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    Comunista democratico
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    Predefinito «Impensabile la rimozione del richiamo al comunismo dal simbolo della nuova sinistra»

    «Impensabile la rimozione del richiamo al comunismo dal simbolo della nuova sinistra»

    Intervista al senatore Claudio Grassi, coordinatore nazionale di Essere comunisti
    di Andrea Marsiletti, da Alicenonlosa, del 23/10/2007


    Sabato a Roma si è tenuta la manifestazione nazionale contro la precarietà del lavoro e per chiedere al governo una svolta nella politica economica e sociale. Come giudichi la riuscita della manifestazione?

    È stata una manifestazione imponente, straordinaria.

    Un interminabile serpente di bandiere rosse che è stato costretto a muoversi già prima delle 14.30 perché piazza Esedra, luogo del ritrovo, non le conteneva tutte. Un milione di persone che sono l’immagine più eclatante della straordinaria capacità di mobilitazione ed organizzazione delle più grandi forze della sinistra italiana.

    La risposta che il nostro Partito ha dato è stata entusiasmante. Centinaia di pullman e di treni speciali al termine di una campagna di mobilitazione che, in tutta Italia, ha visto i nostri compagni organizzare banchetti ed iniziative, sottoscrizioni e volantinaggi.

    In una fase di crisi della politica, e a solo una settimana dalle primarie del partito democratico (perfetta rappresentazione di una concezione americanizzata e plebiscitaria della partecipazione), Rifondazione Comunista ha trovato la forza di caricarsi sulle spalle il peso di organizzare la più grande manifestazione di massa degli ultimi anni. Contro la precarietà del lavoro, per chiedere al governo Prodi una svolta netta ed immediatamente tangibile nella politica economica e sociale, tale da rispondere ai bisogni di quei milioni di lavoratori che non riescono ad arrivare alla fine del mese.

    Insomma: una manifestazione che, al contrario di quanto veniva paventato alla vigilia, non ha rappresentato un pericolo per il governo ma l’occasione per ridargli fiducia, nella misura in cui questi ne assumesse i bisogni e le proposte
    .

    Si è svolto, dieci giorni fa, il referendum sindacale sull’accordo del 23 luglio che ha coinvolto lavoratori, precari, pensionati. Il risultato è inequivocabile: l’accordo va bene. O ritieni ci siano elementi per un giudizio diverso?

    Innanzitutto vanno sottolineate due questioni: una di metodo e l’altra di merito.

    Per quanto attiene al metodo bisogna tener conto che nella consultazione sono stati coinvolti non solo i lavoratori ed i precari, ma anche altri soggetti non coinvolti dalle proposte avanzate. Anche l’aver posto un quesito unico su pensioni e stato sociale non ha consentito un giudizio puntuale sulle singole questioni.


    Detto questo va sottolineata l'importanza del fatto che tra i metalmeccanici abbia vinto il no, premiando l'importante battaglia fatta dalla Fiom. Questo dato, analogo a quello delle grandi fabbriche sindacalizzate, è un importante indicatore del forte disagio sociale presente nel nostro Paese, a cui il governo deve dare subito una risposta.

    Tornando al referendum, nel risultato complessivo ha influito la partecipazione al voto di una grande massa di pensionati ormai fuori dal ciclo produttivo e sui quali i provvedimenti su pensioni, precarietà e stato sociale non hanno alcuna influenza. Il risultato della consultazione sindacale non è quindi così negativo come si vuol far credere.


    Il partito democratico, appunto. Tre milioni e mezzo di persone, partecipando alle primarie per il leader, hanno sancito la nascita del nuovo partito. Cosa cambia nel quadro politico italiano e nei rapporti interni alla maggioranza di governo?

    È evidente che siamo di fronte ad un fenomeno di massa.

    Quanto questo fenomeno possa dirsi “partecipato” nel senso più pregnante del termine è difficile dirlo.

    La partecipazione implica, infatti, una piena consapevolezza di ciò che si decide. Il Pd è una operazione politico – sociale legata ai grandi interessi economici ed esprime una sommatoria di classi dirigenti che intendono tutelare gli interessi non dei lavoratori quanto del blocco sociale interclassista che viene assunto come motore strategico dell’economia italiana. Questo è ciò che cambia nel panorama politico italiano.
    In questo contesto la sinistra rischia la marginalizzazione. Il ruolo di Rifondazione Comunista non può non essere quello di mettersi in gioco come soggetto politico autonomo nella ricerca dell’unità della sinistra. Dobbiamo saper costruire una piattaforma di contenuti su cui far camminare il coordinamento delle forze della sinistra e, contemporaneamente, fare di Rifondazione Comunista un soggetto politico sempre più adeguato alle contingenze politiche e sociali.



    Come giudichi la proposta di Finanziaria licenziata nelle scorse settimane dal Consiglio dei Ministri? Vedi alcuni segnali di discontinuità?

    Sono convinto che, anche in questo caso, l’azione parlamentare possa produrre un salto di qualità.

    Nelle scorse settimane abbiamo detto che una finanziaria equa avrebbe dovuto restituire ai soggetti più deboli e alle classi più a rischio quello che sino ad oggi non è stato redistribuito.

    Si è fatta una lotta efficace contro l’evasione fiscale la scorsa sessione di bilancio.

    Oggi si deve avere il coraggio, partendo proprio dal protocollo del 23 luglio, di mettere lo stesso impegno contro i fenomeni di esclusione e di precarietà.


    Sul piano delle entrate, la tassazione delle rendite finanziarie deve prendere il posto di altre misure economiche che, sino ad oggi, hanno vessato indistintamente tutti. La tassazione delle rendite finanziarie va applicata a partire dalla Finanziaria per il 2008 perché è scritta a chiare lettere nel programma elettorale siglato dall’intera Unione.

    Inoltre, quella di tassare le rendite al 20 per cento è una misura minima di equità che ci metterebbe quasi in linea con il resto dell’Europa. Non è concepibile infatti che i lavoratori dipendenti siano più tassati di coloro che operano speculazioni finanziarie.






    Nei giorni scorsi è stata avanzata la proposta di cominciare il tesseramento per il nuovo soggetto della sinistra. In molti, contemporaneamente, hanno proposto liste unitarie di tutta la sinistra d’alternativa alle prossime elezioni amministrative. Qual è la posizione di Essere Comunisti?

    Una simile proposta di tesseramento era stata fatta per la Sinistra Europea.

    Come si può vedere le cose sono andate molto diversamente rispetto alle intenzioni. Il corpo degli iscritti al Prc ha continuato ad essere iscritto al solo Partito della Rifondazione Comunista. Pochissimi hanno sentito l’esigenza di aderire con una tessera alla Sinistra Europea.

    In questo risiede la percezione del Partito come asse portante da cui non deviare. Capace anche di fare proposte di coinvolgimento politico più ampio, ma la cui esistenza viene giustamente sentita come necessaria, non superabile in un progetto diverso.


    Mi sembra che si stia premendo un po’ troppo sull’acceleratore e che si anteponga ai contenuti il contenitore. Ma mi sembra anche che queste fughe in avanti creino disorientamento tra i compagni non aiutino la comprensione della fase che stiamo vivendo.

    A questa proposta, come si è detto, in diversi associano l’ipotesi di proporre liste uniche di tutta la sinistra alternativa per le prossime elezioni amministrative. Noi riteniamo che sarebbe stravagante che si andasse alle elezioni con un simbolo e una denominazione dai quali fosse rimosso il richiamo al comunismo e ai suoi simboli. Anche la manifestazione di sabato ci ha ricordato che la grande maggioranza del popolo della sinistra è ancora orgogliosamente legato a quella prospettiva e ai simboli del lavoro.


    Non vorrei che per recuperare un elettore ne perdessimo dieci che, non trovando più sulla scheda elettorale il nostro simbolo, non accetterebbero la cancellazione, nel nostro Paese, della presenza organizzata dei comunisti.

    A breve si svolgerà il congresso di Rifondazione Comunista, alla luce di tutto ciò, che dobbiamo aspettarci?

    Noi pensiamo che alla Conferenza nazionale di organizzazione del partito, svoltasi a Carrara, si sia dato corso ad un recupero del dialogo, ad un recupero dell’ascolto reciproco e quindi alla possibilità di una gestione unitaria di Rifondazione Comunista. O almeno di una gestione il più unitaria possibile.

    Esistono delle differenze ancora marcate tra noi e la maggioranza uscita dal congresso di Venezia. Esistono delle differenze, ma mi sembra si possano dire superate le contrapposizioni, le asperità che avevano caratterizzato quel congresso rigido e combattuto a colpi di documenti inemendabili.

    Noi abbiamo bisogno di una Rifondazione Comunista che, a partire dai circoli, assuma il massimo di collegialità possibile nelle scelte, che non disperda energie e che individui ovunque i tempi con cui intervenire e i temi su cui farlo.

    Il congresso sarà certamente un momento di confronto per tutto ciò. Sappiamo di avere un compito non semplice. Non mancheremo di evidenziare le nostre differenze, di stigmatizzare le cose che non ci convinceranno. Ma vogliamo farlo con quello spirito che si è avuto a Carrara. C’è ancora bisogno di Rifondazione Comunista, e noi vogliamo fare forte questo nostro Partito perché non sono venute meno le ragioni per cui lo fondammo nel lontano 1991. Lo dobbiamo alla sinistra che dobbiamo ricostruire, lo dobbiamo ai lavoratori che dobbiamo fare partecipi in prima persona del processo della “rifondazione” del comunismo in Italia.


    http://www.esserecomunisti.it/index.aspx?m=53&did=553
    Myrddin

  2. #2
    Pasdar
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    Predefinito

    Bene.
    Una Falce e un Martello in bella evidenza, d'altronde la schiacciante maggioranza della nuova sinistra è comunista.
    Si manterrà anche il Tricolore, come stanno facendo PdCI e PRC-SE o no?
    «Non ti fidar di me se il cuor ti manca».

    Identità; Comunità; Partecipazione.

 

 

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