Le famiglie italiane sono sempre più povere. E’ una realtà confermata dalle rilevazioni dell’Istat e da quelle più terra terra sui consumi alimentari che testimoniano di un calo di quei beni considerati primari e indispensabili come il pane. Il brusco crollo del potere d’acquisto di stipendi e pensioni, causato dalla introduzione dell’euro e dal venire meno di meccanismi di protezione sociale, si è fatto sentire ovviamente di più nelle famiglie numerose, in particolare quelle del Sud, con la crescita del rischio di povertà, ossia della possibilità di essere classificate tra quelle che non ce la fanno più ad arrivare alla fine del mese. Non è certamente una novità visto che da anni era più che evidente il calo del numero delle famiglie numerose, un fenomeno che aveva contraddistinto invece l’Italia del boom economico. Ma adesso, a questo fenomeno, se ne è aggiunto un altro peraltro prevedibile: l’impossibilità di tirare avanti per molte di queste famiglie. La tradizionale arte di arrangiarsi degli italiani non è più sufficiente come una volta e nemmeno il doppio lavoro consente di garantire un presente appena decente ai propri familiari. Per quello futuro, viste le premesse, è notte fonda. Lo confermano anche i risultati del Rapporto sulla povertà in Italia, preparato dalla Caritas e dalla fondazione Zancan. Secondo il rapporto, avere tre figli da crescere significa un rischio di povertà pari al 27,8%, e nel Sud questo valore sale al 42,7%. Così il passaggio da 3 a 4 componenti espone almeno 4 famiglie su 10 alla possibilità di essere povere. Appartenere a una famiglia composta da 5 o più componenti aumenta il rischio di essere poveri del 135%, rispetto al valore medio dell’Italia. Ogni nuovo figlio, dunque, costituisce per la famiglia, oltre che una speranza di vita, una crescita del rischio di impoverimento. “L’Italia, coscientemente o meno – lamenta la Caritas che non può scordare la sua impronta cattolica - incoraggia le famiglie a non fare figli”. I risultati di una tale politica si vedono subito. L’Italia è uno degli ultimi Paesi al mondo per indice di natalità. Secondo Caritas e Fondazione Zancan occorre allora “un approccio multi-dimensionale al problema povertà, che non tenga conto solo dell’aspetto monetario, ma evidenzia che se la povertà non è aumentata, è cresciuta l’insicurezza delle famiglie italiane per la preoccupazione di non essere in grado di far fronte a eventi negativi”. Come ad esempio l’improvvisa malattia, associata alla non autosufficienza, di un familiare, o l’instabilità del rapporto di lavoro, o gli oneri finanziari sempre maggiori. Un fenomeno testimoniato dalla diffusione dei mutui a tasso variabile che hanno portato molte famiglie sull’orlo della bancarotta con conseguente aumento dei pignoramenti immobiliari da parte delle banche ben decise a rimanere padrone degli immobili. E’ un Paese in piena crisi quello che emerge da questo studio, un’Italia in ritirata. Nel quale gli italiani fanno poco figli mentre gli stranieri residenti, seppure in situazione disagiata, non si fanno tanti problemi in merito, trovando qui da noi una sorta di paradiso rispetto alla tragica realtà di provenienza.
Quello che è grave è il fatto che la politica non si rende conto di quale bomba ad orologeria abbia innescato, anche se su questo tasto il rapporto Caritas non può insistere più di tanto. Si è rinunciato ad aiutare le famiglie in difficoltà e quelle che fra qualche anno vi si troveranno. Un Paese non ha infatti futuro se non si preoccupa di investire sul futuro e su un ricambio che solo dei figli possono assicurare.
http://www.rinascita.info/cc/Prima_E...GIAOJTMq.shtml


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