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  1. #1
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    Predefinito Gli stipendi + bassi dell'UE

    Parlando all'Università di Torino il governatore di Bankitalia sottolinea la necessità di far ripartire i consumi
    Invocato anche l'innalzamento dell'età pensionabile, la riforma della scuola e del mercato del lavoro
    Draghi: "In Italia stipendi troppo bassi
    il reddito torni a crescere in modo stabile"



    TORINO - "Occorre che il reddito torni a crescere in modo stabile". E' il monito lanciato dal governatore di Bankitalia, Mario Draghi, in una lezione all'Università di Torino aggiungendo che "una ripresa della crescita del consumo è fondamentale per il benessere generale, per la crescita del prodotto, per la stessa stabilità finanziaria. Destinatari e protagonisti di questo processo sono in particolare i giovani".

    I livelli retributivi dell'Italia, ha proseguito il governatore, "sono piu bassi che negli altri principali paesi dell'Unione europea". "Le differenze salariali rispetto agli altri paesi - ha aggiunto - sono appena più contenute per i giovani, si ampliano per le classi centrali di età e tendono ad annullarsi per i lavoratori più anziani. Il differenziale è minore nelle occupazioni manuali e meno qualificate".

    Parlando dei giovani, Draghi ha toccato anche il tema della precarietà. "La politica economica - ha osservato - avrà successo se aiuterà i giovani a scoprire nella flessibilità la creatività, nell'incertezza l'imprenditorialità". "Nel confronto europeo - ha sottolineato - l'Italia è il paese con la quota più alta di giovani che convivono con i genitori e con la quota più bassa di nuclei familiari con capofamiglia al di sotto dei 30 anni".

    Più in generale, il governatore è tornato invece sulla sua richiesta di innalzare l'età pensionistica e riforma il mercato del lavoro per aumentare l'efficienza e la competitività del Paese. "Un innalzamento dell'età effettiva di pensionamento - ha detto Draghi - può ricostruire l'equilibrio fra attesa di vita, attività lavorativa e modelli di consumo". Altra riforma strutturale invocata dal numero uno della Banca d'Italia è stata quella "coraggiosa" del sistema educativo e "in particolare dell'istruzione superiore".

    Obiettivo dell'intervento del legislatore, secondo Draghi, deve essere il "sollecitare i giovani in procinto di affacciarsi sul mercato del lavoro a investire seriamente in capitale umano", consentendo loro "di valutare e selezionare la qualità dell'istruzione ricevuta".
    (26 ottobre 2007)
    http://www.repubblica.it/2007/10/sez...ankitalia.html

    Ma per i padioti va ancora tutto bene...
    Appena arriveremo al livello del Marocco, forse qualcuno inizierà a storcere il naso e a capire che forse c'è "qulacosina" che non va nel suo complesso nel sistema Itaglia...

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  2. #2
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    Questa e' l'italia tutto bene vivi e lascia vivere fino a quando non si agitano le acque ,allora tutti gridano aiuto si salvi chi puo'.

  3. #3
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    Dragonball: quindi stai dicendo che il mantra che ripetevano fino al discorso di Draghi "bisogna abbassare il costo del lavoro" era inutile e per di più infame in quanto nascondeva l'incapacità della piccola industria di tener testa alla concorrenza internazionale facendo ricerca e sviluppo?

  4. #4
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    E ci voleva Mario Draghi per scoprire questo? Percaso non se ne era ancora accorto nessuno??
    Ci va un luminare dell'economia per capire che se il reddito e' basso, i consumi non decollano?
    E quando se ne accorgeranno allora i bamboccioni da noi eletti?

  5. #5
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    In sezione da me c'è ancora un vecchio manifesto: "meno trattenute fiscali a roma, più soldi in busta paga.".
    Poi però, se i padani sono masochisti c'è poco da fare.

  6. #6
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    Aumentare gli stipendi va bene, ma perchè non incominciamo a diminuire i furti della partitocrazia?.

    Chi non è in grado di diminuire i furti e gli sprechi deve, per non essere coinvolto e considerato complice, dare le dimissioni.

    Dato che i signori dell’Europa hanno paura che gli si affloscia il giocattolo del signoraggio dell’euro impongono interessi troppo alti.
    Il dollaro pertanto resta basso, le esportazioni europee sono difficili.

    Noi inoltre abbiamo la lebbra incurabile dei partiti, e siamo in ginocchio.

  7. #7
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    Si potrebbe dare un consiglio al direttore Draghi. Potrebbe incominciare a parlare di un anno giubilare per i debiti per la remissione parziale ai cittadini in gravi difficoltà.


    Si potrebbe per le coppie sposate, conviventi con figli effettuare l’azzeramento per almeno 15 anni dell’interesse, rimanendo solamente da ammortizzare il capitale.

    In bancaitalia sanno che esiste il trattato di Basilea 2 e pertanto sono edotti che le banche non patiscono.

    Vi è il pericolo che l’aumento dello stipendio sia anche richiesto per aumentare il gettito delle tasse.

    PICCOLA PROPOSTA
    per gli aumenti di stipendio determinati da straordinari e emolumenti fino a 30.000 euro in più all’anno, su questi non si devono pagare le tasse.

    I politici non dicano che non si può, perché si hanno le idee chiare di quanto rubano e quanto permettono.

  8. #8
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    Solo l'economia forte fa crescere la busta paga
    di Carlo Lottieri

    Intervenendo all’università torinese proprio nel giorno in cui Roma si teneva un’importante manifestazione di lavoratori pubblici in attesa di contratto, il governatore Mario Draghi ha sottolineato lo stato di grave crisi dell’economia italiana e, in particolare, il dislivello tra i salari del nostro Paese e quelli di Francia e Germania (il 10% più bassi di quelli tedeschi e il 25% inferiori a quelli francesi). Il responsabile della Banca d’Italia è tornato a sollecitare la classe politica affinché proceda sulla strada delle riforme e ha pure invitato ad alzare i redditi dei dipendenti, sostenendo come tutto questo possa essere d’aiuto al sistema produttivo, innescando una spirale positiva.
    Su questo punto, però, è lecito esprimere qualche perplessità. Una simile riflessione si sarebbe esposta a solide contestazioni già cinquant’anni fa, in pieno trionfo del keynesismo, perché all’indomani degli aumenti le imprese italiane – anche nell’ipotesi in cui quelle risorse tornino in cassa grazie ad una crescita dei consumi – si troverebbero ad avere gli stessi attivi, ma con magazzini ridotti (a causa dell’aumento delle vendite). Per giunta una simile proposta appare alquanto fragile in un’età come la nostra, caratterizzata da una crescente globalizzazione dell’economia e quindi dei consumi stessi. Quale aiuto verrebbe alle imprese italiane da ulteriori acquisti di cellulari svedesi o automobili giapponesi?

    Con questo non si vuole affatto sottostimare il problema dei bassi salari italiani, che certo è serissimo, ma che sarà risolto solo se l’economia italiana tornerà a crescere. E perché ciò avvenga è necessario – come ha sottolineato lo stesso Draghi – che si riduca la spesa pubblica e si taglino le tasse. La stessa questione previdenziale, che nell’immediato chiede che si allunghi l’età lavorativa, esige soluzioni ben più drastiche e coraggiose, poiché è urgente l’introduzione di una vera libertà di scelta tra le attuali pensioni di Stato e forme previdenziali private “a capitalizzazione”.
    Sul fronte salari in questi giorni la cronaca ci ha comunque segnalato il caso assai interessante di quel piccolo imprenditore di successo che ha provato a vivere qualche tempo con lo stipendio dei propri dipendenti e a seguito di tale esperienza ha deciso di concedere un aumento ad ognuno di loro di 200 euro mensili. L’insegnamento è chiaro: già oggi i salari possono essere aumentati, ma dove le imprese producono profitti.
    Proprio in questa prospettiva è necessario superare al più presto i contratti nazionali, che fissano lo stesso stipendio a chi lavora a Milano e a Cosenza. Bisogna invece avere contratti locali, decisi al livello di ogni azienda, che permettano di retribuire meglio dove le cose vanno bene e la domanda di lavoro è alta, riservando invece aumenti meno significativi dove la situazione è differente.

    In questo senso è comunque importante ricordare che non ci sono scorciatoie: senza un ridimensionamento della spesa pubblica e quindi senza una seria opera di revisione del welfare State, non è possibile attendersi un’economia più solida. E se la locomotiva non riparte, è irragionevole aspettarsi salari migliori.

    Da La Provincia, 27 ottobre 2007
    Pubblicato il 27/10/2007

  9. #9
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    Intervista di Elvira Conca a Benedetto Della Vedova per La Provincia
    28 ottobre 2007 pag.2

    «Ha fatto bene il Governatore di Bankitalia a sottolineare che la vera anomalia italiana è rappresentata dai bassi salari. Sono i salari, non la precarietà la vera emergenza del nostro sistema occupazionale». Benedetto della Vedova, presidente dei Riformatori Liberali e deputato di Forza Italia commenta così l’allarme salari lanciato nei giorni scorsi da Mario Draghi.
    Ma perchè in Italia i salari sono così bassi?
    In Italia il livello medio delle retribuzioni è inferiore a quello dei grandi dell’Ue: del 16 per cento rispetto alla Francia, del 20 rispetto alla Germania e del 32 se guardiamo la Gran Bretagna.
    Ancora più grave è che oltre ad essere basse, non crescono: rispetto all’inflazione negli ultimi dieci anni la crescita è di poco superiore allo zero. Questo comporta una scarsa capacità di acquisto dei lavoratori che incide sui consumi e sul circolo virtuoso che mette in moto la crescita economica.
    In che consiste l’anomalia italiana rispetto al resto dell’Europa?
    La colpa è innanzitutto di un modello di contrattazione inefficiente, fondato sul contratto collettivo nazionale, che produce, per le sue stesse caratteristiche, un livellamento burocratico delle retribuzioni e che è incapace di favorire la crescita salariale, dove ve ne siano le condizioni economiche. Il caso dell’imprenditore marchigiano della pasta che ha aumentato gli stipendi dei suoi dipendenti di 200 euro dopo aver provato a vivere per un mese con 1000 euro è la prova lampante che il sistema non funziona più.
    Lo spazio di crescita dei salari ci sarebbero anche, ma ci sono dei meccanismi che non lo favoriscono. La via per avere un aumento delle retribuzioni è opposta a quella indicata dai sindacati: contratti aziendali e locali, flessibilità salariale, legame fra retribuzioni e produttività del lavoro.
    In questo modo non si rischia di danneggiare i milioni di lavoratori impiegati nelle piccole e medie imprese che spesso hanno scarso potere contrattuale?
    Il fatto che il contratto collettivo nazionale livelli verso il basso le retribuzioni è un dato di fatto e a dirlo non sono solo io ma anche, ad esempio Pietro Ichino. In primo luogo perchè, soprattutto al sud i minimi tabellari sono molto spesso aggirati con il sistema del netto in mano inferiore al netto in busta paga. Poi, perchè non si tiene conto che all’interno dello stesso settore produttivo, ad esempio il metalmeccanico ci sono realtà molto differenti: c’è l’azienda hi-tech e c’è la fabbrichetta.
    Una situazione facilmente superabile con la contrattazione decentrata o aziendale.
    Basterebbe questo per portare il livello dei salari dei giovani e quello dei loro genitori?
    No, perchè sono cambiate le condizioni. Oggi il costo della flessibilità è tutto sulle spalle dei giovani perchè le precedenti generazioni godono delle enormi tutele garantite dall’articolo 18. Occorre cambiare le regole del gioco.
    In che modo?
    Come dice lo stesso Draghi, distribuendo parte dei sacrifici imposti ai giovani su tutti. Questo attraverso una riduzione delle tutele contrattuali come quelle garantite dall’articolo 18, ma anche diminuendo la spesa destinata alle pensioni. Accanto a questo vanno previsti quei giusti ammortizzatori sociali presenti in ogni paese europeo
    dove è in vigore un sistema del mercato del lavoro flessibile.

  10. #10
    Lumbard
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    non sarà per caso colpa che abbiamo le tasse più alte d'Europa?

 

 
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