DILIBERTO AL MANIFESTO: «No a governi tecnici o istituzionali»Diliberto al Manifesto: «No a governi tecnici o istituzionali»
di Matteo Bartocci
Roma 26 ottobre 2007
«E’ ormai evidente che Prodi si deve guardare dai centristi. Noi lavoreremo per la tenuta del governo e lo incalzeremo per il rispetto del programma». Oliviero Diliberto, segretario dei Comunisti italiani, giura fedeltà alla futura «federazione della sinistra» e annuncia che il Pdci non parteciperà a eventuali governi istituzionali.
Onorevole Diliberto, è chiaro che il governo non è ancora caduto. Ma frana di ora in ora.
Il comportamento di Di Pietro sul ponte di Messina è uno scandalo. Il gioco ormai è evidente: il versante moderato e conservato re vuole far cadere un governo che, ancorché molto moderato, è comunque sostenuto dalle sinistre. Non escludo che ci sia dietro anche una pressione internazionale, perché i venti di guerra in Iran aumentano ed è caduto anche l’ultimo tabù lessicale, quello di una «terza guerra mondiale». Probabilmente l’amministrazione Bush sta lavorando a un governo senza comunisti, con un altro presidente del consiglio e un diverso ministro degli esteri.
Il presidente della camera ha certificato lo stato patologico della situazione e ha suggerito un governo istituzionale. Condividi l’appello di Bertinotti?
Non credo che un governo tecnico o istituzionale sia una cosa buona per la sinistra. C’è un problema di legittimità democratica. Questo governo è stato votato e per noi se cade si torna a votare. Ovviamente deciderà Napolitano ma i comunisti non parteciperanno a governi di questo tipo.
In queste giornate drammatiche colpiscono le divisioni all’interno del Pd, non ultime sulla legge elettorale.
La nascita del Pd e l’incoronazione di Veltroni, a cui faccio mille auguri perché spero saranno nostri alleati, crea oggettivamente una difficoltà al governo in carica. Manca un interlocutore perché oggettivamente ce n’è anche un altro. Io auspico che continui ad essere Prodi perché è lui il capo del nostro governo.
Napolitano ha invitato al dialogo sulle riforme. Qua! è la vostra proposta sulla legge elettorale?
Per noi il modello regionale è perfetto, garantisce rappresentatività e bipolarismo ed evita tentazioni neodemocristiane. E’ un modello che funziona bene, non c’è bisogno di guardare all’estero.
Ma se si dovesse andare al voto con questa legge, la «federazione della sinistra» sarebbe ancora un obiettivo praticabile?
Certo, non è un cartello elettorale ma un progetto politico che vuole far pesare di più la sinistra. Oggi alla camera abbiamo 95 deputati, con la federazione dei gruppi, il portavoce unico e l’ottimo lavoro comune che stiamo facendo sulla finanziaria siamo di fatto politicamente uniti. E a Montecitorio proveremo a migliorare il protocollo sul welfare.
Che aspettative hai sull’assemblea della sinistra di dicembre?
Averla convocata è un fatto molto positivo, è aperta anche a chi non fa parte dei quattro partiti della sinistra. Voglio elogiare pubblicamente il coraggio con cui Mussi, sul manifesto, ha riconosciuto che è stato un errore non partecipare alla manifestazione del 20 ottobre. Bravo Fabio.
Se si voleva un governo di transizione dopo Prodi, non era meglio dirlo prima del 20 ottobre?
Guarda, quel corteo era politicamente molto maturo. Ha capito benissimo che dopo questo governo ce n’è uno peggiore. Con fesso che l’uscita del presidente della camera non l’ho capita. E quindi non voglio polemizzare.
Però polemiche sul simbolo unitario, al vertice dei quattro segretari, ci sono state eccome.
Io ho solo detto che non si può trovare il simbolo sui giornali senza averne discusso prima. E ho aggiunto che se la confederazione deciderà di avere un simbolo comune dovrà richiamare necessariamente il tema del lavoro. E’ 0vvio che non possono esserci i simboli dei partiti esistenti ma può essere nemmeno un segno grafico indistinto. Abbiamo deciso che ci lavoreremo tutti insieme. Non mi pare un’eresia.
Per chiarezza, ti riferisci a una scritta o alla falce e martello?
Falce e martello resteranno il simbolo del Pdci come, prima di Craxi, era anche per il Psi. Vorrei che nel simbolo comune ci sia un riferimento esplicito al lavoro.
Qualcuno ha definito il 20 ottobre una grande manifestazione comunista. Condividi?
E’ stata una grande manifestazione di sinistra, dove i comunisti erano la gran parte. Senza i due partiti non ci sarebbe stata nessuna manifestazione. E tuttavia in tantissimi non erano comunisti.
Il 7 novembre sarai a Mosca per l’anniversario della Rivoluzione d’ottobre. Non ti imbarazza sfilare con i comunisti di oggi, quelli di Zhuganov.
Oggi non ci sono modelli per nessuno. Giudico un segno di rispetto che abbiano chiesto a me, unico segretario straniero, di parlare da quel palco, quando ci sono partiti comunisti nel mondo ben più grandi del nostro. Parlerei anche alla Bastiglia per commemorare la Rivoluzione francese ma non credo che Sarkozy mi inviterà. La Francia festeggia ogni anno a Parigi e nelle ambasciate la rivoluzione dell’89. Solo da noi è uno scandalo parlare di cose di questo genere. Forse perché siamo provinciali e perché non abbiamo mai fatto una rivoluzione.
Perché, pensi che la rivoluzione sia ancora possibile?
Essendo un comunista è del tutto evidente che mi sento un rivoluzionario. Ma se la proponessi in Italia mi ricovererebbero subito al manicomio. Molto più modestamente mi accontenterei di fare qualche buona riforma.
Ma l’«album di famiglia» del manifesto porteresti sulla Piazza Rossa?
Per allora sono sicuro di avere tutte le figurine.
http://www.comunisti-italiani.it/frames/index.htm




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