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    Predefinito Notizie da Veltronia ...

    Colpi d'ala e di stecca
    Quando nei partiti imperversavano i nani e le ballerine

    Il direttore del "Riformista", Paolo Franchi, è rimasto molto colpito dal fatto che il candidato principale alla guida del partito democratico, Walter Veltroni, abbia espresso il suo apprezzamento per le qualità della signora Veronica Lario, tanto da volerla persino invitare a far parte di una ipotetica "sua squadra", non capiamo bene se di governo o di dirigenza del partito.



    Franchi non si capacita e ammette di aver bisogno dell'aiuto di qualcuno che gli faccia comprendere "che bisogno ci fosse, mentre tutti auspicavano un colpo d'ala nel dibattito programmatico, sulla cultura politica e l'identità del partito nascituro, di riscoprire per l'ennesima volta il fattore Veronica. Per parte mia * confida Franchi - temo che spiegazioni ragionevoli non ce ne siano. E proprio questo è il sospetto più angoscioso". Ora non sappiamo se saremo mai in grado di dissipare l'angoscia di Franchi, ma una spiegazione ragionevole siamo in grado di trovarla, eccome. Non è un caso che, proprio mentre tutti si aspettano il colpo d'ala, Veltroni proponga un colpo di stecca. Perché il colpo d'ala, il futuro leader del Partito democratico, non può darlo. Sarebbe stato necessario darlo immediatamente sulla legge Finanziaria, ad esempio, magari con i toni usati da quello che crediamo un amico di Veltroni, il giornalista di "Repubblica" Massimo Giannini. Il quale senza troppi fronzoli ha scritto chiaro e semplice che la legge Finanziaria non aiuta il paese, ma solo il governo a restare in piedi. Se Veltroni - siamo sicuri che ne è capace - avesse indicato due o tre obiettivi nel merito, tali per invertire la formula di giudizio usata da Giannini, ecco che lo si sarebbe accusato di volere la caduta del governo. E se anche questa accusa trovasse il sostegno della maggioranza degli italiani, purtroppo Veltroni ha promesso fedeltà al governo Prodi, e si sa che egli è un uomo d'onore. Per cui non può dire niente sulla Finanziaria se non ripetere la solfa dei suoi compagni di partito Fassino e D'Alema, per i quali essa è magnifica e risolve tutti i problemi.

    Permetteteci a proposito un inciso: tanto zelo filogovernativo dei vertici Ds non ce lo ricordavamo nemmeno ai tempi dei ministri democristiani. Ha quasi dell'incredibile registrare come, chi era così sagace nel cogliere i problemi del paese quando era all'opposizione, una volta al governo intoni il "tutto va bene, madama la marchesa", senza patemi di sorta. Ma torniamo a Veltroni. Un colpo d'ala avrebbe potuto darlo nel corso del suo dibattito pubblico della settimana scorsa con il segretario di rifondazione Giordano. Ad esempio, avrebbe potuto dire che, sulla base delle accertate differenze - non vi è infatti ostilità maggiore verso Veltroni ed il Pd di quella espressa da Rifondazione * non sarebbe stato possibile costruire più un'alleanza fra i soggetti riformisti e quelli massimalisti. Invece, nonostante le differenze, si ritiene che debba prevalere il rispetto, e dunque la ricerca di un'intesa politica che già alla prova dei fatti è apparsa impossibile in questa legislatura.

    Veltroni appare più preoccupato di volerla rinnovare invece che tagliarla.

    Per cui ecco che un futuro governo "Pd - sinistra radicale" rivivrebbe le drammatiche contraddizioni conosciute da quello in carica. E dunque anche in questo caso Veltroni ha lasciato stare il colpo d'ala preferendo nascondere la testa sotto la sabbia. Ma Veltroni dovrà pur dire qualcosa che faccia notizia, altrimenti cosa ci sta a fare sulla scena, e soprattutto come può convincere il suo elettorato a sostenerlo sulle primarie?

    Quella sulla signora Lario è stata una pensata, buona ad andare sui giornali, perché Veltroni, che conosce bene il circolo mediatico - lo ha controllato per anni - sa dosare gli ingredienti. E nell'invito alla signora Lario c'è un cocktail corposo: lo sgarbo al nemico, la provocazione, l'antipolitica. Sì, l'antipolitica, perché Veltroni avrà pure, nel suo staff piuttosto numeroso, qualche giovane capace di assumersi responsabilità nel futuro, educato alla politica e con delle idee magari utili per il paese. Ma al dunque preferisce lanciare in pista una signora intelligente, famosa per la sua riservatezza.

    Un tempo, se la memoria non ci tradisce, fu Formica a dire - deluso del consiglio nazionale del suo partito - che ci si era ridotti ai nani e alle ballerine. Bene, quel tempo è finito, perché, rispetto a quello, la signora Lario è un bel passo in avanti, per chi, insomma, le ali sembra proprio non essere nella condizione di poterle spiegare.

    Roma, 4 ottobre 2007

    tratto da http://www.nuvolarossa.org/modules/n...p?storyid=4346

  2. #2
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    Predefinito La Repubblica di Veltronia

    Why Veltroni is unfit to run Italy

    Scritto da Fausto Carioti

    L'Economist, lo stesso settimanale inglese che ogni volta che massacrava Berlusconi finiva sulle prime pagine dei grandi quotidiani italiani, stavolta che parla di Walter Veltroni viene, di fatto, ignorato. Anche grazie alle agenzie di stampa, che hanno ripreso la notizia in pochissime righe e senza riportare i passaggi più significativi. Nel mio piccolo, faccio quel che posso per rimediare.

    «(Veltroni) è incline alla retorica del guardare avanti: la sua campagna promette una "nuova stagione" e durante la conferenza stampa successiva alla sua vittoria ha promesso che il partito democratico sarà una "nuova forza" con un "nuovo linguaggio".

    Forse. Ma questo partito è anche erede di quelli che sono stati in circolazione sin dalla nascita della repubblica, negli anni Quaranta. Veltroni è stato nel cuore dei meccanismi della politica italiana per oltre trent'anni (fu eletto nel consiglio comunale di Roma all'età di 21 anni). Poi entrò nel parlamento ed entrò nel governo (come vice primo ministro nel primo governo Prodi) all'età di 40 anni. Per quattro anni, ha diretto l'organo ufficiale del partito che ha preso il posto del Pci. (...)

    Per lo scopo formidabile di mettere insieme l'eterogeneo centro-sinistra italiano, Veltroni è una scelta eccellente. Ma ciò di cui ha davvero bisogno il suo Paese è che il prossimo presidente del Consiglio sia qualcuno coraggioso abbastanza da aprire la sua economia ammuffita a una maggiore competizione. Poco, nel curriculum di Veltroni, suggerisce che lui sia l'uomo adatto a un simile lavoro».


    Da:http://aconservativemind.blogspot.com/

  3. #3
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    Cinema Fidel e beffa futurista
    La Roma di Veltroni arrossisce


    di Luca Telese

    http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=214458&PRINT=S

    Il festival celebra il Che, ma un gruppo di vandali burloni denuncia la deriva radical chic della Capitale e colora l'acqua della Fontana di Trevi

    Ci mancava solo la beffa dadaista di Azione futurista, ci mancava solo la fontana di Trevi colorata di rosso per azzardo mediatico, mancava solo questo per rendere in maniera simbolicamente sgargiante il tono paradossale della giornata di ieri, in una Roma veltroniana che dopo anni di kennedysmo dosato dal sindaco con sagacia e pazienza, dopo un decennio di cultura di nuove icone «liberal» - da Don Milani agli azionisti, da De Saint Exupéry a Olof Palme - veniva improvvisamente attraversata da fervori «radical», terzomondisti, rivoluzionari.

    E se è vero (come è vero) che il festival del cinema è il vero biglietto da visita cultural-politico di questa amministrazione, se è vero che ad organizzare la rassegna è lo stesso Goffredo Bettini che è anche l’unico numero due della corrente veltroniana, allora è sicuramente rilevante che il più importante evento politico della rassegna sia la maratona «castrista» organizzata da un caricatissimo Gianni Minà (iniziata ieri, e destinata a finire domenica). Un evento nell’evento, che occupa ben tre giorni, e impegna cinque monumentali documentari che Minà ha girato in quasi venti anni di lavoro: si passa dalla storica intervista di quattro ore del 1987 (Fidel), alle due puntate dedicate a Il papa a Cuba, a Un giorno con Fidel, a Cuba trenta anni dopo, a Castro racconta Guevara, per chiudere con un’ultima pellicola dedicata al Comandante Marcos. In realtà il giornalista aveva in cantiere persino un’altra pellicola, ma non ha fatto in tempo a ultimare il montaggio in tempo per la rassegna.

    Ma in ogni caso lui, il giornalista più vicino a Fidel, il più profondo conoscitore del Sudamerica in Italia, l’uomo che ha fatto impallidire il lungometraggio di Oliver Stone su Il Comandante e dimenticare le sperimentazioni cubane di Barbara Walter e Dan Rather («Non se li ricorda più nessuno, li ho cancellati!», grida euforico), ieri era sulla soglia del cinema Filmstudio con il piede piantato e una carica esplosiva: «Questo mio lavoro ha subito anni di censura e di embargo in Italia, quando tutto il mondo applaudiva questi documentari. A Berlino sono stato osannato. Solo da noi - attacca Minà - c’è un inspiegabile pregiudizio che impedisce che queste pellicole potessero circolare liberamente». Fino a ieri: «Sì, certo. Devo dire grazie a Veltroni, e soprattutto ai curatori della mostra per avermi dato questo spazio, per avermi fornito una visibilità così importante».

    La maratona, proiettata in una sala di Trastevere (il festival, come è noto, è itinerante) registrava purtroppo un solo spettatore (il sottoscritto). Ma in sala la mole di documenti era straordinaria. Fidel che parla all’assemblea degli scrittori americani spiegando i retroscena e la sua lettura del viaggio di Wojtyla («Si sono fatti un piacere l’un l’altro», spiega Minà), Fidel che riceve il pontefice in abito blu («Fu una mossa azzeccata, la divisa era la rivoluzione, lui era una istituzione», chiosa il giornalista) e poi gli scoop degli altri documentari. È stato davanti al microfono di Minà che Fidel ha parlato per la prima volta della guerriglia africana del Cue («Uno scoop mondiale», gongola giustamente lui) e poi una maratona nella maratona: perché il film sulla giornata con il líder máximo deriva da sedici ore di girato su 24.00: «Praticamente - sorride Minà - manca solo la parte in cui dorme». Chissà se Veltroni, alle prese con la partita doppia del Campidoglio e del partito democratico aveva avuto modo di valutare a pieno l’impatto della maratona fidelista.
    Chissà se si farà un salto al Filmstudio per godersi un frammento di maratona. Certo è che nove ore di fidelismo possono mettere a rischio dieci anni di neokennedysmo. E che solo così si spiegano le parole di fuoco con cui il sindaco ha risposto alla goliardata della fontana inchiostrata: «È davvero molto grave. È un’offesa a Roma. C’è gente che non perde occasione per dimostrare di volere male alla città». Hasta la burla, siempre, comandante Veltroni.

  4. #4
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    Benvenuti alle Veltroniadi
    Walter Veltroni all'Auditorium Parco della Musica durante la presentazione della Festa internazionale del Cinema a Roma

    http://www.lastampa.it/redazione/cms...6772girata.asp

    Vera incoronazione cinefila del neosegretario Pd. Cento film e dieci premi Oscar "per riaccendere la speranza degli italiani"

    FABRIZIO RONDOLINO

    Peccato che gli elettori delle primarie abbiano trombato Ferzan Ozpetek e Michele Placido, perché altrimenti la celebrazione cinefila del neosegretario del Pd sarebbe stata perfetta. Il senatore Goffredo Bettini - che sui giornali si è già guadagnato il titolo di «Gianni Letta di Veltroni» - in qualità di presidente della Fondazione Cinema per Roma ha presentato alla stampa il villaggio della Festa del Cinema, che si apre oggi in pompa magna. Espletate le formalità di rito, Bettini si è dedicato al tema del giorno: l'incoronazione democratica di Veltroni. Finora, ha sottolineato Bettini, «ha dominato la preoccupazione di costruire fortilizi, l'uno contro l'altro armati, piuttosto invece di aprirsi ai cittadini, alla gente semplice, agli italiani, ai lavoratori per cercare di fare con grande calma e razionalità quello che deve fare un governo: risolvere i problemi». «La repubblica - ha continuato Bettini - è in difficoltà e il Pd nasce per riaccendere una speranza».

    Anche la Festa del Cinema nasce nel nome della speranza, e nulla meglio del cinema riesce a raccontare l'immaginario veltroniano. A scorrere la lista degli ospiti illustri c'è di che essere sinceramente ammirati. Al festival, oramai apertamente in concorrenza con Venezia quanto meno sul piano del divismo, ci saranno quest'anno Cate Blanchett e Coppola, Sean Penn e Robin Williams, Tim Robbins e Robert Redford… In tutto, dieci premi Oscar per altrettante photo opportunities del neoeletto segretario del Pd. Il cinema, tuttavia, non è solo uno svago o un'autocelebrazione o una ghiotta occasione di propaganda: è anche un modo per tessere relazioni, costruire alleanze, e in definitiva consolidare un sistema di potere che ha già potenti ramificazioni in Rai e ovunque a Roma si faccia (o si creda di fare) cultura. Così, soltanto i cinefili più ingenui si sono meravigliati della nomina nel consiglio d'amministrazione della Fondazione Cinema per Roma di Pietro Calabrese, che col cinema e la cultura in genere ha ben poco a che fare, ma molto invece con quel generone romano politicamente trasversale (e dunque, oggi, naturaliter veltroniano) che si raccoglie fra il Circolo Aniene e Sabaudia, fra i cantieri e le boutiques. Si dice che per Calabrese, ex direttore del Messaggero ed entusiasta ammiratore di Marina Berlusconi, ci sia presto la poltrona di presidente, al posto di Bettini. In ogni caso, il festival di Roma è destinato a diventare il «ponte sullo Stretto» di Veltroni, la grande opera destinata ad accompagnarne la carriera politica futura.

    Oggi Veltroni si dividerà fra l'inaugurazione all'Auditorium (con un documentario su Anna Magnani) e il concerto di musiche da film al Teatro Sistina con Andrea Bocelli e l'Accademia nazionale di S. Cecilia, in prima fila i presidenti di Camera e Senato Fausto Bertinotti e Franco Marini e il vicepremier Francesco Rutelli. Fra la miriade di iniziative parallele alla Festa, una mostra che Veltroni non mancherà di visitare, e che di nuovo ha a che fare con la «speranza». E' la mostra dedicata all'illustratrice italiana di Harry Potter, la prima in Italia, allestita alla Casina di Raffaello. Insieme al maghetto più popolare di tutti i tempi non mancheranno le illustrazioni di alcuni suoi cugini, dal mago di Oz a Peter Pan. I visitatori entreranno passando attraverso un bosco, luogo di transito dalla realtà alla fantasia, e un cantastorie li accompagnerà attraverso la sala del disegno, la sala del colore, quella delle fiabe e quella dei libri, fino alla sala cinematografica dove i personaggi fantastici prendono vita.

  5. #5
    oro e porpora
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    Peccato che "Why Veltroni is unfit to lead Italy" lo abbia scritto Fausto Carioti e non l'Economist.

    E cmq non capisco questa derisione nei confronti di Gianni Minà, che all'estero viene considerato uno dei migliori giornalisti italiani.

    Anzi, consiglio a tutti di andare a vedere il suo nuovo documentario su Cuba e Fidel, io ci andrò sicuramente.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da adso88 Visualizza Messaggio
    Peccato che "Why Veltroni is unfit to lead Italy" lo abbia scritto Fausto Carioti e non l'Economist.

    E cmq non capisco questa derisione nei confronti di Gianni Minà, che all'estero viene considerato uno dei migliori giornalisti italiani.

    Anzi, consiglio a tutti di andare a vedere il suo nuovo documentario su Cuba e Fidel, io ci andrò sicuramente.
    Peccato che l'Economist (come altri giornali stranieri che fino ad 1 anno fa sbandieravate come il Libretto Rosso di Mao) abbiano scritto di peggio su Veltroni e soprattutto su Prodi...buona visione,tanto tra una fregnaccia e l'altra...

  7. #7
    oro e porpora
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    Citazione Originariamente Scritto da Mantide Visualizza Messaggio
    Peccato che l'Economist (come altri giornali stranieri che fino ad 1 anno fa sbandieravate come il Libretto Rosso di Mao) abbiano scritto di peggio su Veltroni e soprattutto su Prodi...buona visione,tanto tra una fregnaccia e l'altra...
    Guarda che ho letto qualche articolo della stampa straniera: il più caustico mi sembra sia stato l'Indipendent, che comunque è sempre così, ma in generale il giudizio che ne è uscito fuori non è né negativo né positivo, piuttosto all'estero aspettano di vedere le prossime mosse di Veltroni e se reggerà il dualismo con Prodi.

    Nulla a che vedere con ciò che si diceva del nano, basta ricordare che veniva dipinto come "capomafia", con tanto di copertine e titoli tipo "Der Pater" (Il Padrino).

  8. #8
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    Come mai avete preso ad attaccare Veltroni, ignorando Prodi?
    Fifa??

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da picchio Visualizza Messaggio
    Come mai avete preso ad attaccare Veltroni, ignorando Prodi?
    Fifa??
    Prodi è morto. Non che sia stato mai in buona salute (politica dico) ma oramai... Pensiamo al futuro avversario

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Mantide Visualizza Messaggio
    Cinema Fidel e beffa futurista
    La Roma di Veltroni arrossisce


    di Luca Telese

    http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=214458&PRINT=S

    Il festival celebra il Che, ma un gruppo di vandali burloni denuncia la deriva radical chic della Capitale e colora l'acqua della Fontana di Trevi

    Ci mancava solo la beffa dadaista di Azione futurista, ci mancava solo la fontana di Trevi colorata di rosso per azzardo mediatico, mancava solo questo per rendere in maniera simbolicamente sgargiante il tono paradossale della giornata di ieri, in una Roma veltroniana che dopo anni di kennedysmo dosato dal sindaco con sagacia e pazienza, dopo un decennio di cultura di nuove icone «liberal» - da Don Milani agli azionisti, da De Saint Exupéry a Olof Palme - veniva improvvisamente attraversata da fervori «radical», terzomondisti, rivoluzionari.

    E se è vero (come è vero) che il festival del cinema è il vero biglietto da visita cultural-politico di questa amministrazione, se è vero che ad organizzare la rassegna è lo stesso Goffredo Bettini che è anche l’unico numero due della corrente veltroniana, allora è sicuramente rilevante che il più importante evento politico della rassegna sia la maratona «castrista» organizzata da un caricatissimo Gianni Minà (iniziata ieri, e destinata a finire domenica). Un evento nell’evento, che occupa ben tre giorni, e impegna cinque monumentali documentari che Minà ha girato in quasi venti anni di lavoro: si passa dalla storica intervista di quattro ore del 1987 (Fidel), alle due puntate dedicate a Il papa a Cuba, a Un giorno con Fidel, a Cuba trenta anni dopo, a Castro racconta Guevara, per chiudere con un’ultima pellicola dedicata al Comandante Marcos. In realtà il giornalista aveva in cantiere persino un’altra pellicola, ma non ha fatto in tempo a ultimare il montaggio in tempo per la rassegna.

    Ma in ogni caso lui, il giornalista più vicino a Fidel, il più profondo conoscitore del Sudamerica in Italia, l’uomo che ha fatto impallidire il lungometraggio di Oliver Stone su Il Comandante e dimenticare le sperimentazioni cubane di Barbara Walter e Dan Rather («Non se li ricorda più nessuno, li ho cancellati!», grida euforico), ieri era sulla soglia del cinema Filmstudio con il piede piantato e una carica esplosiva: «Questo mio lavoro ha subito anni di censura e di embargo in Italia, quando tutto il mondo applaudiva questi documentari. A Berlino sono stato osannato. Solo da noi - attacca Minà - c’è un inspiegabile pregiudizio che impedisce che queste pellicole potessero circolare liberamente». Fino a ieri: «Sì, certo. Devo dire grazie a Veltroni, e soprattutto ai curatori della mostra per avermi dato questo spazio, per avermi fornito una visibilità così importante».

    La maratona, proiettata in una sala di Trastevere (il festival, come è noto, è itinerante) registrava purtroppo un solo spettatore (il sottoscritto). Ma in sala la mole di documenti era straordinaria. Fidel che parla all’assemblea degli scrittori americani spiegando i retroscena e la sua lettura del viaggio di Wojtyla («Si sono fatti un piacere l’un l’altro», spiega Minà), Fidel che riceve il pontefice in abito blu («Fu una mossa azzeccata, la divisa era la rivoluzione, lui era una istituzione», chiosa il giornalista) e poi gli scoop degli altri documentari. È stato davanti al microfono di Minà che Fidel ha parlato per la prima volta della guerriglia africana del Cue («Uno scoop mondiale», gongola giustamente lui) e poi una maratona nella maratona: perché il film sulla giornata con il líder máximo deriva da sedici ore di girato su 24.00: «Praticamente - sorride Minà - manca solo la parte in cui dorme». Chissà se Veltroni, alle prese con la partita doppia del Campidoglio e del partito democratico aveva avuto modo di valutare a pieno l’impatto della maratona fidelista.
    Chissà se si farà un salto al Filmstudio per godersi un frammento di maratona. Certo è che nove ore di fidelismo possono mettere a rischio dieci anni di neokennedysmo. E che solo così si spiegano le parole di fuoco con cui il sindaco ha risposto alla goliardata della fontana inchiostrata: «È davvero molto grave. È un’offesa a Roma. C’è gente che non perde occasione per dimostrare di volere male alla città». Hasta la burla, siempre, comandante Veltroni.
    Mantide,
    questa porcata la devi attribuire agli esiti dell'educazione dei nostri giovani che sono stati allevati nelle scuole dalle sinistre di varia tendenza a dispregiare il prossimo ma non se stessi e a lordare tutto ciò che non capiscono.
    Il male fatto è stato tanto grande da rendere impossibile al sistema educativo di rimediare agli errori perchè le generazioni che insegnano sono come i loro allievi pro-tempore.

 

 
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