Il cittadino eroico - Scuole di coraggio - Gli artisti al potere - Le case del genio - La vita festaNoi futuristi abbiamo stroncato tutte le ideologie imponendo dovunque la nostra nuova concezione della vita, le nostre formole d'igiene spirituale, il nostro dinamismo estetico, sociale, espressione sincera dei nostri temperamenti d'italiani creatori e rivoluzionari.
Dopo aver lottato dieci anni per lo svecchiamento dell'Italia, dopo aver sfasciato a Vittorio Veneto l'ultra-passatista Impero austro-ungarico, fummo in carcere, incolpati di avere attentato alla sicurezza dello Stato, in realtà colpevoli di Futurismo italiano.
Siamo più che mai ardenti, instancabili e ricchi d'idee. Ne abbiamo regalate molte e ne prodigheremo ancora. Non siamo dunque disposti a ricevere l'imbeccata da chicchessia, né a plagiare, noi creatori italiani, il russo Lenin, discepolo del tedesco Marx.
L'umanità cammina verso l'individualismo anarchico, mèta e sogno d'ogni spirito forte. Il Comunismo invece è una vecchia formula mediocrista, che la stanchezza e la paura della guerra riverniciano oggi e trasformano in moda spirituale.
Il comunismo è l'esasperazione del cancro burocratico che ha sempre roso l'umanità. Cancro tedesco, prodotto dal caratteristico preparazionismo tedesco. Ogni preparazione pedantesca è anti-umana e stanca la fortuna. La storia, la vita e la terra appartengono agli improvvisatori. Odiamo la caserma militarista quanto la caserma comunista. Il genio anarchico deride e spacca il carcere comunista.
La patria rappresenta per noi il massimo allargamento della generosità dell'individuo straripante in cerchio su tutti gli esseri umani simili a lui, simpatizzanti e simpatici. Rappresenta la più vasta solidarietà concreta d'interessi spirituali, agricoli, fluviali, portuali, industriali, legati da un'unica configurazione geografica, da una stessa miscela di climi e da una stessa colorazione di orizzonti.
Il cuore dell'uomo rompe nella sua espansione circolare il piccolo cerchio soffocatore della famiglia, per giungere fino agli orli estremi della Patria, dove sente palpitare i suoi connazionali di frontiera, come i nervi periferici del proprio corpo. L'idea di patria annulla l'idea di famiglia. L'idea di patria è un'idea generosa, eroica, dinamica, futurista, mentre l'idea di famiglia è gretta, paurosa, statica, conservatrice, passatista. Una forte idea di patria scaturisce per la prima volta oggi dalla nostra concezione futurista. È stata prima d'ora una confusa miscela di campanilismo, retorica greco-romana, eloquenza commemorativa, istinto eroico incosciente, esaltazione degli Eroi morti, sfiducia nei vivi e paura della guerra.
Il patriottismo futurista è invece una passione accanita, per il divenire-progresso-rivoluzione della razza.
Come massima potenza affettiva dell'individuo, il patriottismo futurista, pure rimanendo disinteressato diventa l'atmosfera più favorevole alla continuità ed allo sviluppo della razza.
Il cerchio affettivo del nostro cuore italiano, allargandosi, abbraccia la patria, cioè la massima quantità manovrabile di ideali, interessi, bisogni miei, nostri, legati e senza contrasti.
La patria è il massimo prolungamento dell'individuo, o meglio: il più vasto individuo capace di vivere lungamente, dirigere, dominare e difendere tutte le parti del suo corpo.
La patria è la coscienza psichica e geografica dello sforzo di miglioramento individuale.
Non si può abolire l'idea di patria se non rifugiandosi in un egoismo assenteista. Dire per esempio: io non sono italiano, sono cittadino del mondo, equivale a dire: «m'infischio dell'Italia, dell'Europa, dell'Umanità: penso a me».
Il concetto di patria è indistruttibile quanto il concetto di partito.
La patria non è che un vasto partito.
Negare la patria equivale a isolarsi, castrarsi, diminuirsi, denigrarsi, suicidarsi.
Gli operai che oggi marciano sventolando bandiere rosse dimostrano dopo quattro anni di guerra vittoriosa un loro oscuro bisogno di fare un po' di guerra eroica e gloriosa.
È assurdo sabotare la nostra vittoria al grido di «Viva Lenin, abbasso la guerra», poiché Lenin, dopo aver spinto il popolo russo a rinunciare ad una guerra, gliene impose un'altra contro Kolciak Denikine e i polacchi.
Il bolscevismo russo crea così involontariamente il patriottismo russo, che nasce dal bisogno di guerra difensiva.
Non si può sfuggire a questi due concetti-sentimenti: patriottismo, cioè praticità di sviluppo dell'individuo e della razza, eroismo, cioè bisogno sintetico di superare le forze umane, e potenza ascensionale della razza.
Tutti coloro che sono stancati dalla varietà tempestosa-dinamica della vita, sognano l'uniformità riposante e fissa che il comunismo promette. Essi vogliono la vita senza sorprese, la terra liscia come una palla da biliardo.
Ma le pressioni dello spazio non hanno ancora livellato le montagne della terra, e la vita che è Arte, è fatta (come ogni opera d'arte) di punte e contrasti.
Il progresso umano, che ha per essenza le velocità crescenti ammette, come ogni velocità, ostacoli da rovesciare, cioè guerre rivoluzionarie.
La vita degli insetti dimostra che tutto si riduce ad una riproduzione ad ogni costo e ad una distruzione senza scopo.
L'umanità sogna vanamente di sfuggire a queste due leggi che la eccitano e la stancano alternativamente. L'umanità sogna di stabilire la pace mediante un tipo unico d'uomo mondiale, che dovrebbe essere però subito castrato, perché la sua virilità aggressiva non dichiarasse nuove guerre.
Un tipo umano unico dovrebbe vivere su una terra perfettamente liscia. Ogni montagna è una sfida per ogni Napoleone e ogni Lenin. Ogni foglia impreca contro la volontà guerresca del vento.
L'irriducibile varietà dei bisogni e dei mezzi di trasporto umani offende il sogno comunista.
È infatti tragicamente anticomunista il dovere andare in tram, poi in treno, poi in barca sul lago, poi di nuovo in treno, e finalmente in barca per raggiungere in mare il transatlantico che se fosse un piccolo veliero non porterebbe in America.
Dopo la più multiforme e tumultuosa delle guerre, l'umanità tira logicamente fuori il suo vecchio ideale comunista di quiete definitiva.
Il comunismo è forse realizzato nei cimiteri. Ma, dato che vi sono molti sotterrati vivi, data la non controllabile morte totale dell'uomo, data la sopravvivenza di sensibilità che muoiono successivamente, i cimiteri contengono senza dubbio comizi furibondi, ribelli in carcere e ambizioni che vogliono inalzarsi. Vi saranno molti tentativi di comunismo, controrivoluzionari che faranno la guerra e rivoluzioni che si difenderanno guerrescamente.
La pace relativa non può essere che la stanchezza dell'ultima guerra o dell'ultima rivoluzione. La pace assoluta regnerà forse colla sparizione delle razze umane. Se fossi un comunista mi preoccuperei della prossima guerra tra pederasti e lesbiche, che si uniranno poi contro gli uomini normali.
Comincerei la propaganda contro la futura guerra interplanetaria.
In Russia, dei rivoluzionari un po' livellatori difendono il loro potere aggredito da rivoluzionari non livellati che vorrebbero livellare un po' meno o disuguagliare di nuovo.
Il bolscevismo è stato anzitutto un antidoto violento e vendicativo contro lo czarismo.
Ora è una difesa guerresca di quei medici sociali che si trasformano in padroni del popolo malato.
In certi paesi non vi è pane per tutti, in altri non vi è agiatezza per tutti.
Si grida dovunque: tutti mangeranno pane a sufficienza, tutti saranno ricchi.
Noi vorremmo gridare: tutti saranno sani forti e geniali!
Una esperienza comunista in Italia, provocherà immediatamente una controrivoluzione inegualista, o partorirà essa stessa una nuova ineguaglianza.
Non perdiamo tempo a glorificare lo pseudo-comunismo russo come un risultato definitivo o paradiso terrestre.
Tendiamo lo spirito al di là.
In tutti i Paesi, e in Italia particolarmente, è falsa la distinzione fra proletariato e borghesia. Non esiste una borghesia tutta fradicia e moribonda, né un proletariato tutto sano e vigoroso. Esistono poveri e ricchi; poveri per sfortuna, malattia, incapacità, onestà; ricchi per frode, furberia, avarizia, abilità; sfruttati e sfruttatori; stupidi e intelligenti; falsi e sinceri; cosiddetti ricchi borghesi che lavorano molto più degli operai; operai che lavorano il meno possibile sperando di non fare assolutamente niente; lenti e veloci; vittoriosi e vinti.
È assurdo chiamare borghesia fradicia e moribonda quella massa formidabile di giovani intelligenti e laboriosi piccoli borghesi: studenti impiegati agricoltori, commercianti industriali, ingegneri, notai, avvocati ecc., tutti figli del popolo, tutti preoccupati di superare con un lavoro accanito il mediocre benessere paterno.
Fecero tutti la guerra da tenenti e capitani e oggi, affatto stanchi, sono pronti a riprendere il nuovo sforzo della vita con eroismo.
Non sono degli intellettuali, ma dei lavoratori dotati d'intelligenza, previdenza, spirito di sacrificio e volontà. Costituiscono la parte migliore della nostra razza. La guerra è stata fatta da questi giovani energici sempre in testa alle masse dei fanti contadini e operai.
I contadini e gli operai che fecero la guerra, non avendo ancora una coscienza nazionale, non avrebbero potuto vincere senza l'esempio e l'intelligenza di quei piccoli borghesi tenenti eroici. È inoltre indiscutibile che i tentativi di comunismo sono e saranno sempre guidati da giovani piccoli borghesi volitivi e ambiziosi.
D'altra parte è assurdo caratterizzare tutti lavoratori colla parola proletariato, promettendo uguale gloria e dittatura ai contadinî fanti che oggi riprendono il lavoro della terra senza stanchezza, e agli operai che si dichiarano stanchissimi.
Bisogna distruggere il passatismo, la vigliaccheria, il quietismo, il tradizionalismo conservatore, l'egoismo materialista, il misoneismo, la paura della responsabilità e il provincialismo plagiario.
È provincialismo plagiario gridare: Viva Lenin! Abbasso l’Italia! Viva la Rivoluzione russa! Gridate invece: Viva l’Italia di domani! Viva la rivoluzione italiana! Viva il Futurismo italiano!
La rivoluzione russa ha la sua ragione d'essere in Russia, non può essere giudicata che da russi, e non può essere importata in Italia.
Innumerevoli differenze separano il popolo russo dal popolo italiano, oltre a quella tipica che distingue un popolo vinto e un popolo vincitore.
I loro bisogni sono diversi e opposti.
Un popolo vinto sente morire in sé il suo patriottismo, si rovescia rivoluzionariamente o plagia la rivoluzione del popolo vicino. Un popolo vincitore come il nostro vuol fare la sua rivoluzione, come un aeronauta getta la zavorra, per salire più in alto.
Non dimentichiamo che il popolo italiano, specialmente irto di individualismi acuti, è il più anticomunista, e sogna l'anarchia individualista.
Non esiste in Italia antisemitismo. Non abbiamo dunque ebrei da redimere, valutare o seguire.
Il popolo italiano può essere paragonato a un lottatore eccellente che volle lottare non allenato e sprovvisto di mezzi di allenamento. Le circostanze gli imposero di vincere o sparire. Il popolo italiano ha vinto gloriosamente. Ma lo sforzo superò i suoi muscoli, poiché ora, ansante, stremato, incapace quasi di godere della sua grande vittoria, egli maledice noi, suoi allenatori, e tende le braccia a coloro che lo sconsigliavano di lottare.
Fra questi partigiani della quiete che vogliono mantenerlo a terra e noi che vogliamo guarirlo, rialzarlo ad ogni costo, è scoppiata una rissa che si prolunga disgraziatamente sul corpo affranto del lottatore stesso.
L'enorme groviglio di difficoltà, inciampi, miserie, che ogni guerra lascia sempre dietro di sé, l'esasperazione di tutti gli smobilitati che affondano nell'immenso pantano della burocrazia; la ritardata tassazione energica dei sopraprofitti di guerra, si sommano con la questione adriatica ancora insoluta, il Brennero non valorizzato ecc. ecc.
Siamo stati governati da un neutralista inguaribile, che fece tutti gli sforzi per diminuire la forza morale della vittoria nostra.
Questo governo favorì i socialisti i quali, sventolando la bandiera comunista di un popolo vinto come il russo, s'impadronirono elettoralmente del popolo italiano vincitore, stanco e scontento.
Non si tratta di una lotta tra borghesia e proletariato, bensì di una lotta tra coloro che hanno come noi diritto di fare la rivoluzione italiana e coloro che devono subirne la concezione e la realizzazione.
Conosco il popolo russo. Sei mesi prima della conflagrazione universale fui invitato, dalla Société des grandes conférences, a tenere a Mosca e a Pietrogrado otto conferenze sul Futurismo. La trionfale ripercussione ideologica di queste conferenze e il mio successo personale di oratore futurista in Russia sono rimasti leggendari. Tengo a dichiarare tutto ciò, perché il mio giudizio sui futuristi russi appaia nella sua assoluta equità obbiettiva. Sono lieto di apprendere che i futuristi russi sono tutti bolscevichi e che l'arte futurista fu, per qualche tempo, arte di Stato in Russia. Le città russe, per l'ultima festa di maggio, furono decorate da pittori futuristi.
I treni di Lenin furono dipinti all'esterno con dinamiche forme colorate molto simili a quelle di Boccioni, di Balla e di Russolo. Questo onora Lenin e ci rallegra come una vittoria nostra. Tutti i Futurismi del mondo sono figli del Futurismo italiano, creato da noi a Milano dodici anni fa. Tutti i movimenti futuristi sono però autonomi. Ogni popolo aveva o ha ancora un suo passatismo da rovesciare. Noi non siamo bolscevichi perché abbiamo la nostra rivoluzione da fare.
[continua]
http://www.paginadelleidee.net/5_futurismo/futurismo16.htm


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