Mi è ricapitato in mano il numero del Corriere di domenica 24 giugno 2007.
A pagina 29 c’è un articolo molto istruttivo di Giuliana Ferraino. Si tratta di un’intervista a Giulio Malgara, per 23 anni presidente dell’Upa, l’associazione dei grandi investitori pubblicitari.
È interessante soprattutto l’ultima domanda:Chi saranno i big spender della pubblicità di domani?
Lo Stato, le Regioni, gli ospedali, le scuole, cioè tutti quegli enti che hanno bisogno di consenso. Ma anche le aziende private. Perché stiamo passando dalla promozione dei prodotti materiali ai grandi temi sociali: la sanità, la scuola, l’ambiente, le infrastrutture.
Mi ha stupito la naturalezza con cui ha risposto. Sembra normale che un ospedale, una amministrazione locale o lo stato spesso spendano denaro pubblico per promuovere la propria immagine.
Del resto, effettivamente, ripensando al mio caso ci sono già alcune avvisaglie...
Ad esempio, nella mia provincia c’era una rete televisiva locale che alcuni anni fa aveva fatto anche alcuni servizi di giornalismo d’inchiesta scomodi per alcune amministrazioni locali.
Adesso, anche se credo che nel frattempo abbia cambiato proprietà, è piena di pubblicità istituzionale della Provincia (ad esempio per la promozione di inutili festival e convegni e boiate varie pagate con i soldi del contribuente, come se dovesse essere l’ente a pagare per promuovere una mostra di pittura e non i giornalisti locali a dare agli ascoltatori la notizia che c’è tale mostra), di alcuni Comuni (sempre dello stesso colore politico) e di aziende municipalizzate (esemplare una martellante campagna di “sensibilizzazione dei consumi idrici”: spot lunghissimi per celebrolesi che dicono idiozie), ecc.
Inutile dire che adesso la linea editoriale della rete la fa sembrare l’house organ delle sue istituzioni di riferimento. Del resto, se supponiamo un quarto della raccolta pubblicitaria proviene dal settore pubblico (e un’altra metà da aziende “influenzabili” da una eventuale “immoral suasion” della politica locale), che senso avrebbe mettersi contro denunciando qualche porcata, e rischiare di fallire?
Questa tendenza si vede anche nei quotidiani seri e non solo locali: ad esempio “speciali” di pubblicità redazionale pagata da una regione in cui i giornalisti decantano quanto è ben gestita e quanto è bello investirci e andarci in vacanza.
Quello che temo è che, se questa tendenza continua, da una parte avremo un aumento della spesa pubblica centrale e locale per campagne di propaganda, e dall’altra mezzi di comunicazioni sempre più in “simbiosi” con i poteri di cui dovrebbero essere il “cane da guardia”.
Inoltre, questo può portare anche ad un peggioramento della qualità dell’azione pubblica: ad esempio, perché impegnarsi per due anni a riorganizzare la gestione dell’Ospedale di *** per tagliare gli sprechi e farlo funzionare bene quando è molto più semplice fare qualche mese prima delle elezioni una bella campagna pubblicitaria sui media locali in cui si decanta “Ospedale di ***: un esempio di efficienza”, “Stiamo lavorando per voi!” o “Insieme costruiamo il futuro” o cretinate del genere? Tanto la maggior parte della gente non ha informazioni di prima mano. E i malati, che ce le hanno, hanno altro a cui pensare che la politica.
P.S.: Vorrei fare un piccolo sondaggio, visto che siete da tutta Italia (specie dalle varie province): anche voi avete esperienza di media locali che hanno modificato la linea editoriale dopo massicci investimenti pubblicitari di enti pubblici locali? (non fate nomi di media e istituzioni, ovviamente: raccontate solo il caso di cui avete testimonianza in modo anonimo)