Tipicamente quando parlo dei presunti diritti per omo e coppie di fatto, mi ritrovo a dire che beh, come minimo son provvedimenti da avversare in quanto...provvedimenti. Non è insomma normando tutto, e quindi ampliando i poteri dello stato, che si va verso una società più libera. Rileggendo una vecchiadiscussione di Piombini sull'immigrazione e il confronto Hoppe-Block sul tema, mi sto domandando però se questo criterio sia sensato: secondo Piombini, "in realtà il criterio corretto da seguire è: quale soluzione si avvicina di più a quella che sarebbe adottata in una società libertaria? [...] se domani centomila afghani decidono di trasferirsi a Bologna ed accamparsi tutti in piazza Maggiore, cosa direbbe Block? Che è giusto così e che, da libertari, non possiamo farci niente? Non scherziamo. Nessuna persona di buon senso avvallerebbe una tale soluzione. Non possiamo perdere totalmente il controllo del territorio in cui viviamo solo perchè lo Stato lo ha reso "pubblico [...] non sono d'accordo che, se un libertario deve scegliere una politica statalista, deve preferire una politica "d'inclusione" a una politica "d'esclusione". Non c'è nessun principio libertario che giustifichi "l'inclusione". Anzi, nel caso della repressione dei reati violenti (omicidio, furto, invasione di proprietà) anche i libertari, in attesa di una futura privatizzazione della sicurezza, preferiscono una soluzione statalista "d'esclusione" in cui la polizia statale svolge un compito di controllo e repressione".
Voi che ne pensate?




Rispondi Citando
