Notiziario del Campo Antimperialista ... 16 ottobre 2007 ... http://www.antiimperialista.org
VICENZA 15 DICEMBRE -grande corteo internazionale contro la nuova base Usa al Dal Molin
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IRAQ: SUL NOSTRO SITO SPECIALE SUI RECENTI SVILUPPI DELLA RESISTENZA
> Dichiarazione politica delle «Brigate Rivoluzione del 1920»
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> Intervista all’«Esercito dei Rashidin» (Jaish al-Rashidin)
http://www.antiimperialista.org/index.php?option=com_content&task=view&id=5352&Ite mid=68
> Costituzione del «Comando Supremo per la Jihad e la Liberazione»
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> «La politica della Siria verso la Resistenza irachena»
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Questo Notiziario contiene:
1. IRAQ: IL QUARTO BLOCCO
E’ nato il «Consiglio Politico della Resistenza Irachena»
2. LA TRIADE VINCENTE
A proposito del Partito Democratico (italiano)
3. SWARME WARFARE
Iran: prossima tappa della guerra infinita?
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1. IRAQ: IL QUARTO BLOCCO
E’ nato il «Consiglio Politico della Resistenza Irachena»
Come le stesse fonti anglo-americane ammettono, la guerriglia contro gli occupanti non è condotta solo nelle aree sunnite ma pure in quelle shiite. Fonti militari USA confermano addirittura che nell’ultimo periodo la maggior parte degli attacchi sono stati portati loro dai miliziani del «Mahdi» di Moqtada al-Sadr. Come è noto la Resistenza di matrice sunnita è ostile a quella capeggiata da Moqtada al-Sadr. Moqtada è accusato di fare il doppio gioco, di essere una pedina dell’Iran, nonché di aver partecipato alla lotta fratricida che ha prodotto la separazione fisica tra le diverse comunità religiose.
L’universo resistente non-shiita vede la presenza di decine di gruppi combattenti. La corrente di pensiero largamente egemone dentro questo universo è l’islamismo sunnita. Il blocco baathista (diviso a sua volta tra anti-siriani e pro-siriani e attorno al quale gravitano, oltre ad alcuni notabili locali e autorità religiose sunnite, anche nasseriani e comunisti), per quanto molto importante è certamente minoritario. Il campo islamico è a sua volta diviso in tre blocchi. (1) quello islamico-nazionalista capeggiato dalle «Brigate della Rivoluzione del 1920». (2) quello salafita-takfirita, capeggiato dalla «Organizzazione di al-Qaida nella Terra dei due Fiumi». (3) quello di cui qui ci occupiamo e che è forse il più consistente, la cui ossatura è rappresentata dalle correnti salafita moderata e dai fratelli musulmani. Frutto di un tortuoso processo che ha conosciuto scissioni e fusioni, essò è sorto proprio qualche giorno fa.
L’11 ottobre infatti, sei importanti gruppi islamici combattenti hanno annunciato di essersi messi assieme e di aver fondato il «Consiglio Politico della Resistenza». I gruppi che hanno dato vita al nuovo blocco sono: L’Esercito Islamico dell’Iraq; Hamas in Iraq (scissione delle Brigate della Rivoluzione del 1920): il Fronte Islamico della Resistenza Irachena (Jami); l’Esercito dei Mujahiddin; l’Esercito dei Fatihin; il Consiglio della Sharia di Ansar al-Sunna (scissione di Ansar al-Sunna, la quale è alleata di al-Qaida). Dicevamo che questo quarto blocco raggruppa essenzialmente due correnti islamiche, quella salafita moderata o riformista, e i fratelli musulmani locali. Esso è parimenti ostile sia al baathismo sia al qaidismo — alcune delle organizzazioni summenzionate si sono viste costrette ad ingaggiare durisssimi scontri contro le milizie qaidiste in varie provincie dell’Iraq.
Il neonato «Consiglio Politico della Resistenza», ha diffuso un Programma politico in 14 punti (che pubblichiamo più sotto) il quale contiene alcuni punti qualificanti e distintivi . Anzitutto rifiuta ogni divisione dell’Iraq su linee nazionali o religiose. In secondo luogo respinge la faida interconfessionale tra shiiti e sunniti (e si sottolinea che la Resistenza non deve colpire civili innocenti). In terzo luogo propone un governo tecnico di transizione dopo il (dato per certo) ritiro degli occupanti. Punti davvero significativi se si pensa alla matrice salafita o comunque jihadista dei gruppi del Consiglio.
«Programma politico del Consiglio Politico della Resistenza»
1. L'occupazione dell'Iraq è un'aggressione e un'ingiustizia, inaccettabile dal punto di vista sia legale sia religioso; il diritto alla resistenza è garantito da tutte le leggi.
2. La resistanza armata è la legittima rappresentante dell'Iraq, e ha la responsabilità di condurre il popolo iracheno a concretizzare le proprie speranze.
3. Liberazione dell'Iraq da ogni occupazione o ingerenza straniera e raggiungimento della piena indipendenza; che gli occupanti siano costretti a risarcire il popolo iracheno per tutti i danni morali e materiali.
4. Le operazioni dei mujahidin avranno per bersaglio gli occupanti e i loro agenti, non gli innocenti e i civili indifesi.
5. Preservare l'unità della terra e del popolo iracheni, rifiutando i cambiamenti sopravvenuti nella composizione della popolazione e la divisione confessionale del popolo e impegnandosi a sconfiggere il progetto etnico-confessionale. La questione curda sarà presa in considerazione dopo l'avvenuta liberazione.
6. Ritorno degli sfollati alle loro zone d'origine, fornendo loro protezione e risarcendoli dei danni morali e materiali che hanno subìto.
7. Nessuna legittimità a costituzioni, governi o leggi stabiliti sotto l'occupazione.
8. Annullamento delle decisioni e delle sentenze ingiuste, rilascio di tutti i prigionieri e detenuti.
9. Non riconoscimento di qualsiasi accordo o trattato firmato sotto l'occupazione, in quanto contrari ai diritti e alla sovranità dell'Iraq.
10. Formazione di un governo tecnico che amministri gli affari del Paese nella fase di transizione. Questo governo non avrà il diritto di sottoscrivere alcun patto o contratto relativo alla sovranità e alle risorse dell'Iraq.
11. Lavoro per ricostruire lo stato iracheno su una base giusta, cioè l'appartenenza dell'Iraq a tutti gli Iracheni, e impegno per stabilire la giustizia come obiettivo principale, non accettando l'utilizzo di qualsiasi partito o autorità per perseguire interessi etnici o confessionali.
12. L'Iraq è parte della nazione araba e islamica; impegno prioritario per ristabilire l'identità araba e musulmana dell'Iraq.
13. Conservazione delle risorse dell'Iraq, specialmente il petrolio e l'acqua, che appartengono a tutti gli Iracheni.
14. Appello agli Arabi, ai Musulmani, ai popoli del mondo e alla comunità internazionale perché facciano il loro dovere sostenendo il popolo iracheno nel suo desiderio di raggiungere i propri legittimi obiettivi; stabilire buone relazioni con il mondo basate sugli interessi comuni; avere rapporti con gli organismi internazionali nel perseguimento dell'interesse dell'Iraq e del suo popolo.
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2. LA TRIADE VINCENTE
A proposito del Partito Democratico (italiano)
Strano paese l’Italia. Le urne del plebiscito chiamato “primarie” non si erano ancora chiuse e già si avevano i dati sull’affluenza e gli exit poll sui risultati. In questo stesso paese, a 5 giorni dalla conclusione del cosiddetto “referendum” sui protocolli di luglio (pensioni e precarietà del lavoro), i risultati ufficiali sono condensati in due numeri, 82% di sì, 18% di no, senza che si disponga di alcun dato disaggregato per regioni e categorie. Nessun dato è reperibile nei siti di Cgil, Cisl e Uil.
L’unica organizzazione sindacale che ha pubblicato i dati precisi, suddivisi per provincia, è la Fiom.
E’ questo un caso?
No, è la dimostrazione più lampante di un imbroglio evidente quanto inconfessabile. Un imbroglio fatto di assemblee a senso unico, di seggi volanti, di pensionati chiamati a votare sì pena il disastro dell’Inps, di numeri fantasiosi (ma è davvero credibile che abbiano votato un milione e 200mila pensionati?), ma soprattutto di un “Ministero degli Interni” confederale che ha fatto somme e moltiplicazioni senza dover rispondere a nessuno.
Meglio quindi non fornire dati che qualcuno potrebbe mettersi a studiare. Tanto l’esito era già stabilito a tavolino.
Sia chiaro, il lavoro sporco di Cgil, Cisl, Uil è stato favorito dal pauroso arretramento dei lavoratori, da livelli di coscienza in rotta da quasi 30 anni, da processi di integrazione talmente potenti da costringere il dissenso alla rabbia, da sostituire la rassegnazione alla lotta, con il “menopeggismo” della sinistra di governo che ha dato il colpo di grazia.
Ma di lavoro sporco si è pur sempre trattato.
In effetti nessuno ha mai creduto che questa consultazione potesse essere democratica. Ma la misura dell’imbroglio questa volta è andata oltre gli standard sindacali. Perché questo bisogno di plebiscito?
La risposta non sta nelle semplici dinamiche sindacali. Questo bisogno di “fare cappotto”, proclamando un “risultato” che ha fatto esultare Montezemolo, va ricercato nel successivo plebiscito che si è consumato ieri con l’incoronazione di Veltroni a leader (non semplicemente, segretario) del Partito Democratico.
Un partito di cui tutti parlano, che puzza d’America lontano un miglio. Un partito di cui molti dicono che non si sa che cosa sarà. Errore, errore, tre volte errore.
Si sa, eccome. Se i nomi corrispondessero alla sostanza questo partito dovrebbe chiamarsi LAS (Liberismo, Atlantismo, Securitarismo).
La linea economica è più liberista di quella del centrodestra. Veltroni si è preoccupato di chiarirlo, proponendo una sorta di linea Tathcher-Blair su privatizzazioni e lavoro.
E’una linea atlantica all’ennesima potenza: sarà un caso, ma i due uomini che nel Pci erano chiamati “gli americani” si ritrovano ora uno al Quirinale, l’altro a capo del più importante partito di governo. Vedremo nelle prossime settimane che questo non resterà senza conseguenze.
E’ una linea securitaria che insegue oscenamente la destra su questo terreno per poter offrire qualcosa al popolo. Se così non fosse non si spiegherebbe la trovata fiorentina della caccia ai lavavetri, che aveva l’unico scopo di chiarire la vera natura del nascente partito.
Questi due plebisciti sono palesemente concatenati al di là dei tempi del loro svolgimento. Li unisce la comune funzione di dar vita alla nascita di un blocco di potere imperialista e corporativo, sempre più oligarchico e servile nei confronti degli Usa.
Questo blocco è ben rappresentato dalla triade Veltroni-Draghi-Montezemolo, ma include con tutta evidenza i vertici di Cgil, Cisl, Uil, che hanno portato in dote la loro porcata referendaria, a garanzia di una subalternità delle classi popolari che si vorrebbe eterna.
I banchieri Bazoli e Profumo, insieme all’immancabile Moratti, hanno dato la loro benedizione partecipando alle primarie, insieme alle truppe cammellate di un blocco di potere che (al di là dei numeri certamente gonfiati) difende piccoli e grandi privilegi del potere locale, sindacale, delle cooperative, eccetera. Un blocco che ha poco consenso nella società, ma che ha con se i veri poteri forti. Uno sguardo alla grande stampa basta e avanza per capirlo.
Qualcuno dirà: niente di nuovo sotto il sole!
Pensiamo che non sia esattamente così. Al peggio non c’è limite, e vedrete che anche l’attuale governo Prodi verrà superato in peggio dalla triade vincente.
Se questa è la situazione, appare ancor più ridicola la manifestazione del prossimo 20 ottobre.
Per essere più precisi, questa manifestazione è un imbroglio al pari del “referendum” sindacale. Chi nei fatti l’ha indetta si è già astenuto in Consiglio dei ministri, su un testo in alcune parti addirittura peggiorativo dei protocolli di luglio (nessuna garanzia del 60% sulle pensioni ottenute con il sistema contributivo, nuovi aumenti dei contributi per i lavoratori), a fronte di modestissimi miglioramenti su altri punti.
A questa manifestazione ridicola e imbrogliona diciamo fermamente di no. Non si può contrastare una politica rimanendo al tempo stesso nel governo che la porta avanti. Non c’è più spazio per questi giochini di chi vorrebbe sgattaiolare dal vicolo cieco in cui è finito. Chi è causa del suo mal pianga se stesso.
Quel che è importante afferrare in questo momento torbido, dove si chiama democrazia il plebiscito e referendum la truffa, è che siamo di fronte ad un nuovo tentativo di ristrutturazione del potere in funzione delle politiche liberiste e di guerra.
L’asse che porta avanti questo progetto – in sintesi la triade Veltroni-Draghi-Montezemolo - è oggi il nemico principale. Per gli antimperialisti e non solo.
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3. SWARME WARFARE
Iran: prossima tappa della guerra infinita?
«Tutto è pronto per la guerra. E l'offensiva non colpirà soltanto gli impianti nucleari ma cancellerà tutta la potenza iraniana.
Concentrando le forze d'attacco più moderne in orde come quelle di Gengis Khan»
L’attacco all’Iran è già stato deciso? Le pesanti minacce americane sono l’anticamera della guerra o invece sono soltanto un modo di tenere sotto pressione e ricattare il regime di Tehran? La maggior parte degli analisti strategici americani è convinta che Bush e la sua cricca abbiano già deciso si sferrare un massiccio e devastante attacco all’Iran entro la primavera del 2008. Anche noi tendiamo a ritenere altamente probabile quest’esito. La Casa Bianca vorrebbe, con un colpo solo ma micidiale, raddrizzare le sorti della sua catastrofica politica in Iraq e in Medio Oriente. Israele appoggerebbe questa guerra all’Iran. Una volta spezzate le ossa all’Iran non solo la Siria sarebbe fatalmente indebolita. Hezbollah e Hamas sarebbero messe con le spalle al muro ed esposte alle ritorsioni sioniste. L’abbattimento del potenziale bellico ed economico iraniano aiuterebbe infine gli occupanti a tenere in piedi Karzay a Kabul e a sistemare i conti con i Taliban e la resistenza afgana.
Ma se guerra sarà quali saranno il suo volto e la sua dinamica?
Segnaliamo ai lettori l’intervento del Generale italiano Fabio Mini, dal titolo «Operazione sciame di fuoco» pubblicato su l’Espresso degli inizi di ottobre => http://espresso.repubblica.it/dettag...-fuoco/1796788.
Il «nostro» generale non solo da per certo l’attacco ma descrive le sue fasi, le sue dinamiche. In modo alquanto istruttivo si sofferma poi sulle nuove peculiarità delle guerre imperiali capeggiate dagli Stati Uniti, come esse saranno necessariamente sostenute (magari dietro al velo della neutralità) da un vasto fronte di alleati che va da Israele alle Ong passando per l’Italia.




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