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    Angry Il comportamento antidemocratico di Miroslav Lajcak.

    BOSNIA: LAICAK IMPONE MISURE PER RAFFORZARE ISTITUZIONI
    (ANSA) - SARAJEVO, 19 OTT - L'Alto rappresentante della comunita' internazionale e rappresentante speciale dell'Ue in Bosnia, Miroslav Lajcak, ha annunciato oggi a Sarajevo tre decisioni che faciliteranno il funzionamento delle istituzioni statali, attualmente bloccate. Lajcak, che ha la facolta' di legiferare o destituire funzionari pubblici, ha imposto oggi modifiche alla legge sul consiglio dei ministri e a quelle sui meccanismi di funzionamento dei due rami del parlamento bosniaco, in modo da facilitare il processo decisionale ed evitare blocchi e veti fondati sull'appartenenza etnica. Il diplomatico slovacco ha anche invitato la coalizione politica al governo ad istituire meccanismi di coordinamento tra le istituzioni legislative e quelle esecutive. Queste decisioni, ha detto Lajcak nel corso di una conferenza stampa, sono l'inizio di un processo con il quale continuera' ad adoperarsi per un'efficace applicazione dell'accordo di pace di Dayton e per il rafforzamento delle istituzioni statali. Il processo d'integrazione in Europa sarebbe stato il modo migliore, secondo la comunita' internazionale, perche' la Bosnia elimini i difetti nel funzionamento dello stato. Pero', i politici bosniaci, ha detto Lajcak, hanno scelto l'isolamento del paese rifiutando la riforma della polizia, condizione posta da Bruxelles per firmare con Sarajevo l'Accordo di stabilizzazione ed associazione all'Ue. (ANSA)
    19/10/2007 17:12

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  2. #2
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    BOSNIA: SERBO BOSNIACI MINACCIANO RITIRO DA ISTITUZIONI
    (ANSA) - SARAJEVO, 22 OTT - I politici serbo bosniaci hanno minacciato l'abbandono delle istituzioni centrali bosniache per protesta contro la decisione dell'Alto rappresentante della comunita' internazionale, Miroslav Lajcak, di semplificare i meccanismi del processo decisionale nel governo e nel parlamento bosniaco. L'Alto rappresentante, che ha il potere di legiferare o destituire funzionari pubblici, ha annunciato venerdi' scorso tre misure intese a facilitare il funzionamento delle istituzioni centrali e ad evitare blocchi e veti su base etnica. La riduzione del quorum nel governo centrale ha suscitato proteste tra i politici serbo bosniaci e Milorad Dodik, primo ministro della Republika Srpska (Rs, entita' a maggioranza serba di Bosnia), ha offerto le sue dimissioni alla leadership del suo partito. Il direttivo della Lega dei socialdemocratici indipendenti (Snsd), pero', non le ha accettate, ma ha annunciato il ritiro dei propri rappresentanti nelle istituzioni centrali. La decisione di Lajcak, secondo Dodik, e' ''antidemocratica e incivile'', significa negare ai serbo bosniaci ''gli elementari diritti dell'uomo'' ed e' contraria all'accordo di pace di Dayton, che ha messo fine alla guerra in Bosnia (1992-95). Le misure adottate da Lajcak - hanno reagito i rappresentanti dell'Ue e Washington - non sono rivolte contro uno dei gruppi etnici, serbi, croati o musulmani, ne' contro una delle due entita' che compongo la Bosnia, la Rs e la Federazione Bh (a maggioranza croato musulmana). Questo pomeriggio, Lajcak ha incontrato Dodik a Banja Luka. Al termine dell'incontro, che non era stato annunciato, il premier della Rs ha dichiarato che i politici serbo bosniaci aspetteranno di ricevere dall'Ufficio dell'Alto rappresentante la interpretazione legale delle sue decisioni, mentre il diplomatico slovacco ha detto che le misure annunciate sono state fraintese. (ANSA).
    22/10/2007 19:00

  3. #3
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    Il premier della Repubblica serba Milorad Dodik ha dichiarato che l'entita' serba ha deciso fermamente di non accettare la decisione dell'alto rappresentante della comnita' internazionale Miroslav Lajcak sull'imposizione della legge sul consiglio dei ministri della Bosnia ed Erzegovina. Dodik ha confermato a Banja Luka di aver parlato ieri con Lajcak del regolamento del lavoro di entrambe le camere del parlamento bosniaco, aggiungendo che questo documento non e' ancora entrato in vigore perche' si attende la valutazione giuridica dell'ufficio dell'alto rappresentante. Il premier Dodik ha detto che i rappresentanti dell'entita' serba si ritireranno dagli organi esecutivi della Bosnia ed Erzegovina se Lajcak non annullera' la decisione del venerdi' scorso che riguarda le modifiche della legge sul consiglio dei ministri e se non desistera' dall'intento di cambiare il regolamento del lavoro del parlamento della Bosnia ed Erzegovina e togliere alla Repubblica serba il diritto al veto.

    FOnte: www.radioyu.org

  4. #4
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    BOSNIA: SERBI, DIMISSIONI SE RESTA MODIFICA A REGOLE GOVERNO
    (ANSA) - SARAJEVO, 23 OTT - I politici serbo bosniaci hanno annunciato oggi che il 30 ottobre si dimetteranno dalle istituzioni centrali del paese se l'Alto rappresentante della comunita' internazionale in Bosnia, Miroslav Lajcak, non cambiera' la sua decisione di modificare il funzionamento del governo centrale. Lo hanno reso noto i media, citando Igor Radojicic, presidente del parlamento della Republika Srpska (Rs, entita' a maggioranza serba di Bosnia). ''Le dimissioni sono gia' firmate'', ha detto Radojicic al termine di un incontro con il premier della Rs Milorad Dodik e con l'esponente serbo della presidenza tripartita bosniaca, Nebojsa Radmanovic, ed ha annunciato una seduta straordinaria del parlamento della Rs per lunedi' prossimo. Se Lajcak non modifichera' la sua decisione, secondo la quale nel governo centrale i ministri croati e musulmani potranno prendere certe decisioni senza il consenso di quelli di etnia serba, o nel caso di decisioni definitive con il consenso di uno solo e non piu' di due ministri serbo bosniaci, le dimissioni provocheranno una nuova crisi e destabilizzeranno la Bosnia, ha detto Dodik ed ha aggiunto che si dovranno indire elezioni anticipate. Dodik ha ribadito che lui stesso ed i rappresentanti del suo partito (Snsd, Lega dei socialdemocratici indipendenti), che l'anno scorso ha stravinto le elezioni nella Rs, si dimetteranno per protesta contro ''il comportamento incivile e dittatoriale dell'Alto rappresentante''. Il premier ha annunciato che i parlamentari serbo bosniaci, se fino a lunedi' Lajcak non avra' modificato la sua decisione, dovrebbero votare l'abolizione dei poteri dell'Alto rappresentante e la revoca di tutte le decisioni con cui la Rs finora ha trasferito competenze (difesa, tassazione indiretta, giustizia) allo stato centrale. Venerdi' scorso l'Alto rappresentante, che ha il potere di legiferare o di destituire funzionari pubblici, ha annunciato tre decisioni intese a facilitare il funzionamento delle istituzioni centrali, bloccate da un anno. Al rafforzamento delle istituzioni statali, obiettivo della comunita' internazionale, si oppongono i serbo bosniaci. (ANSA)
    23/10/2007 17:05

  5. #5
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    24.10.2007 - Minacce di isolamento per la Republika Srpska
    Il rigetto del protocollo di riforma della polizia, ha avuto un impatto sulla politica interna della Federazione bosniaca quasi inaspettato. L'Unione Europea, dinanzi al mancato rispetto dei principi guida dettati, ha minacciato forti ritorsioni, così come l'Alto Ufficio dei Rappresentanti (OHR) ha annunciato che le entità responsabili del fallimento delle trattative per le riforme istituzionali subiranno le maggiori conseguenze.



    Le misure di ritorsione annunciate dall'Alto Rappresentante Miroslav Lajcak dopo il fallimento della riforma della polizia hanno creato un clima di forti tensioni soprattutto all'interno della Republika Srpska, essendo stata accusata di essere la principale responsabile del mancato raggiungimento di un accordo. Alcuni parlano di sanzioni amministrative, mentre altri ipotizzano un possibile isolamento della Republika Srpska, senza però chiarire se si trasformerà in un vero e proprio embargo con il blocco delle importazioni o dei trasporti. Miroslav Lajcak ha inoltre annunciato nella giornata di venerdì che avrebbero valutato l'ipotesi di cambiare la legge del Consiglio dei Ministri della Bosnia Erzegovina, per rafforzare le funzioni delle Istituzioni centrali e cambiare le procedure di entrambe le camere del Parlamento. Tra i cambiamenti, la modifica del quorum per l'approvazione delle leggi dinanzi all'assemblea parlamentare, fissando la maggioranza dei presenti ed eliminando quella assoluta, in maniera tale da giocare sull'assenza dei parlamentari per portare avanti riforme e provvedimenti spesso ostacolati.

    Non si è fatta attendere la risposta dei rappresentati politici della Srpska, in particolare del Primo Ministro della RS Milorad Dodik e di tutti i suoi sostenitori, che minacciano di dimettersi dalle proprie funzioni e di bloccare così le Istituzioni del Paese, mentre tutti i partiti serbi hanno raggiunto la decisione unanime di denunciare e protestare contro la minaccia di isolamento. Le dimissioni sarebbero state presentate da un membro della Presidenza della BiH , Nebojsa Radmanovic, da Nikola Spiric, e da ogni altro membro dell'SNSD che occupa una carica di Ministro o di Deputato all'interno delle Istituzioni centrali, così come all'interno del Parlamento, in modo tale da boicottare le votazioni in corso. "Siamo molto seri questa volta - ha dichiarato Milorad Dodik - Io personalmente sono pronto a dimettersi dalla mia carica come protesta nei confronti di queste minacce antidemocratiche". I leader della Republika Srpska hanno inoltre affermato che tale decisione non sono è anticostituzionale ma è anche contraria agli Accordi di Dayton, perché consente che decisioni di impatto per l'intera Federazione siano prese solo da una entità su tre. Infatti tali quorum permetterebbero ai deputati bosniaci, che hanno il più grande numero di rappresentanti all'interno delle istituzioni della Bosnia Erzegovina, di prendere delle decisioni senza consultare le altre due entità che costituiscono la federazione. "In questo modo - commenta Milorad Dodik - i rappresentanti di Republika Srpska sono privati della possibilità di far valere i propri diritti persino dinanzi alla Corte Europea di Strasburgo. Per tale motivo chiediamo a tutti i rappresentanti della Republika Srpska di depositare una protesta formale contro l'Alto Rappresentante dinanzi alla Corte di Strasburgo, in quanto questa proposta di legge viola i nostri diritti fondamentali così come i nostri diritti democratici" . Ciò provocherebbe senz'altro una totale destabilizzazione della Bosnia-Erzegovina, malgrado le minacce della comunità internazionale. Dodik dunque cerca di richiamare a sé l'intera opinione pubblica della RS per raccogliere un numero significativo di firme al fine di eserciate le dovute pressioni dinanzi alle Istituzioni sovranazionali in modo da prendere in considerazione le richieste dei Serbi di Bosnia. Questa sembra essere l'unica azione possibile, considerando che Republika Srpska ha una posizione politica all'interno della Federazione molto debole, in quanto gli Alti Rappresentanti, considerati come principali interpreti degli Accordi di Dayton nonché come supreme Istituzioni incontestabili dinanzi alla Comunità Internazionale. Non esiste infatti alcuna Istituzione democratica all'interno della Federazione che può contestare le decisioni dell'Alto Rappresentante Miroslav Lacják.

    Tali misure non sono state accolte con piacere dall'Alto rappresentante che ha dichiarato che "i politici della Srpska devono impegnarsi a fare il proprio lavoro e a portare a termine le riforme per il benessere dei cittadini, invece di avere delle reazioni isteriche". Ha inoltre sottolineato come sia l'entità bosniaca che quella croata hanno pienamente appoggiato tali decisioni, considerando che gli stessi diplomatici britannici e statunitensi hanno espresso il loro sostegno. Infatti l'Ambasciatore britannico Mathew Rycroft dichiara che "l'Alto Rappresentante è pienamente autorizzato a gestire la situazione della Bosnia Erzegovina, essendo l'ultima autorità ad interpretare l'Accordo di Dayton". Al contrario, il Ministro degli Affari Esteri russo Vladimir Titov ha dichiarato che "le misure di Lajcak possono solo aumentare tensione in Bosnia Erzegovina", e che "i poteri conferiti all'Alto Rappresentante dovrebbero essere utilizzati non per ulteriormente complicare la situazione all'interno del Paese, ma per promuovere la collaborazione tra le entità e gradualmente trasferire i poteri alle autorità locali". Ricorda infatti Titov che "la comunità internazionale ha già deciso che l'OHR sarà trasformata in una commissione della EU dopo che scadrà il suo mandato nell' estate del 2008" e per tale motivo deve retrocedere sui suoi passi e far sì che il Paese si sviluppi e non faccia dei passi indietro. Tale problema, secondo Titov, sarà senz'altro sollevato in occasione della prossima riunione del Peace Implementation Council previsto per il 30 ottobre a Sarajevo. Forti reazioni giungono anche dalla Serbia, attraverso il portavoce del Partito democratico serbo Branislav Rostivojevic, secondo il quale Lajcak sta cercando di limitare quanto più possibile il potere politico della Republika Srpska "emulando la politica di Martti Ahtisaari, ideatore dell'indipendenza condizionata" .
    Nonostante le polemiche e la propaganda politica che è stata sollevata, non vi sono dubbi che la Republika Srpska sta attraversando un periodo di forti tensioni, in cui le minacce di isolamento si alternano con quelle di una riforma costituzionale che decreterebbe la sua "fine" politica, e una grave destabilizzazione della regione balcanica. La Republika Srpska, rappresenta dunque ancora una regione che cerca di resistere alle pressioni della Comunità Internazionale.
    Rinascita Balcanica

  6. #6
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    26.10.2007 - La Serbia sosterrà la Republika Srpska
    Il Presidente del Governo serbo, Vojislav Kostunica, ha dichiarato che difenderà con tutte le sue forze la risoluzione ONU 1244 e l' Accordo di Dayton, perché la sovranità del Kosovo e della Republika Srpska "sono gli scopi più importanti dello Stato serbo e della politica nazionale".



    Considerando che le misure imposte in questi ultimi giorni dall'Alto Rappresentante Miroslav Lajcak hanno pesantemente colpito la Republika Srpska - come il Piano Ahtisaari ha colpito il Kosovo - il premier Vojislav Kostunica ha affermato che la Serbia, essendo uno degli Stati che ha ratificato l'Accordo di Dayton, darà il suo pieno supporto al Premier della RS Milorad Dodik. Infatti, mentre l'entità serba si solleva per protestare contro le dure minacce di isolamento e di riduzione del suo peso politico all'interno delle Istituzioni, Miroslav Lajcak - come nel gioco di "telefoni sordi" - continua a farsi promotore dell'applicazione del Trattato di Dayton, dichiarando che "dimostrerà ai cittadini della BiH quali sono vantaggi e di essere parte dell'Unione Europea". "Non sarà facile portare avanti questo tipo di politica - ha sottolineato Miroslav Lajcak - proprio a causa delle frammentazioni nazionalistiche dello Stato bosniaco, e dell'ostruzionismo della parte non obiettiva dei politici". Le misure di Lajcak, sono state infatti giudicate dall'opposizione politica come degli atti contrari al processo democratico di implementazione di Dayton. Tuttavia, nonostante le opposizioni , le alte Istituzioni della Bosnia annunciano già la prossima battaglia della riforma del sistema giuridico e l'intesa guerra contro la criminalità.
    Nel piano di riforma è intervenuta, in qualità di consulente le Consiglio Europeo, la Commissione di Venezia, che, nel marzo del 2005, ha dichiarato che " la posizione dell'Alto Rappresentante della Bosnia è contraria alle norme degli Stati democratici, non essendo un giudice indipendente e non avendo legittimità democratica da parte dei popoli nella BiH. " La stessa Commissione ha inoltre recentemente dichiarato che le ultime misure approvate da Lajcak non mostrano una "compatibilità di base con il carattere democratico e con il futuro sviluppo della Bosnia Erzegovina". A tali parole, fa eco la dichiarazione del Presidente del partito del Progresso democratico della Republika Srpska, Branko Dokic - che ricopre anche il ruolo di deputato presso il Consiglio Parlamentare al livello bosniaco - secondo il quale la "Commissione di Venezia ha avuto un effetto negativo nei confronti delle negoziazioni e delle decisioni che devono prendere i politici della Bosnia Erzegovina. "

    Secondo Milorad Dokic, Lajcak era deciso ad implementare le sue misure per tre ragioni. Innanzitutto perché pensa che così possa approvare delle riforme facilmente, in particolar modo quelle che si dovranno fare nella Republika Srpska; in secondo luogo perché spera di ottenere le dimissioni di parte dei politici rappresentanti della Srpska; infine per paura che la parte serba non accetterà immediatamente l'Indipendenza del Kosovo qualora venisse dichiarata dopo il 10 dicembre in maniera unilaterale. Per ottenere tutto questo, il membro della Commissione per l'Europa Sud Orientale, Hans Svoboda ha consigliato a Lajcak che "con la gente si deve parlare, per capire quali sono le sue reazioni, e non porsi al di sopra come un capo che prende delle decisioni da solo". Non resta ora che aspettare, per vedere come finirà la crisi del "caso Lajcak".

    Biljana Vukicevic
    Fonte: www.rinascitabalcanica.com

    Mio commento: sono contento che la Serbia abbia preso posizione contro questo dittatore e spero presto anche la Russia.

  7. #7
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    26.10.2007 - Dodik: pronti a rispondere a Lajcak
    Milorad Dodik dinanzi alla televisione di Stato della Republika Srpska, il quale duramente condanna l'atteggiamento del Governo di Sarajevo che vorrebbe costruire una società con i valori della Comunità Internazionale e fare della Bosnia Erzegovina un dominio dei musulmani, accentrando le più alte Istituzioni nelle mani dei partiti bosniaci.



    "La Republika Srpska risponderà con tutta la sua capacità alle minacce dell'Alto Rappresentante, e in maniera democratico dimostrerà alla Comunità Internazionale che noi conosciamo bene le procedure democratiche e non possiamo accettare nessun ricatto". Queste le parole del Premier Milorad Dodik dinanzi alla televisione di Stato della Republika Srpska, il quale duramente condanna l'atteggiamento del Governo di Sarajevo affermando che "questi comportamenti vanno a promuovere i cosiddetti valori della comunità internazionale che prende in considerazione solo un popolo e il suo dominio, ossia quello bosniaco, senza nessun rispetto dinanzi agli altri popoli che vivono in Bosnia Erzegovina". Dinanzi alla riunione del consiglio amministrativo del Partito social democratico (SNSD) si deciderà così le contromosse alle ultime decisioni di Lajcak, al fine di dimostrare che il popolo serbo ha "carattere e rispetto". Come è infatti accaduto dopo le reazioni del Premier Dodik, Lajcak non ha rispettato l'Atto Costitutivo della Bosnia Erzegovina dimostrando che "non è possibile avere fiducia nella Comunità Internazionale, che un paio di anni fa ha raggiunto le cariche presso il Consiglio dei Ministri della Bosnia e come compromesso ha proposto di aumentare i quorum per l'approvazione di importanti decisioni all'interno del Parlamento - dichiara Milorad Dodik - Ora Lajcak vuole ulteriormente diminuire la quota dei voti : dinanzi a questa decisione non possiamo che affermare che si tratta di una truffa, e per tale motivo non può accettata dalla Comunità serba" .

    Dal punto di vista del Premier, la RS si trova ora nella posizione di poter solo sbagliare, ossia della "parte lesa che serve solo fare delle sperimentazioni politiche", e che, nonostante la sua buona volontà di collaborare "è sempre stata accusata e messa ad un passo indietro rispetto agli altri" . Le decisioni dell'Alto Rappresentante di diminuire i quorum delle votazioni, fissando la maggioranza dei voti dei presenti, va infatti a pregiudicare il potere politico di alcune delle entità costitutive della Bosnia all'interno delle decisioni nel Consiglio dei Ministri e nel Parlamento, data la numerosità dei parlamentari e dei ministri appartenenti ai partiti bosniaci. "Ciò che preme sottolineare - continua Milorad Dodik - è che l'Alto Rappresentante Miroslav Lajcak ha usato la forza per ottenere una vittoria politica. Così, Lajcak, vorrebbe costruire una società con i valori della Comunità Internazionale e fare della Bosnia Erzegovina un dominio dei musulmani, accentrando le più alte Istituzioni nelle mani dei partiti bosniaci" . Per tale motivo, "il popolo serbo non può accettare un piano del genere che può destabilizzare la Bosnia" , essendo "un vero e proprio atto contro Dayton". La situazione che ha creato Lajcak può diffondere infatti un sentimento di sfiducia e di non rispetto da parte delle Istituzioni internazionali, e sopratutto dell' OHR. "Lajcak - secondo Dodik - crede troppo nel sistema burocratico delle persone che da anni siedono nell' OHR e che l` hanno creata".

    Biljana Vukicevic
    Fonte: www.rinascitabalcanica.com

  8. #8
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    BOSNIA: PARLAMENTO SERBO CONTRO POTERI ALTO RAPPRESENTANTE

    SARAJEVO - Il parlamento della Republika Srpska (Rs, entita' a maggioranza serba di Bosnia) ha approvato oggi, in seduta straordinaria, con 71 voti a favore e 6 contrari, una dichiarazione in cui si chiede al Comitato per l'implementazione della pace (Pic), l'abolizione dei poteri dell'Alto rappresentante della comunita' internazionale in Bosnia secondo i quali puo' legiferare e destituire funzionari pubblici.

    Il parlamento serbo bosniaco ritiene che l'Alto rappresentante Miroslav Lajcak, con le sue decisioni del 19 ottobre, che semplificano il meccanismo decisionale delle istituzioni centrali bosniache, abbia violato l'accordo di pace di Dayton.

    Per questo motivo, il parlamento chiede al Pic, un'istituzione intergovernativa comprendente 55 paesi e agenzie incaricate di attuare la pace in Bosnia, di revocare i poteri conferiti all'Alto rappresentante alla conferenza internazionale di Bonn nel 1997. I deputati serbi hanno anche invitato lo stesso Lajcak a rinunciare ai 'poteri di Bonn' e di ''rendere alla Bosnia la sovranita' usurpata''.

    Il parlamento continuera' la seduta lunedi' prossimo, dopo che sara' noto il comunicato della riunione di due giorni del Pic, iniziata questa sera a Sarajevo. ''Non ci si puo' aspettare che facciano una svolta radicale - ha detto il presidente del parlamento di Banja Luka, Igor Rradojicic - ma crediamo che comprenderanno il messaggio di oggi, una porta aperta per parlare con noi come partner alla pari''.

    Dopo la decisione di Lajcak, il premier, Milorad Dodik, e altri leader politici della Rs, hanno minacciato il ritiro dalle istituzioni comuni bosniache, mentre l'intervento del diplomatico slovacco e' stato salutato dai politici dell'altra entita' bosniaca, la Federazione Bh (a maggioranza croato musulmana). All'Alto rappresentante hanno dato pieno appoggio Bruxelles, i paesi europei, tra cui l'Italia, e Washington, ma e' mancato il sostegno della Russia.

    Le mie decisioni, ha detto Lajcak, non sono rivolte contro nessuno dei gruppi etnici in Bosnia e danno fastidio solo a coloro i quali non vogliono che le istituzioni centrali siano efficienti.

    La costituzione bosniaca, che e' parte integrante dell'accordo di Dayton che ha messo fine alla guerra in Bosnia (1992-95), comprende una serie di possibilita' di ostacolare il funzionamento delle istituzioni statali, legislative ed esecutive, fondato sul principio della parita' etnica e del consenso.
    30/10/2007 (Ansa)

  9. #9
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    02.11.2007 - Nikola Spiric si dimette: cade il Governo bosniaco
    Le minacce dell'Alto Rappresentante Miroslav Lajcak hanno provocato una situazione di crisi all'interno degli organi del Governo centrale in Bosnia Erzegovina, sino a spingere il Presidente del Consiglio dei Ministri , Nikola Špiric, a rassegnare nella giornata di ieri le sue dimissioni.


    "Ho inviato oggi la richiesta di dimissioni alla Presidenza della Bosnia Erzegovina, come previsto dal regolamento del Consiglio dei Ministri e ho informato il Governo della Bosnia Erzegovina che nominerà un funzionario tecnico, fino a quando non sarà nominato il prossimo Presidente per il nuovo Consiglio dei Ministri", ha dichiarato Špiric, dinanzi alla conferenza stampa tenutasi a Sarajevo. In base alla legge del Consiglio dei Ministri della Bosnia Erzegovina, le dimissioni del Presidente del Consiglio provocano automaticamente la caduto del Governo, per cui possiamo affermare che il Governo bosniaco è ufficialmente caduto. "Il Presidente della Bosnia Erzegovina, Željko Komšic, ha dichiarato di aver ricevuto la lettera in cui il Presidente Nikola Špiric ha rassegnato le sue dimissioni", conferma la portavoce di Komšic, Irena Kljajic, aggiungendo che "la Presidenza della Bosnia prenderà urgentemente provvedimenti per la situazione che si è venuta a creare, nel rispetto dell'Atto Costitutivo e delle leggi". Le dimissioni di Nikola Špiric sono state motivate dalla considerazione che "l'implementazione delle misure decise dall'Alto Rappresentante Lajcak è controproducente e chiaramente contrari al Trattato di Dayton e allo stesso Atto Costitutivo".

    "Perché nella decisione di Lajcak non è stato precisato che i Ministri devono fare riferimento al Presidente di Consiglio dei Ministri - dichiara Spiric - avendo il potere di far dimettere un terzo dei componenti del Governo se non sono pronti ad implementare le direttive di Bruxelles? Ciò significa che l'Alto Rappresentante non nutriva fiducia in me? Se è così, poteva semplicemente chiedere le dimissioni del Presidente del Consiglio e poi decidere le misure che aiutano la Bosnia per fare il proprio ingresso in Europa". Nikola Spiric ha così dichiarato che l'Alto rappresentante ha sfruttato la situazione in occasione della sua assenza essendo in viaggio, e così ha deciso da solo come "dovrà funzionare in futuro il Consiglio dei Ministri" senza consultarlo prima. "Le Autorizzazioni di Bonn rilasciate dall'Alto rappresentante sono sia dannosi che pericolose per il futuro della Bosnia - continua Spiric - Vi preghiamo dunque di lasciarci condurre questo paese da soli oppure fatelo voi. Cosi com'è adesso, la situazione non può durare a lungo", ha concluso Špiric.
    D'altra parte Miroslav Lajcak si è detto deluso per la decisione di Nikola Špiric di dimettersi, commentando che "Špiric ha preso una decisione in maniera troppo emotiva senza ragione e senza responsabilità. È davvero paradossale che il Presidente del Consiglio dei Ministri di BiH si è dimesso perchè non accetta le decisioni dell'Alto Rappresentante che daranno un efficace funzionamento alle Istituzioni che lui rappresenta", dichiara Lajcak, aggiungendo "le sue dimissioni non sono state un atto serio, ma è nel suo pieno diritto rassegnarle". Al contrario, secondo il Premier serbo Vojislav Kostunica, la crisi della Bosnia Erzegovina non è da imputare a nessun altro al di fuori di Miroslav Lajcak, e che a dimettersi dovrebbe essere l'Alto Rappresentante e non Nikola Špiric. Il Governo della Serbia, ancora una volta "darà il pieno supporto ad ogni Istituzione della Republika Srpska affinchè vengano rispettati i principi di Dayton", aggiunge Kostunica. La Serbia, rappresentando infatti una delle parti che hanno firmato d'accordo di Dayton, ha diritto a chiedere il rispetto di quel documento. Al coro di polemiche si è aggiunta la dichiarazione del Premier della Republika Srpska Milorad Dodik, cha ha affermato che "i tempi delle decisioni obbligate sono passati e che le decisioni di Miroslav Lajcak non sono accettabili per la RS".

    Miroslav Lajcak ha aggiunto inoltre che il Peace Implementation Council (PIC) , dinanzi all'assemblea che si è svolta a Sarajevo, ha dato il suo appoggio alle misure annunciate e per tale motivo non saranno ritirate, essendovi il pieno sostegno di tutti gli Stati Membri del Consiglio. Nel contesto, all'interno della dichiarazione che è stata accettata dopo la riunione del Consiglio amministrativo del Consiglio di implementazione della pace (PIC), è stato sottolineato che "tutte le decisioni dell'Alto rappresentante devono essere rispettate", e che "tutte le direttive che non saranno rispettate saranno considerate come atti contro il Trattato di Dayton". "Le mie misure sono legittime e sono state prese con riferimento all'accordo di Dayton" - ha ripetuto ancora una volta Lajcak, aggiungendo che "solo uno Stato ha una diversa opinione riguardo alle sue decisioni". Non ha però detto che l'unico Stato che non accettato ciò che aveva deciso è la Russia, la vera minaccia di tutti politici che pensano "contro". "Il Consiglio di implementazione della pace non resterà passivo alle provocazioni, in quanto - secondo Miroslav Laicak - la comunità internazionale ha pieno potere di fermare questa tendenza distruttiva e non lascerà nessuna possibilità di violare i valori di Dayton." All'interno della dichiarazione, il PIC si è rivolto sia alla Serbia, sia al Governo bosniaco che alla Republika Srpska per indurli a collaborare con il Tribunale Internazionale per i crimini della ex Jugoslavia, chiedendo di dare il loro pieno supporto per l'arresto di Radovan Karadžic e Ratko Mladic, e di tutti gli altri criminali di guerra. Quello che è più importante secondo Lajcak è la costruzione di Istituzioni più funzionali.

    Biljana Vukicevic
    Fonte: rinascita balcanica

    Mio commento: il popolo serbo non si fara' mettere i piedi in testa ne' da Komsic ne' da Lajcak. Prima se ne torna a casa il diplomatico slovacco meglio e'.

  10. #10
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    BOSNIA: PRESIDENZA CHIEDE A PREMIER RICONSIDERARE DIMISSIONI

    SARAJEVO - La presidenza tripartita bosniaca ha invitato oggi il premier dimissionario Nikola Spiric per consultazioni circa le sue dimissioni presentate ieri, con la speranza che il politico serbo bosniaco vorra' riconsiderare la sua decisione per non acuire la grave crisi politica determinata da un braccio di ferro tra leader serbo bosniaci e la comunita' internazionale.

    ''E' nostro desiderio non complicare ulteriormente la situazione, vogliamo semplicemente parlargli'', ha dichiarato Zeljko Komsic, attuale 'primus inter pares' della presidenza, la quale, secondo la legge vigente, non puo' rigettare le dimissioni del primo ministro. ''Per lui non significa nulla il nostro si o il no'', ha detto ancora Komsic precisando che Spiric ha bisogno innanzitutto del sostegno del parlamento e dei partiti della maggioranza.

    Spiric, esponente della Lega dei socialdemocratici indipendenti (Snsd), il partito di Milorad Dodik, premier della Republika Srpska (Rs, entita' a maggioranza serba di Bosnia), si e' dimesso ieri - e con lui per automatismo tutto il suo gabinetto - per protesta contro le misure decise dall'Alto rappresentante della comunita' internazionale in Bosnia, Miroslav Lajcak, mirate a semplificare il processo decisionale del governo e del parlamento centrali, di fatto bloccati da un anno.

    Le dimissioni di Spiric sono state definite da Lajcak paradossali perche' contro le ''misure che hanno per obiettivo di rendere piu' efficiente l'organo da lui presieduto'', mentre il governo dovrebbe accelerare il processo delle riforme necessarie per portare la Bosnia verso l'integrazione in Europa.

    Se Spiric non tornera' sui suoi passi, si rendera' ancora piu' difficile un accordo tra i partiti nazionalisti al governo, serbi, croati e musulmani, per nominare un nuovo primo ministro e il suo gabinetto: le trattative per la formazione del governo Spiric, dopo le elezioni del 1 ottobre del 2006, sono durate oltre quattro mesi.

    Inoltre, contro le decisioni di Lajcak, che ha il pieno sostegno di Bruxelles, dei paesi dell'Ue e di Washington, ad eccezione della Russia, i politici serbo bosniaci, sostenuti da Belgrado, hanno minacciato di dimettersi tutti dalle istituzioni centrali, provocando una paralisi del sistema politico ed elezioni anticipate.

    Una situazione in cui il 'governo tecnico' guidato dal premier dimissionario non potrebbe avere la capacita' di lavorare sulle riforme indispensabili per firmare con Bruxelles l'Accordo di stabilizzazione ed associazione (Asa), primo passo sulla strada dell'integrazione in Europa e per il quale i negoziati tecnici si sono conclusi nello scorso dicembre.
    02/11/2007 18:13 (Ansa)

 

 
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