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  1. #1
    Comunista democratico
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    Predefinito Il fascismo internazionale di Antonio Gramsci

    Il fascismo internazionale
    ("L'Ordine nuovo", 11 marzo 1921)

    Cos'è il fascismo, osservato su scala internazionale? E' il tentativo di risolvere i problemi di produzione e di scambio con le mitragliatrici e le revolverate. Le forze produttive sono state rovinate e sperperate nella guerra imperialista: venti milioni di uomini nel fiore dell'età e dell'energia sono stati uccisi; altri venti milioni sono stati resi invalidi; le migliaia e migliaia di legami che univano i diversi mercati mondiali sono stati violentemente strappati; i rapporti tra città e campagna, tra metropoli e colonie, sono stati capovolti; le correnti d'emigrazione, che ristabilivano periodicamente gli squilibri tra l'eccedenza di popolazione e la potenzialità dei mezzi produttivi nelle singole nazioni, sono state profondamente turbate e non funzionano più normalmente. Si è creata un'unità e simultaneità di crisi nazionali che rende appunto asprissima e irremovibile la crisi generale. Ma esiste uno strato della popolazione in tutti i paesi - la piccola e media borghesia - che ritiene di poter risolvere questi problemi giganteschi con le mitragliatrici e le revolverate, e questo strato alimenta il fascismo, dà gli effettivi al fascismo.
    http://www.romacivica.net/anpiroma/F...ascismo17a.htm
    Myrddin

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  2. #2
    are(a)zione
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    Predefinito

    (commento il mio che si affianca al tuo sondaggio aperto sul "Termometro)

    Compagno,

    in questo ultimo anno ho cambiato un po' la mia visione sul fascismo.
    Cambiata non mitigata, si intenda bene. Ammetto di avere avuto una non completa conoscenza del fenomeno fascista, e per tale motivo mi riferivo al fascismo negli stessi termini di Gramsci (*).
    Poi ho notato che quello che noi oggi associamo al concetto di fascismo è una interpretazione politica, basata sulla nostra percezione di cosa fu quel periodo per noi italiani.
    Dunque, etichettiamo ciecamente regimi autoritari ed antidemocratici come tali, perchè ci ricordano il modo in cui Mussolini si fece carico del suo potere sugli oppositori.
    Questo secondo deve essere evitato, proprio perchè siamo comunisti, e quindi materialisti storici quasi per natura (natura qui non intesa in senso panteistico). Siamo abituati (questo almeno è quanto penso di aver capito) a leggere la storia non come facevano gli illuministi, nè come facevano i romantici tedeschi. Non mi sta bene nè il criticismo illuminista, posto ad erigere un stadio evolutivo che prescinde dal contesto puramente locale, nè il giustificazionismo di Schlegel o Schelling ed altri.
    La storia, e gli eventi che si concatenano, vanno letti con grande attenzione.
    Analizzati in modo scientifico, dialettico e possibilmente matematico.
    Ecco perchè il fascismo fu quello che fu perchè tali erano le circostanze che permisero quel tipo di ideologia.
    Associare Mussolini a Pinochet, solo perchè entrambi autoritari e violenti, non è un buon modo di leggere la storia, perchè fallace, errato ed erroneo.
    Ripeto, qui non si sta giustificando nessuno, ma si sta ponendo al centro dell'attenzione ciò che viene chiamato atteggiamento filologico.
    Altrimenti riceveremmo lo stesso tipo di trattamento quando un fascista venisse a dirci che Stalin, Pol Pot, Kruschev, Lenin e Togliatti erano tutti comunisti della stessa specie. No, saresti tu il primo a saltare sulla tua sedia e porre dei paletti storici e politici, oltrechè filosofici per distinguere anche la minima virgola di differenza.

    Spero tu comprenda il mio punto.

    (*) Ritornando a quel passaggio di Gramsci, bisogna tener conto che egli si stava riferendo AL fascismo, ovvero l'unico movimento fascista dell'epoca. Prima non vi fu niente del genere. Ecco che ne da' una lettura antonomastica. La generalizzazione la stiamo facendo noi, dopo 86 anni, non lui. Egli legge e critica quel che vede col senno dell' "Ora". Noi, con il senno del "Poi", abbiamo maggiori dati da inserire nella critica. Dunque, non possiamo estrapolare quella visione del fascismo a tutto ciò che è regime dittatoriale, violento, sanguinario, opprimente, etc.. Tali regimi, e sta qui la forza e potenza della scienza politica, devono essere osservati, studiati e chiamati nel modo più analitico e contestualizzato possibile.

  3. #3
    Comunista democratico
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    Predefinito Stupore, sconcerto e amarezza

    Citazione Originariamente Scritto da are(a)zione Visualizza Messaggio
    (commento il mio che si affianca al tuo sondaggio aperto sul "Termometro)

    Compagno,

    in questo ultimo anno ho cambiato un po' la mia visione sul fascismo.
    Cambiata non mitigata, si intenda bene. Ammetto di avere avuto una non completa conoscenza del fenomeno fascista, e per tale motivo mi riferivo al fascismo negli stessi termini di Gramsci (*).
    Poi ho notato che quello che noi oggi associamo al concetto di fascismo è una interpretazione politica, basata sulla nostra percezione di cosa fu quel periodo per noi italiani.
    Dunque, etichettiamo ciecamente regimi autoritari ed antidemocratici come tali, perchè ci ricordano il modo in cui Mussolini si fece carico del suo potere sugli oppositori.
    Questo secondo deve essere evitato, proprio perchè siamo comunisti, e quindi materialisti storici quasi per natura (natura qui non intesa in senso panteistico). Siamo abituati (questo almeno è quanto penso di aver capito) a leggere la storia non come facevano gli illuministi, nè come facevano i romantici tedeschi. Non mi sta bene nè il criticismo illuminista, posto ad erigere un stadio evolutivo che prescinde dal contesto puramente locale, nè il giustificazionismo di Schlegel o Schelling ed altri.
    La storia, e gli eventi che si concatenano, vanno letti con grande attenzione.
    Analizzati in modo scientifico, dialettico e possibilmente matematico.
    Ecco perchè il fascismo fu quello che fu perchè tali erano le circostanze che permisero quel tipo di ideologia.
    Associare Mussolini a Pinochet, solo perchè entrambi autoritari e violenti, non è un buon modo di leggere la storia, perchè fallace, errato ed erroneo.
    Ripeto, qui non si sta giustificando nessuno, ma si sta ponendo al centro dell'attenzione ciò che viene chiamato atteggiamento filologico.
    Altrimenti riceveremmo lo stesso tipo di trattamento quando un fascista venisse a dirci che Stalin, Pol Pot, Kruschev, Lenin e Togliatti erano tutti comunisti della stessa specie. No, saresti tu il primo a saltare sulla tua sedia e porre dei paletti storici e politici, oltrechè filosofici per distinguere anche la minima virgola di differenza.

    Spero tu comprenda il mio punto.

    (*) Ritornando a quel passaggio di Gramsci, bisogna tener conto che egli si stava riferendo AL fascismo, ovvero l'unico movimento fascista dell'epoca. Prima non vi fu niente del genere. Ecco che ne da' una lettura antonomastica. La generalizzazione la stiamo facendo noi, dopo 86 anni, non lui. Egli legge e critica quel che vede col senno dell' "Ora". Noi, con il senno del "Poi", abbiamo maggiori dati da inserire nella critica. Dunque, non possiamo estrapolare quella visione del fascismo a tutto ciò che è regime dittatoriale, violento, sanguinario, opprimente, etc.. Tali regimi, e sta qui la forza e potenza della scienza politica, devono essere osservati, studiati e chiamati nel modo più analitico e contestualizzato possibile.
    Leggendo il tuo intervento ho provato dapprioma stupore, poi sconcerto e infine amarezza.
    Ti rispondo con la franchezza che è doverosa tra comunisti, e forse senza tutte le attenzioni e cautele che tu senti di dover dedicare a fascismo e fascismi, ma tantè ...
    Io cito Gramsci, e tu te ne esci con un incredibile pistolotto che se da un lato appare anche un attacco personale, dall'altro mette le analisi di Gramsci, che il fenomeno fascismo lo visse direttamente e non per sentito dire, consentimelo, come tu e io, nel ripostiglio dei ferri vecchi, con una supponeneza analitica e metodologica degna di miglior causa.
    Sì, perchè tu non dici assolutamente nulla sulel caratteristiche del fascismo, ma in qualche modo sembra ti interessi di più la cautela, per motivi del tutto estrinseci rispetto al problema in discussione. E' una strada che non mi piace, e che credo non abbia nulla di comunista. Comunque questa discussione, in questi termini, non mi interessa, e posto ora di seguito un intervento di Luciano Canfora che da un lato conferma al 100% l'impostazione di Gramsci, e dall'altro vanifica completamente il senso di quello che hai, per me inopinatamente, scritto.
    Myrddin

  4. #4
    Comunista democratico
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    Predefinito Luciano Canfora sul Fascismo Luciano

    Luciano Canfora sul Fascismo Luciano
    Canfora contesta Ledeen.

    A trent'anni dall'Intervista sul fascismo. lo storico barese risponde allo studioso americano che la raccolse Luciano Canfora, storico, ordinario di Filologia greca e latina all'Università di Bari, intellettuale marxista ricorda che «il primo a parlare del fascismo come, cito testualmente, "regime reazionario di massa" fu, guarda un po'..., Palmiro Togliatti; accadde nei primi mesi del 1935, quando tenne a Mosca le Lezioni sul fascismo, dove espose questa sua interpretazione».
    Il professor Canfora cita il segretario del Pci, dal 1927 al 1964, e dirigente dell'Internazionale comunista.
    De Felice fu tacciato di voler riabilitare il Ventennio o accusato di revisionismo o sospettato di filofascismo già con l'uscita del libro Mussolini il rivoluzionario nel 1965, primo di una serie di volumi biografici sul Duce.
    De Felice aveva suscitato dibattito tra gli storici. In una Intervista introdusse la distinzione tra «Fascismo regime» e «Fascismo movimento»: il primo con funzioni conservatrici, il secondo con forti aspirazioni di modernizzazione. E il volumetto pubblicato da Laterza catalizzò e ingigantì le critiche, facendole debordare, in quegli anni Settanta politicamente assai particolari, oltre i confini del dibattito accademico.

    Michael Ledeen, uno degli animatori dell' «American Enterprise Institute» (AEI), il laboratorio dei neoconservatori washingtoniani vicinissimi a Bush, nonché consulente negli Usa del Consiglio di sicurezza nazionale e del Dipartimento di Stato per la difesa. Al «Corriere del Mezzogiorno» ha ribadito che De Felice «fu il primo storico ad affrontare la questione fascista partendo dal materiale raccolto negli archivi». Ha aggiunto: «Nell'Intervista disse, per la prima volta, che comunismo e fascismo in un certo senso avevano lo stesso codice genetico: erano figli della rivoluzione francese. E questa che oggi tutti riconoscono una banale verità era un'affermazione tremenda per la sinistra. Indigeribile». Inoltre Ledeen ha ribadito che fu giusta e originale la valutazione di De Felice sulla straordinaria partecipazione popolare che il fenomeno fascista ebbe tra gli italiani. E alla domanda «Quale fu la più grande differenza tra fascismo e nazismo?», ha replicato: «L'immagine dell'uomo: razzista per i nazisti, ma molto più tradizionale per i fascisti, i quali erano convinti che un nuovo tipo umano era venuto fuori dalle trincee della Grande Guerra».
    «Sul fronte del consenso avuto dal fascismo - commenta ora Canfora - non posso che ricordare le Lezioni di Togliatti, risalenti a settant'anni fa. Così come potrei citare le valutazioni di Gramsci. Ma voglio anche ricordare Arthur Rosenberg (1889-1943, ndr), prima comunista e poi socialista, che nel 1934, prima di Togliatti e senza aver potuto conoscere Gramsci, pubblicò Der Faschismus als Massenbewegung (Fascismo come movimento di massa, ndr). È chiaro dunque, e da tempo, che il fascismo prima fece leva sul consenso e sulla violenza, per poi gestire il potere contando su alcuni strati sociali».

    E per quel che riguarda la distizione tra « fascismo regime » e « fascismo movimento»? Canfora ha molte perplessità: «Quella di De Felice fu un'impostazione formale e non molto produttiva. Che vuole dire? Che ci fu un fascismo di destra e uno di sinistra? Io penso che all'inizio fu un movimento, certo, ma eversivo e di ultradestra, che provocò una guerra civile strisciante. E comunque un movimento non dura indefinitamente». Poi: «C'è chi ha definito “fascismo di sinistra” quello sostenuto da un certo ceto intellettuale e generazionale. Ma è una definizione vaga, che spazia da Arpinati a Bottai. Forse c'entrano i Littoriali, intesi come crogiuolo di bisogni cresciuti all'epoca tra le nuove generazioni del fascismo? Oppure ci si riferisce al cosiddetto fascismo rivoluzionario? Fu anche teorizzato, ma come fulcro del nuovo ordine europeo: tutto basato sul modello nazista e antisemita».
    Insomma, la distinzione di De Felice non trova assolutamente d'accordo Canfora. Così come sul fronte del razzismo il professore barese ricorda: «De Felice ha sicuramente avuto torto quando scrisse, nella prefazione alla nuova edizione della Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo, che Mussolini non fu mai né razzista né antisemita. È assurdo». Perché? «Basti osservare che il 6 agosto 1938 l'intera prima pagina del quotidiano "Il Popolo d'Italia" era sovrastata dal titolo a nove colonne “Il fascismo è stato sempre razzista, sin dal 1919”. Il resto della pagina dimostra egregiamente questa tesi». Il professore consiglia come lettura il recentissimo libro di Giorgio Fabre Mussolini razzista (Garzanti): «Un volume documentatissimo, ove si dimostra che la genesi del razzismo e dell'antisemitismo nel pensiero di Mussolini risale addirittura ai tempi in cui egli era ancora socialista. L'antisemitismo era un tema centrale dell'ideologia mussoliniana». Né secondo Canfora si può richiamare una comune radice culturale di fascismo e socialismo nella rivoluzione francese: «Bobbio già nel 1975 scrisse che il principale avversario del fascismo non è stato il socialismo ma la democrazia. Dire che il fascismo ha radici nella rivoluzione francese è una fesseria».

    Ma un merito De Felice lo avrà? Canfora, che ebbe anche occasione di confrontarsi con lo storico a livello accademico, replica: «Ha avuto il grande merito di voler usare per la prima volta, come documenti di ricerca scientifica sul fascismo, le carte di polizia e d'apparato. Fece da battistrada in questo campo di ricerca, anche grazie all'amicizia con il presidente Saragat, che lo favorì nell'accesso ad archivi ancora riservati, la cui consultazione era negata agli studiosi. Però credo che De Felice abbia poi trascurato di comparare quella carte con altre fonti: perché i documenti di polizia sono ovviamente viziati in origine, essendo stati scritti da funzionari predisposti a dare informazioni gradite al regime. Insomma, fece un uso non critico di una documentazione preziosa».

    Aggiunge Canfora: «Bisogna comunque ricordare che il dibattito serio intorno alla tesi di De Felice c'è stato. E non va confuso con quello suscitato da alcuni commentatori, che non lo imbastirono in maniera corretta e scientifica, ma basandosi su informazioni di seconda mano». Poi la sua nota vis polemica non risparmia neppure i tanti storici formatisi alla scuola di De Felice: «Li scelse lui come docenti di Storia contemporanea nelle nostre Università». A questo punto qualcuno s'aspetta forse un frecciata nei confronti di Vito Laterza, che chiese a De Felice di realizzare nel 1975 la famosa Intervista? Speranza mal riposta: «Con la collana delle interviste creò un nuovo tipo di libro, che ebbe un grande successo. Vito fu bravo, come sempre».

    da "Corriere della Sera-Corriere del Mezzogiorno", 19/6/2005 http://www.storiamedievale2.net/REC/canfora.htm
    Myrddin

  5. #5
    Chap Socialist
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    E invece Myrddin Area ha perfettamente ragione: il Fascismo, pur se una scala moooolto più piccola del Comunismo, del Socialismo e del Liberalismo, non è affatto una ideologia monolitica fondata su Sbabbari, Mooorte e Viuulenza. Chiaro che all'epoca e nel contesto di vita di Gramsci, e non solo, era quello: ma oggi non possiamo liquidarlo in due righe come "fascista=manganello=brutto", basta farsi un giro sul forum di Destra Radicale per vedere come di fascismi ne esistano moltissimi, anche molto diversi tra loro, e come non tutti i regimi autoritari di destra possano essere considerati fascistici. Se posso, ti consiglio due libri in merito illuminanti: "Il Fascismo in tre capitoli" di Emilio Gentile, e "Fascismo, Autoritarismo e Totalitarismo" di Juan Linz.

  6. #6
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    Predefinito Revisionismo storico di "sinistra" ...

    Citazione Originariamente Scritto da Manfr Visualizza Messaggio
    E invece Myrddin Area ha perfettamente ragione: il Fascismo, pur se una scala moooolto più piccola del Comunismo, del Socialismo e del Liberalismo, non è affatto una ideologia monolitica fondata su Sbabbari, Mooorte e Viuulenza. Chiaro che all'epoca e nel contesto di vita di Gramsci, e non solo, era quello: ma oggi non possiamo liquidarlo in due righe come "fascista=manganello=brutto", basta farsi un giro sul forum di Destra Radicale per vedere come di fascismi ne esistano moltissimi, anche molto diversi tra loro, e come non tutti i regimi autoritari di destra possano essere considerati fascistici. Se posso, ti consiglio due libri in merito illuminanti: "Il Fascismo in tre capitoli" di Emilio Gentile, e "Fascismo, Autoritarismo e Totalitarismo" di Juan Linz.
    Ma tu, oltre agli slogans assurdi da partito democratico, hai letto quel che ha scritto Canfora e che io ho riportato, o sei solo un megafono del vuoto assoluto che ispira l'ideologia confindustruiale del PD?
    Il nuovo che avanza è il revisionismo storico, in molte salse, anche sinistramente sinistre ...
    Myrddin

  7. #7
    machistaleninista
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    Citazione Originariamente Scritto da Hlodwig Visualizza Messaggio
    Cosa direste se vi dico che il tanto osannato PCI fu fondato da Nicola Bombacci, un comunista che stimava tanto Mussolini, il Duce d'Italia, tanto da arruolarsi nella RSI e morire con onore combattendo al fianco di Mussolini fino alla fine, fino alla morte ???
    diremmo che è off-topic.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Hlodwig Visualizza Messaggio
    Cosa direste se vi dico che il tanto osannato PCI fu fondato da Nicola Bombacci, un comunista che stimava tanto Mussolini, il Duce d'Italia, tanto da arruolarsi nella RSI e morire con onore combattendo al fianco di Mussolini fino alla fine, fino alla morte ???
    Direi che il comunismo non si basa (o non dovrebbe basarsi) sul culto della personalità, e quindi Bombacci poteva sbagliarsi e/o essere preda dell'Alzheimer. Faccio poi notare che il PCd'I (non si chiamava ancora PCI) non fu fondato dal solo Bombacci. Inoltre é perfettamente normale che la democrazia del partito faccia perdere consenso e potere ai fondatori (la stessa cosa é successa, tanto per dire, ad Amedeo Bordiga, che fu di fatto il primo capo del partito e fu poi sconfitto da Gramsci).

    Posso comunque capire che tutto questo ti suoni incomprensibile.

    (Nota di colore: Bombacci è stato chiamato da alcuni individui "il Lenin di Romagna", mentre Giampaolo Pansa riporta che lo stesso Lenin lo definiva "un imbecille barbuto". Pansa non é molto affidabile, ma non stento a credere a questa informazione).

  9. #9
    Comunista democratico
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    Citazione Originariamente Scritto da Hlodwig Visualizza Messaggio
    Cosa direste se vi dico che il tanto osannato PCI fu fondato da Nicola Bombacci, un comunista che stimava tanto Mussolini, il Duce d'Italia, tanto da arruolarsi nella RSI e morire con onore combattendo al fianco di Mussolini fino alla fine, fino alla morte ???
    Dimostrando anche una suprema e fascistica ignoranza. Il fodnatore e leader del partito su Amedeo Bordiga, e nonc erto Bombacci, che era sì un importante dirigente, ma non il fondatore, ed esemplifica la tragedia dello slittamento a destra.
    Myrddin

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Palvesario Visualizza Messaggio
    diremmo che è off-topic.
    E aggiungeremmo che fa parte di quegli offtopic su cui siam abbastanza pignoli e di cui facciamo veramente molto volentieri a meno.

    C'è un topic che si chiama "Leggi prima di postare", fossi in Hlodwig, gli avrei dato una controllatina prima di intervenire così.

 

 
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