Risultati da 1 a 10 di 10
  1. #1
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    Predefinito Dove si tiene una collezione di tappeti?

    Cari amici,
    voi che frequentate collezionisti di tappeti toglietemi una curiosità? dove li mettono tutti questi tappeti?
    Immagino che ne vogliano godere della vista il più possibile in modo da poterseli guardare quando vogliono con la minore fatica possibile perciò mi immagino alcuni scenari di cui mi aspetto conferme o smentite:

    1) possiedono una casa di oltre 500 mq perciò tra a terra e appesi non saturano mai abbastanza gli ambienti.

    2) possiedono un locale dedicato tipo show-room da negozio di tappeti, che profuma di lana e di canfora con pile (pigne si dice in gergo?) di tappeti ordinati per regione di provenienza e non per dimensione (come fanno stupidamente per praticità i venditori di tappeti in genere)

    3) possiedono una cappella di famiglia o una chiesa sconsacrata che rivestono completamente di tappeti tipo la chiesa nera in transilvania sperando che non arrivi un Boralevi qualsiasi a studiarne le origini

    4) Possiedono un attico perciò hanno tutta le pareti della scala condominiale da abbellire con tappeti alle pareti e passatoie nei pianerottoli

    5) Possiedono armadi o camerette rivestite di piombo o di acciaio ermetici e sigillati con la paura che le tarme posssano polverizzare la collezione, in cui congegni sofisticatissimi nebulizzano canfora e mantengono temperatura e umidità controllata tipo humidor per i sigari....

    Nel mio piccolo io ho disseminato prima casa e poi studio a terra, a parete, e sulle porte poi sono passato a riporre i tappeti ben piegati in modo che se ne veda il medaglione o la bordura, se più elegante, sui ripiani della libreria!

    Sì forse è così: il collezionista di tappeti ha delle grandi librerie antiche dove al posto dei libri ha tutti in vista affiancati e piegati ad arte con il vello a vista i suoi tappeti formando un patchwork di colori e decori. Si diverte a scambiarli con quelli a terra a turno e li ordina ogni volta in maniera diversa.
    I più grandi ovviamente occupano un ripiano intero e sono in basso più in alto si procede decrescendo di misura e ce ne stanno anche tre o quattro ben stipati per ripiano! Secondo voi funziona? Leo puoi cominciare nel tuo show room per valorizzare i pezzi più cari!

    Purtroppo non ho mai avuto l'occasione da architetto di progettare una casa per un collezionista di tappeti anche se mi piacerebbe moltissimo. Capita a volte di costruire gli ambienti attorno a pezzi di arredamento importanti che i clienti vogliono varolizzare.
    Mi è capitato di fare una casa con la camera da pranzo progettata in base ad lampadario di venezia del '700 non mi è ancora pero capitato il possesore di un tappeto che volesse costruirgli una stanza in cui valorizzarlo o forse non sarà mai possibile perchè se il tappeto è veramente prezioso non vorrà mai calpestarlo!

  2. #2
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    Predefinito

    Un saluto a tutti. Accidenti Andrea, ma come ti vengono certe domande. Leggendo quanto hai scritto mi hai fatto ridere: mi sono immaginato gente, esperta di free climbing, che si arrampica su scaffali; oppure trabatelli con ripiani a carrucola per superare il dislivello degli scalini e poter appendere enormi tappeti alle pareti. E che dire del “architetto delle rotazioni”; ovvero colui che decide quando e quali esemplari ruotare, tipo “uomo Del Monte”. Scherzi a parte, la cosa è seria, anche se non credo ci sia un metodo definito. L’esposizione e la conservazione del tappeto è molto importante. I nemici peggiori di un annodato, ma anche di un quadro, di un mobile ed altro, sono il clima, il sole, insetti e smog. Il troppo umido o il troppo secco sono deleteri, cosi come il troppo caldo. Il sole ha una notevole influenza sulle tinte, principalmente quelle naturali, mentre lo smog attacca la resistenza delle fibre. Gli insetti, principalmente le blatte e le tarme, sono pericolosi. Quest’ultime però, se il tappeto è alla luce e l’ambiente è rumoroso, si allontanano e non depositano le uova. Poi molto importante, il fattore sicurezza; parlo per esperienza personale. Per quanto mi riguarda, io non ho una grande quantità di tappeti. Ne ho venticinque, non tutti antichi. Ad esempio in casa mia, una vecchia casa liberty restaurata negli anni ottanta, nell’ingresso dal giardino ho una kenarek Hosseinabad anni sessanta. Sulla rampa delle scale che vanno dai locali al piano terra al primo piano, ho appeso un Lilian (1,60x2,00) del primissimo periodo americano (1910), realizzato certamente prima dell’introduzione dei modelli in carta millimetrata; sulla parete più alta, ho un Malayer (3,10x1,60) fine otto/primi nove, ed un Bijar (1,95x1,30) fine ottocento, acquistato da poco. In appartamento ho appeso nel salone un Marasali (1,50x1,16) del pieno ottocento. Gli altri sono a pavimento, tranne sei che tengo arrotolati, a rotazione, in sacchi di tela con fogli di giornale in ambiente deumidificato. Questo perché non tutti mi stanno stesi. Lo spazio lo avrei nei locali a piano terra, ma lì si accede dalla strada e qualche anno fa, nonostante gli allarmi, ho subito un furto nel quale mi hanno sottratto, assieme ad altre cose, un Senneh, un Kashan ed una bellissima passatoia Karabagh. Da quel giorno, l’ingresso strada è sempre chiuso e non amo molto mostrare i pezzi che possiedo. Conosco alcuni collezionisti “normali” che trattano i tappeti da tappeti, ovvero usandoli anche se con riguardo. Poi ne conosco altri che trattano i tappeti come si trattasse di francobolli. Uno di loro ha in catalogo quasi ottanta pezzi. Tra loro, vi sono alcune rarità come un Ushak ed un Kuba “a draghi” del 1700, ma anche un Tabriz in tutta seta anni sessanta e due Herekè in seta. Possiede un caveau climatizzato con apertura a combinazione, circuito di esalazione antitarmico e antimuffa. I tappeti sono arrotolati flosci su un cilindro di cartone trattato con il vello all’esterno, per non tenere in tensione la struttura, ed infilati in sacchetti di tela a trama larga. Ogni tanto organizza delle serate ad invito dove mostra qualche pezzo agli amici. In un'altra ala dell’interrato, ha una bellissima collezione di maioliche e ceramiche, ed anche moto d’epoca: passione ereditata dal padre. L’importante è non diventare allergici alla polvere. Buona notte.

  3. #3
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    ...... Sapevo di andarci vicino. Quello del caveau antitarme l'avevo sospettato ma non credevo si facessero veramente; da architetto mi incuriosisce come è realizzato tecnicamente tanto quanto la collezione che vi è contenuta. E' inutile dire che se alle serate ad invito siete a corto di ospiti e non siete troppo lontano da Parma...........

  4. #4
    email non funzionante
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    Predefinito controsoffitto!!

    ciao a tutti,
    mia madre ha risolto facendosi realizzatre un controsoffito molto ampio, dove riponiamo i tappeti, precedentemente arrotolati in carta di giornale, con bustine di canfora. le palline di canfora nn devono essere a contatto col tappeto, quindi facciamo piccole bustine di plastica che chiudiamo con la sparapunti. ogni due annetti + o - tiriamo giù i tappeti,li stendiamo, li teniamo aperti per una settimana per togliere eventuali grinze, e ricominciamo. certo, cmq, la soluzione è possibile solo con soffitti alti almeno tre metri, e comunque alterniamo i tappeti per poterceli godere (alcuni però nn vengono messi se non per periodi brevissimi). il problema vero comunque è sempre l'umidità, e se si è in campagna, tarme e topi. maledetti topini.
    lilithD

  5. #5
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    Visto che si parla di tappeti e vedo che siete degli estimatori esperti vi volevo domandare come posso fare a stimare il valore di alcuni tappeti comprati da mio Padre 10 anni fa. E' possibile che adesso valgano molto più di allora?Ho dei Bukhara,Tabriz,Isfahan,Yamud e un Herekè seta e oro, ma piccolino. Lui era un collezionista, ma per vari motivi e soprattutto problemi di spazio non abbiamo più dove conservarli...e abbiamo pensato di venderne qualcuno. Alcuni li abbiamo venduti, ma trasformando solo il prezzo antico in lire in euro...ho l'impressione che valgano dippiù, ma purtroppo vedo su internet che c'è molto mercato di tappeti, ma di scarsa qualità ed è difficile trovare acquirenti per questi articoli. Se avete qualche consiglio da darmi vi ringrazio anticipatamente.

  6. #6
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    Credo che i tappeti che tu hai se sono stati comprati allora come pezzi d'epoca sicuramente oggi hanno un valore che si è mantenuto e forse anche aumentato nel tempo anche se 10 anni sono pochi per una rivalutazione assoluta. (Il mondo del tappeto è ancorato al dollaro e non all'euro perciò il valore di questi articoli non è per forza raddoppiato.......)
    se sono manifatture contemporanee all'acquisto per quanto di altissima qualità sarei un po' più dubbioso, poichè il mercato si è spostato su altri generi di tappeti che adesso vanno per la maggiore tipo i caucasici, perciò se ci ripigli gli stessi soldi in lire sei fortunato (se come penso tuo padre non li avrà comprati per niente), fermo restando che il bel pezzo ha sempre il suo valore. Ti ho detto tutto e il contrario di tutto ma credo che nel mercato dei tappeti sia proprio così.
    Nel dubbio e per un parere commerciale più veritiero bisognerebbe vedere questi tappeti e sottoporli ad un commerciante che, se sa già a chi poterli rivendere te li pagherà bene, altrimenti ti farà un'offertaccia.....
    ... insomma se riesci a venderli a un privato al prezzo del loro costo non sbagli mai.

  7. #7
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    Un saluto a Grench. Ho letto il tuo scritto, ma non da notizie sufficienti per ipotizzare dei valori congrui. Dare solo nomi di luoghi di produzione, senza neanche le misure, purtroppo non vuole dire quasi nulla. A Tabriz e nel suo circondario si fanno tappeti, con varie qualità di lana o seta, da 1000 nodi a dm² sino a 6000 nodi a dm² e oltre, con prezzi indicativi da 130 a 2000 euro/m², ed oltre. Ad Isfahan e dintorni, si fanno annodati ad orditura in cotone o in seta, scarsi, fini, finissimi, eccezionali. I prezzi variano dai 200 ai 2500 euro/m², ed oltre. Ci sono poi gli Isfahan Najafabad, spesso venduti come Isfahan, che utilizzano disegni simili ma con materiali ed annodature mediamente più scadenti e, di conseguenza, prezzi più bassi. Hereke, pur con standard più elevati, ha anch’esso prezzi diversi a seconda del disegno e delle dimensioni. Un disegno animato, costa più di un disegno più semplice perché la manodopera impiega più tempo. E se i colori sono tanti o le dimensioni sono grandi, considerando che gli Hereke hanno mediamente misure piccole, costano anche molto di più. Per gli altri è l’opposto, più sono grandi, meno il mercato li gradisce. Dire Bukhara o Yomut, non si dice niente. Sono in lana o con l’armatura in cotone? Se non sono pakistani, sono russi o turcomanni: ovvero, sono stati realizzati prima o dopo il 1925/ 1930? Questo perché dopo tale data la produzione fu organizzata dal regime sovietico in manifatture: cambiarono così, per motivi di produzione, molti elementi dell’iconografia turcomanna e di conseguenza il valore. Tutto quanto sin’ora detto, vale solo se sono recenti. Se sono antichi, peggio ancora; bisogna valutare pezzo per pezzo, verificarne lo stato di conservazione, eventuali perdite di colore o sbavature dovute ai lavaggi, la qualità dei materiali, la tipologia del disegno. Se è caucasico o cinese, ha più valore un tappeto classico; se persiano, anatolico, turcomanno, ha più valore un tappeto dal disegno originale. Ma queste sono considerazioni che lasciano un po’ il tempo che trovano. Un commerciante che dovesse ritirarli, dovrà poi tener conto di un giusto ricavo su ogni pezzo. Ipotesi: valore di mercato di un vero Tabriz 60 radj da 6,00 m² = 6000 euro. Un simile pezzo potrà ritirarlo a 4800 euro, considerando un suo giusto guadagno del 20%. Però su queste cose io non sono molto attendibile. Nel merito certamente “Leo-one” o “le Tableau” sarebbero più precisi e puntuali. Un saluto e una buona serata.


  8. #8
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    Buongiorno a tutti,
    come già giustamente detto fare una stima senza mettere altri riferimenti è come partecipare
    al quiz dei fagioli della Carrà!!!

    Foto, dimensioni e riferimenti sulle modalità e prezzi d'acquisto sono necessari se si vuole una risposta seria. Quindi fatti corggio e posta i dettagli.

    Per come è impostata ora la domanda, ogni risposta potrebbe essere plausibile...

    ciao,
    leo

  9. #9
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    Saluti

  10. #10
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    Buona serata a tutti.
    Personalmente io uso una sorta di mix: di herekè, visto che ne ho "qualcuno" del maestro e della scuola più importante del secolo scorso, a parte 2 di medie-grandi dimensioni, quelli a preghiera stanno comodamente appesi, o nascosti nei ripiani di quei comodi letti con doghe e "cassettone sotto", rigidamente coperti da lenzuolo bianco di cotone e canfora più fogli di giornale. E poi ..... tirati fuori x l'occasione con amici od invitati.
    Lo stesso dicasi x alcuni persiani Koom, isfahan, teheran, mashad amoghlì, ecc. ..... essendo più grandi, uso il cassettone del matrimoniale ....., mentre x alcuni tabriz, di cui 1 molto grande in tecnica suf, mi affido a caveau di azienda specializzata o lo lascio ripiegato in altra casa con le cautele minime.
    Per gli antichi, solo caucasici (ed in verità pochissimi), uso appenderli sempre in presenza di amici od invitati, oltre a riporli in altro ennesimo cassettone sotto il letto (così fanno 3 cassettoni), oltre alle consuete tutele da luce, umidità e tarme in primis, mentre 1 va in caveau sistematicamente.
    Per il resto ..... foto e perizia con assicurazione, che, come x tutti, ..... mai coprirà il valore affettivo e venale dei ns pezzi prescelti e da ammirare.
    Cordialità

 

 

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