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  1. #1
    naufrago
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    Post [La Guerra dei Regni] I racconti dei bardi

    [Andrea I Nemesi]

    Komoth, al confine tra le terre Oscure di Naggaroth e il Regno di Thule.

    Una volta questa città era Vassilia, capitale dell'Antico Impero Iperboreo. Si racconta che i suoi palazzi splendessero come gemme candide, incastonate nell'oro dei campi di grano e nel verde dei vasti pascoli di cavalli...

    Ma da secoli quella città è Komoth, in parte necropoli in parte villaggio popolato da creature oscure: l'avamposto del Male verso le terre di Thule. Un ammasso pestilenziale di edilizia abusiva popolare creata da empi imprenditori troll; la terra, attorno, è scura e arida, il cielo perennemente coperto da una coltre di nuvole minaccianti un temporale che non arriva mai. Si dice che Komoth non sia colpita da un raggio di sole sin dal crollo dell'Impero Iperboreo...

    Fino ad ora.

    "Arcieri, mirare..."
    Il migliaio di archi lunghi fabbricati nella Cambria si tese.
    "Fuoco!"
    Mille scintille volarono per il firmamento, riempiendolo ancora una volta di stelle a dispetto dell'oscurità dominante, per poi ricadere sulla cittadella oscura. Mille fiamme, mille incendi si levarono, attizzati dal freddo vento dell'Ovest; divorarono Komoth in pochi minuti, senza che si levasse un solo urlo... Di urla ce n'erano state già tante nella battaglia precedente.
    I Principi, a cavallo, ispezionavano il terreno di battaglia, correndo ad ogni passo il rischio di scivolare, per il gran numero di cadaveri ammucchiati, sui resti del tronfio esercito di Naggaroth. Guardavano intanto con aria fiera l'esercito di Thule, stremato ma entusiasta, gioire e brindare alla prossima distruzione del Male... Tutto ciò, mentre i palazzoni venivano giù, sempre più consumati dal fuoco.
    Il Principe di Cambria, Andrea I "Arwald" Nemesi, spingendo il cavallo al galoppo, giunse in quel momento all'Assise improvvisata sul campo di battaglia.
    "L'ordine è stato eseguito, Lord Reggente, come può vedere. Komoth brucia: Naggaroth e i suoi servi hanno le ore contate."
    "Chissà perchè i Generali degli Elfi Oscuri e degli altri popoli nemici non si sono fatti vedere..." esclamò allora il Principe Perseo. "Forse sono nella loro capitale a pregare i loro infimi dèi!"
    "Demoni, Principe, demoni." Disse allora il Lord Reggente. "Comunque questo poco importa. Ciò che importa è la vittoria di oggi... La prossima battaglia sarà decisiva, il nemico sa che da essa dipenderà il loro stesso annientamento. Ma rallegriamoci, finchè possiamo: domani su Komoth splenderà di nuovo il sole."
    "All'idromele!" Un grido unanime si levò dall'Assise dei Principi; e tutti spronarono il proprio destriero alla tavola già imbandita, mentre dov'era stata Vassilia e dov'era stata Komoth solo un mucchio di cenere testimoniava la lotta che si era svolta tra il Bene e il Male.

    •   Alt 

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  2. #2
    naufrago
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    [Andrea I Nemesi]

    Foreste della Contea Occidentale, pieno pomeriggio.

    "Periadoc, Periadoc!"
    "Che c'è, Meregrino?"
    "Vieni qui, presto!"
    L'hobbit Periadoc, gaio e veloce, corse dal suo compagno, chinato sulle nodose radici di uno dei tanti alberi che li circondavano.
    "Guarda un po' cos'ho trovato!" esclamò orgoglioso Meregrino, e si scostò: in una cavità sotto il tronco dell'albero, un enorme porcino di 3 chili, di quelli che si trovano soltanto una volta ogni autunno nel Regno degli Hobbit, si rivelò alla vista dell'amico, che sussultò.
    "Incredibile, che fortuna! Questo andrà benissimo per la festa di domani sera: il Re Liberamente ci farà un sacco di complimenti e ci inviterà al suo tavolo!"
    "E ci offrirà pure un sacco di idromele! Forza, amico Periadoc, aiutami a staccarlo!"
    "Aspetta, Meregrino, sembra che qualcosa mi abbia punto sul collo..."

    Periadoc si alzò. Dette un'occhiata attorno, a cercare di vedere lo strano insetto che lo aveva colpito. Solo per ultimo pensò a guardare in alto.
    Un goblin, ricoperto dalla lucente corazza del suo popolo e con lo stemma della Sfera di Coprosperità sul rozzo elmo, puntava la spada d'acciaio verso la coppia di piedipelosi. Periadoc si toccò il collo: era sangue, quello che scorreva caldo lungo tutta la schiena. Una ferita non mortale, ma di certo un avvertimento: d'altronde, i goblin non sapevano parlare la lingua dei Piccoli Uomini.
    "M-meregrino... Corriamo via, presto..."
    L'altro Hobbit alzò la testa con aria scocciata, sentendo la voce tremante dell'amico; proruppe in un "Dammi una mano, che..." e poi lo vide; si rizzò in piedi, impallidito.
    Con voce roca e un pesante accento che deformava ogni parola con i versi e i piccoli urli di cui era fatta la sua lingua, il goblin disse: "Via, ragazzini. Questa è roba nostra."
    Gli Hobbit non se lo fecero ripetere due volte, e fuggirono via, verso Nuova Buckburgo.

    Il Principe dei Goblin e dei Coboldi Manfr seguì la loro corsa con lo sguardo, rimuginando fra sè e sè, finchè non sentì un vento freddo alle sue spalle. Si girò: un cavaliere non-morto, avvolto nella sua tunica nera, lo aveva raggiunto. Il Principe Richard Gecko non era di molte parole; la sua presenza inquietava un po' il Principe Manfr, che però si era abituato a sopportarla: in un modo o nell'altro, gli Hobbit andavano sconfitti.
    "Salute a te, o Oscuro Signore. Cosa succede?"
    Un silenzio gelido intercorse fra domanda e risposta.
    "Ho voglia di uccidere. Come ai tempi di NFM."
    Un brivido corse lungo la spina dorsale del goblin, ma questi non ci badò, e rispose:
    "Non ti preoccupare, Richard. Presto avrai tutto il sangue che brami. Presto..." e volse lo sguardo alle fiere mura di Nuova Buckburgo, dove i falò della festa in onore del Re cominciavano a bruciare "... Presto quelle mura crolleranno per i nostri assalti. Vendicheremo Komoth, e il Bene perderà una delle sue ultime cittadelle."
    "Bene." E il Principe non morto se ne andò via, silenzioso come era venuto; lasciando Manfr a pensare che non sarebbe stata certo una battaglia semplice. E a pregare il Grande Porcino Celeste di aiutare i suoi commilitoni in questa lotta...


    Intanto, a Nuova Buckburgo, due giovani Hobbit arrivarono trafelati al banchetto in preparazione. A dirigere i lavori, un Piccolo Uomo in abiti regali; alla cintola, una spada alta quanto lui.
    "Sire... Sire..." ansimò Periadoc "Goblin... nella foresta ad Ovest..."
    Re Liberamente lo guardò, con aria assorta, e scosse la testa.
    "Le notizie erano vere, allora." Guardò attorno la felicità degli Hobbit che già pregustavano l'idromele, e con un tono deluso disse: "La festa è annullata. Tutti dentro le mura; mandate un messaggero a Thule, a chiedere rinforzi. Questa sera non la birra, ma il sangue goblin e il sangue hobbit scorreranno..."

  3. #3
    naufrago
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    [Perseo]

    AVANTI PER LA CONTEA !!

    Gli Hobbit procedevano in formazione guidati dal loro principe Liberamente, gli arcieri quasi invisibili tra l'erba alta aprivano la strada alla formazione compatta dei fanti, seguiti infine dai cavalieri in armatura col vessillo del Drago Blu.

    L'orda dei cavalcalupi goblin era immobile in lontananza, l'esercito si avvicinava camminando sui cadaveri lasciati dalle numerose scaramucce che avevano preceduto l'avanzata definitiva.

    Distinguendo delle forme davanti a loro si fermarono per un attimo perplessi, la figura spettrale del principe Gecko, immobile, si frapponeva tra loro e i goblin, in apparenza troppo lontani per venirgli in aiuto. Solo un pugno di uomini lo scortava, alti, sciarpe nere erano avvolte attorno ai loro elmi come sbuffi di fumo. Ma invece di armi avevano dei grandi tamburi tenuti a tracolla.

    Liberamente sentiva l'odore della trappola, poteva essere solo una trappola, ma di che genere? Potevano fermarsi o indietreggiare? Potevano rinunciare all'occasione di catturare uno dei capi dell'esercito che li assaliva?
    Si rivolse al principe FdV77, che comandava i cavalieri drago.

    "E' sicuramente un agguato, ma forse non hanno tenuto conto della velocità dei vostri cavalli, una carica potrebbe travolgerli prima che possano mettere in atto le loro necromanzie."

    FdV77 non rispose a parole, si limitò a sguainare la spada.
    A quel segnale tutti i cavalieri misero al passo per superare gli hobbit e portarsi a distanza utile per lanciare i cavalli al galoppo, gli uomini che scortavano Gecko iniziarono a suonare i loro tamburi.

    Cresceva il rombo degli zoccoli mentre più di cento cavalli prendevano velocità, e altrettanto cresceva il rullo dei tamburi, l'aria risuonava del grido di guerra dei cavalieri, la terra tremava.
    Anche i cadaveri sparsi a terra sembravano tremare, notò Liberamente, sussultavano, un sospetto lo colse accompagnato da un brivido freddo.
    Il sospetto fu confermato quando la mano di quello che era stato uno dei suoi arcieri gli si serrò attorno alla caviglia. Era già preparato, tagliò quella mano con un fendente secco, ma già altre si alzavano da ogni dove.
    In un attimo si trovarono tutti a dover combattere contro cadaveri che camminavano e colpivano al ritmo dei tamburi, un muro di morti rianimati si alzò tra i cavalieri e il bersaglio della carica, invischiandoli in una mischia confusa.

    " Brandibras, pianta qui lo stendardo! Suonate i corni ! Tutti gli hobbit si riuniscano attorno a me.. raccoglietevi ! "

    Liberamente cercava di raccogliere i suoi hobbit in un quadrato per respingere gli zombie che vagavano per tutta la sua visuale, ma ora anche i goblin si erano mossi, i cavalcalupi velocissimi stavano piombando sui due lati. Gli ometti verdi, lungi dal volere l'urto frontale, stavano tendendo gli archi.
    " Alzate gli scudi !! "
    Fu l'ultima parola che sentirono prima che il fischio di mille frecce nere coprisse ogni altro suono.

  4. #4
    Chap Socialist
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    Nuova Buckburgo- Petzo Amministratifo Ti Kontea ke è di Gobbi.

    Il Capo Cavalca Squig Gittamas il Costruttore, Manfr per gli amici, fissò con aria contrariata le macerie di Nuova Buckburgo, antica capitale della Contea. Era arrabbiato, molto arrabbiato: di solito, era clemente con i prigionieri, limitandosi a spedirli nelle miniere di Sale o nei Campi di Fungo Titano, ma la pervicace resistenza opposta dai Tapponzoli e dai loro alleati Orecchie-a-Punta non lo aveva certo bendisposto: tutti i cavalieri del Drago Blu sopravissuti (blasfemi che avevano osato appropriarsi del simbolo della Sfera e della Dea Tiamat) erano stati dati in pasto alle lumache giganti dei coboldi, mentre a tutti gli Hobbit in età adulta erano state mozzate due dita dalla mano dominante. Nessun Tapponzolo avrebbe mai sollevato un arnese più pericoloso di una vanga contro i suoi nuovi signori.
    Il cattivo umore di Gittamas, tuttavia, perdurava: essere partiti con 3'200 soldati (ivi compresa l'orda di NonMorti che il Principe Gecko aveva risvegliato dagli antichi Tumuli della Contea) e restare con 400 era una vittoria pagata a carissimo prezzo. Gittamas avrebbe dovuto presto rendere conto all'Assemblea degli Azionisti dell'Alta Vendita Goblin, se i campi di Buckburgo non fossero tornati rapidamente produttivi e se i ribelli, guidati da Re Liberamente, non fossero stati schiacciati in fretta.
    Rabbuiato, Gittamas si ritrovò a fissare quasi ipnotizzato la pira su cui ardevano i corpi in decomposizione dei morti in battaglia. Il fuoco ruggiva e guizzava sinuoso come un serpente. E fu allora che il piccolo goblin si trovò a fissare un volto tra le fiamme urlanti: un volto di donna, pallido incorniciato da una folta chioma corvina. Stretti occhi verdi, una fessura da rettile che li spaccava a metà, lo fissavano freddi, mentre una lunga e elegante veste nera ne fasciava le forme


    La donna non parlò: non ce ne fu bisogno, perchè Gittamas, a un solo sguardo di quegli occhi verdi, sognò.
    Sognò un mondo che, sotto una luna malata, pullulava di forgie e fucine; sognò un mondo in cui centinaia, migliaia, milioni di uomini e donne di ogni razza marciavano compatti sotto il nero stendardo della Regina Dei Draghi; sognò un mondo in cui nessuna differenza sarebbe più esistita, sotto lo sguardo inflessibile e giusto dell'Oscura Signora; un mondo che avrebbe sconfitto la morte stessa, e reso eterno il servizio alla Causa. Un mondo che sarebbe stato creato da un singolo con dietro la forza di milioni: lo vide, rivestito in una armatura nera come il giaietto. E accanto a lui potè appena intravederla: una donna, vestita come la Regina, che portava dentro di sè il sangue e il seme del Drago, e che avrebbe dato i natali al Nuovo Mondo.
    Gittamas, con passi incerti, si alzò meccanicamente in piedi. Il fuoco era tornato a guizzare aranciastro, diffondendo il tanfo di carne bruciata nelle campagne. Lentamente, con lo sguardo beato, si allontanò, verso le forge: tutto ora era chiaro.
    Da ogni cosa il suo contrario: dalla Luce l'Ombra, dalla Legge il Caos, dal Caos la Legge. Una nuova Legge, fortificata dallo scontro con la precedente, non più Caos primigenio, ma qualcosa di nuovo e migliore, una Sintesi benedetta dalla Regina.
    Un Mondo, una Verità, una Realtà. Una Dea.

    ***

    Aesir, Regno di Thule


    Leonor non capiva perchè Gillian lo stesse facendo: i due ragazzi erano cresciuti insieme, nelle due casette di campagna alle pendici di Aesir, ed erano amici per la pelle. Ambedue quindicenni, avevano passato mille avventure, tra il fiume e la casetta sull'albero che avevano costruito insieme a 10 anni. Dopo la morte della madre di Leonor, lei aveva pianto sulle sue spalle, e lui l'aveva consolata, e lo stesso era successo, all'inverso, quando il padre di Gillian non era tornato da Naggaroth pochi mesi fa. Mai uno screzio, niente di niente. E allora perchè ora Gillian, dopo che erano andati a passeggiare nei campi innevati, l'aveva colpita ? Perchè le aveva dato quello schiaffo che l'aveva fatta cadere, e ora le stava cercando di strappare i vestiti? Solo perchè lei non aveva voluto darle un bacio? Leonor aveva paura, lui continuava a farle del male e lei sentiva le lacrime salirgli agli occhi, ma cercava di respingerle per non dargli la soddisfazione di vederla piangere. Poi sentì un dolore fortissimo, il più grande che avesse mai provato, e non riscuì più a trattenersi: urlò forte, piangendo, chiedendo aiuto, chiamando sua Madre, la sua adorata madre che era stata portata via dalle febbri tanti anni fa. E in quel momento accadde. Ci fu un rombo, nel cielo, forse un tuono che annunciava una nuova tempesta. Poi un lampo accecante che la costrinse a chiudere gli occhi: quando li riaprì, steso sopra di lei c'era il corpo esanime di Gillian, sulla sua schiena nuda e martoriata un marchio inciso a fuoco:


    E fu allora che Leonor urlò come mai prima in vita sua, un terrore cieco che le squassava il corpo mentre il cielo si rabbuiava e si alzava un vento gelido sulle Terre di Thule.

  5. #5
    Chap Socialist
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    Aggiungiamo un pò di background

  6. #6
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    Ottimo, Manfr! Presto aggiungerò il racconto della Creazione del Mondo e la narrazione dell'elezione di Templares a Re
    Andrea I Nemesis
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  7. #7
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    Kronadan, Capitale del Regno di Naggaroth: una città oscura, una distesa grigia segnata qua e là da enormi fessure tra gli edifici, rosse come terribili cicatrici, e da alte piramidi, in cui echeggiavano le litanie dedicate ad antichi massacri e le urla degli inumani soldati dei Druchii che subivano il rito della Possessione del Male. Al centro, il grande tempio dedicato a Kron, il Signore della Guerra, il dio a cui tutti i Re dei Druchii giuravano obbedienza ed eterna fedeltà nel compire le sue sanguinose missioni: ogni mese, una giovane vergine umana gli veniva sacrificata, per garantire il suo favore e, soprattutto, la vittoria finale.
    Negli ultimi mesi, Kron doveva avere distolto lo sguardo.
    Ben al di là delle nere mura che circondavano la città, mura che fino ad allora non avevano mai dovuto sostenere alcun assedio e vedere alcun morto, a parte i soldati di guardia che ogni giorno venivano sempre più consumati dal male, l’esercito di Thule si era radunato per distruggere infine il maggiore bastione dei nemici del Bene. Gli stendardi, blu con il Bianco Cerchio di Pietre di Aesir e la spada dall’elsa crociata, sventolavano lievemente ad ogni movimento d’aria viziata nella bonaccia generale. Gli arcieri preparavano i fuochi per le loro frecce; i fanti si scambiavano qualche parola, guardando la spada e controllando la resistenza dell’armatura e dello scudo; i cavalieri tentavano di calmare i cavalli, che s’imbizzarrivano continuamente, come se uno spiritello cattivo li agitasse e li spaventasse. Guardavano le mura di Kronadan, e impallidivano al pensiero di doverle scalare.
    I Principi, a cavallo, passarono davanti all’esercito e si fermarono al centro. Ogni soldato poteva vedere i loro volti tesi, e ogni soldato capì che il loro Re stava per iniziare il suo discorso. Il silenzio scese sugli aridi campi occupati dai Thuleani, più imponente e inquietante delle piramidi di Naggaroth, da ognuna delle quali si levavano urla di dolore e di gioia truce. Re Templares parlò:
    “Coraggiosi soldati del Regno di Thule, provenienti dalle colline della Cambria, dalle fertili pianure di Hleidr, dai monti di nuova Harondor, dalle coste di Raemas, dalle strade di Aesir! La vostra forza e il vostro animo ci hanno permesso di spingerci fino a qua, nel cuore pulsante dell’Impero Malvagio, nella Capitale di Naggaroth! Nessun uomo prima d’ora aveva mai calcato queste terre col nobile obiettivo di radere al suolo Kronadan: non le armate ispirate del Vicariato del Bene, non i dorati catafratti dell’Impero Iperboreo! Guardate allora ciò che nessun altro Soldato della Volontà Celeste aveva mai neppure immaginato: l’Oscura Città si stende davanti a voi, vi mostra le sue meraviglie e i suoi delitti, chiama tutte le sue forze per salvare la sua stessa sopravvivenza. Fate sì che le sue speranze siano vane, pregate l’Onnipotente Arbitro che ci assista in questa battaglia! La Storia probabilmente non ricorderà il singolo nome di ognuno di voi: ma l’impresa che compirete oggi, conquistando quelle mura e tutto ciò che vi è dentro, rimarrà per sempre nella memoria degli Uomini e di qualsiasi popolo coltivi ancora il Bene nel nostro mondo! Perciò combattete, fratelli: e non spaventatevi se vedrete marciare il nemico contro di voi all’unisono, con passi uno uguale all’altro, tutti posseduti dalla medesima volontà, dal Male stesso: l’Arbitro Celeste ha distolto lo sguardo da noi, ha lasciato nei tempi antichi che noi non fossimo burattini al suo servizio, ma uomini liberi. E non è forse più coraggioso un guerriero che combatta per la sicurezza della propria Patria, per la propria libertà, per la gloria della Giustizia, piuttosto che un servo che versi il sangue altrui soltanto per sfuggire un castigo più terribile di quanto possa immaginare, una consunzione eterna? Quindi non abbiate paura, non aspettate un solo momento a uccidere gli schiavi del male che vi si presentano davanti per uccidere prima voi, e poi i vostri cari a casa! Questo giorno vedrà la Gloria di Thule o la sua rovina: ma io vi assicuro che, come è sorto il Sole su Komoth, sorgerà anche su queste terre disgraziate! Soldati... La vittoria è sulla punta della vostra spada: conquistatela!”
    A queste parole, le armate di Thule esplosero in un grandissimo boato: il discorso aveva rinvigorito tutti e riacceso le speranza di conservare la vita acquistando fama e onore sulle mura di Kronadan... Ma, nello stesso momento in cui Re Templares finì il suo discorso, l’esercito di Naggaroth uscì dalla città.
    Migliaia di soldati marciavano ad un ritmo cadenzato, segnato dai rozzi tamburi dei troll; centinaia di volti rivoltanti e inespressivi guardavano i volti degli Uomini, in uno stato quasi catatonico; soltanto i Principi, segnati dalle automutilazioni che facevano per acquistare il favore di Kron, mostravano un fanatismo temibile, e sembravano non vedere l’ora di bere il sangue, nemico o amico, dagli stessi cadaveri...
    Solo quella visione poté far tremare ancora i Thuleani; e allora ogni Principe gridò alla sua Compagnia: “Non avete sentito le parole del Re? Sono solo schiavi del Male, pupazzi al servizio delle Tenebre. Non preoccupatevi di loro, perché l’Arbitro Celeste dall’altro guiderà il vostro braccio a conquistare la meritata vittoria! Alle armi!”. E i soldati del Bene serrarono i ranghi, pronti a combattere.
    Re Templares fece allora un cenno ai Principi degli Arcieri. Arwald I era tra loro. Capì il segnale.
    Un attimo dopo, migliaia di scintille solcavano il cielo, pronte ad abbattersi per l’ultima volta sulle forze del Male...
    Andrea I Nemesis
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  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Andrea I Nemesi Visualizza Messaggio
    Kronadan, Capitale del Regno di Naggaroth: una città oscura, una distesa grigia segnata qua e là da enormi fessure tra gli edifici, rosse come terribili cicatrici, e da alte piramidi, in cui echeggiavano le litanie dedicate ad antichi massacri e le urla degli inumani soldati dei Druchii che subivano il rito della Possessione del Male. Al centro, il grande tempio dedicato a Kron, il Signore della Guerra, il dio a cui tutti i Re dei Druchii giuravano obbedienza ed eterna fedeltà nel compire le sue sanguinose missioni: ogni mese, una giovane vergine umana gli veniva sacrificata, per garantire il suo favore e, soprattutto, la vittoria finale.
    Negli ultimi mesi, Kron doveva avere distolto lo sguardo.
    Ben al di là delle nere mura che circondavano la città, mura che fino ad allora non avevano mai dovuto sostenere alcun assedio e vedere alcun morto, a parte i soldati di guardia che ogni giorno venivano sempre più consumati dal male, l’esercito di Thule si era radunato per distruggere infine il maggiore bastione dei nemici del Bene. Gli stendardi, blu con il Bianco Cerchio di Pietre di Aesir e la spada dall’elsa crociata, sventolavano lievemente ad ogni movimento d’aria viziata nella bonaccia generale. Gli arcieri preparavano i fuochi per le loro frecce; i fanti si scambiavano qualche parola, guardando la spada e controllando la resistenza dell’armatura e dello scudo; i cavalieri tentavano di calmare i cavalli, che s’imbizzarrivano continuamente, come se uno spiritello cattivo li agitasse e li spaventasse. Guardavano le mura di Kronadan, e impallidivano al pensiero di doverle scalare.
    I Principi, a cavallo, passarono davanti all’esercito e si fermarono al centro. Ogni soldato poteva vedere i loro volti tesi, e ogni soldato capì che il loro Re stava per iniziare il suo discorso. Il silenzio scese sugli aridi campi occupati dai Thuleani, più imponente e inquietante delle piramidi di Naggaroth, da ognuna delle quali si levavano urla di dolore e di gioia truce. Re Templares parlò:
    “Coraggiosi soldati del Regno di Thule, provenienti dalle colline della Cambria, dalle fertili pianure di Hleidr, dai monti di nuova Harondor, dalle coste di Raemas, dalle strade di Aesir! La vostra forza e il vostro animo ci hanno permesso di spingerci fino a qua, nel cuore pulsante dell’Impero Malvagio, nella Capitale di Naggaroth! Nessun uomo prima d’ora aveva mai calcato queste terre col nobile obiettivo di radere al suolo Kronadan: non le armate ispirate del Vicariato del Bene, non i dorati catafratti dell’Impero Iperboreo! Guardate allora ciò che nessun altro Soldato della Volontà Celeste aveva mai neppure immaginato: l’Oscura Città si stende davanti a voi, vi mostra le sue meraviglie e i suoi delitti, chiama tutte le sue forze per salvare la sua stessa sopravvivenza. Fate sì che le sue speranze siano vane, pregate l’Onnipotente Arbitro che ci assista in questa battaglia! La Storia probabilmente non ricorderà il singolo nome di ognuno di voi: ma l’impresa che compirete oggi, conquistando quelle mura e tutto ciò che vi è dentro, rimarrà per sempre nella memoria degli Uomini e di qualsiasi popolo coltivi ancora il Bene nel nostro mondo! Perciò combattete, fratelli: e non spaventatevi se vedrete marciare il nemico contro di voi all’unisono, con passi uno uguale all’altro, tutti posseduti dalla medesima volontà, dal Male stesso: l’Arbitro Celeste ha distolto lo sguardo da noi, ha lasciato nei tempi antichi che noi non fossimo burattini al suo servizio, ma uomini liberi. E non è forse più coraggioso un guerriero che combatta per la sicurezza della propria Patria, per la propria libertà, per la gloria della Giustizia, piuttosto che un servo che versi il sangue altrui soltanto per sfuggire un castigo più terribile di quanto possa immaginare, una consunzione eterna? Quindi non abbiate paura, non aspettate un solo momento a uccidere gli schiavi del male che vi si presentano davanti per uccidere prima voi, e poi i vostri cari a casa! Questo giorno vedrà la Gloria di Thule o la sua rovina: ma io vi assicuro che, come è sorto il Sole su Komoth, sorgerà anche su queste terre disgraziate! Soldati... La vittoria è sulla punta della vostra spada: conquistatela!”
    A queste parole, le armate di Thule esplosero in un grandissimo boato: il discorso aveva rinvigorito tutti e riacceso le speranza di conservare la vita acquistando fama e onore sulle mura di Kronadan... Ma, nello stesso momento in cui Re Templares finì il suo discorso, l’esercito di Naggaroth uscì dalla città.
    Migliaia di soldati marciavano ad un ritmo cadenzato, segnato dai rozzi tamburi dei troll; centinaia di volti rivoltanti e inespressivi guardavano i volti degli Uomini, in uno stato quasi catatonico; soltanto i Principi, segnati dalle automutilazioni che facevano per acquistare il favore di Kron, mostravano un fanatismo temibile, e sembravano non vedere l’ora di bere il sangue, nemico o amico, dagli stessi cadaveri...
    Solo quella visione poté far tremare ancora i Thuleani; e allora ogni Principe gridò alla sua Compagnia: “Non avete sentito le parole del Re? Sono solo schiavi del Male, pupazzi al servizio delle Tenebre. Non preoccupatevi di loro, perché l’Arbitro Celeste dall’altro guiderà il vostro braccio a conquistare la meritata vittoria! Alle armi!”. E i soldati del Bene serrarono i ranghi, pronti a combattere.
    Re Templares fece allora un cenno ai Principi degli Arcieri. Arwald I era tra loro. Capì il segnale.
    Un attimo dopo, migliaia di scintille solcavano il cielo, pronte ad abbattersi per l’ultima volta sulle forze del Male...
    Andrea, indipendentemente dal gioco, credo che agli occhi dei lettori si stia rivelando un gran talento : il tuo.
    Complimenti, sei un grande scrittore !
    www.interamala.it - Visitatelo che ci tengo

  9. #9
    The darkness inside...
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    Citazione Originariamente Scritto da templares Visualizza Messaggio
    Andrea, indipendentemente dal gioco, credo che agli occhi dei lettori si stia rivelando un gran talento : il tuo.
    Complimenti, sei un grande scrittore !
    E' la forza dell'epica

    (Grazie per l'apprezzamento, comunque Ho molte altre idee in mente...)
    Andrea I Nemesis
    Rinascente
    Affiliato a Azione Conservatrice Nazionale

 

 

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