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  1. #1
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    Predefinito L'Unione fa i conti con Beppe Grillo

    L’Unione rimpiange già i girotondi

    di Luca Telese da Il Giornale

    I conti con il "movimentismo di protesta"

    http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=205195&PRINT=S

    Roma - Si potrebbe dire che chi di comicità ferisce, di comicità perisce. E così, improvvisamente, il centrosinistra si sente ferito dal «movimentismo di protesta», scopre l’indigazione contro «l’antipolitica», contro «il turpiloquio», «il qualunquismo», l’evocazione di «sentimenti beceri». Persino l’ex direttore di un brillante giornale satirico come Cuore, Michele Serra, sulla prima pagina di La Repubblica si è accigliato: «È roba da Bagaglino». E subito dopo ha aggiunto quello che molti nei Ds pensano: «Già altri movimenti impetuosi sono finiti in niente dopo avere riempito piazze e giornali e telegiornali».

    Insomma: Adda passà a’ nuttata. Ma intanto il beppegrillismo impazza, le Feltrinelli esauriscono il libro dello showman e il suo sito si blocca perché supera i due milioni di contatti. Certo, dalla manifestazione del Palavobis (decennale di Mani pulite) a quella dell’Auditorium (contro la soppressione del programma di Sabina Guzzanti, Raiot) ai Girotondi di Nanni Moretti, fino al «Vaffa-day», il salto è abissale (non a caso ieri Pancho Pardi si arrabbiava per la battuta di Grillo su Nanni Moretti).

    Tutto cambia per due motivi: il primo è che Beppe Grillo spara a 360 gradi, ma soprattutto contro il governo (ovvero contro l’Unione). Archiviando l’antiberlusconismo militante che era motore primo delle altre mobilitazioni. Il secondo è che stavolta non ci sono le cautele e il dialogo e i contatti di una costola di sinistra dissidente che vuol riformare la sinistra ufficiale (ma ci dialoga). Stavolta l’attacco è feroce e non risparmia nessuno. Piero Fassino invitava Moretti ai convegni, da Grillo riceve solo dei «vaffa». Walter Veltroni viene dipinto da Grillo come «il leader di un partito che non esiste, uno che dice tutto e il contrario di tutto». Giuliano Amato liquidato come «un nano che faceva da cassiere a Craxi». Le migliori prove di questo salto di qualità e dei suoi effetti sono la defezione in extremis della conduttrice Milena Gabanelli e il forfait dell’assessore di centrosinistra Libero Mancuso, spaventato da un video di critica sulla legge Biagi. Ieri Grillo rispondeva da par suo: «Nessuno ha offeso la memoria di Biagi, ho solo criticato le leggi sulla precarietà. Gli intellettuali con il cuore a sinistra e il portafoglio a destra hanno evocato il qualunquismo, il populismo, la demagogia. Uno con la barba ha citato, lui può farlo, Aristofane per spiegare il V-day. Lui può farlo».

    A ben vedere ci sono solo tre persone che hanno partecipato a tutte le diverse incarnazioni del «movimentismo di protesta»: due giornalisti come Marco Travaglio e Massimo Fini e un’artista come Sabina Guzzanti. Eccetto loro è cambiato tutto. La platea dei girotondi poggiava su una intelaiatura di borghesia illuminata colta e progressista, all’Auditorium erano accorsi intellettuali dello spettacolo e tele-indignati. Nei girotondi, un pugno di illuminati chiamava la piazza a raccolta. Adesso la rivoluzione la fanno i gruppi dei Meetcom «Beppe Grillo», internauti in erba, età media 30 anni. Sui loro siti si trovano 8mila foto dei meetcom cittadini: 200, in Italia, che organizzano 50mila persone. Il girotondini si passavano parola con i messaggetti telefonici, questi corrono lungo il tam-tam di un sito.

    Uno dei principali coordinatori del movimento, Marco Canestrari, ha solo 24 anni. Ed è illuminante l’autorappresentazione di Stefano, 23enne studente di architettura, raccolta da Gianluca Simonetti su La Stampa: «Non leggo i giornali, ma solo il blog di Grillo e Dagospia, vado in rete tutti i giorni e raccolgo notizie che sulla stampa non arriveranno mai».
    Spiega Travaglio: «Rispetto ai girotondi questi ragazzi sono più giovani, meno partitizzati, vivono attaccati a Internet, sono capaci di una trasversalità assoluta. I girotondini erano soprattutto elettori e militanti delusi, questi sono giovani che se non trovano qualcuno che li convince a votare non ci vanno». Per questo che la sinistra fatica a capirli. Travaglio sorride: «Mi pare che a parte Rosy Bindi nessuno dei leader dell’Unione abbia capito cosa sta accadendo. E mi diverte la reazione indignata dei dirigenti Ds. Dicono che la limitazione di mandato a due legislature è una richiesta demagogica? Ma se è una regola che hanno nel loro statuto! Evidentemente il fatto che nessuno la rispetti, a partire dal segretario e da sua moglie, li ha indotti in confusione». Intanto Grillo ha venti spettacoli già prenotati nei prossimi due mesi. Ancora Travaglio: «Se pensano che non sia sincero quando dice che non vuole fare un partito sbagliano. Mentre credo che un altro Vaffa day per vigilare sul Parlamento quando dovesse discutere la legge sarà scontato». Sorriso: «E se Grillo riesce a portare a casa uno dei suoi tre punti, per lui sarà un trionfo».

  2. #2
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    L'articolo vuole dire in modo elegante una cosa chiarissima a tutti : l'Unione ha paura del BeppeGrillismo perchè è un movimento (brutto) assolutamente incontrollabile.

    Viceversa Il Girotondismo,il Manipulitismo,Il Pacifismo e analoghi movimenti (pagliacceschi) degli ultimi anni erano assolutamente allineati e coperti,arruolati nell'antiberlusconismo militante ed agli ordini della Sinistra...

    Oggi i vari Moretti&Co. sono in disarmo perchè la missione (di cercare di sputtanare la CDL) è stata compiuta (anche se il bilancio è Fallimentare,ma almeno Prodi è a Palazzo Chigi)...ed esce fuori sto Grillo che invece di prendersela con Berlusconi se la prende con l'Unione!!!

    ma come si permette???

  3. #3
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    hai postato 4 articoli e quattro volte ti sei risposto da solo

  4. #4
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    Sono infatti articoli-domande retoriche!!!

  5. #5
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    Questa poi...

    La Bindi salta come Grillo e gli stende il Pd ai piedi come un tappeto

    Scritto da Carlo Panella

    http://www.legnostorto.com/index.php...=view&id=18879

    Et voilà, Rosy Bindi fa outing e viene fuori la vera animaccia della sinistra democristiana: è d'accordo su tutto con Grillo, e se la fanno leader del Pd, Grillo avrà il suo partito. Volete capire perché il fascismo si è affermato in Italia, leggete le dichiarazioni degli esponenti della sinistra -e di quelli di tradizione fascista del centro destra- e lo capirete.
    A fronte della protesta demagogica più sfrenata, dell'antiparlamentarismo più becero, di un leader di nessuna qualità e spessore se non una faccia tosta tremenda, di una piazza di Bologna che lincia il corpo straziato di Biagi, applaude, si inchina, apre le chiappe.
    Grillo è quello che è, poveretto, un buffone di corte -senza offesa, è un apprezzamento professionale- che sa usare Internet (i due schiermanti fanno pena al riguardo, ivi compreso Berlusconi) e sa eccitare il ventre della gente.
    Tutti a rendergli omaggio.
    Non uno che indichi nel suo populismo ipocrita il peggio della tradizione politica italiana (macché un Savonarola, è un Masaniello e dei più inflazionati), non uno che dica che quella piazza faceva schifo, che quel blog è penoso.
    Non uno insomma, che abba un alto senso di sé stesso.
    Masaniello avanza e il Pd gli si stende ai piedi.
    Ci mancava anche questa

    da:http://www.carlopanella.it

  6. #6
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    Il comico di Genova ruba ai poteri forti (Mieli e Montezemolo) il ruolo di leader del partito dell'antipolitica

    Il sorpasso del Grillo
    Il V-day regala all’Italia un nuovo leader

    di Francesco Blasilli

    http://www.opinione.it/pages.php?dir...t=5807&aa=2007

    C’era una volta la prima Repubblica, poi la seconda e quelli che volevano la terza. Decisero di chiamare la nuova terra promessa antipolitica, ma alla fine arrivò Beppe Grillo e mandò tutti a quel paese. Magari la favoletta non è proprio così semplice, ma – insomma – ci siamo vicini. Della prima repubblica, inutile parlare. La parte più interessante della storia inizia invece nella primavera dello scorso anno quando il Corriere da Sera, e il suo direttore Paolo Mieli, si schierarono apertamente dalla parte di Prodi. Corriere che – è quasi inutile aggiungerlo – è diretta espressione dei poteri forti italiani; Corriere che – altro particolare da non trascurare – mai nella sua storia recente aveva fatto una scelta di campo così ben definita. Coloro che siedono al salotto buono con Paolo Mieli, dunque, avevano così deciso che Prodi era il miglior presidente del consiglio possibile per loro. Dopo qualche mese, però, a via Solferino (e non solo) si erano già pentiti. E via, qualche ammiccamento a Berlusconi prima di decidere di fare in prima persona: basta appoggiare questo o quest'altro, noi abbiamo il potere (forte) e noi scendiamo in campo.

    E così è partita quella battaglia chiamata antipolitica. Prima il libro di Stella e Rizzo, “La casta”, tutta roba trita e ritrita che dalle pagine del Corriere veniva “pompata” come se fosse il Vangelo del nuovo millennio. Poi un giorno si e l'altro pure, ha iniziato ad esternare Luca Cordero di Montezemolo, uno dei volti più noti del salotto buono del Corriere. Il presidente della Ferrari, però, non ha mai fatto il passo decisivo; o perché aspettava un momento più propizio oppure perché era consapevole di non essere il più indicato per diventare il paladino dell'antipolitica. Nel frattempo, però, è arrivato il più classico degli imprevisti, nella persona di Beppe Grillo. Tutti i sogni di gloria di Paolo Mieli e del salotto buono si sono infranti nel V-day del comico genovese chetutto d'un colpo – si è fregato il ruolo di paladino dell'antipolitica. Tutto il lavoro di più di un anno vanificato da un paio di battute e dalla voglia del popolo italiano di mandare il prossimo a quel paese.

    Per di più, non ci troviamo di fronte ad un fuoco di paglia, visto che Grillo è un osso duro. Lo ha capito Mastella che, piuttosto che tacere e aspettare che “passi a nuttata”, ha preferito provare a ribattere colpo su colpo (o meglio blog su blog). Lo hanno capito anche altri come Di Pietro che si fa carico di tutte le battaglie giustizialiste di questo mondo (d'altronde questo è il suo campo) e anche un altro ministro, Pecoraro Scanio, più che per convinzione, per necessità di apparire e dire qualcosa, visto delle tematiche ambientali in Italia non frega niente a nessuno. Lo hanno capito anche i poteri forti che Grillo non sarebbe stato un nuvola passeggera, ma una perturbazione di quelle durature. Ed allora hanno provato prima a relegarlo – da un punto di vista mediatico – in seconda fascia, salvo poi riportalo nelle prime pagine con una interpretazione quantomeno azzardata del suo pensiero. Parlando di imbarazzo per le critiche di Grillo a Biagi si fa una cattiva informazione: il comico genovese, infatti, a differenza di qualcuno che siede sui banchi del Parlamento (Caruso) non ha attaccato il giuslavorista, bensì la sua legge. Criticare una legge non è certo mancare di rispetto ad un morto, come stanno provando a far credere alla gente.

    Di pari passo con il tentativo di demolizione di Grillo, i poteri forti hanno anche piano piano rilanciato l'idea di un Governo istituzionale; una soluzione che gli permetterebbe di recuperare il tempo che Grillo gli ha rubato. Un modo per riordinare le idee e scegliere il candidato giusto o per rilanciare lo stesso Montezemolo. Allora ecco La Stampa (altra espressione del salotto buono) che propone una lunga intervista a Casini che perora la causa del Governo istituzionale. Casini, tutt'altro che antipolitico, ma comunque amico di quelli che il salotto lo frequentano (soprattutto nelle sue appendici romane). Ed in ogni caso il governo istituzionale è l'ultima carta da giocarsi per chi fino a poco fa, Paolo Mieli e i suoi salottieri, pensava di aver vinto la partita e di potersi dedicare a fare il regista dell'Italia che verrà. Ma la nostra penisola è, da sempre, avvezza alle sceneggiature comiche, come la tradizione dei vari Toto e Steno insegna: ecco allora, che, uno con il ghigno di Beppe Grillo ha più successo rispetto al volto austero di un Montezemolo o di un Mieli.

  7. #7
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    Strano , sento tanti politici che ora si dichiarano d'accordo con Grillo ( Sopratutto di sinistra ) ma non ci spegano perchè non hanno fatto , in tanti anni , quelle 2 - 3 piccole riforme che la piazza ha chiesto attraverso lui .

    Io credo che in Italia stiamo assistendo ad una spece di 69 , ma non violento e nefasto come quello che ci siamo lasciati alle spalle. I giovani hanno lasciato il bertinotti con la erre moscia e si fidano di più del comico. Meglio la piazza che i centri sociali . Maglio Grillo che Casarini . Ne sono felice

  8. #8
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    L'Unione teme Grillo perchè la sua piazza è prevalentemente piena dei delusi dalla Sinistra e soprattutto perchè a differenza dei Girotondismi vari è assolutamente anarchica e poco inquadrata come è sempre piaciuto a loro.

    Adesso in molti,per non cadere,si adeguano e si dichiarano d'accordo cercando di convogliare la rabbia grilliana verso il solito nemico e cioè la CDL.

    Pur non condividendo,spero che Grillo non si lasci infinocchiare.

    E comunque una Sinistra alla mercè degli Strada,della Fiom e di Beppe Grillo è davvero uno spettacolo indecente,degna conclusione per la "Serietà al Governo"!

  9. #9
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    Io penso che i conti con Grillo(o meglio con ciò che rappresenta) dovrebbero farli tutti,non solo il centrosinistra.
    E' sbagliato immaginare che i sostenitori di Grillo siano tutti di sinistra, c'è anche gente comune ,senza ideologie precostituite e comunque fare politica innanzitutto vuol dire ascoltare le proteste e cercare di capire da dove nascono e cosa si può fare per rispondere.
    A mio avviso Grillo riempe un vuoto,lo fa a modo suo,non è un politico e non gli si può rimproverare se a volte sfocia nel qualunquismo ; il problema vero è un altro : da destra a sinistra sono TROPPI i personaggi " poco raccomandabili " e guardate che non serve candidare una brava persona se poi dietro ci sono tipi loschi a muovere i fili,in Sicilia la sinistra candidò la Borsellino,ma la provincia in cui ebbe il risultato in assoluto migliore,staccando Cuffaro di oltre 10 punti,fu Enna ,sede di tale Vladimiro Crisafulli.
    Ovviamente il cdx è pieno di questi problemi e nulla fa per cercare di risolverli,in particolare penso a cosa s'è ridotta la destra ...
    Parliamoci chiaro,la democrazia implica un tasso di disonestà ineliminabile,se vuoi annietare la mefie,le camorre ecc..ci vuole un regime dittatoriale e abbiamo l'esempio del prefetto Mori col fascismo,democrazia e onestà non vanno di pari passo... detto questo però la soglia di disonestà è ben oltre quello che si potrebbe definire un limite fisiologico.
    Ma anche in questo cdx e csx sono molto simili..nel non dare risposte.

  10. #10
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    grillo sarà alla festa dell'unità a milano per dire quello che vuole

 

 
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