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  1. #1
    Comunista democratico
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    Predefinito Storia della Rivoluzione d'Ottobre

    (Vera) Storia della Rivoluzione d'Ottobre (non le idiozie di destra)

    Nel dicembre del 1907 Lenin, che era rientrato in Russia nel 1905, per sfuggire ad un mandato d'arresto della polizia zarista, fu costretto ad emigrare in Svizzera per la seconda volta. Trascorse all'estero quasi dieci anni.
    All'inizio del 1917 nonostante la legalizzazione di alcuni partiti politici, il sistema zarista rimaneva rigidamente assolutistico. I primi mesi, dato il disastroso andamento della Prima Guerra Mondiale, erano stati caratterizzati nelle città da continue sommosse per la carestia che aveva assunto le dimensioni di una catastrofe. Le spese di guerra venivano finanziate attraverso i prestiti e l'aumento della circolazione di moneta (inflazione) che avevano da tempo fatto crollare l'economia. Il malcontento era generalizzato: nelle campagne la popolazione contadina, in continua crescita, aspirava alla distribuzione delle terre, nelle città la classe operaia, concentrata in grandi nuclei industriali, poneva le sue rivendicazioni.

    Il 18 Febbraio (o 3 Marzo secondo il calendario moderno) 1917 nelle officine Putilov di Pietrogrado scoppiò uno sciopero ad oltranza: per ritorsione tremila operai furono licenziati. Gli scioperi di protesta si estesero a quel punto a valanga in tutte le altre industrie della capitale e il 23 Febbraio fu proclamato lo sciopero generale. Lo Zar Nicola II informato nel suo quartier generale a Mogilev degli avvenimenti, non rendendosi conto dell'enorme portata della protesta, diede l'ordine al generale Chabalov di “liquidare l'indomani stesso i disordini della capitale”.
    Il 26 Febbraio un reparto del reggimento della guardia di Volinia aprì il fuoco sulla prospettiva Nevskij, dove era in corso una dimostrazione. Sessanta tra uomini e donne caddero morti sulla piazza: fu la scintilla che innescò la rivoluzione.
    Il presidente della Duma, Rodzianko, telegrafò allo Zar scongiurandolo di fare delle concessioni alla volontà del popolo per salvare la monarchia ma non ricevette risposta: Nicola II continuava ad illudersi di padroneggiare ancora la situazione. Il 27 Febbraio (12 Marzo) la sede della Duma, nel palazzo di Tauride, fu occupata da soldati e operai armati, la sera stessa si riunì lì il Primo Soviet di Pietrogrado, mentre anche a Mosca divampavano vaste sommosse.

    Quando l'8 Marzo (21) 1917 si scatenò a Pietrogrado l'ennesima insurrezione popolare, lo Zar Nicola II nell'impossibilità di reprimerla, fu costretto ad abdicare in favore del fratello, il Granduca Michele, ma questi lo stesso giorno rifiutò la corona. La cosiddetta Rivoluzione di Febbraio, durante la quale perirono nella sola capitale più di milequattrocento persone, pose fine alla dinastia dei Romanov dopo quasi trecento anni di dominio.

    Il soviet di Pietrogrado, composto in maggioranza da menscevichi e da socialisti di destra, diede il suo appoggio alla costituzione di un governo provvisorio, formato dai maggiori partiti allora presenti nella Duma, sotto la presidenza del latifondista liberale Lvov.

    La Russia, stremata da tre anni di guerra, si rese conto ben presto che le speranze di cambiamento riposte nel nuovo governo borghese erano rimaste tradite. Infatti il governo, che era dominato da rappresentanti della grande proprietà fondiaria e del capitale, si dichiarò per il proseguimento della guerra, mentre le riforme agrarie venivano rimandate. Le perdite al fronte, tra morti, feriti e prigionieri, ammontavano ormai a più di sei milioni. La Polonia russa era persa. Nelle città mancava tutto, gli approvvigionamenti erano resi difficili anche a causa delle condizioni disastrose del sistema ferroviario. Nelle campagne l'inquietudine dei contadini aumentava a causa del numero sempre crescente di reclutati per il fronte.

    Lenin tornò in patria nell'aprile del 1917. Francia ed Inghilterra gli rifiutarono il visto di transito temendo che avrebbe fatto di tutto per indurre la Russia a concludere una pace separata con la Germania. Per la stessa ragione, però, la Germania era interessata a favorire il rientro di Lenin in patria. Con un accordo stipulato a Ludendorff, il governo tedesco permise a Lenin e ad altri trenta emigranti il transito.
    La sera del 3 (16) aprile 1917 Lenin e il suo seguito giunsero alla stazione finnica di Pietrogrado. In una sala d'onore lo accolse il socialdemocratico menscevico Ccheidse che lo salutò a nome del Soviet di Pietrogrado. Lenin lo trascurò totalmente e rivolse ai presenti nella sala le seguenti parole: ”Compagni! Soldati, marinai e lavoratori! Sono felice di salutare in voi la rivoluzione russa vittoriosa, avanguardia dell'armata proletaria mondiale... La rivoluzione russa compiuta da voi ha dato inizio ad una nuova epoca. Viva la rivoluzione mondiale socialista!”Davanti alla stazione di Pietrogrado premeva una folla enorme. Lenin fu issato su un carro armato e nella luce dei riflettori e delle fiaccole, tenne il suo primo discorso accolto da ovazioni.
    L'indomani Lenin espose alla conferenza del partito bolscevico le sue Tesi del 4 Aprile chiedendo che il proletariato abbattesse il governo provvisorio e affidasse “Tutto il potere ai soviet!”, spronò quindi i contadini affinché si appropriassero con la forza delle grandi proprietà terriere. I menscevichi non lo presero sul serio , rinfacciandogli di parlare come un pazzo in preda a un delirio, ma Lenin non si lasciò impressionare.

    Domenica 18 giugno (1 luglio) 1917 fu organizzata una grande manifestazione a favore del governo provvisorio. Parteciparono quattrocentomila persone ma nessuno fece propri gli slogan filogovernativi diffusi da fonti ufficiali. La dimostrazione assunse, sotto le pressioni dei bolscevichi, un carattere ostile al governo che da poco aveva ostinatamente rifiutato di approvare anche le proposte più moderate di riforma agraria. Centinaia di cartelli riportavano: “Tutto il potere ai soviet!" "Basta con la guerra!" "Pane, pace, libertà!”

    Negli stessi giorni era cominciata l'offensiva contro i tedeschi. Il socialista Kerenskij, divenuto nel frattempo ministro della Guerra, tenne in diverse località entusiastici discorsi in favore dell'offensiva militare, ma, quando più di settantamila uomini perirono e la controffensiva nemica costrinse i russi ad indietreggiare, l'euforia si spense ovunque. Un odio violento divampò contro Kerenskij, mentre crescevano le simpatie per i bolscevichi che promettevano la pace.

    Al fronte e nelle retrovie la disciplina scomparve, spesso gli ufficiali venivano fucilati dai loro soldati. Nelle campagne le azioni illegali dei contadini si facevano sempre più frequenti, nel mese di giugno si registrarono ottocentosessantacinque espropriazioni. In diversi luoghi, sopratutto in Siberia, i contadini attaccarono anche le proprietà dei conventi. Molte fabbriche furono chiuse per mancanza di rifornimenti di materie prime.
    I costi della guerra ammontavano ormai a quaranta milioni di rubli al giorno: i prezzi salivano senza sosta, mentre la disoccupazione aumentava. Ad accrescere l'esasperazione delle masse contribuivano i dati apparsi nei giornali che attestavano inauditi profitti di guerra agli industriali e fornitori dell'esercito. Il governo provvisorio nel tentativo di arginare il malumore, decise di inviare al fronte le truppe di stanza a Pietrogrado, illudendosi così di poter disarmare la classe operaia e sciogliere i consigli degli operai e dei soldati. Ma le truppe intuirono perfettamente il piano ed insorsero. Migliaia di proletari si unirono a loro.
    Il 3 (16) luglio 1917 i dimostranti si recarono alla sede del partito bolscevico chiedendo l'immediato abbattimento del governo provvisorio e il passaggio dei poteri ai consigli degli operai e dei soldati. Trotzki organizzò la rivolta guidando la neonata Guardia Rossa. Il giorno seguente si unirono alla folla diecimila marinai e operai provenienti da Kronstadt. Dopo numerose sparatorie il corteo si impossessò del palazzo di Tauride, ma l'entusiasmo popolare si spense all'arrivo dei soldati della guardia fedeli al governo, i quali dispersero la folla e repressero la rivolta.
    Il presidente del consiglio, il principe Lvov, emise mandati d'arresto contro tutti i capi del partito bolscevico. La sede del partito fu occupata, la redazione e la tipografia del giornale bolscevico Pravda devastate. Lenin riuscì a fuggire in Finlandia travestito da operaio.Nel frattempo la situazione al fronte degenerava sempre più, i tedeschi avanzavano e gli episodi di insubordinazione diventavano sempre più frequenti.

    La presidenza del consiglio dei Ministri allora fu assunta da Kerenskij nel tentativo di ristabilire la disciplina nell'esercito. Fu reintrodotta la pena capitale ma oramai i russi erano dovunque in ritirata.
    Il 26 Luglio (8 Agosto) 1917 i bolscevichi si riunirono illegalmente per il loro sesto congresso. Lenin dal suo esilio propose di accelerare la caduta della dittatura controrivoluzionaria della borghesia e di sostituirvi la dittatura del proletariato, ritenendo peraltro impensabile una conquista del potere per via pacifica. Il congresso approvò la sua linea.
    Kerenskij, sperando di consolidare la sua posizione, fece riunire il 12 (25) Agosto 1917 nel Teatro Grande di Mosca, un'assemblea di oltre duemila persone in rappresentanza di tutti i partiti politici (tranne quello bolscevico), dell'esercito, della marina, dei soviet locali, delle associazioni imprenditoriali, dei sindacati, degli industriali, dei proprietari terrieri e dei banchieri. I bolscevichi scatenarono a Mosca uno sciopero di protesta al quale aderirono quattrocentomila persone. Il primo giorno di riunione il cosiddetto Consiglio di Stato si ritrovò senza elettricità, senza tram e senza ristoranti aperti; Kerenskij intimorito fece disporre dei cannoni a difesa del Teatro Grande.
    Questa assemblea non produsse gli effetti sperati: il prestigio di Kerenskij (schernito ormai dalla popolazione con il soprannome di Bonaparte) era completamente distrutto, dimostrandosi incapace di incitare ancora l'esercito e di frenare l'adesione delle masse al bolscevismo. Il popolo chiedeva terra e pace, solo il bolscevismo era in grado di prometterle, tutti gli altri partiti si battevano per il seguito della guerra e il rinvio delle riforme agrarie.


    Il generale Kornilov, nominato comandante supremo dell'esercito, fu sospinto alla ribalta della scena politica. Nell'illusione di spingere i bolscevichi alla resistenza e di annientarli, liquidando al tempo stesso anche i soviet degli operai e dei soldati, il 19 Agosto (1 settembre) 1917 egli abbandonò Riga ai tedeschi ritirando un numero rilevante di unità dal fronte, aprendo così al nemico le porte di Pietrogrado.
    Kornilov diresse le proprie truppe contro la capitale dove voleva assumere il potere assoluto e chiese a Kerenskij di proclamare lo stato d'assedio. Il piano del generale trapelò anzitempo, suscitando irritazione e sdegno tra la popolazione. Kerenskij che aveva appoggiato Kornilov solo nella speranza di avere un alleato contro il pericolo bolscevico, lo esonerò telegraficamente dal comando e lo accusò insieme ai suoi sostenitori di alto tradimento.
    Il generale Kornilov si rifiutò di deporre il comando e ordinò al dispotico generale Krymov di marciare su Pietrogrado alla testa di un corpo di cavalleria.
    Nella capitale Kerenskij perse la testa, dimostrandosi incapace di opporre la benché minima resistenza al tentativo di colpo di stato di Kornilov.
    Il partito bolscevico invece agi con calma e sicurezza: insediò un consiglio di guerra in difesa della capitale, venticinquemila operai aderirono alla Guardia Rossa, i lavoratori delle industrie belliche Putilov prolungarono l'orario di lavoro portando a termine in due giorni l'assemblaggio di quasi duecento cannoni, i sindacati armarono altri cinquemila operai. Le locomotive che trasportavano la cavalleria di Krymov vennero disperse dai ferrovieri verso direzioni sbagliate o su binari morti, mentre molti agitatori bolscevichi raggiunsero le truppe di Krymov e le informarono delle intenzioni per le quali si intendeva sfruttarle; si ebbero così numerose defezioni.
    Dopo appena due giorni il generale Krymov si arrese a Kerenskij e a causa dell'umiliazione subita si tolse la vita. Il colpo di stato di Kornilov, l'uomo “dal cuore di leone ma dal cervello d'un coniglio”, era fallito miseramente. Tutti i capi dell'esercito furono arrestati.

    La popolazione si rese conto ancor di più che la vera forza rivoluzionaria era in mano al partito bolscevico, se ne ebbe riprova nelle elezioni successive che si ebbero di lì a breve.
    L'aggravarsi della crisi alimentare, la diffusa disoccupazione, l'incapacità di fronteggiare il collasso economico acuirono ulteriormente le difficoltà del governo di Kerenskij, mentre la marea del bolscevismo cresceva di giorno in giorno.
    Lenin rientrò di nascosto a Pietroburgo il 10 (23) ottobre 1917 per orientare e guidare il comitato centrale alla conquista del potere: l'insurrezione armata doveva scattare senza indugio.
    Due giorni dopo fu creato il Comitato Militare Rivoluzionario sotto la presidenza di Trotzki, e fu alloggiato nell'istituto Smolnyi, già sede del partito bolscevico. Il comitato poteva contare su dodicimila guardie rosse e tremila soldati. Gli operai delle industrie belliche fornirono le armi, si unirono ai bolscevichi le navi da guerra della flotta del baltico e molte truppe del governo provvisorio.
    La sera del 24 ottobre (6 novembre) 1917 Lenin, sotto false sembianze, si recò all'istituto Smolnyi per organizzare la presa del potere: durante la notte le guardie rosse ed i soldati occuparono senza incontrare resistenza i ministeri, la banca nazionale, la centrale telefonica, le stazioni ferroviarie e tutti gli altri punti nevralgici di Pietrogrado.
    Kerenskij riuscì a fuggire dalla capitale ma gli altri membri del governo provvisorio rimasero chiusi nel Palazzo d'Inverno nell'attesa disperata quanto vana dell'intervento dell'esercito.
    Il Governo provvisorio mobilitò le poche forze ancora fedeli: gli allievi ufficiali delle scuole, tre reggimenti di cosacchi e qualche altro reparto tra cui il Battaglione femminile della signora Botchareva per difendere il Palazzo.
    Gli insorti accerchiarono l'edificio ed intimarono al governo di arrendersi entro mezz'ora, in caso contrario le navi da guerra avrebbero aperto il fuoco dei loro cannoni.

    L'ultimatum non ebbe risposta e due ore dopo una cannonata a salve, partita dall'incrociatore Aurora provocò una sparatoria tra le due parti. Il Battaglione femminile, dopo aver tentato una sortita, fu catturato dagli insorti che penetrarono nel palazzo e in poco tempo disarmarono gli ufficiali.
    All'alba del 26 ottobre (8 novembre) tutti i ministri furono arrestati e trasferiti sulla fortezza di Pietro e Paolo. L'assalto al Palazzo costò la vita a cinque marinai e ad un soldato.
    Alcune ore prima si era radunato allo Smolnyi il secondo congresso panrusso dei soviet composto da seicentocinquanta delegati, sotto la presidenza del bolscevico Kamenev, il quale annunciò all'assemblea che il palazzo d'Inverno era stato occupato ed il governo (ad eccezione di Kerenskij) tratto in arresto.
    Tra ripetuti e scroscianti applausi fu decretato il passaggio del potere ai soviet e proclamata la Repubblica dei Soviet.
    La sera di quello stesso giorno si aprì la seconda seduta del congresso: in un tripudio di ovazioni Lenin salì sul podio. Il suo discorso salutò la vittoria della rivoluzione ed espresse la speranza di una rivoluzione socialista mondiale, che si poteva delineare anche in Germania, in Italia ed in altri paesi europei. Poi Lenin annunciò il decreto di espropriazione della terra che fu dichiarata patrimonio del popolo, insieme alle risorse petrolifere, carbonifere e minerarie. Il congresso approvò ed infine intonò l'Internazionale. La conquista del potere da parte dei bolscevichi passò alla storia come la Rivoluzione d'Ottobre.
    Le guardie rosse continuarono a combattere contro le truppe di cosacchi ancora fedeli a Kerenskij e le sconfissero a Pulkovo e Gacina. Kerenskij si rifugiò in Inghilterra.
    A Mosca la presa del potere fu più drammatica che a Pietrogrado. Il colonnello Rjabzev occupò con i pochi ufficiali rimastigli fedeli il Cremlino dopo grandi spargimenti di sangue. La popolazione non gli offerse alcun aiuto; le forze bolsceviche e i lavoratori gli tagliarono ogni rifornimento. Il 2 (15) novembre 1917 Rjabzev si arrese e sul Cremlino fu issata per la prima volta la bandiera rossa. Nelle altre città della Russia le forze rivoluzionarie di Lenin presero il potere in circostanze analoghe.

    Il nuovo governo fu chiamato Soviet dei Commissari del Popolo quale governo provvisorio degli operai e dei contadini. La presidenza ovviamente andò a Lenin, mentre a Trotski fu affidato il commissariato degli Esteri, a Rykov il commissariato dell'Interno, a Lomov la Giustizia, a Nogin il Commercio e l'Industria, a Miljutin l'Agricoltura, ed a Lunacarskij la Pubblica Istruzione.
    Il compito che attendeva Lenin era enorme, imponendo una profonda riorganizzazione dell'apparato statale e dell'economia in pieno sfacelo, la pace con la Germania e la repressione dell'opposizione politica interna.
    I primi atti del governo rivoluzionario furono l'approvazione di un decreto sulla terra che nazionalizzava le grandi proprietà fondiarie proponendone la suddivisione tra i contadini, e un decreto sulla pace che annunciava l'avvio delle trattative per la pace immediata. Seguirono altri decreti sulla limitazione della libertà di stampa e sulla nazionalizzazione delle ferrovie e della flotta. La gestione delle industrie passò sotto il controllo degli operai. Tutte le banche si fusero con la Banca di Stato.

    Le istituzioni del vecchio stato furono liquidate: il sistema giudiziario fu soppiantato dai tribunali del popolo, la polizia venne sostituita da una milizia formata in prevalenza da operai, la Chiesa fu separata dallo Stato e dalla scuola. Fu introdotto il matrimonio civile e la donna venne legalmente equiparata sotto ogni aspetto all'uomo. Fu introdotta la giornata lavorativa di otto ore.

    Il 5 (18) dicembre 1917 venne riconosciuta l'indipendenza della Finlandia e fu promulgata la Dichiarazione dei popoli della Russia che riconosceva l'uguaglianza di tutte le minoranze etniche e il loro diritto all'autodecisione.
    Fra i centri di resistenza al nuovo regime, il più vicino alla capitale fu Mohilev, dove il generale Duchonin rifiutò di eseguire l'ordine del Governo sovietico di concludere un armistizio. Duchonin venne destituito ed al suo posto fu nominato generale il bolscevico Nicola Krylenko, che a capo di un contingente di marinai occupò Mohilev. Duchonin venne ucciso dai soldati.
    Frattanto a Kiev, l'Assemblea nazionale (la Rada centrale) manifestò un'opposizione contro il nuovo governo e dichiarò di assumere il potere sino alla convocazione dell'Assemblea costituente. Ma l'influenza della propaganda bolscevica aveva provocato numerose brecce anche nelle regioni cosacche del sud-est, ove avevano trovato rifugio Kornilov ed altri generali, ed il 26 dicembre a Charkov, si formò un governo sovietico ucraino che schiacciò il governo della Rada.
    http://www.1917.org/1917a.html

    Un sito ottimo e informatissimo, con molte altre notizie, per capire la storia, e contrastare le idiozie e la disinformazione propagandata dalle destre nostrane e da invasati come Buttiglione, o personaggi grotteschi come Castelli.
    Myrddin

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  2. #2
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    Ancora a parlare di mummie?

    E poi hanno pure il coraggio di farsi chiamare progressisti!

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Maeda Visualizza Messaggio
    Ancora a parlare di mummie?

    E poi hanno pure il coraggio di farsi chiamare progressisti!
    Quella è storia, la radice del presente. Ma certo è meglio vivere nella beata ignoranza.
    Myrddin

  4. #4
    Amico di Oniria..wooff...
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    PERO' NON DIMENTICARE LE "PURGHE".................quanti milioni di persone?

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Myrddin-Merlino Visualizza Messaggio
    Quella è storia, la radice del presente. Ma certo è meglio vivere nella beata ignoranza.
    Non ho detto questo, ma solo che è di una rottura sentir sempre disquisire (o meglio litigare) su fatti del passato che neppure ti immagini. Così come trovo del tutto triste e sconfortante il rifarsi ad ideologie vecchie e sepolte (si spera). Basta, basta, basta. Ne discutano gli storici, ma non voglio più sentire un politico rifarsi a cose più vecchie di 30 anni. C'è un paese da rimettere in piedi, un governo da salvare o da sopprimere, cose urgentissime, non mi pare serva perdere tempo per decidere se erano meglio i morti fatti dal comunismo o dal nazismo.
    I comunisti hanno vinto la guerra, punto, ci tocca tenerli, ma basta col mitizzare il passato, c'è un presente ed un futuro da mandare avanti.

  6. #6
    Amico di Oniria..wooff...
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    Citazione Originariamente Scritto da Myrddin-Merlino Visualizza Messaggio
    Quella è storia, la radice del presente. Ma certo è meglio vivere nella beata ignoranza.

    scommetto che ricordi pure STAKANOV e la sua dottrina industriale.

  7. #7
    Amico di Oniria..wooff...
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    Citazione Originariamente Scritto da Maeda Visualizza Messaggio
    Non ho detto questo, ma solo che è di una rottura sentir sempre disquisire (o meglio litigare) su fatti del passato che neppure ti immagini. Così come trovo del tutto triste e sconfortante il rifarsi ad ideologie vecchie e sepolte (si spera). Basta, basta, basta. Ne discutano gli storici, ma non voglio più sentire un politico rifarsi a cose più vecchie di 30 anni. C'è un paese da rimettere in piedi, un governo da salvare o da sopprimere, cose urgentissime, non mi pare serva perdere tempo per decidere se erano meglio i morti fatti dal comunismo o dal nazismo.
    I comunisti hanno vinto la guerra, punto, ci tocca tenerli, ma basta col mitizzare il passato, c'è un presente ed un futuro da mandare avanti.

    concordo in pieno.

    in ITALIA SI DEVONO FARE DELLE GRANDI RIFORME........è questo governo capace? se SI le faccia,se NO se ne vada.

    wooff...wooff...



  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Myrddin-Merlino Visualizza Messaggio
    Quella è storia, la radice del presente. Ma certo è meglio vivere nella beata ignoranza.
    L'ignoranza ...(e forse è dir poco) è quella di chi ignora che il comunismo ha sterminato più russi in 70 anni dello zarismo in alkcuni secoli di regno e alla fine della sua bancarotta ha lasciato i suoi sudditi più poveri relativamnete al resto dell'Europa di quanto lo avessero lasciati gli zar

  9. #9
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    I finanziatori della Rivoluzione Russa
    Estratto da: «The Jewish Communal Register of New York City» 1917-18
    Tratto dal libro: «Massoneria e sette segrete: la faccia occulta della storia»

    (…)
    Fin dal 1914 i tedeschi sovvenzionarono la rivoluzione russa, sia direttamente attraverso la Reichsbank, sia per intermediazione della banca Warburg & Co di Amburgo che faceva pervenire i fondi ai rivoluzionari tramite le sue sedi in Svezia. I Warburg erano legati da vincoli di parentela con i titolari della Kuhn & Loeb di New York. Si producono di seguito tutta una serie di documenti probatori, in buona parte pubblicati dal governo americano.

    «Documents parlementaires des Etats-Unis»,Paris, Ed. Bossard
    Nota segreta inviata il 12.2.1918 dal 3° ufficio ai Commissari del Popolo

    -------------

    «GCS Ufficio Informazioni. Sezione R n°292, Segreto, 12 febbraio 1918.
    Al Presidente del Consiglio dei Commissari del Popolo.

    Il Dipartimento del Servizio segreto ha l’onore di informarvi che addosso al capitano Konshin arrestato, sono stati trovati due documenti che portavano note e timbri della polizia segreta di Pietroburgo. Questi documenti sono gli ordini originali della Reichsbank n°7933 del 2 marzo 1917 relativi all’apertura di conti ai signori Lenin, Sumenson, Koslovsky, Trotzkij e altre persone incaricate della propaganda pacifista, aperture operate in esecuzione dell’ordine della Reichsbank n°2754. Questa scoperta comprova che nessuna misura è stata presa in tempo utile per la distruzione dei documenti suddetti».

    Per il Capodivisione R. Bauer; aggiunto: Bukholm

    -------------

    Estratto dei documenti diplomatici pubblicati nel 1931 dal governo americano sotto il titolo:

    «Papers relating to the Foreign Relations of the United States – 1918 Russia»
    (Tomo I, pp. 371-376) Fascicolo n.862.20261/53

    L’Ambasciatore in Russia (Francis) al Segretario di Stato (telegramma)

    Pietrogrado 9 febbraio, 12 p.m. 13 febbraio 1918, 1 a.m.
    (ricevuto il 13 febbraio, 8,22 a.m. e il 16 febbraio, 7,55 a.m.

    2354 – Segue qui un lavoro preparato da Sisson e da me stesso (di Francio, NdR) a partire da documenti originali che siamo riusciti a procurarci e la cui autenticità è fuori dubbio. Questi documenti, tendenti a provare che Lenin e Trotzkij così come altri leader bolscevichi sono stati pagati in Germania e che la distruzione della Russia non è che uno degli elementi del piano della Germania per seminare disorganizzazione fra i paesi dell’Intesa, mi sono pervenuti da fonti diverse. Sono in attesa di ulteriori prove delle stesse fonti e vi invio i dati incompleti nella speranza che Washington potrà aggiungervi i suoi per ricercare una correlazione destinata a provare o meno l’accusa.
    Tutti i documenti, tranne la lettera firmata Yoffe, provengono dai dossier del «Kontrerazvedka» servizio segreto del governo organizzato sotto Kerenskij. Se le cose stanno così, si pone una domanda inevitabile:
    Perché Kerenskij non ha utilizzato queste prove contro i bolscevichi nel luglio scorso? Gli agenti tedeschi del suo governo hanno dovuto prevenirlo. La lettera firmata Y proviene dal dossier Brest-Litovsk trovandosi allo Smolny Institute ed è stata comunicata attraverso una persona nota per via delle sue entrature. Nessun originale, né fotografia, né altri documenti sono in nostro possesso, ma si trovano a Pietrogrado e sono stati visti da un americano, benché ciò non rivesta interesse per un esame. Il documento n.11, una comunicazione di Scheidemann, è una lettera scritta in forma telegrafica.
    Noi possiamo procurarci rapidamente l’originale, ma non è necessario per stabilire la prove che può essere fatta più facilmente paragonando questo documento con gli altri che dovrebbero trovarsi in possesso del Dipartimento di Giustizia dei Servizi segreti alleati. L’Inglese che voi sapete ha lavorato ad una parte del materiale. Diverse piste conducono a Stoccolma e Copenaghen. Impossibile seguirle da qui. Suggerisco di intensificare gli sforzi in modo da completare questi dossier, ma mi dichiaro contro una loro pubblicazione immediata, salvo si tratti di ostacolare la politica bolscevica nei paesi dell’Intesa. Tale pubblicazione sarà qui considerata come calunnie emananti da capitalisti stranieri e non avrà altro effetto che incitare alle rappresaglie.

    Il contenuti dei documenti tradotti è il seguente:

    ---------
    Documento n. 1
    (…)
    ---------
    Documento n.2
    Circolare del 9 giugno (2 novembre?) 1914. Dallo Stato Maggiore a tutti gli addetti militari nei paesi confinanti con la Russia, la Francia, l’Italia e la Norvegia.

    In tutti i settori delle banche tedesche di Svezia, Norvegia, Svizzera e Stati Uniti, sono stati aperti dei crediti speciali di guerra per soccombere i bisogni della guerra. Lo Stato Maggiore vi autorizza a servirvi voi stessi, per importi senza limite, di tali crediti per la distruzione delle fabbriche nemiche, e per l’utilizzazione delle più importanti strutture civili e militari. Nello stesso tempo è necessario provvedere contemporaneamente alle navi, alla distruzione dei motori e dei meccanici, l’incendio degli stock di materie prime e di prodotti finiti, la spoliazione delle grandi città e dell’energia elettrica loro necessaria, gli stock di petrolio e gli approvvigionamenti (o le riserve). Agenti appositamente addestrati verranno messi a vostra disposizione e vi forniranno gli esplosivi e artifici incendiari, così come sarà disponibile una lista di persone che, nei paesi sotto il vostro controllo, si incaricheranno dei compiti affidati agli agenti di distruzione.

    Consigliere Generale dell’Esercito
    Dr. Fischer

    ---------
    Documento n.3

    Circolare del 2 novembre 1914. Dalla Banca Imperiale ai rappresentanti della Nya Banken e agli agenti della Diskonto Gesellschaft e alla Deutsche Bank.

    Al presente hanno avuto luogo conversazioni fra agenti autorizzati dalla Banca Imperiale e i rivoluzionari russi sigg. Zenzinov e Lunacharsky.
    Entrambi si sono rivolti a diversi finanzieri che, a loro volta, li hanno indirizzati ai nostri rappresentanti. Noi siamo pronti a sostenere i loro progetti di agitazione e propaganda in Russia alla condizione assoluta che l’agitazione e la propaganda condotte dai sigg. Z. e L. riguardino gli eserciti attivi sul fronte. In tal senso gli agenti della Banca Imperiale si rivolgeranno essi stessi alle loro banche, per informarle che noi apriamo loro i crediti necessari, che verranno interamente coperti nel momento che voi farete comanda a Berlino.

    Risser

    Supplemento a questo documento:
    Z. e L. entreranno in relazione con la Banca Imperiale tedesca per il tramite di Rubinstein, Max Warburg e Parvus.

    ---------
    Documento n.4
    (...)
    ---------
    Documento n.5
    (…)
    ---------
    Documento n.6
    Copenaghen, 18 giugno 1917

    Sig Ruffner
    Helsingfors

    Egregio Signore,
    voglia prendere atto del trasferimento di 315.000 marchi nel conto della Diskonto Gesellschaft al conto del Sig. Lenin a Kronstadt, per ordine del sindacato. La preghiamo di accusare ricevuta Nylandsvey, 98 Copenaghen, W. Hansen e Co.

    Svensen
    -----------
    Documento n.7

    Stoccolma, 8 settembre 1917

    Sig. Farsen
    Kronstadt (Via Helsingfors)

    Eseguite il vostro ordine di pagamento: passaporti e indicazione della somma di 207.000 marchi che avete rimesso secondo ordine del Sig Lenin alle persone menzionate in questa lettera. Questa scelta incontra l’approvazione di Sua Eccelenza l’Ambasciatore. Date conferma dell’arrivo di queste persone e tenete separata questa ricevuta dalle altre vostre quietanze.
    Svensen
    ------------
    Documento n. 8
    (…)
    ------------
    Documento n. 9

    Sig. Raphael Schlnickan
    Haparanda

    Caro compagno,
    l’ufficio della banca Warburg ha aperto, in accordo col telegramma della Rheinish Westphalian Sindacate, un conto a nome del compagno Trotzkij. Il procuratore (?) s’è procurato delle armi, ha organizzato il loro trasporto e la loro consegna (track) a Lulea e Vardö per conto dell’ufficio Essen and Son a nome dei destinatari di Lulea e una persona è autorizzata a ricevere il denaro richiesto dal compagno Trotzkij.

    J. Fürstenberg
    -------------
    Documento n. 8-9-10-11-12
    (…)


    www.disinformazione.it

    http://www.disinformazione.it/fonticomunismo2.htm

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    Predefinito

    Le fonti finanziarie del comunismo e del nazionalsocialismo
    di Oscar Sanguinetti, tratto da «Cristianità» anno I, 1985 pp. 39-52
    Parte I
    Le fonti finanziarie del comunismo sovietico — e, più in generale, del comunismo internazionale
    —, come quelle di altri fenomeni storico-politici contemporanei, quali il totalitarismo
    nazionalsocialistico, sono argomento che, se da un lato è stato affrontato in maniera non del
    tutto approfondita e, quindi, in modo non del tutto convincente da parte della storiografia
    “ufficiale” — neppure da quella di scuola marxista, che pure dovrebbe essere particolarmente
    attenta e sensibile agli aspetti economici, che considera “strutturali”, dei fenomeni politici —
    , dall’altro ha sempre e giustamente attratto gli scrittori di tendenza cattolica contro-rivoluzionaria
    (1), i quali, sia per ragioni polemiche che sulla scia del Magistero pontificio degli
    ultimi due secoli (2), danno prova di una peculiare considerazione per i retroscena della
    storia. Negli anni Settanta, il tema è stato affrontato con cura scientifica — cioè con un’ampia
    documentazione e con un adeguato apparato critico — da diversi autori, prevalentemente
    anglosassoni, tra i quali emerge Antony C. Sutton (3). Un ulteriore contributo ci viene da due
    volumi (4) del giornalista e politologo francese Pierre Faillant de Villemarest (5), che sintetizzano
    assai bene le conclusioni dell’ultima ricerca storica, integrandole con materiali inediti e
    con quelli da lui raccolti personalmente nella sua pluriennale attività a contatto con gli ambienti
    politici e diplomatici europei.
    Pierre Faillant de Villemarest sostiene due tesi: la prima è che sia la Rivoluzione d’Ottobre
    che il nazionalsocialismo hanno beneficiato di enormi aiuti finanziari da parte del
    supercapitalismo internazionale per installarsi al potere e per mantenervisi; la seconda è che
    gli stessi ambienti hanno promosso, a partire dagli anni immediatamente seguenti la Grande
    Guerra, una strettissima collaborazione economica, politica e militare tra Germania e URSS,
    avente come scopo il riarmo e la ripresa della politica di potenza da parte della prima, nonché
    la sopravvivenza della seconda, nonostante le conseguenze destabilizzanti a essa causate
    dalla imposizione di un regime sociale contro natura ai popoli dell’antico impero russo.
    1. Il finanziamento della Rivoluzione di Ottobre
    È certamente il capitolo meno ignoto della complessa vicenda descritta da Pierre Faillant de
    Villemarest.
    Alla vigilia della Grande Guerra la finanza internazionale detiene già vasti interessi economici
    nei cinque continenti e il fenomeno delle società multinazionali è tutt’altro che sconosciuto.
    La guerra, poi, con la necessità sempre crescente dei governi di ricorrere a prestiti, e con la
    sempre maggiore importanza degli apparati industriali, aumenta la influenza del mondo bancario
    sulla vita politica nazionale e internazionale. Questo mondo, che mostra una grande
    coesione, ha i suoi centri decisionali negli Stati Uniti: mentre le nazioni occidentali si scagliano
    le une contro le altre in una sanguinosa guerra fratricida, che segnerà il tramonto della
    egemonia mondiale del Vecchio Continente, da Wall Street — che si può assumere come
    emblema dell’alta finanza internazionale — partono operazioni che, passando al di sopra dei
    belligeranti, mirano non soltanto a tutelare gli investimenti operati ai quattro angoli del
    globo, ma anche a esercitare una regia, tanto discreta quanto efficace, sugli avvenimenti (6).
    Così, lungo tutto l’arco della guerra si assiste all’“imparziale” sostegno finanziario — attraverso
    la concessione di crediti e con la prosecuzione degli investimenti — ai tedeschi, ai russi e
    agli “alleati”.
    Per quanto riguarda la Russia, se non stupisce che i crediti e gli investimenti siano continuati
    anche con il profilarsi e l’attuarsi della “rivoluzione borghese” di Aleksandr Fedorovic Kerenskij,
    il fatto che essi siano proseguiti anche con il procedere di questa rivoluzione in rivoluzione
    bolscevica pone certamente quesiti. Ed è apparentemente ancora più inspiegabile che i denaro
    americano raggiunga, in preparazione dell’abbattimento del regime imperiale, non solo i
    rivoluzionari liberali e socialdemocratici, ma anche i gruppi della sinistra comunistica.
    La spiegazione della apparente contraddittorietà del comportamento della élite
    supercapitalistica internazionale — sostenere economicamente uomini e movimenti politici
    che si dichiarano nemici mortali del capitalismo e della proprietà privata — va ricercata nel
    fatto che questo ambiente è sempre più infiltrato da dottrine e da ideali di origine massonicoesoterica,
    che propugnano una universale riorganizzazione della vita economica e di quella
    politica in senso sinarchico — cioè di un unico governo mondiale — e nella prospettiva della
    pianificazione delle economie nazionali e del loro coordinamento sul piano internazionale da
    parte di un unico centro, in un contesto di tecnocrazia, di laicismo e di socialismo di tipo to
    risalto nelle rivelazioni di Pierre Faillant de Villemarest. Lo stato maggiore del Kaiser, infatti,
    non si limitò a reintrodurre elementi rivoluzionari in Russia, ma sostenne continuativamente
    gli avversari del regime, sia contro Nicola II, sia durante il passaggio dalla rivoluzione “borghese”
    a quella “proletaria”. Inoltre, dietro le somme considerevoli che gli agenti tedeschi
    fanno pervenire a Lenin, si intravvede la lunga mano di Wall Street. Fino dal 1912 Lenin
    aveva ventilato la possibilità, in caso di conflitto tra la Russia e la Germania, di adoperarsi per
    organizzare campagne disfattistiche nella sua terra di origine (16). Dal canto suo, l’amiconemico
    di Lenin, Parvus, nel 1914 fa pervenire a Berlino — tramite l’ambasciata tedesca di
    Costantinopoli — un vero e proprio progetto di sovversione interne della Russia, corredato da
    un preventivo di spesa in piena regola, che indica in venti milioni di rubli dell’epoca la somma
    sufficiente per organizzare la rivoluzione nell’impero. Il piano trova rapida accoglienza da
    parte dello stato maggiore tedesco, per il quale è evidente l’interesse alla neutralizzazione
    del potente e tradizionale nemico dell’Est. Così, dalla primavera del 1915 fino a tutto il luglio
    del 1918, il denaro tedesco comincia ad affluire ininterrottamente verso i bolscevichi. Secondo
    una stima del 1921, fatta dal rivoluzionario socialdemocratico tedesco Eduard Bernstein,
    il finanziamento tedesco al partito comunistico sovietico avrebbe raggiunto complessivamente
    la cifra di cinquanta milioni di marchi-oro dell’epoca (17). Il sistema per aggirare i fronti e
    le frontiere è il solito: versamenti su banche di paesi neutrali e riscossione, o tramite ulteriori
    giroconti su banche sovietiche oppure in loco, da parte di agenti bolscevichi. Oltre alla centrale
    di Stoccolma, attraverso la quale passano i finanziamenti americani, ne esiste un’altra a
    Copenaghen — dove opera Parvus, che ha costituito un Istituto di Studi della Economia
    Internazionale — e della quale fa parte Karl Sobelsohn, più noto come “Radek”, che diventerà
    uno dei più stretti collaboratori di Lenin e segretario del Komintern nel 1919. Un esempio
    significativo dell’impiego dei fondi tedeschi è il potenziamento della Pravda che, tra il giugno
    e l’ottobre del 1917, conosce un autentico boom della tiratura, passando da dieci-ventimila
    copie a circa quattrocentomila (18). L’intervento di Wall Street in questa operazione è rivelato
    dalla presenza, nella “catena” imperniata su Olof Aschberg, di banche legate all’establishment
    finanziario americano: la Diskonto-Gesellschaft Bank, dalla quale partono i fondi destinati ai
    bolscevichi, è la corrispondente della Russo-Asiatic Bank di New York, oltre che, appunto,
    della Nya Bank di Olof Aschberg. Alla luce di queste rivelazioni, si pone spontaneamente il
    quesito: come poterono i governi occidentali tollerare che gli stessi ambienti finanziari che li
    sostenevano nella condotta della guerra contribuissero a debilitare il potente alleato della
    Intesa, che teneva impegnate sul fronte orientale decine di divisioni germaniche? Poiché le
    “catene” bancarie erano le medesime, non si può pensare che ne fossero all’oscuro, tanto più
    che non mancò neppure qualche sporadica denuncia pubblica caduta, però, nel vuoto: dunque,
    come spiegare il fatto che nessuno abbia tentato di ostacolare la operazione? Come non
    pensare che le forze che miravano a dirigere le sorti del mondo fossero meno interessate alla
    vittoria contro l’impero germanico e quello austro-ungarico — e, quindi, ad affrettare da
    “democratizzazione” della Europa occidentale e centrale — che non a consolidare la vittoria
    già ottenuta con il repentino passaggio della Russia e di diverse altre nazioni dello sterminato
    impero degli zar — tra l’altro avversario e concorrente dell’imperialismo statunitense in Estremo
    Oriente — da un regime autocratico e sacrale a una “moderna” repubblica socialistica?
    2. La garanzia della sopravvivenza dell’U.R.S.S.
    Terminata la grande guerra con l’abbattimento di tutti e tre gli imperi conservatori e cristiani
    ancora sopravviventi, l’interesse per la nuova Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche
    non viene meno, anzi si rafforza, anche a fronte della ostentazione di buoni propositi operata
    dal regime. Anziché combatterla (19) — nonostante professi una ideologia nemica della libertà
    e della religione e fondamentalmente imperialistica —, le potenze occidentali continuano i
    loro investimenti economici in Russia, inaugurando un regime di cooperazione economicoindustriale
    che non si interromperà mai fino a oggi. Così, mentre le grandi corporation americane
    finanziano, aiutano, alimentano, costruiscono, addestrano, producono, lo Stato
    socialistico assorbe, sostenendo il suo gigantesco apparato burocratico-poliziesco e cercando
    di turare le falle create nel sistema economico dalla imposizione alla società di un regime
    contro natura. Questo, e non la guerra, ha distrutto — ricorda Pierre Faillant de Villemarest —
    la avanzata infrastruttura industriale e commerciale della Santa Russia (20), e la setta
    comunistica non riesce a sopperire alla sua debolezza neppure con l’impiego massiccio della
    forza-lavoro coatta, fornita dal sempre più fiorente “arcipelago” concentrazionario.
    2. 1. Gli investimenti industriali e gli aiuti economici “alleati”
    Gli interventi economico-finanziari a sostegno del sistema socialistico sovietico trovano nuovo
    impulso e coordinamento con la fondazione — nel maggio del 1918 — della Lega Americana
    per l’Aiuto e la Cooperazione con l’URSS.
    Subito approvata dal dipartimento di Stato, la lega opera pressioni sugli ambienti politici e
    diplomatici ufficiali tra i due governi — tali da agevolare anche le relazioni economiche — e si
    prodiga per dissipare le perplessità sollevate dalla cooperazione con i sovietici, affioranti dal
    seno stesso del mondo finanziario statunitense (21). I primi scambi — peraltro monodirezionali
    — avvengono verso la metà del 1919, con priorità per gli aiuti di tipo umanitario e per i generi
    di prima necessità — alimenti, vestiario, calzature — da parte di nove ditte americane (22).
    Poi si passa a forniture di impianti, di macchinari, di tecnologia, di “quadri”. Stalin, in una
    conversazione con Averell Harriman, consigliere di Franklin Delano Roosevelt e per lungo
    tempo ambasciatore a Mosca, oltreché membro del clan mondialistico di Washington — nel
    giugno del 1944 avrebbe ammesso che i due terzi della industria di base sovietica erano stati
    realizzati con l’aiuto statunitense (23). Per razionalizzare i flussi monetari tra gli Stati Uniti —
    e gli altri paesi occidentali, il cui ruolo non va sottovalutato — e l’URSS viene fondata, nel
    1922, la RusKomBank per iniziativa di Olof Aschberg, della Banca Nazionale di Germania, del
    Morgan Guaranty Trust e della Banca d’Inghilterra (24). Pierre Faillant de Villemarest calcola
    che gli Stati Uniti — non considerando gli aiuti umanitari alle popolazioni russe — abbiano
    investito nell’URSS legalmente oppure illegalmente, sotto diverse forme, più di sessantatré
    miliardi di dollari. Il colossale sforzo prodotto a favore dello sviluppo economico sovietico è
    sostenuto da più di duecento gruppi bancari americani, con in primo piano la Chase National
    Bank dei Morgan e l’Equitable Trust — passato dai Morgan ai Rockefeller —, mentre dal 1920
    al 1945 si calcola che quasi mille imprese americane abbiano operato più o meno durevolmente
    in territorio sovietico. Da questa potentissima iniezione di risorse e di know-how sono
    derivate conquiste quali la elettrificazione completa della nazione e la diffusione di massa
    delle radiocomunicazioni — due realizzazioni rispettivamente della General Electric e della
    RCA, almeno per il 90% —, la motorizzazione dei trasporti e della agricoltura con automezzi
    Ford e Caterpillar, la ripresa del sistema di estrazione e di raffinazione del petrolio, la
    meccanizzazione dell’esercito. Lo stesso grande nodo industriale di Stalingrado viene costruito
    a partire dal 1929 da ottanta imprese americane con un pool di cinquecentosettanta
    tecnici. Il know-how economico e tecnico americano — e tedesco — arriva anche a influire
    pesantemente sulla redazione e nella messa a punto dei mitici Gosplan sovietici degli anni
    Trenta (26).
    Vi è da chiedersi se questa folla di dirigenti e di consulenti stranieri sia rimasta all’oscuro
    degli errori del comunismo sovietico e dei milioni di vittime delle epurazioni, delle deportazioni,
    delle carestie artificiali, dei GULag; oppure abbia finto di non vedere per non mettere a
    rischio il proprio profitto; oppure, ancora, abbia visto e abbia taciuto per non dovere abbandonare
    la propria utopia, il proprio sogno sinarchico-mondialistico. Sta di fatto che
    l’establishment americano, per bocca di uno dei suoi più caratteristici esponenti, domanderà
    “[...] a ogni americano, nell’interesse delle [...] relazioni reciproche, di impedire ogni critica
    della forma di governo che la Russia si è scelta” (27).
    2. 2. La collaborazione politica ed economica sovietico-germanica
    L’altro poderoso puntello del sistema economico sovietico furono la Germania di Weimar e il
    regime hitleriano a essa seguente. L’esame delle relazioni sovietico-germaniche tra le due
    guerre rivela come tutti i governi tedeschi — nonostante i ripetuti tentativi di insurrezione
    comunistica in Germania — non solo non combattono la potenza sovietica, ma instaurano
    piuttosto un regime di collaborazione a tutti i livelli — diplomatico, economico, militare —,
    della quale il famigerato patto Molotov-Ribbentrop sarà soltanto il culmine e la Operazione
    Barbarossa e il periodo della “guerra fredda” soltanto parentesi, destinate a concludersi con
    l’apertura della Ostpolitik di Willy Brandt e di Herbert Wehner.
    2. 2. 1. Fino alla ascesa di Adolf Hitler
    Alla caduta dell’impero, la Germania è scossa da moti comunistici che avvampano in molte
    regioni: a Kiel, in Sassonia, in Turingia, nella zona anseatica, a Monaco, dove viene proclamata
    la repubblica dei soviet. Mentre infuria la repressione promossa dal governo socialdemocratico
    di Weimar e dai “corpi franchi” — a Monaco cadranno i rivoluzionari comunisti Karl
    Liebknecht e Rosa Luxemburg — giunge in Germania Karl Sobelsohn “Radek”, inviato da
    Lenin per sondare le intenzioni del nuovo governo tedesco nei confronti dell’URSS e per
    osservare da vicino lo sviluppo della rivoluzione in Germania; arrestato dalla polizia, viene
    incarcerato a Berlino-Moabit. Ebbene, proprio durante il suo soggiorno in prigione vengono
    gettate le basi per la futura cooperazione organica tra la Russia e la Germania. La cella di
    Radek diventa, infatti, meta di un continuo “pellegrinaggio” di esponenti dell’establishment
    politico, militare e finanziario di Weimar: passano da lui Otto Deutsch, presidente della omologa
    tedesca della General Electric americana, la AEG; Walther Rathenau, azionista della
    AEG, monarchico, ministro di Weimar, legato ai clan sinarchici ed esoterici dai quali nascerà
    il nazionalsocialismo, e tanti altri. Le ragioni che inducono le due potenze all’accordo e alla
    collaborazione sono molteplici: ideali “mondialistici” della classe dirigente tedesca; interessi
    economici; mete diplomatiche, come per esempio l’appoggio dell’URSS a Versailles per attenuare
    alla Germania le conseguenze della sconfitta; ragioni militari, come la possibilità di
    ricostruire un esercito all’altezza del ruolo europeo della Germania; aggirando le clausole
    restrittive e punitive del trattato di pace in materia di armamenti; interessi politici, come la
    collaborazione allo sviluppo economico sovietico offerta in cambio della garanzia della nonesportazione
    della rivoluzione comunistica in Europa. La tappa più importante di questa vicenda
    è il trattato di Rapallo del 16 aprile 1922, con il quale Mosca rinunciava al pagamento
    dei danni di guerra da parte dei tedeschi e dichiarava la Germania “nazione privilegiata” negli
    scambi commerciali: il trattato prevedeva anche clausole “segrete” in materia di collaborazione
    industriale e militare. Proprio in questo campo la cooperazione inizia per prima e,
    mentre le grandi società tedesche di armi — Krupp, Junkers, Dornier, Heinkel, Fokker, MAN,
    Deutz, Daimler — cominciano la costruzione di nuovi stabilimenti sul suolo russo destinati a
    produrre sia a vantaggio dell’Armata Rossa che della Reichswehr, armi e macchinari tedeschi,
    “sovrabbondanti” rispetto a quanto fissato a Versailles, prendono la via della Russia per
    eludere il controllo delle commissioni militari alleate. L’Armata Rossa viene riorganizzata e
    modernizzata da quadri militari e da tecnici tedeschi — nel 1922 essi sono circa cinquemila —
    ; in territorio sovietico vengono addestrate sul terreno truppe della Reichswehr, che in pochi
    anni triplica silenziosamente i suoi effettivi. Lo sforzo militare comune viene coordinato da
    una misteriosa “sezione R” del ministero della Difesa tedesco, cui fa capo una centrale in
    Russia, la cosiddetta Zentral Moskau. Il personaggio che tira le fila di questa operazione
    industriale e militare, fungendo da tramite con i mondi finanziari tedesco e americano — i
    quali apriranno crediti all’URSS per centocinquanta milioni di marchi nel 1923, per cento
    milioni nel 1925 e per trecento nel 1926 (28) — è il colonnello Kurt von Schleicher, che sarà
    uno degli artefici della scalata al potere di Hitler e che verrà fatto assassinare da quest’ultimo
    nel 1934. Il traffico di armi e di uomini tra il territorio tedesco e la Russia trapela in Europa —
    a causa di alcuni incidenti “sul lavoro” e per opera dei servizi segreti della Polonia, che
    avverte sempre maggiore il disagio di trovarsi schiacciata tra due potenze —, ma non trova
    alcuna eco nei mass-media dell’epoca. Un particolare significativo: i tedeschi costruiscono
    fabbriche di armi e di munizioni fino nella Russia centrale e saranno proprio queste, nel 1942,
    a consentire all’URSS di resistere fino all’arrivo dei soccorsi americani.
    Pierre Faillant de Villemarest stima che la potente iniezione di risorse tedesche abbia consentito
    lo sviluppo dei settori di base della economia sovietica fino alla metà degli anni Cinquanta
    (29). Negli altri settori industriali assistiamo al travaso tecnologico e finanziario tedesco che
    si indirizza verso i campi minerario — ferro, carbone del bacino del Don —, petrolifero —
    raffinerie di Batum, Baku, e così via —, dell’acciaio, meccanico, ferroviario, chimico — coloranti,
    gas, ecc.

    http://www.disinformazione.it/fonti%20finanziarie1.pdf

 

 
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