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    Petizione per la tutela razze autoctone della sardegna

    http://www.petitiononline.com/pertiatz/petition.html


    Al presidente della Regione Sardegna,On. Renato Soru
    Al presisente del Consiglio Regionale della Sardegna ,On. Giacomo Spissu
    All’assessore all’agricoltura della Regione Sardegna ,On. Francesco Foddis



    Chiediamo:

    -La tutela e la salvaguardia delle razze autoctone della Sardegna, in grave pericolo di estinzione.
    In particolar modo: baca pertiatza, cani pertiatzu ,cani de lèpuri,pecora nera di Arbus.


    -L'istituzione dei registri di razza, e la messa in atto di iniziative e politiche,finalizzate alla tutela di questa risorsa ,di alto valore economico,genetico e culturale.



    firmate,queste razze uniche,sono sull'orlo dell'estinzione!


    Shot at 2007-07-07


    Shot with DCR-TRV940E at 2007-07-07



    Shot with QV-R4 at 2007-07-07

  2. #2
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    Predefinito

    il Dogo sardo,
    un tipo di cane di probabile origine caucasica, importato in sardegna attraverso le preistoriche migrazioni di popoli provenienti dall'asia minore.
    Detto anche cani Pertiatzu.
    Tra le caratteristiche ricordiamo la taglia grossa e tozza, la testa quadrata, labbra abbondanti, occhio arrotondato, orecchie piccole e corte, grande forza e temperamento coraggioso.
    Il Dogo sardesco è nominato da Sebastiano Satta nella poesia "Cani da battaglia" e talaltri lo identificano nel cane di Gavoi o Tigrinu, un animale molto aggressivo, a pelo corto e dal manto generalmente nero o tigrato, di taglia medio-grande.
    Gli anziani allevatori raccontano come in passato il dogo fosse molto più alto e tarchiato dell'attuale: un molossoide brachicefalo dal corpo compatto e con un peso variante tra i 50 e 60 chilogrammi e punte anche di 75!
    Uno scrittore sardo, non ricordo il nome, ha da poco scritto un libro intitolato "canes Gherradores" dedicato proprio al dogo sardo.
    Altre informazioni:
    Nella primavera dell'anno 1905 il Soprintendente alle Antichità A. Taramelli rinvenne, sull'architrave di una tomba di giganti in località Craminalana, nel Comune di San Giovanni Suergiu (Sulcis), un graffito ora depositato presso il museo archeologico di Sant'Antioco (Ca), che l'archeologo così descrisse: "la figura dell'incisione è data da un solco non molto profondo, ma continuo e sicuro: rappresenta inferiormente, in quello che pare il primo piano, il profilo di una figura umana a braccia distese, con tunica lunga a larghe maniche; a destra di essa una figura di quadrupede che, per le proporzioni ed il profilo del capo, parrebbe quello di un CANE (…) dietro è rappresentato un carro a due ruote (…) due tratti, riunenti il quadrupede al carro, vogliono forse esprimere il laccio che tratteneva il cane alla custodia del veicolo (…) è evidente qualche analogia con alcune delle rappresentazioni di età preistorica sinora conosciute (…) è evidente l'intendimento dell'artefice di esprimere la scena abbastanza complessa di un uomo, accompagnato da un quadrupede, che a mio giudizio sembra un cane, presso alla leggera carretta (…) il fitto strato di licheni e la generale erosione della superficie della roccia che ammorbidì gli orli dell'incisione, non mi lasciarono acquistare la certezza che si tratti di incisione con scalpello di metallo, anziché di pietra."

    Il prof. Giovanni Lilliu, accademico dei Lincei, ritiene che il quadrupede raffigurato nella lastra di Craminalana sia un cane e che la rappresentazione possa datarsi intorno all'ottavo secolo A.C.

    La presenza del CANE MOLOSSO e del levriere prima dell'arrivo dei Romani in Sardegna è testimoniata dalle terre cotte figurate rinvenute nella lagune di Santa Gilla (Cagliari) in regione "su Mogoro" negli anni 1891 e 1892: tra 327 pezzi rinvenuti sono infatti presenti 20 terre cotte (mezzo torso) di levriere e due teste di molosso. Di produzione locale, questi reperti hanno carattere votivo in quanto il sito di rinvenimento e risultato trattarsi di una officina che verosimilmente lavorò per un vicino santuario Cartaginese (ubicato tra i paesi di Elmas ed Assemini, circa 200-300 metri dalla sponda est della laguna stessa); essi sono riferibili al periodo fenicio-punico (Vivanet) o tardo punico e quindi pertinenti all'orizzonte dei Cartaginesi di Sardegna (F. Barreca)

    L'eventualità teorica è stata illustrata con supporto audiovisivo dal dott. Zedda a Fonni il giorno nove luglio 2000, in occasione del primo raduno Enci organizzato per il censimento e riconoscimento ufficiale della razza.

    Grazie alle misurazioni effettuate dai giudici federali dell'Ente Nazionale Cinofilo Italiano Gian Franco Giannelli e Giacinto D'Alessio in occasione del raduno, è stato possibile constatare evidenti compatibilità morfologiche e morfometriche, relativamente alla forma e dimensioni della testa, all'apofisi occipitale ed alla consistenza e forma dei denti canini e degli incisivi (sbalordisce lo sviluppo dei canini e dell'incisivo terzo superiore), tra gli animali presentati ed i reperti ossei, in totale sessanta resti riferibili a sette soggetti tra cui sei crani di cane tutti delle stesse dimensioni, aventi caratteristiche alquanto omogenee, rinvenuti dalla Sovrintendenza Archeologica all'interno del pozzo nuragico di Santu Antine in agro del Comune di Genoni (NU), animali che si ritiene siano stati probabilmente sacrificati come offerta propiziatoria. I reperti ossei sono stati oggetto di studio dell'Associazione Italiana di Archeozoologia e sono stati presentati dal dott. Marco Zedda e dal dott. Valentino Petruzzi al terzo convegno nazionale tenutosi a Siracusa dal 3 al 5 Novembre 2000.

    E' opinione del dott. Zedda che le caratteristiche del cane al quale sono appartenuti i crani repertati siano quelle tipiche di un cane mesocefalo, CHE PUO' ESSERE ANCORA RICONOSCIUTO NELL'ATTUALE CANE DI FONNI. Esisterebbero alcune linee di sangue corrispondenti ad altrettanti modelli fenotipici, sicuramente tre.


    il dogo sardesco(cani pertziau) è sull'orlo della scomparsa,assurdo ha resistito millenni e rischiamo di perderlo proprio ora! stessa storia per le vacche!Ma è importanitssimo conservarle per un gran numero di ragioni.
    Accenno solo ad una: l'elevato livello di adattamento all'ambiente sardo. Nessun' altra razza importata, in teoria di maggior resa, riuscirebbe ad adattarsi altrettatto bene a situazioni ostiche di ambiente, clima, vegetazione, parassiti delle regioni più montagnose ecc ecc. Una risorsa importante e difficilmente sostituibile per l'economia delle zone di montagna!

 

 

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