La malattia che frena il socialismo in Europa
ANTHONY GIDDENS
23-11-2007
I socialdemocratici e gli altri partiti della sinistra stanno attraversando un momento difficile. Il breve periodo in cui questi partiti hanno dominato verso la fine degli anni Novanta, ora sembra davvero lontano. Il lungo periodo di egemonia socialdemocratica in Scandinavia si è concluso, almeno per il momento. Nelle elezioni danesi della scorsa settimana, i socialdemocratici sono stati sconfitti, seppure per un margine esiguo. La destra è al potere in due dei più potenti Stati europei, Francia e Germania, così come nella maggior parte dei paesi più piccoli. I socialisti governano la Spagna, ma le elezioni [generali] incombono e la loro posizione è vulnerabile. In Gran Bretagna, il labour, al momento il governo di sinistra di più lunga durata, ha di fronte un futuro incerto con un nuovo leader, Gordon Brown, mentre l´opposizione, i conservatori, lavora alla possibilità di un ritorno al governo. Perché sono in difficoltà i partiti di sinistra e di centrosinistra? Quando si getta lo sguardo sull´Europa, è chiaro che il vecchio spauracchio della sinistra, le divisioni e la litigiosità interna, è ancora vivo e vegeto. L´Italia sarà pure uno dei pochi Paesi della Ue governati dalla sinistra, ma la sua capacità di tenere saldo il potere è esile proprio per questa ragione. Con la creazione di un Partito democratico nuovo ed inclusivo, la coalizione tenta di superare i suoi problemi di frammentazione. I francesi hanno problemi molto simili, ma sono lungi dal contemplare una soluzione analoga. Ségolène Royal ha perso le elezioni presidenziali perché non è stata in grado di presentare un programma convincente e coerente e ciò è il risultato dell´aver dovuto fare i conti con gruppi che hanno visioni del mondo contrastanti.La principale ragione dei recenti travagli della sinistra, tuttavia, è la mancata modernizzazione. Stare a sinistra un tempo significava avere la propensione a pensare in maniera progressista – criticando le istituzioni esistenti e dimostrando che sarebbero dovute essere trasformate. Destra implicava conservatorismo, vale a dire, una difesa dell´ordine delle cose esistente di fronte al cambiamento. Oggi la modernizzazione non è una prerogativa della sinistra. Vi sono due dimensioni sulla scena politica: tra sinistra a destra e tra modernizzatori e conservatori. I partiti o le coalizioni di destra e centrodestra oggi presenti nella Ue sono per buona parte modernizzatori, nel senso che tentano di cambiare l´ordine delle cose esistenti per meglio allinearlo alla realtà contemporanea dell´economia e della società più in generale; mentre vi sono almeno tanti "conservatori" nella sinistra quanti ve ne sono a destra: vorrebbero lasciare immutate le istituzioni (i sistemi del welfare, i diritti alla pensione, i mercati del lavoro, per esempio) invece di riformarle. La sinistra non è riuscita nella modernizzazione in parte perché si è piegata a gruppi di interessi con i quali, nei fatti, occorre frequentemente confrontarsi, come i sindacati, i pensionati, gli studenti o altri gruppi. Questa è una situazione presente fino a un certo punto in tutti i paesi, ma che è particolarmente importante in quelli dell´ex Est Europeo. Qui i socialdemocratici sono accusati di essere la vecchia guardia camuffata e dunque si scontrano con particolari difficoltà nell´affermare l´idea che rappresentano il futuro. La modernizzazione deve essere in prima istanza sociale ed economica, in ragione della doppia domanda, dal mercato globale e dal cambiamento demografico nelle nostre società. Soltanto quelle società che riformano il welfare, il mercato del lavoro e il sistema pensionistico hanno la possibilità di combinare la prosperità con un sistema di protezione sociale efficace. Le società scandinave hanno tracciato la strada in questo campo. Hanno dimostrato che è possibile far quadrare il cerchio – occupano tutti i posti più alti nelle graduatorie internazionali sulla efficacia economica, ma al tempo stesso sono le più ugualitarie. Questo risultato ha poco a che fare con i livelli di tassazione e si spiega, invece, con la loro maggiore propensione a riformare. In ogni caso, la modernizzazione deve contemplare anche delle politiche riguardanti l´identità, nonché la sicurezza dei cittadini, aree dove la sinistra è stata in generale assai debole, così come politiche in materia di cambiamento climatico. Molti partiti socialdemocratici sono stati spiazzati dalla sempre maggiore importanza tra i temi elettorali della questione dell´immigrazione e dalla conseguente ascesa del populismo di destra. In linea generale hanno migliorato le loro politiche in questo settore, riconoscendo che specie l´immigrazione illegale richiede una particolare attenzione nell´elaborare le politiche. Ciò che non hanno fatto è sviluppare un´idea progressista di identità nazionale. Hanno commesso l´errore di sostenere che il multiculturalismo doveva prevalere sull´impegno verso il conseguimento degli obiettivi della nazione, mentre, in effetti, è vero il contrario. Un senso della nazione coerente è condizione per politiche che permettano di far funzionare il multiculturalismo. Le differenze culturali si riconciliano meglio all´interno di una struttura di ideali comuni e di una struttura di diritto condivisa da tutti. E poi vi è la modernizzazione in senso ecologico. Rosso-verde è stato sempre un abbinamento non facile. Posti di fronte alla scelta, i socialdemocratici hanno messo la crescita economica davanti agli obiettivi per la tutela dell´ambiente. Questa è una posizione che non può più essere sostenuta. Le questioni sovrapposte del cambiamento climatico e della sicurezza energetica devono avere una collocazione prioritaria nella politica contemporanea. I socialdemocratici dovrebbero stare all´avanguardia, ma dovrebbero anche a coltivare un consenso trasversale ai partiti ovunque ciò sia possibile, perché le questioni in gioco sono troppo serie per essere lasciate a un solo gruppo politico, quale che esso sia. Possono i socialdemocratici elaborare una nuova agenda a partire da tutto ciò – e una che conti nelle urne? Sono convinto di sì, anche se è qualcosa che richiederà un enorme impegno. Una tale agenda deve rappresentare sia i paesi dell´ex Est Europeo sia gli Stati europei di più lungo consolidamento. Non ritengo affatto che sia una proposizione irrealistica. Si prenda ad esempio l´ambiente. I paesi che hanno un settore agricolo importante, come la Polonia o la Romania, potrebbero apparire, di primo acchito, come quelli che presentano maggiori handicap riguardo a una modernizzazione in senso ecologico. Ma, al contrario, ciò che appare come un problema potrebbe essere usato come un vantaggio. La domanda per prodotti agricoli biologici cresce e il trasporto di alimenti cederà sempre più spazio al rifornimento locale e, inoltre, parte della terra potrebbe essere adatta alla coltivazione di biocarburanti. Tali paesi dovrebbero tentare di fare un vero salto. È chiaro che una tale agenda dovrà differire dal pensiero che ha contribuito a tenere i socialdemocratici al potere nei tardi anni Novanta. La sinistra modernizzatrice allora si definiva quasi interamente in termini di modernizzazione economica e del welfare. Oggi invece incombono altri fattori di altrettanto peso, se non più grandi ancora.
http://www.margheritaonline.it/stamp...d_stampa=31040


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Dire che "bisogna fare le Riforme" senza indicare quali e per chi non è esattamente una mossa politicamente onesta. 



