Che cos'è l'intelligenza? E come la si può definire? Un dono naturale? Un destino biologico legato al patrimonio genetico? O una facoltà che si arricchisce e si affina in rapporto con ambiente, esperienze e cultura?
due americani Charles Murray, sociologo, e Richard Herrnestein, psicologo, entrambi professori all'università di Harvard.
Non hanno dubbi sull'intelligenza: di come sia tramandata per via genetica e di come le differenze, misurate con il quoziente intellettivo, o Q.I., siano solo conseguenza di una ineluttabilità biologica.
E hanno affidato gli argomenti che li hanno portati a queste provocatorie conclusioni alle 850 pagine del loro libro 'The bell curve' (ossia la curva a campana). Pubblicato negli Usa, il libro di Murray e Herrnstein ha suscitato un'ondata di polemiche.
La tesi avanzata dai due autori in sintesi è questa: la società americana è sempre più divisa tra una élite intelligente di bianchi che monopolizza la posizione di potere e una sottoclasse di proletariato ritardato afflitto da grandi patologie sociali: disoccupazione, crimine, troppi figli.
L'intelligenza, misurata con il Q.I., sarebbe il fattore principale della divisione americana in classi sociali.
I fattori ambientali? Contano poco. I neri costituiscono la grande maggioranza della ' sottoclasse ' meno intelligente e questa spaccatura della società americana tra una élite di bianchi e i ghetti di neri sarebbe ' inevitabile '.
L'intelligenza, insomma, è un bene che si eredita e non si acquisisce.




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