Risultati da 1 a 10 di 10
  1. #1
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    Predefinito Primarie PD. Vincono i ds, perdono "i coraggiosi

    Il voto nelle diciannove regioni dove si è votato per il Pd locale
    Gli scontri fratricidi in Campania, Sicilia e Abruzzo
    Nelle regioni solo tre segretari donne

    Vincono i ds, perdono "i coraggiosi"

    Il ribaltone in Piemonte dove l'ex ppi Morgando semina il candidato rutelliano Gianluca Susta
    E in Campania continua a guidare i giochi l'ex segretario della Dc


    Lo scrutinio in un seggio
    ROMA - Tre soli segretari donna, in Umbria, nelle Marche e in Molise, due margherite e una diessina. Tre donne su diciannove posti da segretario regionale: c'è qualcosa che non torna visto che una delle regole base del Pd è proprio quella dell'alternanza tra i generi, tra uomini e donne, nelle liste e tra i capilista.

    Quello del "genere" è solo uno dei dettagli che emergono tentando un' analisi ragionata del voto delle primarie su base locale. Cercando di andare a mettere il naso in quel settore delle primarie - il voto regionale - più lontano dai media e dai riflettori e dove si sono consumate lotte fratricide.

    Col manuale Cencelli erano state fatte le liste regionali (il ministro Parisi, uno dei teorici del Pd, aveva denunciato il controllo degli apparati sulle candidature locali), e col manuale Cencelli sono state assegnati gli incarichi di segretario regionale. Nel senso che tutti gli eletti, 19 su 19 (il Trentino non ha votato), sono persone che di professione fanno i politici e gli amministratori.

    Alla fine, tentando una sintesi, ci ha rimesso un po' di più la Margherita e nei Dl ci ha rimesso sicuramente il presidente Francesco Rutelli. Stravince Veltroni, in alcune regioni, come la Toscana, con percentuali bulgare (Andrea Manciulli, 88,8%). Ma sono da registrare anche le ottime prestazioni individuali in alcune regioni di Rosy (Bindi) e Enrico (Letta), che potremmo definire i guastatori.

    Ds 13-Dl 6 - Non è una formula chimico-matematica ma la sintesi dei risultati. Tradotta significa che ai ds (è morto il partito ma non i suoi uomini) sono andate 13 regioni e che alla Margherita ne sono andate sei. Sarebbe più giusto dire "solo" sei visto che il Cencelli gliene aveva assegnate sulla carta almeno sette.

    Le regioni diessine - Può sembrare un paradosso verbale all'idomani della nascita del nuovo partito. Ma non lo è. Sono "diessine"-veltroniane regioni come la Toscana (Andrea Manciulli, il nuovo segretario del Pd, era il segretario regionale dei ds), la Lombardia (Martina, il vincitore, idem come sopra), l'Emilia Romagna dove ha vinto l'annunciato candidato veltroniano Salvatore Caronna, ex segretario della federazione diessina di Bologna, e il Friuli Venezia Giulia dove si è imposto il segretario regionale della Quercia Bruno Zvech ribaltando le previsioni del Cencelli che aveva assegnato la regione alla Margherita. Stessa musica in Liguria dove ha vinto il segretario regionale della Quercia Mario Tullo, nel Lazio dove c'è stata la vittoria a mani basse di Nicola Zingaretti, già segretario ds regionale, nella Marche (Sara Giannini, ex segretaria regionale ds, strappa l'83% dei consensi), in Calabria dove si è imposto il dalemiano e diessino puro Marco Minniti, in Basilicata dove ha vinto con l'82% dei voti Piero Lacorazza, giovane economista, internauta e segretario dei ds. Può essere contata tra le regioni in quota ds la Valle d'Aosta e la Puglia dove ha stravinto Michele Emiliano, l'ex magistrato e sindaco voluto dalla società civile.

    Duelli all'ultimo voto in Sardegna e in Piemonte - In queste regioni si sono forse consumati gli scontri più duri e appassionati tra Ds e Dl. Quelli che poi hanno fatto pendere la bilancia dalla parte della Quercia. In Sardegna ancora nulla è ufficiale. E' stata una corsa tre tra il presidente della Regione renato Soru (dl), il senatore diessino Antonello Cabras caldeggiato da Veltroni e l'outsider Filippo Spanu. In tanti si erano spesi perché Soru e Cabras trovassero un accordo e magari rinunciassero in favore di uno più giovane. Macchè. Sono andati al duello e, nonostante le polemiche sulle schede bianche e nulle, sembra schiacciante la vittoria del diessino. Succedono cose speciali nell'isola. Tanto per dirne una, Soru, nonostante sia sotto di tremila voti circa, si sente comunque "il vincitore politico e morale della sfida" e quindi " si ricandiderà".

    Anche in Piemonte, oltre 24 ore dopo la chiusura dei seggi, gli scrutini sono ancora lunghi. I risultati ufficiali sono rinviati. Ma i due contendenti prendono per buoni i dati. Ha stravinto Gianfranco Morgando, l'ex ppi indicato dalla base diessina e indicato anche da Rosy Bindi. Il pronostico era tutto per l'eurodeputato rutelliano Gianluca Susta, appoggiato dallo stato maggiore di Ds e Dl, dal sindaco Chiamparino e dalla governatrice Mercedes Bresso, e da Fassino. La base si è ribellata e ha portato in trionfo Morgando. "Ho vinto - ha detto - perché la gente ha capito che le nostre liste non erano la fotografia dell' apparato, ma l'espressione di una piattaforma su cui sono confluiti i contributi dell'elettorato di opinione e di una parte dei Ds, oltre che della Margherita". Se può essere incerta la collocazione della bandierina vista la nascita popolare di Morgando, una cosa è certa: in Piemonte hanno perso Rutelli e i suoi coraggiosi.

    I duelli tra i petali della Margherita; i sospetti di Rutelli - Il partito del vicepremier e delle mille correnti si porta a casa senza sussulti il Veneto (il parlamentare Paolo Giaretta), l'Umbria (l'ex assessore Maria Pia Bruscolotti), il Molise (l'avvocato Anna Maria Macchiarola) con un pregevole primato femminile. Lacrime e sangue e scontri fratricidi, invece, in Abruzzo, Campania e Sicilia. Nella terra di Marsica c'è stato uno duello tra due padri storici di questa regione, entrambi della Margherita, il presidente del Senato Franco Marini e Ottaviano Del Turco. Ha vinto Luciano D'Alfonso, sindaco di Pescara e candidato di Marini. Ha perso il candidato di Del Turco, Tommaso Ginoble. Anche in Sicilia ha vinto un mariniano doc, il sindaco di Messina Franco Antonio Genovese con l'85% dei voti. Al concorrente rutelliano Ferdinando Latteri solo briciole. Infine la Campania. Qui i coraggiosi di Rutelli speravano di dare del filo da torcere ai demitiani. Battaglia impossibile: alla fine di una giornata in cui sono stati evocati spesso brogli e ritardi, il rutelliano Sandro De Franciscis ha potuto essere distanziato di molte lunghezze da Tino Iannuzzi, il deputato in nome del quale De Mita ha accettato di fare formalmente un passo indietro. Per restare comunque il re. Chissà per chi ha votato l'arcivescovo di Salerno monsignor Gerardo Pierro che è andato al seggio nel teatro Augusteo.

    I successi di Rosy - Se la sua Toscana l'ha tradita - le percentuali sono inferiori a quelle nazionali - va detto però che la pasionaria ministro della Famiglia ha avuto il 17 per cento in Piemonte, quasi il 20 per cento in Lombardia e in Veneto. Buono il dodici per cento incassato in Liguria da Carla Olivari Flick, cognata dell'ex ministro della Giustizia. Clamoroso il trenta per cento per la Bindi ha avuto in Calabria, forte - va detto - dell'appoggio del governatore Agazio Loiero.

    E i successi di Enrico - Nel pisano, sua terra natale, Letta supera Rosy Bindi ma alla fine vince sempre Veltroni. Nel collegio 24 che comprende San Giuliano, Calci e il comune capoluogo Pisa, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio ha ottenuto il 17,35% dei voti contro il 12,17% di Rosy Bindi. Veltroni ha invece raccolto il 70,48% dei voti. Resta da confermare un successo clamoroso di Letta a Siracusa con percentuali intorno al 30 per cento. Tantissimi i voti, più di duemila, dai seggi europei, soprattutto da Germania, Svizzera e Belgio. Circa trecento i voti on line.

    (16 ottobre 2007)

    repubblica.it

    http://www.repubblica.it/2007/10/sez...d-regioni.html

  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da Gianlu Visualizza Messaggio
    Nel senso che tutti gli eletti, 19 su 19 (il Trentino non ha votato), sono persone che di professione fanno i politici e gli amministratori.
    Ricambio.. nuovo... freschezza...


    Qualcuno aveva dei dubbi???

  3. #3
    lupoDL
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    Siamo 13 a 7.

    Contiamo.

    Piemonte (Morgando è un popolare docg), Veneto, Molise, Abruzzo, Umbria, Sicilia, Campania.

  4. #4
    lupoDL
    Ospite

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    A 48 ore dal successo di Walter Veltroni, incoronato segretario da quasi 3 milioni e 400 mila cittadini “democratici” con il 75% dei consensi, gli occhi del mondo della politica si spostano sul rapporto che, neonato Pd e neo leader Veltroni, avranno con il governo e sull’assemblea costituente, che non casualmente è stata convocata a Milano per il prossimo 27 ottobre. L’assemblea, difficilmente gestibile per via dei numeri immensi: 2400 delegati, dovrà procedere a due voti scontati: Veltroni segretario e Romano Prodi presidente. Quindi nominerà un gruppo di lavoro che dovrà redigere lo statuto e il manifesto delle idee, e infine avrà il compito di convocare il primo congresso del Pd (che potrebbe tenersi nella prossima primavera).
    Guardando indietro ai due vecchi partiti, Ds e Margherita, dal punto di vista degli eletti nell’assemblea costituente, i conti sono presto fatti: 65% sono dei Ds, il 35% della Margherita e il restante 5% è della cosiddetta società civile. Ovviamente Veltroni, nella prima conferenza stampa post vittoria, ha subito messo la mani avanti: “Nel Pd non ci saranno correnti organizzate”. Difficile a credersi, infatti nel pomeriggio di oggi il Transatlantico di Montecitorio era tutto un brulicare di politici che facevano conti e neo alleanze. A dispetto delle parole del leader le correnti nel Pd ci sono. I “coraggiosi” rutelliani per bocca di un fedelissimo del vicepremier, Renzo Lusetti, dicono di essere 230, ma dati più realistici li danno sui 150 eletti. I popolari che fanno capo a Dario Franceschini e Beppe Fioroni pare abbiano sfondato il muro dei 600 costituenti. Se si somma il 14% raccolto da Rosy Bindi – che dovrebbe fruttarle l’8% degli eletti (circa 200) – con la pattuglia dei circa 150 in quota a Enrico Letta, i popolari arrivano a quota mille. Mille popolari che plasticamente sapranno fare squadra come accadeva ai tempi della Balena Bianca.
    In casa Ds, rispondono direttamente a Veltroni, che li ha voluti in lista ed eletti, circa 330 costituenti, ma nei corridoi della politica in tanti avvertono che diventare veltroniani sarà il prossimo sport nazionale. Il resto del mega pattuglione diessino (circa 900 costituenti) se li dividono i fassiniani, i dalemiani e l’ex sinistra del partito, che ha raccolto un discreto successo con la lista “Sinistra per Veltroni“.
    Ma Veltroni è perfettamente conscio che per dare corso a quella che ha definito la nuova stagione dovrà scompaginare la vecchia politica. Dovrà stupire. Non a caso, come ha anticipato Panorama.it, il sindaco di Roma (che per ora manderà a gestire il Pd il suo vice, Dario Franceschini, mentre lui resterà in Campidoglio) ha in mente una gestione del neo partito tutta nuova. Anche negli organismi dirigenti: il suo stratega, Goffredo Bettini, e l’ecodem Ermete Realacci, avranno un ruolo di prim’ordine. Mentre i due segretari uscenti, Piero Fassino e Francesco Rutelli, se non saranno pensionati poco ci manca: “Rutelli e Fassino” ha freddamente spiegato Veltroni durante la conferenza stampa “insieme a persone nuove, faranno parte degli organismi del Pd”. Il presidente della commissione Ambiente della Camera, Ermete Realacci, a Panorama.it conferma: “Mi sembra che Veltroni stia lavorando su una strada davvero diversa. Nuova. Come fanno i grandi leader della sinistra mondiale: guarda ai temi che la gente sente davvero. Se proseguirà sulla strada che vede in cima alle priorità l’ambiente e quello che io ho chiamato il patriottismo dolce, certamente gli darò un mano”. Ma non solo Realacci e Bettini. Veltroni punterà anche su una squadra di giovani: dall’ex capo della Sinistra Giovanile, Vinicio Peluffo (36 anni) che ha coordinato la campagna di Veltroni, al deputato veneto Andrea Martella (39 anni), fino ai tre neo eletti segretari regionali Maurizio Martina in Lombardia (29 anni), Andrea Manciulli in Toscana (38 anni) e Nicola Zingaretti nel Lazio (42 anni).

  5. #5
    Obama for president
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    da Martella ci salvi Iddio, se questi sono giovani meglio qualche vecchio

  6. #6
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    Il peso dei partiti - "Non stupitevi se faremo scelte eterodosse" ha detto il segretario tracciando in sette punti le coordinate del nuovo partito. Tra le scelte eterodosse quella di non ragionare con la mentalità vecchia dei partiti e delle correnti. E però "il vecchio" entra nel "nuovo" e i partiti, con le rispettive anime entrano nella costituente. Oggi alcuni parlamentari, con grande cautela, i dati a disposizione ancora non completi e senza contare i seggi-premio, hanno tentato il vecchio calcolo del peso politico di ogni componente. Salta fuori così che i Ds sono i principali azionisti costituente con circa il 60 per cento (1.200 seggi). Alla Margherita andrebbe il 35 per cento dei posti in assemblea, circa 230 seggi ai "coraggiosi" di Rutelli, 600 agli ex popolari, 150 alla Bindi, un centinaio a Letta. La società civile, come dicevamo, si è ritagliata il 5 per cento.

    http://www.repubblica.it/2007/10/sez...stituente.html

  7. #7
    lupoDL
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    Citazione Originariamente Scritto da Gianlu Visualizza Messaggio
    Il peso dei partiti - "Non stupitevi se faremo scelte eterodosse" ha detto il segretario tracciando in sette punti le coordinate del nuovo partito. Tra le scelte eterodosse quella di non ragionare con la mentalità vecchia dei partiti e delle correnti. E però "il vecchio" entra nel "nuovo" e i partiti, con le rispettive anime entrano nella costituente. Oggi alcuni parlamentari, con grande cautela, i dati a disposizione ancora non completi e senza contare i seggi-premio, hanno tentato il vecchio calcolo del peso politico di ogni componente. Salta fuori così che i Ds sono i principali azionisti costituente con circa il 60 per cento (1.200 seggi). Alla Margherita andrebbe il 35 per cento dei posti in assemblea, circa 230 seggi ai "coraggiosi" di Rutelli, 600 agli ex popolari, 150 alla Bindi, un centinaio a Letta. La società civile, come dicevamo, si è ritagliata il 5 per cento.

    http://www.repubblica.it/2007/10/sez...stituente.html
    Gianlu, secondo me ti stai gasando per un qualcosa di non significativo....ma chi sono io per toglierti 'sti sogni?

  8. #8
    oro e porpora
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    Lupo fai bene ad essere felice, bisogna ammettere che, tra i dl, chi ne esce più rafforzato sono proprio i popolari di Marini e Fioroni.

    Inoltre queste primarie ci consegnano una Bindi e un Letta con un grande peso nel nuovo partito, alla fine tra gli ex-margherita chi ne esce più a pezzi è proprio Rutelli.

  9. #9
    lupoDL
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    Citazione Originariamente Scritto da adso88 Visualizza Messaggio
    Lupo fai bene ad essere felice, bisogna ammettere che, tra i dl, chi ne esce più rafforzato sono proprio i popolari di Marini e Fioroni.

    Inoltre queste primarie ci consegnano una Bindi e un Letta con un grande peso nel nuovo partito, alla fine tra gli ex-margherita chi ne esce più a pezzi è proprio Rutelli.
    Bravo, questa è una valutazione azzeccata. Io credo che lavoreremo insieme molto bene, nel PD.

    Rutelli ha preso, credo, più posti di quello che credeva. Ma è uscito, sembra, massacrato sulle regioni. Dove ha perso anche ll'unico coordinatore che gli spettava. Si sussurra (ehm...) che Morgando sia stato un boccone avvelenato di fioroni d'accordo con D'Alema.

  10. #10
    oro e porpora
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    Meglio così.
    I Ds non ci hanno perso nulla, anzi.

    Forse sarebbe il caso che sia Fassino che Rutelli comincino a farsi da parte.

 

 

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