sindacati richiamano il governo al rispetto degli impegni presi sul protocollo
Ma il ministro dei Trasporti esclude che il testo venga modificato in questi giorni
Welfare, Bonanni minaccia lo sciopero
Bianchi: "Non credo nuovo passaggio in Cdm"
Il segretario della Cisl Raffaele Bonanni
ROMA - I sindacati si mostrano soddisfatti delle assicurazioni ricevute dal governo nell'incontro di ieri, ma minacciano di ricorrere allo sciopero se non si tornerà alla versione originale del protocollo sul welfare. Al tempo stesso, il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi ha escluso che ci sia "un nuovo passaggio del pacchetto welfare in Consiglio dei ministri". Pertanto le modifiche apportate la scorsa settimana rimarrebbero nel testo che verrà sottoposto al Parlamento.
Per il leader della Cisl Raffaele Bonanni "una cosa così rilevante che ha impegnato più di 5 milioni di persone suscita molta apprensione, ma se le cose andranno bene, come io spero, non potrà che esserci soddisfazione. Se andranno male, invece, su una cosa su cui abbiamo lavorato, operato e impegnato così tanta gente è chiaro che a quel punto ci sarà una reazione".
La reazione, ha chiarito, non potrà che essere lo sciopero. Alla domanda se Cgil, Cisl e Uil potrebbero dichiarare una mobilitazione già nella riunione degli Esecutivi unitari giovedì Bonanni ha infatti risposto: "L'ombrello ce lo abbiamo nel deposito, lo apriremo solo se piove. Se dovesse piovere lo apriremo giovedì. Ma da quello che mi pare, per ora, il cielo è sgombro".
E tuttavia il ministro Bianchi, intervenuto a margine di un convegno organizzato dall'Udeur sulle nuove pene per i reati stradali, ha detto: "Il pacchetto è stato approvato in Consiglio dei ministri e il presidente Prodi ora può andare avanti e successivamente decidere. Io non ho alcun sentore di ripensamenti e men che meno di ulteriori passaggi in Consiglio dei Ministri".
Si dichiara tranquillo sull'esito della vicenda il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro, che sul suo blog scrive che sul pacchetto welfare è stato raggiunto "un accordo sostanziale" e oggi "chi recita la parte dell'insoddisfatto lo fa per accontentare gli iscritti di questo o quel sindacato, di questa o quella corporazione".
(16 ottobre 2007)




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