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  1. #1
    are(a)zione
    Ospite

    Predefinito Altra iniziativa di un certo interesse: questa volta è l'ARCI a proporla.

    L'Arci ha un'idea: i creative commons
    a.g.

    Il logo di Creative Commons



    A St®ati della cultura, manifestazione Arci a Ravenna dall'11 al 13 ottobre, il motto è : «Se ho una mela e un altro non ce l'ha, l'unico modo perché entrambi ne abbiamo una è dividere a metà la mia mela».

    Lo slogan è del prof. Arturo Di Corinto della Free Software Foundation.

    Il frutto da dividere, com'è evidente, è la cultura.

    E a Ravenna si lavora perché uno dei diritti fondamentali dell'uomo, la conoscenza, prosegua sulla strada della libera accessibilità per tutti. Come?
    Attraverso la revisione del diritto d'autore, l'introduzione delle licenza Creative Commons, con leggi ad hoc per liberalizzare il sapere e il sostegno economico ad artisti e fruitori.

    «Le licenze Creative già istituzionalmente riconosciute in altri paesi come l'Olanda, permettono all'autore di scegliere cosa fare e cosa far fare agli altri del proprio prodotto culturale» spiega Cristiana Sappa della Creative Commons Italia (www.creativecommons.it). «Le nuove licenze non sono un furto, all'interno di ognuna è comunque prevista la clausola di attribuzione della proprietà dell'opera al suo autore. Nessuno potrà dire che l'opera riprodotta sia la sua». E il dibattito sulla libera cultura si anima. A parlarne sono tutti gli strati attraverso cui passa la creatività dei cittadini, soprattutto giovani.

    Dal mondo Arci dell'associazionismo culturale alle regioni al Governo si fa fronte unico perché venga rispettata anche in tema di sapere la carta dei diritti dell'uomo.

    «È in arrivo in Commissione cultura una piccola legge sulla Siae (Società italiana autori editori) che libera da alcuni condizionamenti imposti dal ministero per l'economia, ma che impone che venga rafforzata l'attività per i giovani autori e la liberatoria per blog e siti di divulgazione della conoscenza» dichiara Pietro Folena, presidente della Commissione cultura alla Camera nel suo intervento al tavolo dei lavori di Ravenna.

    «Inoltre - aggiunge Folena - in tema di diritto d'autore la Commissione ha approvato un ordine del giorno secondo il quale gli organi di direzione della Siae vengano composti per due terzi da autori e per un terzo soltanto da editori».

    A testimonianza che molto si può fare a livello governativo arriva a St®ati l'intervento di Gilberto Gil, ministro della cultura del Brasile che sta proponendo nel suo Paese una legge che riveda il diritto d'autore nel senso dell'autogestione del proprio diritto da parte dell'autore stesso.

    «È necessario un nuovo equilibrio perché la cultura diventi davvero un bene comune» afferma Gil, uno dei primi autori a riappropriarsi dei propri diritti e a diffondere in rete le sue canzoni.


    «In molti stanno seguendo il suo esempio - spiega Francesco Camuffo - coordinatore cultura dell'Arci. Da poco i Radiohead ma anche David Bowie, Peter Gabriel, Prince. Questo è il presente e il futuro della diffusione della cultura, rimanere arroccati su vecchie posizioni è anacronistico».

    E l'Arci ha un progetto. «Doppio circuito per i diritti. Uno profit e uno no profit. All'autore la scelta con la possibilità di passare dall'uno all'altro. Ma anche la creazione di un sito Arci attraverso il quale gli artisti associati possano licenziare le proprie opere con licenze Creative Commons». A sorpresa l'intervento del rappresentante di uno degli attori principali della scena dei diritti autoriali, Filippo Gasparro della Siae. «Noi siamo d'accordo sulla revisione del diritto d'autore ma per un tema così delicato ci vuole cautela» spiega. Ma poi la butta sull'organizzazione. «Sarebbe difficile gestire ogni opera e ogni autore con una licenza diversa». Ma non è questo il compito della Siae? A rispondere è Di Corinto avvertendo che entro fine ottobre si insedierà una commissione per studiare la revisione del diritto d'autore di cui anche lui, in quanto rappresentante degli utenti della rete, dovrebbe farne parte. «Non è più pensabile contrattare con la Siae per ogni opera e ogni riproduzione. Sono già in troppi gli autori che non vogliono che i propri diritti dipendano dalla Siae, soprattutto i giovani emergenti che trovano nella rete la possibilità di creare e far girare le proprie opere». Insomma, dove, secondo la Siae, ci vuole cautela gli autori chiedono accelerazione per condividere sempre di più una ricchezza comune. «Si chiama teoria economica del dono - conclude Luciana Castellina, anche lei a Ravenna per questa due giorni - le cose aumentano di valore quanto più sono usate».

    E a fine serata nel piccolo cinema Jolly di Ravenna dall'ArciUcca (circoli cinematografici Arci) arriva il dono. Il film documentario Madri per la regia di Barbara Cupisti, prodotto da Rai Cinema. Il dolore condiviso delle madri israeliane e palestinesi per la perita dei propri figli. E qui la metafora della mezza mela prende dolorosamente corpo. La regista spiega: «L'idea è quella di riconoscersi nel dolore dell'altro».



    Pubblicato il: 13.10.07
    Modificato il: 14.10.07 alle ore 23.17

    http://www.unita.it/view.asp?idContent=69629

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  2. #2
    are(a)zione
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    Mi fa piacere che ci sia qualcun altro che la pensi come me (o quasi) sul diritto d'autore.

    Da rivedere in chiave più socialista.

  3. #3
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    Notare poi le parole di Gil, ministro e cantante egli stesso.

  4. #4
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    Evviva, il mondo si sta muovendo (vedansi le discussioni su Radiohead e su Wu Ming)

  5. #5
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    si muove perché si sono accorti che non riescono più a controllare il copyright con le nuove tecnologie e stanno cercando una soluzione che trasformi questo aborto etico obsoleto in un nuovo meccanismo di imbavagliamento.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Palvesario Visualizza Messaggio
    si muove perché si sono accorti che non riescono più a controllare il copyright con le nuove tecnologie e stanno cercando una soluzione che trasformi questo aborto etico obsoleto in un nuovo meccanismo di imbavagliamento.
    il concetto di diritto d'autore va aborrito e combattuto

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da wiseman Visualizza Messaggio
    il concetto di diritto d'autore va aborrito e combattuto
    Dipende. Per certi contenuti, mi sta più che bene che sia consentita la libera distribuzione per scopi NON commerciali. Se invece subentrano fini commerciali, mi sembra giusto che l'autore venga quantomeno consultato, e possa chiedere parte dei profitti (specie se si tratta di grossi editori).

    L'unico modo per ottenere questo, oggi, é proprio la normativa sul diritto d'autore (o copyright, per dirla all'anglosassone). I Wu Ming possono distribuire gratuitamente i loro materiali PROPRIO grazie a tale normativa (altrimenti Einaudi pubblicherebbe a scrocco i loro libri, e non potrebbero campare come autori).

    Più che una abolizione, sarebbe auspicabile una REVISIONE della normativa sul diritto d'autore, che bilanci meglio l'interesse collettivo alla diffusione del sapere e l'interesse degli autori (o meglio, degli editori e distributori, che oggi dettano legge sul tema).

  8. #8
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    Ma un conto è vendere ciò che si fa, un conto è detenerne i diritti e impedirne la libera diffusione.
    L'Einaudi paga quelle 5 persone per avere quel libro, lo vende e ne dà parte dei profitti agli autori, benissimo
    In questo caso si paga il lavoro di quegli autori e la qualità di quelle loro opere...è come il distributore di pomodori che paga l'agricoltore per venderli...più sono buoni più ne vende e l'agricoltore ci guadagna di più.
    Meno buono è il fatto che poi di quel pomodoro io non possa farmene ciò che voglio...il sugo, il ketchup, l'insalata, il concentrato...

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da wiseman Visualizza Messaggio
    Ma un conto è vendere ciò che si fa, un conto è detenerne i diritti e impedirne la libera diffusione.
    L'Einaudi paga quelle 5 persone per avere quel libro, lo vende e ne dà parte dei profitti agli autori, benissimo
    In questo caso si paga il lavoro di quegli autori e la qualità di quelle loro opere...è come il distributore di pomodori che paga l'agricoltore per venderli...più sono buoni più ne vende e l'agricoltore ci guadagna di più.
    Meno buono è il fatto che poi di quel pomodoro io non possa farmene ciò che voglio...il sugo, il ketchup, l'insalata, il concentrato...
    Le "opere dell'ingegno" (come vengono chiamate nella normativa sul diritto d'autore) non sono come i pomodori e i beni materiali in generale.

    Supponiamo che io produca 100 kg di pomodori, per un mercato di 100 clienti. Poiché i prodotti materiali non possono essere fotocopiati, io posso sperare di venderne mediamente 1 kg a testa - e questo mi incentiva alla produzione. Chi compra i pomodori da me non può rivenderli a meno prezzo (a meno che non voglia rovinarsi). In questo modo io posso campare, e produrre pomodori per la società.

    Supponiamo ora che io scriva un libro e ne stampi 100 copie, per un pubblico di 100 lettori. Senza normativa sul diritto d'autore, il primo acquirente (Einaudi?) potrebbe farne 99 fotocopie e venderle a metà prezzo. Lui ci guadagna, mentre io non riesco a vendere le mie copie e ci rimetto. A quel punto decido di abbandonare la scrittura e darmi alla coltivazione di pomodori. La società viene così privata dei miei preziosissimi contributi culturali.

    La legge sul diritto d'autore serve (in teoria) proprio a tutelare l'autore, e per fare questo pone dei vincoli alla copia delle opere (in modo da dar loro una "finitezza" simile a quella dei beni materiali). Un autore può decidere se usare o no queste prerogative, e in che modo (e questo é esattamente ciò che fanno i Wu Ming). Questi privilegi vengono concessi (specie nella normativa anglosassone) con l'idea di incentivare la produzione culturale (evitando dunque che gli scrittori siano costretti a diventare agricoltori per vivere). Per bilanciare questi privilegi, esistono "eccezioni" a beneficio della collettività (p.es. concessioni alla fotocopia di libri da parte di scuole, biblioteche ed altri enti).

    Il problema, oggi, è che questi benefici per la collettività vengono via via perduti: più che tutelare gli autori, la legge tende sempre più a tutelare gli interessi di editori e distributori (che rappresentano una lobby potentissima). Finché non ci sarà il socialismo, il diritto d'autore non può essere abolito (altrimenti gli scrittori dovranno diventare agricoltori), ma va profondamente riformato con maggiore riguardo per la diffusione della cultura e l'interesse collettivo.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da wiseman Visualizza Messaggio
    il concetto di diritto d'autore va aborrito e combattuto
    ma resta irrisolto il problema della fatica intellettuale

 

 
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