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Risultati da 1 a 10 di 16

Discussione: L'italia...

  1. #1
    via gli immigrati clandestini
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    Predefinito L'italia...

    ormai da moltissimi anni l'Italia affronta problemi dovuti all'aumento di immigrazione nel nostro paese.... cosa fare?

  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da a.s.lorenzo Visualizza Messaggio
    ormai da moltissimi anni l'Italia affronta problemi dovuti all'aumento di immigrazione nel nostro paese.... cosa fare?





  3. #3
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  4. #4
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    La Norvegia ha il triplo dell'immigrazione che abbiamo noi,e non succedono casini.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Gherradori Visualizza Messaggio
    La Norvegia ha il triplo dell'immigrazione che abbiamo noi,e non succedono casini.

    Questa è una cazzata palese.

    Fosse così non esisterebbero più norvegesi.

    Ma tu ci sei stato in norvegia?

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Gherradori Visualizza Messaggio
    La Norvegia ha il triplo dell'immigrazione che abbiamo noi,e non succedono casini.
    Ma che cazzo dici?
    A parte che poi la questione non c'entra più di tanto con i "casini", il discorso è completamente diverso...

  7. #7
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    tentare di riportare l'Italia come ai vecchi tempi cioè degli ITALIANI

  8. #8
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    MAh...alcune cose vanno migliorate a favore degli immigrati... ma solo se regolari... per in resto ...meno permessivismo

  9. #9
    il pescatore
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    “[…] Tuttavia, ripensando l'immigrazione sulla base del modello anarco-capitalistico mi divenne chiaro che un paese totalmente privatizzato non avrebbe assolutamente "frontiere aperte". Se ogni pezzo di terra in un paese fosse posseduto da qualche persona, gruppo o società ciò significherebbe che nessun immigrante potrebbe entrarvi se non è stato invitato ad entrare e se non ha ottenuto il consenso ad affittare, o ad acquistare, proprietà. Un paese totalmente privatizzato sarebbe "chiuso" quanto i singoli abitanti e proprietari desiderano. Sembra chiaro, quindi, che il regime delle frontiere aperte che esiste de facto negli Stati Uniti realmente si riduce a un'apertura coercitiva operata dallo Stato centrale, lo Stato che ha in carico tutte le strade e le aree di terra pubblica, e che non riflette genuinamente i desideri dei proprietari"

    Rothbard

  10. #10
    il pescatore
    Ospite

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    In merito all'immigrazione, ad esempio, Hoppe giudica più che ragionevole che le istituzioni pubbliche introducano precise limitazioni al movimento delle persone da un paese all'altro. Diversamente da quei libertari che (come Walter Block, ad esempio) ritengono ingiusto e controproducente introdurre chiusure alle frontiere, Hoppe contrappone molto nettamente il movimento dei beni e quello delle persone.
    Se un prodotto che si sposta dal Canada alla Francia interessa soltanto coloro che l'acquistano e lo vendono (e sarebbe quindi illegittimo, in una prospettiva liberale, impedirne il movimento), diversa è la situazione di un individuo che lasci Ottawa per Parigi. In questo caso, infatti, l'immigrato inizia ad usare strade, ospedali, scuole e altri beni pubblici che non ha in alcun modo contribuito a finanziare. Per questa semplice ragione, secondo Hoppe è del tutto ragionevole il comportamento di quanti chiedono restrizioni all'immigrazione e distinguono nettamente tra la libera circolazione delle merci (libero scambio) e quella delle persone (libera immigrazione).
    Hoppe non ama lo Stato e ancora meno lo Stato sociale. Ma egli comprende perfettamente che finché non verrà cancellata ogni forma di protezionismo e welfare state è giusto che i cittadini pretendano misure a tutela dei loro beni collettivi. Se gli abitanti del Canton Ticino sono costretti a finanziare con le loro imposte un gran numero di istituzioni e servizi, è ovvio che essi vorranno in qualche modo limitare l'accesso a tali beni da parte di soggetti esterni: siano essi provenienti da Como o dallo Sri Lanka.
    Una futura società integralmente liberale, per Hoppe, risolverà certo in modo diverso e ben più naturale ogni forma di circolazione degli individui. Si può parlare di immigrazione, infatti, solo in presenza degli Stati moderni e della loro pretesa di imporci ogni sorta di obbligo. Nella situazione attuale, così, emigrare significa trasferirsi da uno Stato all'altro, abbandonare una collettività per un'altra. In una società autenticamente libertaria quale è quella immaginata da Rothbard e da Hoppe, invece, ogni migrazione non sarà altro che un trasloco: che è quindi del tutto possibile se si paga il pedaggio stradale, se si acquista (o affitta) un'abitazione, se si accettano e rispettano le norme del nuovo condominio e così via.
    Esaminando le motivazioni economiche che spingono molti ad abbandonare il loro paese, Hoppe sottolinea poi come l'eliminazione di ogni politica statalista renderebbe meno acuto il problema dell'immigrazione. Quando masse di cittadini turchi si trasferiscono in Germania risulta del tutto evidente che una quota rilevante di loro non lo farebbe se tra questi paesi non esistessero barriere doganali e se eventuali investitori europei fossero sicuri di trovare, in Turchia, un pieno rispetto dei loro capitali e delle loro imprese.
    L'adozione di politiche maggiormente liberali, tanto nei paesi ricchi come in quelli poveri, eliminerebbe quindi una parte rilevante dell'emigrazione contemporanea. Ma non tutta: vi è una quota di persone che dall'Africa o dall'Asia vorrebbe comunque entrare nei paesi più ricchi, anche in virtù della costante richiesta di manodopera poco qualificata.
    È proprio di fronte a tale constatazione che Hoppe formula la propria proposta, che sintetizza in questo modo: libertà di accogliere, diritto di escludere.
    La sua idea è ognuno di noi ha il diritto di accogliere, ma anche quello di non accogliere, ovvero sia di non essere costretto ad una coabitazione forzata e ad un'integrazione non voluta. Nel momento in cui siamo costretti a vivere all'interno di sistemi pubblici scolastici, sanitari e così via, è del tutto evidente che chi vuole esercitare il proprio diritto di accoglienza e intende invitare in Germania o in Francia uno straniero deve allora farsi carico del fatto che quest'ultimo non gravi sulle spalle altrui. Deve almeno trovargli un lavoro e recuperargli un'abitazione.
    Per Hoppe il problema dell'immigrazione sarà tanto meno grave quanto più si riuscirà a ridurre l'area della proprietà pubblica. Se la maggior parte dei beni sono privati e i servizi vengono per lo più finanziati da coloro che ne fanno suo, i rischi di essere vittime di un processo di parassitismo generalizzato calano notevolmente. Quanti oggi si lamentano dell'immigrazione sottolineano spesso che i cittadini stranieri ottengono abitazioni o sussidi che vengono invece negati ai locali: ma una società sempre più liberale, con una presenza pubblica ridotta al minimo, eliminerebbe alla radice tale problema.


    Da: Recensione di "Abbasso la democrazia" di Hans Hermann Hoppe

 

 
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