Padova 24 ottobre 2007
Dovevo dare ascolto a mia madre quando mi diceva di studiare Legge, all’università, che gli avvocati un cliente che paga lo trovano sempre.
Come non rimpiangere di non averle dato ascolto, leggendo che l’Autostrada Brescia - Padova, per una consulenza/assistenza in merito al possibile mancato rinnovo della concessione, ha riconosciuto al legale veronese Guglielmo Ascione l’incredibile parcella di quattro milioni di euro?
Non male, per un ex pubblico ministero della procura di Brescia ai tempi gloriosi di mani pulite, procura dove vennero archiviate, perché ritenute “irrilevanti”, le denuncie di Sergio Cusani nei confronti dell’allora p.m. Antonio Di Pietro.
Forse è altrettanto irrilevante che nel ministero delle infrastrutture dello stesso Di Pietro si sia firmato l’8 maggio di quest’anno il nuovo schema di convenzione con l’Anas che prevede il rinnovo della concessione alla Brescia – Padova sino al 2026, accolto con un sospirone di sollievo dai reggitori di cotanta azienda. Che, ricordo, è pubblica per il 60%, quindi quei quattro milioni sono per un bel po’ anche nostri….
Ma poco male: che volete che siano otto miliardi delle vecchie lire, con i quali si sarebbero potuti eventualmente rinnovare i sistemi di sicurezza di un’autostrada che cade ormai a pezzi. Ci conforta comunque la certezza che l’avv. Ascione saprà invece come utilizzarli, questi soldi.
Questa è la nostra Italia, del nord nella fattispecie, e la richiesta alla presidente della Brescia – Padova di valutare l’ipotesi delle dimissioni è ovviamente caduta nel vuoto. “Non me ne intendo… la faccenda è chiusa”, sembra sia stata la lapidaria risposta della numero uno dell’azienda alla comprensibile richiesta di chiarimenti.
Ma noi saremo qui, foss’anche fra vent’anni, a chiedere conto di questa incredibile vicenda. Becchi e bastonati, si dice dalle nostre parti: la seconda parte ci è più che sufficiente.
Bruno Cesaro
Direzione Nazionale
Movimento Sociale Fiamma Tricolore




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