POL) Crisi rinviata, il fattore Colle e il ruolo dei senatori a vita
Roma, 23 ott (Velino) - Una giornata che poteva essere fatale a governo e maggioranza - impegnati sul doppio fronte di Palazzo Chigi e Palazzo Madama - si conclude con un sospiro di sollievo per Romano Prodi. Nella riunione del Consiglio dei ministri il premier disinnesca la mina Mastella - o chiarimento o crisi, aveva intimato in mattinata il Guardasigilli - riconfermandogli “piena fiducia”. E al contempo ribadendo fiducia alle politiche della giustizia “che il governo ha sempre votato e approvato all’unanimità” sulla base di una “totale condivisione”. Non solo: Prodi invita alla “riflessione comune sulle parole del capo dello Stato”, sottoscritte dal premier, e conferma “la piena fiducia nella magistratura, il rispetto della sua autonomia e delle sue gerarchie”. Un equilibrismo - ispirato alla linea tracciata ieri dal capo dello Stato, Giorgio Napolitano - che convince Clemente Mastella, dal cui entourage filtrano commenti rassicuranti per la tenuta del governo. In mattinata si era diffusa la voce di imminenti dimissioni del Guardasigilli, rientrata quando il vertice dell’Udeur ha diffuso un documento in cui chiedeva un “chiarimento definitivo in Consiglio dei ministri sulla linea che il governo, nella sua collegialità, ha sin qui seguito nella politica giudiziaria”. Altrimenti - era stato l’ultimatum del Campanile - “non sarà più possibile mantenere in vita l’attuale coalizione”.
La coalizione, almeno per ora, resta in vita. Anche se la guerra tra Mastella e Antonio Di Pietro continua: “La mia dirittura morale è tale che non ho bisogno di trovare con te nessun punto di incontro né ora né mai”, avrebbe detto il titolare della Giustizia al collega delle Infrastrutture durante la riunione. Insomma, l’apertura della crisi è sventata, ma il nodo giustizia continua a dilaniare l’Unione e ipotecarne la tenuta. Mastella ha lasciato Palazzo Chigi - a riunione ancora in corso - per raggiungere Palazzo Madama (dove nell’attesa si temporeggiava, scatenando le ire dell’opposizione, al punto che uno dei vice di Franco Marini, Roberto Calderoli, minaccia di non presiedere più l’aula) così da contribuire a salvare la maggioranza sul decreto economico-fiscale collegato alla Finanziaria. Missione compiuta, anche grazie a Mastella. Ma soprattutto grazie a due senatori a vita, Giulio Andreotti ed Emilio Colombo, che hanno compensato le assenze nella maggioranza di Franca Rame e Luigi Pallaro. Come Francesco Storace, seguito dal leghista Roberto Castelli, non ha mancato di sottolineare. Le due pregiudiziali di costituzionalità avanzate da Forza Italia sono state respinte per due voti (158 a 156), uno scarto ridottosi a un’unità (157 a 156) nella conta sulla sospensiva proposta dalla Lega. Decisivi, in questo caso, Andreotti e Colombo, visto che nel frattempo la maggioranza aveva perso per strada un voto. Ed è mistero sull’identità del senatore dell’Unione che ha rischiato di far andare sotto il centrosinistra sulla sospensiva.
L’appuntamento del governo Prodi col suo ineluttabile destino è solo rinviato, assicura però Pier Ferdinando Casini. Anche perché i margini di manovra politica si restringono. Umberto Bossi fiuta aria di elezioni. E liquida come impraticabile in questa fase qualsiasi ipotesi di confronto sulle riforme costituzionali. Nel giorno in cui, con un’apertura insolita, Il Sole-24 Ore annuncia - affidandosi all’esperienza dell’editorialista Stefano Folli - che “la maggioranza non c’è più” ed evoca lo “spettro del voto”, il leader della Lega, dai microfoni di Radio anch’io, osserva che “in Parlamento qualcosa è cambiato, c’è un’aria diversa, siamo proprio alla fine di un governo... Arrivano le elezioni davvero, prima della riforma legge elettorale, non c’è più tempo per farla”. Al massimo - concede Bossi - sono possibili “piccole modifiche” alla legge elettorale attuale.
(Nicholas D. Leone) 23 ott 19:43




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