Certo che guardando le trasmissioni di vendite televisive di tappeti, sopratutto se tenute da persone con una grande tradizione familiare in materia, si imparano veramente molte cose. Ad esempio, ne cito solo alcuni, ho scoperto che il Chahar Mahal è la regione della città di Hamadan e di Malayer. Che gli uccellini contrapposti sono la rappresentazione dell’uomo e della donna che si vogliono bene (ho già gli occhi in lacrime). Che i tappeti “Poloneis” si chiamano così perché furono commissionati nell’ottocento da un “gerarca” o “ufficiale” francese, di origini polacche, e siccome il francese era la seconda lingua persiana, furono così denominati. Ho imparato che i tappeti caucasici si dividono in due categorie: Kazak e Shirvan. Ma perché Eskenazi, Eder, Sabahi, Ford, ecc. ci parlano di differenze strutturali sostanziali fra le varie tipologie caucasiche? Ho la sensazione che scrivono libri, tengono conferenze, ma non ne capiscano molto. Ho trovato molto interessante la spiegazione data sulla cessione del Caucaso, fatta dalla Persia alla Russia, a seguito di un attentato in cui morì un ambasciatore russo. E pensare che sui libri di storia lessi che l’occupazione del Caucaso, iniziata da Pietro il Grande all’inizio del settecento invadendo la Georgia, durò quasi due secoli di battaglie contro Persia, Turchia, popolazioni tribali: ma coloro che scrivono testi storici, perché non si informano? Ho anche appreso il significato vero di molti simboli dei tappeti cinesi. Ad esempio, che il medaglione “shou” non è un tipo di medaglione ben preciso con un decoro unico. Infatti, il bravo presentatore che ha tenuto a precisare “di conoscere bene la materia e di sapere perfettamente quello che dice”, ha mostrato diversi medaglioni tondeggianti, con vari tipi di decori, chiamandoli sempre “shou”. Ha parlato di pipistrelli, di farfalle, di draghi, dimostrando anche qui che i vari autori si sono sbagliati nelle loro argomentazioni. Mi ero sempre domandato: “ Ma quella lampada che in alcuni tappeti, principalmente a preghiera, pende dalla mikrab, come caspita si chiamerà?”. L’arguto presentatore, ha colmato anche questa mia grande lacuna nella conoscenza del tappeto, dandomi la risposta: si chiama “lampada di Aladino”. Non ci crederete, ma nessun autore, per importante che sia, sapeva questa cosa. Ero anche tentato d’acquistare, per una cifra di circa tremila euro, un tappeto a disegno “Cairino o Mamelucco”, purtroppo non ho capito dove, un paio d’anni fa, era stato annodato. Lo volevo comperare perché, l’amico presentatore, ha mostrato una pubblicazione che riportava l’esito di un’asta in cui, un tappeto simile, era stato aggiudicato per circa due miliardi delle vecchie lire: penso sia chiaro a tutti che l’investimento era sicuro, fra qualche anno…….. Non credo sia rilevante che quello andato all’asta fosse del XVII° secolo: o no.
Meditate gente, meditate.
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