"Ogni anno 20mila malati aiutati a morire"
Non è eutanasia ma "desistenza terapeutica"
19/10/2007
Un'analisi condotta in 84 centri di terapia intensiva hanno rivelato dati shock sulla "dolce morte". Il 62 % dei pazienti che muore in questi reparti lo fa grazie all'aiuto del medico rianimatore.Si tratta di circa 20mila soggetti all'anno. Sono pazienti senza alcuna possibilità di cura, in vita solo grazie ad un respiratore. I medici la chiamano "desistenza terapeutica", ma niente a che vedere con l'eutanasia.
Non viene somministrato alcun farmaco letale, la gravità delle loro condizioni è tale per cui è sufficiente lasciarli andare. Una scelta che nel 48% dei casi viene effettuata in accordo con la famiglia. Negli altri casi, se i parenti non sono presenti, è il medico stesso a prendere questa decisione.
A firmare la ricerca, un'équipe di medici epidemiologici dell'Istituto Mario Negri di Milano, diretta da Guido Bertolini. "Questo piccolo esercito di clinici lancia un vero e proprio appello alle istituzioni perché sia colmato al più presto il vuoto legislativo nel quale operano ogni giorno -spiega Bertolini - Sono molto allarmati dal fatto che nei disegni di legge presentati fino a oggi in materia non sia stato preso in nessun modo in considerazione il dilemma etico dell'interruzione delle cure per i malati acuti".




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