranno gli otto aspetti di Patanjali, gli Ashtanga, i cosiddetti livelli del Raja Yoga. Essi sono abitualmente considerati come i gradini che portano all'unione finale del sé con il Sé, dell'uomo con il Divino - e questo è il significato del termine "Yoga". Che poi Patanjali intendesse i suoi otto aspetti come sequenziali, cioè stadi l'un l'altro conseguenti, è discutibile, ma il Sahaj Marg rappresenta un approccio simultaneo e globale alla pratica del Raja Yoga. Un'immagine classica di questa pratica è quella di una scala a pioli sulla quale si sale un gradino alla volta, dapprima uno opera su yama e niyama (gli aspetti morali ed etici), quindi le asana (posizioni), pranayama (movimento delle energie attraverso il respiro), pratyahara (distacco dai sensi), dharana (concentrazione) e dhyana (meditazione), per culminare infine nel samadhi (assorbimento). Un'immagine più calzante per la pratica del Raja Yoga nel sistema Sahaj Marg può essere quella di una sfera in espansione dal centro, dato che il Sahaj Marg incomincia dal settimo livello di Patanjali, dhyana o meditazione, e permette al resto della pratica di crescere naturalmente da questo seme.


    LA CIRCONFERENZA NON È IN NESSUN POSTO

    Al contrario di altre teorie, il Sahaj Marg insegna che la meditazione è facile e non richiede passaggi preliminari per chiunque abbia un normale stato di salute mentale; viene infatti insegnato che solo meditando si impara a meditare. Nel Sahaj Marg gli aspetti psicologici pericolosi del pranayama sono superati dalla Pranahuti (letteralmente "emissione di prana" o vita) con la quale un individuo può trasmettere realtà spirituale direttamente dal centro della sua esistenza fino al centro dell'esistenza di un altro individuo. La Pranahuti non dovrebbe essere confusa con la trasmissione spirituale più familiarmente conosciuta come Shaktipat. La Pranahuti è una trasmissione estremamente sottile, descritta come una "forza senza forza", o "potere senza potere", e priva di tutte le qualità, ivi inclusa Shakti o potere. Tanto meno la Pranahuti equivale a ciò che è definito Diksha, dal momento che non conferisce o implica l'iniziazione dal guru. In breve è l'utilizzazione dell'energia divina per la trasformazione e l'evoluzione degli esseri umani in esseri divini. La Pranahuti è un processo veramente delicato e impercettibile se non ai più sensibili, anche se chiunque può avvertirne il manifestarsi degli effetti nel tempo. Come mi disse il mio Maestro, normalmente non sentiamo la Pranahuti, ne percepiamo solamente gli effetti.

    La trasmissione yogica di energia sottile, o energia Divina, da parte di colui la cui forza vitale, o prana, è ottenuta ad un livello di così alta vibrazione da poter risvegliare l'energia vitale addormentata in altri attraverso qualunque distanza per mezzo del semplice pensiero o sankalpa, è già stata descritta in testi classici dello Yoga. E' caduta in una specie di onorata desuetudine fino a che è stata riscoperta come tecnica utile per il ventesimo secolo da
    Shri Ram Chandra di Fatehgarh (1873-1931). Lalaji, come era affettuosamente chiamato, si dice avesse raggiunto la realizzazione dell'Assoluto in soli sette mesi, senza un maestro spirituale e alcuna precedente incarnazione. La sua vita rimane un mistero. Solo pochi lo conoscevano nell'Uttar Pradesh, ma era amato sia dalla comunità indù, sia da quella sufi.

    L'arte della Pranahuti fu trasmessa da Lalaji al suo discepolo più idoneo che, per puro caso, si chiamava anche lui Ram Chandra. Questo discepolo, oggi conosciuto come Shri Ram Chandra di Shahajahanpur, o più semplicemente Babuji, (perché lavorò tutta la vita come "babu", impiegato di cancelleria), perfezionò le pratiche del Sahaj Marg, elaborando un metodo di meditazione semplice e naturale partendo dalle tecniche tradizionali del Raja Yoga. Fondò la Shri Ram Chandra Mission nel 1945, in onore del suo Guru. Alla sua morte (mahasamadhi), trasmise la propria essenza al discepolo Shri Parthasarathi Rajagopalachari di Madras. Parthasarathi, o Chariji, nato nel 1927, incarna oggi il Maestro e porta avanti il lavoro della Shri Ram Chandra Mission. Come gli altri Maestri di questa missione, Chariji ha famiglia, ha lavorato normalmente tutta la vita ed è da pochi anni in pensione. Infatti, l'accettazione di una vita normale non è solo evidenziata nella filosofia del sistema, ma praticamente visibile nella vita stessa dei Maestri del Sahaj Marg.

    Nel Sahaj Marg si considera il vivere una vita ordinaria come la palestra della pratica spirituale. Come un uccello ha bisogno di due ali per volare, così gli esseri umani hanno bisogno di due ali per l'esistenza: quella spirituale e quella materiale. Se una delle due è trascurata a favore dell'altra, il sistema di vita perde naturalezza e diventa sbilanciato: trascurare l'esistenza materiale porta alla dipendenza, trascurare quella spirituale porta alla infelicità. Per realizzare la perfezione completa dobbiamo bilanciare questi due aspetti della vita e considerare ogni cosa che incontriamo sul nostro cammino come parte della pratica spirituale. Il Sahaj Marg afferma che la realizzazione è alla portata di chiunque, non solo degli asceti, dei lama, dei monaci o delle suore. Infatti, la vita familiare tra le mura domestiche è l'ashram ideale, nonché un eccellente mezzo per apprendere il sacrificio e l'amore. Il Sahaj Marg rifiuta fermamente la nozione romantica che per la realizzazione di Dio o del Sé si debba rinunciare alla società e adottare pratiche ardue e difficili. Babuji era solito dire che Dio non dimora sulle cime dell'Himalaya, ma nel cuore degli uomini.

    IL CENTRO È DAPPERTUTTO

    Il Sahaj Marg insiste sul fatto che il più alto raggiungimento spirituale possa essere ottenuto da chiunque, ovunque e in ogni momento. A riprova di questo insegnamento si può ricevere la Pranahuti, o trasmissione yogica, non solo direttamente dal Maestro, che è un esperto di quest'arte, ma anche dai precettori, preparati personalmente dal Maestro per servire da canali. Attualmente circa novecento precettori sono attivi in India e in ventiquattro altri paesi, possono essere paragonati a trasformatori elettrici locali che dirigono e regolano a favore del singolo individuo l'energia in arrivo da una fonte distante. I precettori sono essi stessi abhyasi (praticanti del metodo) e sono tuttora in evoluzione ai vari livelli di maturità spirituale. E' assolutamente possibile che il precettore dia un sitting a qualcuno con un grado di elevazione spirituale più alto del suo. Il termine "sitting" è usato nel Sahaj Marg per descrivere una meditazione nella quale il Maestro o un precettore medita in presenza di un gruppo, o con un singolo individuo, per purificarne il corpo sottile e trasmettere l'energia Divina o prana. Questo avviene normalmente sedendosi, in posizione confortevole, uno di fronte all'altro, più precisamente da cuore a cuore. Coloro che hanno tentato per conto proprio, senza la guida di un maestro, un ritmo quotidiano di meditazione, apprezzano probabilmente l'osservazione di Babuji: "Serie difficoltà sorgono quando la meditazione è praticata indipendentemente, in attinenza con metodi descritti nei libri. Si deve continuare a combattere con la mente allo scopo di sopprimere le sue incessanti attività, per cui tutto il tempo dedicato alla meditazione rimane perso nel tentativo di bloccare i pensieri e le divagazioni. Senza un addestramento, nonché il supporto del Maestro, l'elevazione spirituale di una persona e la rimozione delle complessità può richiedere anche decine di anni".

    Nel Sahaj Marg, questa "rimozione delle complessità" è chiamata semplicemente cleaning (pulizia). Le abitudini, le tendenze e le impressioni profonde (samskara) che annullano i nostri sforzi verso la Realizzazione vengono delicatamente, ma completamente rimossi. L'efficacia di un cleaning sottile non può essere compresa fino a quando non lo si provi.

    LA VIA SEMPLICE

    Quindi, cosa esattamente si fa nel Sahaj Marg?

    Secondo gli insegnamenti del metodo Dio è semplice, pertanto la via per giungervi deve essere semplice, ecco perché non ci sono rituali. Le cose che si devono o non si devono fare sono ben poche. Non ci sono mantra segreti, non occorrono rituali, né posizioni arcane, né abiti specifici o cambiamenti di nome. In effetti, nel Sahaj Marg non c'è nulla a cui credere o non credere, perché la pratica implica direttamente l'esperienza. A chi inizia non è richiesta la fede nei principi del Sahaj Marg ma di provarli, e l'invito è esteso a tutti coloro che, compiuti i diciotto anni, siano disposti a farlo con cuore sincero. Si può iniziare la pratica contattando un precettore per avere da lui i sitting d'introduzione. Per questo non è richiesto nessun pagamento. Il Sahaj Marg insegna che la spiritualità non può essere venduta, così come il cielo non può essere venduto perché nessuno lo possiede.

    La pratica quotidiana è molto semplice, si richiede all'abhyasi di sedersi comodamente e meditare all'inizio della giornata per almeno trenta minuti e fino a un'ora, se possibile, focalizzando l'attenzione sul cuore (il precettore può dettagliare il metodo). Alla fine della giornata ci si siede nuovamente per almeno trenta minuti, questa volta per il cleaning o pulizia, la cui tecnica è anch'essa molto semplice. Meditazioni di gruppo settimanali sono utili insieme a sitting individuali con il precettore. L'abhyasi è incoraggiato a tenere un diario della sua esperienza e molto presto noterà un senso di pace (shanti), di leggerezza e di risvegliata capacità intuitiva. Benché queste esperienze non siano uniformi, esse sono comuni all'inizio, seguiranno poi altre esperienze e condizioni interiori. Il Sahaj Marg riconosce un plesso di sottili "granthis", o nodi, oltre quello che è il tradizionale sistema dei chakra di kundalini e di altri Yoga. L'abhyasi, durante la sua pratica, inizia un viaggio (yatra) attraverso diverse regioni spirituali che si avvicinano sempre più al Centro. A diversi stadi si incontrano ostacoli, si verificano sensazioni e si possono avere visioni o sogni, ma con la guida del Maestro l'abhyasi non ne verrà distratto e potrà muoversi verso la Realtà.

    Così, la pratica di base richiede una o due ore al giorno: si inizia la giornata con la meditazione, la si conclude con un'altra e si entra nel sonno in uno stato di preghiera. Attraverso un'arte chiamata "ricordo costante", che si raggiunge con la pratica, l'abhyasi può ad un certo punto estendere queste meditazioni ventiquattro ore al giorno. E` interessante far notare che la difficoltà più grande che si incontra, consiste proprio nella semplicità del metodo. Il Sahaj Marg, impostato in modo tale da permettere un livello di perfezione umana che va oltre quello descritto da Patanjali, permette anche alla persona più indaffarata di integrare una profonda trasformazione spirituale con la normalità della propria vita quotidiana.


    (Clark Powell è un precettore del Sahaj Marg che lavora a Mobile in Alabama - U.S.A.)

  8. #8
    against the modern world
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    (dal sito del CESNUR)

    La Shri Ram Chandra Mission




    Shri Ram Chandra Mission

    Via Aquileia, 6
    33084 Cordenons (Pordenone)
    Tel. e fax: 0434-541841
    E-mail: srcmita@freeweb.org
    URL: www.srcm.org/language/italian/italian1.html


    Il Sahaj Marg, o Via naturale, è un sistema derivato dal Raja yoga (yoga regale). Questo sistema ha una lunga tradizione in India, ma è stato riscoperto e semplificato da Shri Ram Chandra di Fatehgarh ("Lalaji", 1873-1931), nato a Fatehgarh, nell'Uttar Pradesh. Della sua giovinezza si sa ben poco; secondo i discepoli avrebbe raggiunto l'illuminazione in soli sette mesi, senza un maestro spirituale, né alcuna precedente incarnazione. Dopo il ritorno a Fatehgarh - nel 1908 - da Kaimganj, dove si era precedentemente trasferito, Lalaji si dedica all'insegnamento spirituale nei confronti di pochi allievi acquistando la fama di maestro. Dal 1914 stabilisce il primo satsang regolare, o meditazione di gruppo, e dopo il 1929 - data del suo pensionamento dal lavoro di impiegato presso un tribunale - si dedica totalmente all'insegnamento spirituale e al commento delle scritture sacre, i Veda.
    Lalaji è ricordato come uomo umile e rigoroso, che disdegnava ogni forma di culto della personalità. Era particolarmente avverso all'uso dei miracoli, e raccomandava pertanto agli aspiranti discepoli di mantenersi lontani dalla ricerca di tali "poteri". Affermava che la vera pratica spirituale deve condurre a una mente equilibrata e alla trasformazione dell'essere umano da semplice "animale" a essere umano divinizzato. A Lalaji succede il discepolo prediletto, Shri Ram Chandra di Shahjahanpur (1899-1983), che per pura coincidenza ha lo stesso nome. È chiamato dai suoi discepoli Babuji (da babu, impiegato) perché aveva lavorato alla cancelleria del tribunale di Shahjahanpur dal 1924 al 1954, data del suo pensionamento. Fonda la Shri Ram Chandra Mission nel 1945, in onore del suo maestro - conosciuto nel 1922 - e per dare forma organizzata al movimento, in crescita, dei discepoli di Lalaji.
    Dal 1954 Babuji si dedica a tempo pieno alla Missione, e la diffonde in tutto il mondo. L'attuale presidente e guida spirituale è Shri Parthasarathi Rajagopalachari, di Madras-Chennai, il discepolo più vicino a Babuji, che lo ha accompagnato in tutti i suoi viaggi attraverso il mondo. Chariji, come affettuosamente è chiamato, è nato nel 1927 e anche lui, come i suoi predecessori, ha svolto una normale vita di famiglia. Dal 1986 è in pensione, dopo una intensa vita lavorativa con vari incarichi al vertice di un importante gruppo chimico indiano.
    Il sistema Sahaj Marg insegnato dalla Shri Ram Chandra Mission si presenta come l'antico metodo di Raja yoga, modificato per adattarsi alle necessità e alle condizioni della vita contemporanea. Mentre altre scuole tradizionalmente propongono la meditazione dopo un itinerario preliminare che insegna le posizioni dello yoga, il controllo del respiro e aspetti morali ed etici, il Sahaj Marg vuole essere semplice, senza rituali, posizioni difficili, abiti specifici, cambiamenti di nome o mantra segreti. Con l'aiuto di un "precettore" (persona preparata dal maestro al fine di fornire assistenza spirituale) si può iniziare a meditare per trenta minuti (in seguito fino a un'ora), seduti comodamente e con gli occhi chiusi, concentrando l'attenzione sulla presenza della "luce divina" nel cuore. A fine giornata lavorativa ci si siede nuovamente, per trenta minuti, per un lavoro di "purificazione", per eliminare, col supporto della volontà, le impressioni accumulatesi durante il giorno. Si conclude, prima di dormire, con una breve preghiera-meditazione. Inizia così un viaggio interiore (yatra), attraverso le diverse regioni spirituali che si avvicinano sempre più al Centro. L'aspirante spirituale è aiutato lungo il cammino dalla "trasmissione", energia che dal centro dell'esistenza del Maestro, il cuore, è diretta al centro dell'esistenza di chi pratica. Questa energia spirituale, "forza senza forza", cui non deve essere attribuita alcuna qualità, è detta pranahuti, il dono della vita (prana = vita, respiro; huti = dono, trasmissione, introduzione). Il discepolo potrà raggiungere, alla fine dell'itinerario spirituale lo "stato di unione" con il Divino o Assoluto, che è il vero significato dello yoga.
    In accordo con gli obiettivi della Shri Ram Chandra Mission, nel 1967 è stato fondato il Sahaj Marg Research and Training Institute - con sedi a Chennai (India) e Losanna (Svizzera) -, per condurre ricerche nel campo dello yoga; dal 1972 sono nati in Europa numerosi centri di meditazione della SRCM in cui è praticato il Sahaj Marg, e dallo stesso anno la Missione è presente anche in Italia, dove conta attualmente alcune centinaia di praticanti. In India sono attivi oltre cinquanta ashram, il più grande dei quali si trova a Manapakkam, a circa dieci chilometri da Chennai; due ashram sono presenti anche negli Stati Uniti, mentre i principali in Europa sono l'ashram di Augerans (Francia) e quello di Vrads Sande (Danimarca), che possono ospitare da quattrocento a oltre mille persone. La Missione in Italia, come si è detto presente dal 1972, si è costituita civilmente nel 1988, ed è attualmente divisa in quattro "zone", che presiedono ai diciotto centri in cui sono organizzate meditazioni di gruppo, sitting individuali e incontri mensili.
    B.: Sulla vita di Lalaji, si veda: Ram Chandra, Truth Eternal, SRCM, s.l. 1986. In lingua italiana sono stati pubblicati i seguenti volumi, per i tipi della Shri Ram Chandra Mission: Idem, Realtà all'Alba, SRCM, Napoli 1988; Idem, La voce della realtà (Opere Complete di Ram Chandra, vol. 1), SRCM, Torino 1993; Parthasarathi Rajagopalachari, Il mio Maestro, SRCM, Napoli 1995; Idem, Religione e Spiritualità, SRCM, Torino 1996; Idem, Amore e Morte, SRCM, s.l. 1996; AA.VV., Sahaj Marg in Italia dal 1972 al 1996, SRCM, Cordenons (Pordenone) 1996; P. Rajagopalachari, I principi del Sahaj Marg, vol. 9, SRCM, Padova 1999. Dal 1992 la Shri Ram Chandra Mission pubblica in Italia il trimestrale Quaderni Sahaj Marg.

  9. #9
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    Ma lo sai che mi sembra davvero interessante?
    Un errore comune della mentalità aristotelica occidentale è di separare questi aspetti dello Yoga in quattro sistemi rigidi ed esclusivi. In effetti le cose non stanno così, dato che a certi livelli questi quattro sentieri si intersecano e si fondono: Jnana o conoscenza spinta all'estremo diventa Bhakti o amore, che nella sua pienezza è saggezza; Karma Yoga nella sua forma più alta non è altro che l'espressione esteriore di Jnana e Bhakti. La pratica sincera del Raja Yoga si dissolve molto rapidamente nelle altre tre e solo un folle oserebbe tentare questa pratica senza una guida qualificata. Così, le tecniche del Raja Yoga rapidamente si perdono nella più grande verità che è l'amore per il Maestro, una fusione in lui che è espressa dalla grande definizione dei bhakta, l'Onnicomprensivo - Tat Tvam Asi - ("Quello sei Tu"). Sono anche spinti ugualmente attraverso la discriminante saggezza della negazione espressa dai jnana yogi come 'Neti, Neti' ("Non questo, né quello").
    Sono seriamente intenzionato a documentarmi maggiormente!

  10. #10
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    Caro Madhur,

    sinceramente sono molto 'aperto', in modo non settario, a tutto ciò che è tradizione induista: la mia Via non è ancora rigidamente segnata. Questo di Sahaj Marg mi sembra un movimento onesto, e anche se razionalmente nutro qualche dubbio sull'idea di 'trasmissione yogica' (pranahuti), tentare non nuoce. Il ragazzo con cui ho parlato è entusiasta della pratica di questa scuola: è chiaro insomma che qualcosa dietro ci deve pur essere. Al limite mi aiuterà un po' con la mia meditazione... Vedremo (spero) fra qualche settimana... Intanto se altri avessero notizie o opinioni in merito a questa scuola, prego gentilmente di intervenire.

 

 
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