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    sionismo = infamità
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    Arrow Giampaolo Ganzer, le sue credenzialità ed i suoi compari

    Con le operazioni che hanno visto l'arresto di 5 compagni anarchici spoletini, a cui esprimo la mia personale solidarietà, abbiamo potuto vedere in televisione Giampaolo Ganzer, capo dei ROS di Perugia che hanno condotto l'operazione repressiva, con la sua stupenda pelata, intervistato parlare davanti alle telecamere dei telegiornali.
    Forse questa immagine aulica avrà fatto venire voglia a molti di saperne di più su chi sia il soggetto in questione, e su quali credenzialità dispongano lui ed i suoi compari dei ROS di Perugia.

    Da questo documento, emergerebbe che Giampaolo Ganzer sia noto alle cronache anche giudiziarie in relazione all’accusa di associazione per delinquere e di narcotraffico internazionale.

    I ROS di Perugia, nell'ambito di un'inchiesta anti-sindacale, avrebbero disposto il sequestro dei pc ai componenti dell’AVae-m, Ad ogni pubblica iniziativa di rilievo dell’AVae-m (Dossier, sit-in, libri, Congresso), hanno fatto seguito azioni di intimidazione (9), ricoveri coatti (2), incidenti stranissimi (4), perquisizioni con motivi di comodo (Michele stesso, Trupiano, e adesso quelle contro SLAI Cobas per il sindacato di classe). Le iniziative, a parte l’inchiesta anti-sindacale, sono tutte state prese dai carabinieri oppure i carabinieri hanno contribuito a che non andassero avanti le indagini (es. attentato all’auto –freni- di Paolo Sacchetto, incidente –gomme- all’auto di Michele, distruzione dell’auto –persona lasciata andare via senza intervenire né accertare dopo- di Paolo Dorigo, che ha poi denunciato penalmente l’atto come intenzionale e che ha dovuto fare casua anche all’assicurazione che non ha pagato nulla, infine il tentativo di confisca di un furgone di Paolo Dorigo, del tutto gratuito ed ingiustificato e nel merito del quale si è proceduto, che a livello psicologico rende difficili le operazioni di interferenza mentale).

    L'articolo intero di Paolo Dorigo è su:
    http://www.anarchaos.it/Comunicati/o...a_michele.html

    Ecco poi un articolo di Repubblica, del 22 ottobre 2003, che traccia una splendita biografia dell'eroe Giampaolo Ganzer:

    La Procura di Milano chiude il fascicolo sulle operazioni antidroga Sotto inchiesta il comandante e altri venti ufficiali
    Il magistrati: "Associazione
    criminale nel Ros dei Carabinieri"

    Accuse per associazione per delinquere, abuso e peculato
    di CARLO BONINI
    Il comandante dei Ros
    Giampaolo Ganzer
    MILANO - Questa è una storia nera di cui la Procura della Repubblica di Milano è venuta a capo dopo sette anni di indagini cui pochi desideravano mettere mano e che Repubblica è in grado di documentare. È la storia di un'associazione per delinquere che ha vestito e veste la divisa del Raggruppamento operativo speciale dell'Arma dei carabinieri. Di venti manovali in divisa, agli ordini di un ufficiale che, oggi, del Ros è il comandante. Il generale Giampaolo Ganzer. Dal 1991 al 1997, le routine operative della sezione antidroga del reparto investigativo di eccellenza dei carabinieri sono state declinate in un grumo di abusi, malaffare, illecito arricchimento personale, peculati, provocazioni, istigazioni, ricatti.

    Almeno venti militari, tra ufficiali e sottufficiali, hanno sistematicamente violato le norme e le prassi che disciplinano le operazioni antidroga sotto copertura, trasformandosi in trafficanti e raffinatori di stupefacenti in proprio. Arresti obbligatori di latitanti sono stati omessi, falsificando regolarmente i rapporti all'autorità giudiziaria che talvolta non ha visto e, spesso, quando ha visto ha preferito girarsi dall'altra parte. Centinaia di milioni di lire di denaro contante frutto di sequestri durante le operazioni sono stati sottratti alle regole della confisca per essere riciclati.

    La pubblica e consapevole menzogna è stata moneta corrente per confondere e deviare l'opinione pubblica, per svuotare il diritto di difesa degli imputati. Il ricorso alle intercettazioni telefoniche spesso non ha trovato giustificazione né formale né sostanziale nelle indagini. E tutto questo, con un'aggravante, annota la Procura di Milano: "Essere l'associazione per delinquere armata".

    A sollecitarne le mosse, ora il tornaconto personale, ora il lustro di rapide progressioni in carriera. A plasmarne prassi e metodo, dissimulandone la natura, la pianificazione attenta e personale del suo architetto, il generale Giampaolo Ganzer, oggi comandante del Ros, e di due consapevoli complici: l'ufficiale dell'Arma Mauro Obinu, già comandante della sezione antidroga del Ros e oggi nella divisione criminalità organizzata del Sisde, il servizio segreto civile, nonché il sostituto procuratore della Repubblica, Mario Conte, già pubblico ministero a Bergamo, oggi magistrato della Direzione distrettuale antimafia di Brescia.

    Ventisette informazioni di garanzia hanno già raggiunto gli indagati in questo affare. E con un atto istruttorio di 40 pagine che precede le richieste di rinvio a giudizio, a loro è stata comunicata la "chiusura delle indagini preliminari" e la contestuale "discovery" di una cinquantina di faldoni istruttori su cui la pubblica accusa si prepara a celebrare il processo.

    Processo che sembrava non dovesse riuscire ad approdare ad un esito, quale che fosse. Istruito dal pm di Brescia Fabio Salamone, l'intero, monumentale incarto aveva infatti conosciuto un'avvilente navetta tra procure della repubblica, prima di approdare in Cassazione ed essere quindi assegnato, due anni or sono, a Milano. Dove ora a firmare i provvedimenti non sono solo i due sostituti titolari dell'inchiesta, i pubblici ministeri della Direzione distrettuale antimafia Daniela Borgonovo e Luisa Zanetti, ma anche - a sottolinearne il peso - il procuratore aggiunto Ferdinando Pomarici. Un magistrato di robusta esperienza, dai modi equilibrati e certo libero, come racconta la sua storia professionale, da ogni possibile sospetto di inimicizia per l'Arma dei carabinieri.
    Vediamo, dunque.

    * * *

    All'inizio degli Anni 90, l'Arma intravede nelle grandi indagini antidroga una frontiera professionale su cui misurare duttilità e intelligenza dei propri ufficiali e sottufficiali, ma anche un laboratorio in cui sperimentare routine eccentriche rispetto ad antiche e ossificate pratiche da caserma. Esportabili - se testate positivamente - anche nella lotta all'eversione o alla criminalità organizzata. La legislazione adegua le proprie norme, disegnando per i cosiddetti "agenti sotto copertura" una rete di norme "scriminanti" che li sottrae ad alcuni obblighi di legge, tutelandone l'incolumità e l'anonimato. Gli agenti possono infiltrare le organizzazioni nazionali e internazionali del narcotraffico. Chiedere e ottenere dalla magistratura di ritardare il sequestro di carichi di stupefacenti. Evitare l'arresto di pesci piccoli, se questo serve a individuare e catturarne di grossi. Sono norme che, se soltanto maneggiate con scrupolo, hanno alta incidenza operativa e non deragliano da un sistema equilibrato di garanzie.

    Nel Ros, evidentemente, qualcuno fa altri pensieri. Quella improvvisa libertà operativa viene declinata, nella peggiore delle ipotesi, come nulla-osta all'abuso, a costituirsi come corpo separato. Nella migliore, come efficace strumento per liberarsi dei fastidiosi lacci e lacciuoli con cui le procure della Repubblica imbrigliano la "fantasia" del Reparto. A Roma - siamo nel 1993 - al comando di via Ponte Salario è arrivato un giovane ufficiale, Giampaolo Ganzer. Ha fretta di crescere e non ne fa mistero. Nel '94, dirige il II reparto investigativo, competente per le operazioni antidroga e, in meno di quattro anni, percorre l'intera catena gerarchica. Prima come comandante del Reparto analisi, coordinamento e osmosi operativa ('95-'97), quindi come vicecomandante del generale Mario Mori (oggi direttore del Sisde). Diventerà comandante del Ros nel 2001.

    Ganzer ha un metodo. E il metodo - ricostruisce l'inchiesta della Procura di Milano - si fa "sistema". Il Ros istruisce le sue operazioni ottenendo una delega in bianco dall'autorità giudiziaria. Che serve a legittimare iniziative che di legittimo non hanno né la premessa né l'esito. Ma che rispondono a una routine.
    Leggiamo dagli atti: "Il Ros instaura contatti diretti e indiretti con rappresentanti di organizzazioni sudamericane e mediorientali dedite al traffico di stupefacenti senza procedere né alla loro identificazione né alla loro denuncia". Ordina quindi "quantitativi di stupefacente da inviare in Italia con mercantili o per via aerea, versando il corrispettivo con modalità non documentate e utilizzando anche denaro ricavato dalla vendita in Italia dello stupefacente importato. Denaro di cui viene omesso il sequestro". Che non si tratti di "operazioni di infiltrazione" lo capisce anche un bambino. "Si tratta - annota la Procura di Milano - di istigazione ad importare in Italia sostanze stupefacenti".

    Fabbricato artificiosamente il reato attraverso l'istigazione, è ora necessario che su qualcuno ne venga schiacciata la responsabilità attraverso il falso, la menzogna, l'abuso. Scrivono i magistrati: "Il Ros rappresenta falsamente all'autorità giudiziaria e alla Direzione Centrale dei servizi antidroga inesistenti accordi tra le organizzazioni italiane acquirenti e i fornitori. Accordi asseritamente appresi grazie ad agenti infiltrati". È una storiella buona per chi vuole o ha interesse a berla, ma necessaria a liberare la mossa successiva. "Il Ros prende in carico lo stupefacente al suo arrivo in Italia, omettendo ogni doverosa attività di controllo su quantità e qualità. Lo trasporta e lo detiene, anche per lunghi periodi di tempo, talvolta lasciandolo nella disponibilità incontrollata di trafficanti". Provvede dunque alla "installazione di laboratori per la affinazione", alla "ricerca degli acquirenti, attraverso la mediazione di mediatori pagati". "Istiga all'acquisto, diffondendo sul mercato la notizia della possibilità di acquisire stupefacente".

    Il gioco è fatto. Il resto è banale dettaglio. Sul terreno, le operazioni vengono condotte a mano libera, forzando, aggirando ogni tipo di norma, falsificando verbali di sequestro e arresto, barattando il prezzo della libertà con i latitanti. Quel che conta è ostentare "la positiva conclusione di eclatanti operazioni". L'importante è mettere le manette a qualcuno per poi agitare un pugno di arrestati - quale che ne sia lo spessore - da consegnare al pubblico ministero e ad un verdetto di certa colpevolezza.

    È una giostra ad alta redditività penale (e per alcuni anche economica) in cui tutti guadagnano. Investigatore e pubblico ministero. Bisogna soltanto decidere se salirci o meno. Bisogna, soprattutto, che un magistrato presti la propria faccia e la propria firma, autorizzando il Ros a operare dalle Alpi alla Sicilia, aggirando le norme sulla competenza territoriale delle singole Procure e tenendo così lontani i ficcanaso.

    * * *

    Il sostituto procuratore Mario Conte, in quegli anni sconosciuto magistrato di provincia, sulla giostra decide di salire. A Bergamo, che non è neppure sede di una Direzione distrettuale antimafia, è lui l'interfaccia di Ganzer. Su sua indicazione, fa da ombrello, firmando quel che c'è da firmare, alle deleghe che gli presentano i sottufficiali del Ros in forza al nucleo di Brescia, Gilberto Lovato, Rodolfo Arpa, Gianfranco Benigni, Michele Scalisi, Alberto Zanoni Lazzeri, autorizzandoli a operare sull'intero territorio nazionale, di concerto con il comando Ros di Roma, e con gli ufficiali e sottufficiali delle sezioni antidroga che nel tempo vi si succedono (Mauro Obinu, Carlo Fischione, Costanzo Leone, Laureano Palmisano, Vincenzo Rinaldi).

    Scrivono i magistrati di Milano: "Con Obinu e Ganzer, il sostituto procuratore della Repubblica Conte promuove, costituisce, dirige, organizza l'associazione a delinquere. Ne delinea il modus operandi. Gestisce la collaborazione dei trafficanti Enrique Luis Tobon Otoya (colombiano ndr.), Ajaj Jean Chaaya Bou (libanese ndr.) e Biagio Rotondo, agevolandone l'attività anche durante i periodi di detenzione. Fornisce un contributo rilevante con direttive e provvedimenti, emessi anche al di fuori della competenza territoriale. Partecipando personalmente, in più occasioni, ad interventi operativi".

    Conte sembra dunque godere di assoluta extraterritorialità. E di una qualche sicumera. Quando infatti l'inchiesta lo investe, chiede e ottiene di essere trasferito a Brescia, nell'ufficio accanto a quello del pubblico ministero che su di lui ha avviato l'indagine, Fabio Salamone.

    Il metodo Ros battezza almeno sei operazioni antidroga documentalmente minate da "falsi materiali e ideologici". Che la Procura di Milano individua e illumina come fonte di prova d'accusa: "Operazione Cedro" (1991); "Operazione Lido" (1994); "Operazione Shipping" (1994); "Operazione Hope" (1993); "Operazione Cobra" (1994); "Operazione Cedro Uno" (1997) (per il dettaglio, vedi le schede in queste pagine). Il Ros - annota in un suo bilancio la Procura - "si appropria di almeno 502 milioni di lire", "senza precisarne o documentarne la destinazione". E lo stesso accade per "65 chilogrammi di stupefacente" che, non solo non viene sequestrato, ma viene spacciato e dunque reintrodotto nel mercato per mano di uomini dell'Arma.

    La giostra gira e molti - troppi - fingono di non vedere. Perché? E come è stato possibile? Sono domande - lo vedremo - che meritano di non esser lasciate cadere e che offrono qualche sorprendente risposta.




    (22 ottobre 2003) http://www.repubblica.it/2003/j/sezi.../crimiros.html

    Stupenda biografia riportata anche da Indymedia:
    Alla sbarra anche un colonnello dei carabinieri ufficiale dei servizi segreti L'accusa � associazione a delinquere, traffico di stupefacenti e peculato Droga, generale dei Ros a giudizio "Sono tranquillo, non mi dimetto" Imputato insieme a 25 militari, il pm di Brescia Mario Conte
    MILANO - Rinviato a giudizio il comandante del Raggruppamento operativo speciale dei Carabinieri, generale Giampaolo Ganzer. Stessa sorte � stata riservata dal giudice di Milano al colonnello Mauro Obinu, ex Ros oggi ufficiale presso i servizi segreti Sisde, e al pubblico ministero bresciano Mario Conte. Insieme ad altri 26 ufficiali e sottufficiali dei carabinieri, sono accusati di associazione a delinquere, traffico di stupefacenti e peculato per presunte irregolarit� nell'ambito di alcune operazioni antidroga compiute nei primi anni '90. Il processo si terr� il prossimo 18 ottobre. Per due imputati minori, il giudice ha gi� emesso sentenza con rito abbreviato. Fiorenzo Vismara � stato condannato a sei anni e otto mesi; Gabriella Casavola sconter� quattro anni di reclusione.

    Il comandante dei Ros Giampaolo Ganzer, ha detto di avere "la coscienza a posto". "Affronter� serenamente il giudizio. Non ho intenzione di dimettermi. Se non avessi la coscienza a posto, l'avrei fatto anche prima. Ci penseranno i miei superiori".

    I giudici dell'accusa sono convinti di aver messo le mani su una struttura deviata dei carabinieri che ha lavorato indisturbata per quasi sei anni. La conclusione raggiunta dagli inquirenti � che una parte consistente dei fondi a disposizione dell'Arma per l'acquisto di stupefacenti al fine di scoprire bande di trafficanti (e si parla di molti miliardi di vecchie lire) sia stata versata direttamente dai Ros nelle casse dei "cartelli" di narcotrafficanti colombiani e libanesi. La droga veniva poi fatta sbarcare in Italia e consegnata - senza nessun controllo - a trafficanti di fiducia in vista dei "blitz" presentati come brillanti operazioni di servizio. Che spesso, si legge nella richiesta di rinvio a giudizio, si concludevano con l'arresto solo dei pesci piccoli e il recupero solo di parte della droga.

    Mario Conte, il giudice rinviato a giudizio insieme all'alto ufficiale dei Carabinieri, � sospettato dai colleghi di Milano di aver fornito copertura agli affari illeciti dei Ros quando svolgeva il ruolo di pm a Bergamo (oggi � magistrato alla Direzione distrettuale antimafia di Brescia).

    Sotto inchiesta anche la gestione economica dei fondi a disposizione dell'Arma. Il Ros - annota in un suo bilancio la Procura - "si appropria di almeno 502 milioni di lire, senza precisarne o documentarne la destinazione".

    http://italy.indymedia.org/news/2005/06/811136.php

    Qui, durante i fatti della Diaz, lo vediamo coinvolto nel formulare accuse di cospirazione per le quali non si trovarono neanche le prove:
    But in two years it has not been found a video, a photography, a witness that prosecute some of them to take part to the riots and damaging although big efforts by the commission G8 of the Genoa police-headquarters, of Digos from other areas of Italy and from the Carabinieri from the Ros (and perhaps of some foreign police forces). This is the enquiry that on 4th December, excluding the conspiracy suggested
    by Ros of General Giampaolo Ganzer
    http://italy.indymedia.org/news/2003.7_comment.php

    Qui lo vediamo più o meno in collegamento con il bos Felice Maniero:
    Ganzer fu grande manovratore di documenti e pentiti (e relativi sostegni finanziari) anche in seno alle inchieste sulla colonna veneta delle Brigate Rosse prima di occuparsi della malavita organizzata del nord est. La sua spregiudicatezza lo portò a trovarsi spesso in posizioni scabrose, come quando risultò che il suo uomo più affidabile era in busta paga del bandito Felice Maniero. Si trovò a essere indagato per false dichiarazioni rese al pm di Verona o a rispondere di ingenti quantità di cocaina utilizzata per infiltrazioni o provocazioni senza consenso della magistratura. Al punto che la procura di Brescia, dopo la scoperta di una raffineria di cocaina gestita dal Ros, ipotizzò alla fine degli anni ‘90 una sorta di associazione a delinquere all’interno della sezione antidroga del Ros, finalizzata a fare del traffico di stupefacenti non il mezzo di indagine, ma il fine della propria attività.
    All’interrogatorio il colonnello Ganzer si presentò con un microfono sotto il bavero della giacca, registrò le invettive fuori verbale del magistrato contro di lui, chiese ed ottenne il trasferimento di un’inchiesta ormai destinata a morire.

    http://www.globalproject.info/art-2861.html

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  2. #2
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    Ora mi chiedo quali credenzialità possa avere per accusare chicchessia, da quale pulpito insomma parli: narcotraffico, violazione dei diritti civili, riciclaggio...

  3. #3
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    Leggendo alcuni tuoi precedenti messaggi mi è parso strano che affrontassi argomenti come gli arresti di Spoleto e la solidarietà a Fabiani.
    Comunque...
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  4. #4
    sionismo = infamità
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    Citazione Originariamente Scritto da DionisoAguado Visualizza Messaggio
    Leggendo alcuni tuoi precedenti messaggi mi è parso strano che affrontassi argomenti come gli arresti di Spoleto e la solidarietà a Fabiani.
    Comunque...
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    Ok... scusa, perché pensavi che questa tematica nno l'avrei affrontata? A cosa ti riferisci?

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da DionisoAguado Visualizza Messaggio
    Leggendo alcuni tuoi precedenti messaggi mi è parso strano che affrontassi argomenti come gli arresti di Spoleto e la solidarietà a Fabiani.
    Comunque...
    Libertà per tutte/i
    Per l'insulto gravissimo che abbiamo cancellato nel post quotato sei sospeso per 60 giorni.

 

 

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